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Scrivi di Noi - Il Dubbio, il Culo e il Desiderio

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È un percorso a ritroso, quello di Al. Un revival della sua costante ricerca della perfezione, del completamento del singolo essere mediante l’altro da sé. Un affannoso viaggio picaresco tra amori solo accennati e altri più profondi, durante i quali il sentimento stesso è destinato a un addio ancor prima di svilupparsi. Perché l’amore, in fondo, non è il mero riempimento della solitudine, bensì è il mezzo per scoprire l’inedito dentro di sé, per fondere il maschile con il femminile in un unicum e, così, poter attuare il cambiamento capace di rendere l’essere altro da sé, di portarlo altrove per mostrargli orizzonti che fino a quel momento erano celati dal velo dell’Io.

INTRODUZIONE A CASO O A CAOS (UNO L’ANAGRAMMA DELL’ALTRO)

A ben vedere, esiste una grossa differenza nel dire folgorato sulla via di Damasco invece che abbagliato sull’autostrada tra Alessandria e Masone. Sono due pesi differenti, addirittura due rappresentazioni del mondo, persino due modi diversi di interpretare la vita o il proprio futuro.

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Quale personaggio illustre o celebre, certo del proprio destino, camminando con passo fiero e sguardo altero, illuminato dal sole dei saggi e degli dei può essere il testimone di una siffatta situazione in un luogo esotico e misterico come la via di Damasco?

L’autostrada che passa da Alessandria e Masone è quel tratto di strada che per molti piemontesi significa vacanze, week-ende relax e che dalle fredde pianure padane e dolci colline del Monferrato porta al mare, alla Liguria.

Per molti, ma non per tutti.

Per alcuni come il sottoscritto rappresenta la costante, quotidiana via del lavoro, fatta incessantemente tutte le settimane con tempi eritmi quasi rituali.

Un meccanismo mentale autonomo che, salito in macchina, ti porta direttamente a destinazione, senza bisogno di particolare attenzione se non agli sparuti camion che, ogni tanto, decidono di fare gare improvvisate con destinazione il porto di Genova.

Una sorta di campionato mondiale di corsa in autostrada.

Italiani contro francesi, algidi germanici contro rubicondi rumeni e avanti verso una manifestazione internazionale di pressapochismo automobilistico o, utilizzando un neologismo, ornitocefalia su ruota.

In macchina, dicevo, tutto è autonomo e indipendente.

Il telefono usato come stereo, la musica, sempre la stessa, una sigaretta accesa che misteriosamente si consuma al di là della tua volontà e poi metri, chilometri di strada grigia econtinua a disposizione per i più svariati pensieri, per permettere alla mente di allontanarsi dalle solite beghe quotidiane.

E così, un giorno dopo l’altro, un chilometro dopo l’altro, il vorticare caotico dei pensieri prende improvvisamente forma.

E quando lo fa?

Tra Alessandria e Masone, in un piccolo autogrill, l’ultimo baluardo piemontese prima dei monti liguri, l’ultimo luogo in cui si incrociano due culture così differenti e così vicine geograficamente, alla faccia della globalizzazione e del livellamento delle differenze.

Come se il Turchino fosse il mare nostrumal tempo dei romani.

Anche l’autogrill può diventare un rito, un comportamento autonomo del quale non possiedi alcun controllo.

Immerso nel vorticare dei pensieri entri e il cassettino comportamento, in autogrill, si attiva.

Cosa si fa in questo posto?

Si beve un caffè, una bottiglietta d’acqua per il viaggio, il più delle volte se ti capita di entrare direttamente in contatto visivo con i panini esposti, basta soltanto aprire la bocca e la tuo voce produrrà automaticamente delle parole, che più o meno suonano così: “Mi scalda anche un Camogli?” (letto con accento piemontese).

Alla fine, partito più o meno un’ora prima, dopo una abbondante colazione, ti ritrovi a consumare un panino che in realtà non volevi, con un caffè che non rappresenta proprio l’abbinamento ideale e una bottiglietta d’acqua che finirà, inevitabilmente, nel cimitero delle bottigliette che occupa metà del bagagliaio della tua auto.

