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Settembre

Settembre
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Consegna prevista Maggio 2023
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E’ il 1995 e tra le nebbie, i bar e le industrie abbandonate del “ricco nordest”, il giovane Antonio (Anto per gli amici) si imbatte nel misterioso Toni Manera, un ex criminale ormai anziano che conduce una vita apparentemente tranquilla. Alcuni anni prima, in un paese nel vicino Delta del Po si compie lo strano omicidio di una donna, di cui Anto è indirettamente testimone.
I paesaggi desolati della campagna, le anonime località turistiche del litorale adriatico, le notti in cui avvengono loschi traffici ed il facoltoso uomo d’affari Masuzzi, con un grosso problema da risolvere chiamato “Ochron”, sullo sfondo della Laguna di Venezia.
I dubbi e le incertezze di Anto verranno spazzati via dal carisma di Manera che lo condurrà in una drammatica avventura tra mafiosi asiatici senza scrupoli, pericolosi personaggi dell’ambiente malavitoso locale e situazioni in cui il confine tra il “bene” ed il “male” si farà così sottile da divenire indistinguibile.

Perché ho scritto questo libro?

L’idea che ha ispirato inizialmente “Settembre” è molto lontana da quello che è divenuto poi il libro.
Ho pensato a questo ragazzo, Anto, “nell’età di mezzo” dei quasi trent’anni, e al vecchio Manera, una vita torbida di criminale e il magnetismo quasi fatale che lo circonda. Ai ragazzi come eravamo negli anni 90, il nordest che conosco, con la sua crescita sfrenata. E poi volevo raccontare una storia sulla natura e la sua bellezza maltrattata, così ho inventato il mistero di “Ochron”.

ANTEPRIMA NON EDITATA

“La Meri aveva delle gambe lunghissime, ragazzo, le teneva nascoste e tu non sapevi dove finissero”.

“Ah, signor Manera…”.

“Eh si, caro Anto, e aveva un sorriso! Lo usava poco, pochissimo, ma quando lo sfoderava, ah!

“Sembra un film in bianco e nero, messa giù così. E poi?”

“Non ero l’unico ad averla notata. C’erano i miei amici, facevamo le scommesse tra di noi, lo sai, per vedere se qualcuno riusciva a portarla fuori, hai presente quello che si dice delle ragazze dell’est, che sono facili, lo pensavamo anche noi cento anni fa. Ma non era così, lei non era così. La verità è che chi viene da lontano e magari scappa per qualche motivo, non vuole spassarsela, vuole solo ricominciare a vivere nel migliore dei modi. Era proprio il caso della Meri, lei era nata laggiù, nella regione dell’Ucraina ed era venuta via dall’URSS con sua madre per cercare un posto migliore. Ovviamente la notarono anche i milanesi. Però loro non erano come noi, timidoni ragazzi di paese, loro erano abituati a prendere quello che volevano. Piero, il barista, era un uomo buono, la teneva a lavorare anche se era veramente complicato comunicare con lei.
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Una sera ero seduto da solo al tavolo, aspettavo i miei amici e c’erano quei milanesi in fondo al locale, erano ubriachi come sempre. Avevano cominciato ad alzare la voce, la Meri gli portò qualcosa e quando si avvicinò vidi uno di loro farla inciampare e rovesciare il vassoio. Me ne stetti per conto mio mentre quello si alzava e incominciava a inveire. La Meri era mortificata ma non riusciva a dire nulla, puliva il pavimento mentre quelli ridevano guardandole il culo. Mi ha rovinato il vestito! Esclamava uno, poi l’altro gli suggeriva che avrebbe dovuto ripagarglielo, e non con i soldi! Nel mentre arrivarono i miei e ce ne andammo. Diedi un’ultima occhiata indietro, uscendo. C’era Piero che parlava con quelli, scoprii poi che quella sera non volle essere pagato.

“Che cazzo di mondo!”

“Qualche tempo dopo, Piero mi disse che era stata una sfortuna incontrare quella gente li. Non sapeva che fare, quei milanesi erano molesti, non solo con la Meri. Stava meditando di lasciarla a casa, per il bene di tutti. Sai Anto, in certe situazioni non è che chiamavi i carabinieri, a quei tempi ti dovevi arrangiare.