E infine c’è il bagno e le sue leggende.

Apri la porta spingendo con il piede, abbassi la manica della camicia utilizzandola come guanto ed entri nel decimo girone infernale.

Dante non poteva saperlo, il girone degli automobilisti, obbligati per tutta la vita a pisciare tutt’intorno alla tazza del water. Senza parlare, per pudicizia o per schifo, di coloro che, probabilmente per dissonanze congenite, hanno l’intestino corto e il culo a spruzzo.E poi c’è il famoso sciacquone automatico.

La storia più accreditata narra che, alcuni ricercatori, hanno scoperto che ogni volta in cui l’acqua scende, nebulizza tutto lo schifo e i residui fecali presenti sulle pareti del water e quindi, come minimo, ti sporchi i vestiti di merda e se ti va male ti prendi tutte le infezioni genitali presenti su Wikipedia.

Ho visto persone attuare le più svariate strategie per aggirare il maledetto sciacquone.

Personalmente, entro di soppiatto e mi irrigidisco come una statua, attuando movimenti lenti e circolari, una sorta di Qi Gong urovescicale.

Quella volta, però, non andò così.

10 March 2022

La Stampa

Oggi, in occasione della pubblicazione del suo romanzo, su La Stampa un'intervista a Cristiano Longoni, autore di Scrivi di noi- Il Dubbio, il Culo, il Desiderio. Qui, l'articolo completo

Commenti

  1. Cristiano Longoni

    (proprietario verificato)

    Ciao Gladys tante grazie!!! 😊
    Difficile, è stato difficile, almeno per me… non a caso ci ho messo 4 anni 😄
    In ogni caso Scrivi di Noi non è un vero e proprio racconto di sè.
    Intendo che, anche fortunatamente, non è in autobiografia 😄
    È il racconto di Incontri reali con personaggi naturalmente romanzati che hanno svolto funzioni che si potrebbero definire “archetipiche”.
    Qualcuno ha detto che però, in fondo, si scrive sempre di sè o almeno di quelle funzioni del Sè, mitizzate, alle quali abbiamo donato dignità di riconoscimento.
    Al di là di come andrà, per me è stato un passo fondamentale per fare “pace” con questi primi 40 e più anni.
    Spero di averti risposto. 😊
    Un abbraccio grande!

  2. Gladys Bounous

    (proprietario verificato)

    Ciao Cristiano, ho letto con piacere i primi capitoli. Vorrei sapere, se puoi condividerlo, qual’è la difficoltà più grande, dal punto di vista psicologico, dello “scrivere di sé”. Complimenti, per quello che ho letto direi che hai fatto un ottimo lavoro, capace di suscitare emozioni e desideri! 😉

  3. Laura Caldarera

    (proprietario verificato)

    E dunque rimango in attesa di leggere il libro in versione integrale, grazie, un saluto

  4. Cristiano Longoni

    (proprietario verificato)

    Ciao Laura il Lei mi sembra eccessivo 😊
    Il rapporto con lo scrivere è rimasto sempre uguale, come una delle forme più importanti di pacificazione con sè stesso… è sempre stata una necessità e continua ad esserlo.
    Solo, con l’avanzare degli anni, è diventato un po’ meno caotico e spigoloso.
    Grazie tante della domanda.
    Un abbraccio

  5. Laura Caldarera

    (proprietario verificato)

    Buongiorno, mi piacerebbe porle un quesito: com’è il suo rapporto con la scrittura, e come e se è cambiato nel tempo.
    Grazie anticipatamente,
    Laura

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Cristiano Longoni
nato a Milano nel 1973, vive e lavora principalmente a Novara. Psicologo, psicoterapeuta e psicologo dello sport, ha ideato il Paradigma Inusuale, una metodologia di pensiero applicata in ambito clinico, sanitario e sportivo. Inoltre, è stato uno dei primi a occuparsi di Psicologia delle cure palliative e a essere riconosciuto come psicologo dello sport da squadre di calcio e volley di Serie A. È cofondatore del Centro Studi Temenos, dove lavora come libero professionista. È autore di Il Patibolo del Buonsenso (1998).
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