“Forse anche adesso, a volte, no?”

“Già, certe cose vanno sistemate in altri modi”.

“E allora, come finì con la Meri?”

“Sai Ragasso, se c’è una cosa che non ho mai sopportato sono le ingiustizie. Di ingiustizie ce ne sono ovunque ti volti, gente che marcisce in galera per poco o nulla e gente che fa le cose peggiori indisturbata. Si sa, non ci si può fare nulla, l’ho sempre saputo, ma nelle piccole cose, nelle situazioni che ho incontrato nella mia vita ho cercato di fare giustizia. Non sempre nel migliore dei modi, lo ammetto, e so pure che la mia fama… come dire, mi precede, ma è stata ed è la mia giustizia.

“Uhm, capisco, Manera”.

“L’ho fatto, sentivo di doverlo fare. Un pomeriggio tardi eravamo nel bar, io e i soliti quattro della mia compagnia. Era arrivato il furgoncino del panettiere e la Meri era uscita per andare a prendere il sacco del pane. In quel momento arrivarono tre di loro, sempre loro. Avevano un’Alfa Sud, un macchinone. A quell’ora erano già alti, la accerchiarono. Io sentii casino fuori dal locale, era inverno ed era buio. Uscii a dare un occhio e vidi uno che la teneva ferma mentre un altro apriva la portiera della macchina. Gridai di fermarsi e chiamai Piero che uscì dal bar. Uno dei tre ci venne incontro dicendoci di farci gli affari nostri. Piero si tolse il grembiule e gli intimò di mollarla. I due la lasciarono, fecero finta di nulla, dissero che stavano solo parlando con lei, di stare tranquilli. La meri scappò dentro al bar mentre i tre se la ridevano. Poi salirono in auto e se ne andarono. Rientrammo, si era rifugiata nel retro. Piero aveva una faccia sconvolta, con le mani sulla testa si chiedeva che fare, quella gente era una maledizione, ripeteva. Sentivo dentro di me crescere la rabbia, volevo fare qualcosa. Per alcuni giorni non feci che pensare a quell’episodio, i miei amici mi consigliavano di stare fuori, in fondo c’erano tanti altri posti dove ci saremmo potuti ritrovare, senza immischiarci in strane storie. Ma io pensavo a quella povera ragazza, che fine avrebbe fatto se quei figli di puttana fossero rimasti nei paraggi? Non erano tipi da mollare l’osso. E Piero, quel pover’uomo? Capisci Anto, certe volte si è a un bivio.

“Lo so molto bene, Toni”.

“Non sapendo che pesci pigliare ne parlai con mio padre. Sai, il tuo punto di riferimento nel bene e nel male. Gli raccontai la faccenda, mio padre che era un uomo di mondo, se così si può dire, mi avrebbe quantomeno dato un consiglio. E lo sai cosa mi disse? Mi disse Toni, sai cosa farei io? Se non puoi batterli, alleati a loro, fatteli amici. Negli affari funziona così, e anche un figlio di puttana è meglio come amico che come nemico. Vale pure nella vita, mi disse. Già, ma non mi convinse, per me un figlio di puttana la deve pagare e basta.

“Quindi?”

“Uno che conoscevo aveva degli amici, amici che potevano fare al caso mio: mi ci fece parlare. Erano l’analogo di quei milanesi, gentaglia dal coltello facile ma erano della nostra zona. Tutto un altro stile, molto più tranquilli e pacati, anonimi, ma ugualmente pericolosi. Interessati ai soldi, più vecchi e scaltri di me, implicati nei giri delle nuove droghe che stavano arrivando in quegli anni sul mercato. Raccontai loro la faccenda, loro risero di gusto ma mi diedero retta perché, dissero, sapevano di chi ero figlio e a me un favore lo avrebbero fatto. La cosa non fece che confermare quello che pensavo di mio padre e dei suoi traffici ma l’ importante era trovare una soluzione a quella faccenda.

“E quale fu?”.

“Fu una Walther P38. Me la “prestarono”, mi dissero di usarla con testa.

“Quella…”.

“Sì, ragasso, quella li. Beh, per loro era facile ma io non sapevo nemmeno come si facesse a metterci le pallottole. Però con quel ferro in mano era diverso, avrei avuto il potere di esprimere la mia rabbia di ragazzo, di far tornare i conti. La infilai sotto il parafango della cinquecento, carica. Meditai per dei giorni, non era facile per uno sprovveduto com’ero decidere cosa fare. Una sera arrivai al bar di Piero, c’era l’Alfa di quei coglioni. Presi la P38 e me la infilai nei pantaloni. Entrai, era tutto tranquillo, mi sedetti al tavolo. Quei tizi mi guardarono male, era ovvio, qualche giorno prima gli avevo rovinato il festino con la Meri. Piero venne e mi disse di stare attento, che avevano chiesto di me. Ad un tratto uno di loro si alzò e si diresse al mio tavolo; era tarchiatello, capelli ricci, brillantina, orologio e catena, occhi azzurri, scuro di pelle, me lo ricordo come fosse adesso.

“Che successe?”.

“Si sedette li con me, con fare amichevole, fece portare due bicchieri. Gli altri due scagnozzi ridacchiavano sul fondo del locale che ormai era quasi sempre vuoto. Sai com’è Anto, la gente non cerca rogne e i clienti stanno alla larga. Mi disse che sembravo uno con cui ragionare e che per quella volta avrebbero chiuso un occhio, mi avrebbero lasciato stare, ma che non mi sarei dovuto permettere di intromettermi nelle loro faccende. Aveva un sorriso da idiota stampato in faccia, io toccavo il ferro della Walther sotto la cintura. Mi disse che loro facevano quel cazzo che volevano, che ci sapevano fare con le puttane dall’est e in quel momento sbucò la Meri con della roba in mano. Eccola! Disse il tizio, ecco la puttanella! Ad alta voce, fermandola per un braccio. Presi la pistola per il calcio e la sfilai dai pantaloni, avevo il cuore che mi saltava fuori, Anto. Eppure mantenni la calma, continuai a guardare quel cretino in faccia mentre gli appoggiavo la canna al centro dello stomaco. Calmo, standomene seduto tranquillo. La Meri vide quello che stava succedendo sotto il tavolo, aveva la faccia sconvolta, indietreggiò. Lui le lasciò il braccio e cambiò espressione, mi guardava con la fronte corrucciata, sudava, il coglione. Io no, non sudavo, la mia fatica si era già svolta nei giorni prima, nel trovare il coraggio per farlo. Quella gente conosce bene la consistenza del metallo, premetti ancora un po’ la canna della pistola sulla pancia di quel tizio. I suoi amici non avevano capito, erano troppo lontani ma ci osservavano incuriositi. Gli dissi con voce calma che da allora non avrebbero dovuto avvicinarsi a quel luogo per nessun motivo. Se avessi solo saputo della loro presenza in città o notato la loro auto di merda parcheggiata da qualche parte li avrei seccati uno ad uno. Cercò di replicare, mi chiese, chi cavolo fossi io per parlare così. Allora mi alzai in piedi e mi rivolsi ai suoi amici. Gli dissi di guardarlo, il loro amico, guardate che brutta fine, gridai, e gli puntai la pistola direttamente alla zucca. I tizi cominciarono a gridare: fermo, che cazzo fai e cazzate del genere. Il tizio aveva le palle degli occhi fuori dalle orbite, ok mi diceva, ho capito, ce ne andiamo, stai calmo. Era sudato come un lombrico, diedi un occhio a Piero che era sull’angolo del bancone, pietrificato. Ribadii il concetto ad alta voce, se avessi incontrato di nuovo quelle facce da culo sulla mia strada le avrei tolte di mezzo, ed era vero. Avete capito? Ripetei. Quei finocchi stavano con le mani alzate come nei film di cowboy. Tolsi la canna dalla zucca sudicia di quel tizio e dissi loro di levarsi di torno. Non li rividi mai più.

Ed ecco tutto, ragasso, così conobbi la Meri”

Ascoltando Toni ero scivolato sulla schiena nell’erba e mi ritrovai quasi steso per terra, quel racconto mi aveva travolto, mi mostrava un lato di quell’uomo che non immaginavo. Però era stato un vero uomo, mi dissi, e mi chiesi se mai nella mia vita sarei potuto arrivare a tanto. Rimasi per un po’ di tempo a fissare il terreno, non sapendo cosa dire.

“E il bar, e tutto il resto? Chiesi”.

“Quando se ne andarono ci mancò poco che a Piero non venisse un colpo. La Meri era seduta sulle ginocchia e piangeva. Le dissi di alzarsi, che non le avrebbero più rotto le palle. Piero mi disse che ero pazzo, che non voleva che succedessero cose del genere, non nel suo bar. Ma sai qual è la verità, Anto? Se non fosse successo tutto quel casino, se non avessi messo in scena quel teatrino quella gente non si sarebbe più levata dai piedi.

“Capisco. Ma poi? Immagino che un fatto del genere non sia passato inosservato”.

“Riportai la pistola a quei tizi, non avevo sparato un colpo, ma fu un caso, perchè lo avrei fatto se ce ne fosse stato il bisogno. Loro naturalmente sapevano tutto di come era andata e mi dissero che quando un uomo sa usare una pistola senza dover sparare merita un certo rispetto. Non compresi esattamente cosa intendessero dire ma credo che fosse una specie di complimento. Era anche un modo per chiedermi se avessi voluto aggregarmi alla loro banda: immaginai il tipo di futuro che poteva prospettarsi e declinai volentieri.

“Quindi lei non entrò in giri strani, diciamo”.

“Non so cosa tu intenda ma… no, non mi unii a quei giri. La cosa certa è che le voci circolavano e che in certi ambienti si incominciò a pensare che io fossi una persona da cui guardarsi. Fu l’inizio di qualcosa che ancora non capivo: tutto quello che sono, quello che si dice che io sia e poi quello che è successo nel corso della mia vita è incominciato quella sera, in quel bar. Sai che quel posto esiste ancora? Un giorno ti ci porterò, Anto”.

“E la Meri, poi?”

“Ah, ragasso, non bastò certo quell’episodio a far cadere ai miei piedi la Meri, anzi, per un bel po’ di tempo non mi rivolse uno sguardo! Giustamente non voleva compromettersi, non aveva nessuna voglia di finire in storie strane e di problemi lei e sua madre ne avevano già abbastanza. Ci misi dei mesi a convincerla ad ascoltarmi, volevo spiegarle che quell’episodio era stato solo un colpo di coraggio, una cosa avventata, ma che lo avevo fatto per lei. Alla fine mi ascoltò ma ricordo che sembrava una pentola a pressione sul punto di esplodere e appena finii di parlare scoppiò in lacrime, gridandomi che sarebbe potuta finire male, che potevamo finire tutti ammazzati (e non aveva affatto torto). Mi chiese, in una lingua che era a metà strada tra il russo e l’italiano, se avessi avuto l’intenzione di metterla ancora in pericolo, se fossi li per chiederle di entrare in una banda di malviventi. Nulla di tutto questo, la raassicurai, e le dissi che ero li per farmi perdonare, per chiederle una possibilità. Era chiaro che non le stavo indifferente ma lo sai come sono le donne, ragasso, quelle vogliono vedere fino a che punto sei disposto a rischiare. Accettò di uscire una sera, andammo al cinema. Non parlava molto la Meri, ma mi ascoltava e credo che sapesse fin dall’inizio chi ero realmente. Capì anche cosa mi stava passando per la testa, e lo capì presto”.

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Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Mi ha fatto provare nostalgia di luoghi che non ho mai visto. Questo libro merita davvero di essere letto.

  2. (proprietario verificato)

    Ho iniziato a leggere Settembre ieri pomeriggio e niente, me lo sono divorato pagina dopo pagina.
    Non sembra un’opera prima, ha un ritmo coinvolgente e una minuzia descrittiva che rapisce. Lo consiglio vivamente!

  3. (proprietario verificato)

    Non vedo l’ora di leggere questo libro… Dall’anteprima ho capito che è il libro che fa per me, descrittivo al punto giusto, non ti annoia e tiene viva la curiosità del lettore e hai solo voglia di continuare a leggerlo!

  4. Mariangela Sorgato

    (proprietario verificato)

    “Settembre” un romanzo assolutamente da leggere. La narrazione del racconto tiene viva l’attenzione con la voglia di scoprire cosa succederà nelle pagine successive. I personaggi, non solo quelli principali, sono descritti minuziosamente e sembra di conoscerli da sempre, tanto che ti ritrovi al loro fianco nelle avventure che vivono. Sicuramente una buona lettura!

  5. Elisa Carenini

    (proprietario verificato)

    Un libro che consiglio di leggere, appassionante e scritto molto bene. Lo scrittore riesce, con le sue descrizioni, a portati nei luoghi da lui descritti e a farti amare i vari personaggi

  6. Elisa Carenini

    (proprietario verificato)

    Un libro che consiglio di leggere, ci si appas

  7. (proprietario verificato)

    Ammetto di essere curiosa ed impaziente di poter leggere sfogliando il libro cartaceo “Settembre”. Questa vicenda si svolge nelle mie zone e negli anni in cui ero poco più che ventenne. Mi sono soffermata a leggere volutamente solo l’ ”Anteprima” per non togliermi il gusto della suspence; essa appare interessante ed accattivante, premesse essenziali per la lettura. Complimenti.
    Direi che sarà bello perdersi nella scoperta di questa storia scritta con passione e determinazione dal giovane scrittore. Buona lettura a tutti noi!

  8. MICHELANGELO RAMPON

    (proprietario verificato)

    Ho letto “Settembre” tutto d’un fiato!

    Un’avventura che ti incolla pagina per pagina, il Veneto del Nord Est scritto e descritto finalmente in maniera corretta, senza macchiettismo o iperboli!

    Non vi spoilero niente, vi dico semplicemente che questo libro vi conquisterà, vi farà vivere le emozioni del protagonista, i profumi, i paesaggi e anche persone di questa terra strana e contraddittoria!

    Non avete mail vissuto in Veneto? Perfetto!

    Finalmente con “Settembre” respirerete il Nord Est vero! Buona lettura!

  9. Piazman

    (proprietario verificato)

    Belle le atmosfere che l’autore è riuscito a creare, per chi come me ha vissuto quegli anni novanta in quelle zone è stato come fare un viaggio indietro nel tempo. Le tinte fosche di un territorio ambiguo si fondono perfettamente con una storia altrettanto oscura e coinvolgente. Assolutamente consigliato.

  10. Chiara Abisso

    Settembre è un libro sul Nordest,ricco e decadente al tempo stesso,su misteri legati alla malavita,ma soprattutto è un libro sulle persone,sulle vite di personaggi non risolti (i migliori)che si incrociano. C’è il protagonista Anto,sempre in cerca di qualcosa,il criminale Manera per cui è impossibile non provare simpatia,ma anche i personaggi secondari,gli amici di Anto,la donna del boss,tutti caratterizzati in modo vivido e reale e a cui è facile sentirsi vicini. Ecco perché consiglio di leggerlo,la storia di una ragazzo che rimane affascinato e invischiato in una faccenda più grande di lui,che si ritrova così a vivere avventure che mai avrebbe immaginato e a crescere. Insomma leggetelo che merita!

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Nicola Girardi
Nicola Girardi nasce nel 1975 a San Donà di Piave, in provincia di Venezia.
Interessato da sempre a diversi ambiti creativi come la fotografia e la musica, si dedica inizialmente alla sperimentazione con testi di canzoni e poesie. Si cimenta inoltre nella scrittura di brevi racconti che pubblica in un blog personale. Sensibile alle tematiche riguardanti la natura ed il suo rapporto con l'umanità, i suoi scritti sono per lo più ambientati nel Nordest decadente del successo economico, della cementificazione e della trasformazione del paesaggio. I personaggi di "Settembre", il suo primo romanzo, si muovono in quella linea di confine tra la campagna, le periferie e le vicende criminali degli infuocati anni 90.
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