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Siamo solo due sconosciuti

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Consegna prevista Giugno 2027

Tommaso studia Giurisprudenza a Torino, ma il suo vero sogno è diventare giornalista. Elisa studia Storia e insegue una carriera nel nuoto. Si incontrano quasi per caso e, da semplici sconosciuti, diventano qualcosa di molto più grande. Ma crescere significa scegliere. Mentre Tommaso si avvicina sempre di più al giornalismo che ha sempre desiderato, Elisa è chiamata a seguire la propria strada. Tra ambizione, amore, amicizie che cambiano e occasioni impossibili da ignorare, i due scopriranno che volersi bene non significa necessariamente essere destinati alla stessa meta. Quanto siamo disposti a perdere per diventare ciò che sogniamo? “Siamo solo due sconosciuti” è una storia di amore e crescita, ma soprattutto di scelte: quelle che ci avvicinano agli altri e quelle che, inevitabilmente, ci allontanano.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro per raccontare cosa succede quando crescere significa scegliere. Volevo parlare di sogni, ambizione, amore e amicizie attraverso ragazzi che cercano il proprio posto nel mondo, spesso sbagliando. “Siamo solo due sconosciuti” nasce dal desiderio di mostrare quanto sia difficile inseguire ciò che vogliamo senza perdere, lungo la strada, le persone e le parti di noi che contano davvero.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Capitolo 11: Prima uscita 

Come sempre sono le 7. Oggi, però, Tommaso aspetta fuori dal bar Elisa, che sta tardando. Fortunatamente, dopo qualche minuto è lì. Entrano insieme.

“Ma vi siete fidanzati voi due?”, scherza il barista. 

“Per due caffè?”, risponde Tommaso sorridendo. 

Finita la tappa al bar si incamminano verso l’Università. Tommaso, oggi, è diverso, ha veramente un sorriso smagliante e sembra aver capito cosa vuole dalla vita: Elisa. 

“Quindi sabato usciamo?”, parte a razzo Tommaso. 

“Va bene”, risponde Elisa. 

“Sei già stata a Superga?”

“Da piccola.” 

“Beh, è il momento di ritornarci. C’è un bar che fa aperitivi serali sul balconcino. Si vede tutta Torino da lì.” 

“Molto romantico.” 

“Io sono romantico.” Sorridono. 

“Ci vediamo a fine giornata?”, chiede Tommaso. 

“Scusami, ma stasera esco con delle mie compagne di nuoto.” 

“Fai nuoto?” 

“Sì, non te l’avevo ancora detto?” 

“No.” 

“Già, e me la cavo abbastanza bene.” 

“Abbastanza quanto?” 

“Abbastanza da poter entrare in finali nazionali.” 

“Beh, mi sento piccolino ora vicino a te.” 

Si abbracciano e ognuno va per la sua strada. La settimana universitaria è particolarmente impegnativa e Tommaso cerca di mettersi in pari dopo aver perso un po’ il ritmo. Venerdì pomeriggio è a casa a programmare il suo studio natalizio. Gli squilla il telefono. È di nuovo quel numero sconosciuto. 

“Dai, rispondo”, pensa. 

“Pronto?” 

“Buongiorno, parlo con Tommaso Moretti? Sono Marco Vismara, redazione del Corriere Nazionale.” 

“Sì, sono io. Buongiorno.” 

“La contattiamo perché abbiamo letto alcuni suoi articoli su Torino in Pagina… ci sembrano brillanti. Volevamo proporle una collaborazione per la sezione Cultura & Università. Che ne direbbe?” 

“Sarebbe un onore”, risponde Tommaso. 

“Perfetto. Le mandiamo tutto via mail nel pomeriggio. Complimenti ancora, è raro trovare giovani così ordinati nella scrittura”, conclude Marco Vismara.

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Il Corriere Nazionale. Ok, forse non il suo sogno. Tommaso ha sempre avuto tre grandi pallini: La Voce, L’Arena Sportiva e Il Punto. Rispetto a quest’ultimo, il Corriere Nazionale è un po’ il nemico. Politicamente scorretti vs Politicamente corretti, Giovani vs Anziani.

“Vabbè dai, adesso tocca dirlo a Vandelli”, pensa Tommaso. 

Apre WhatsApp. Elisa gli aveva scritto quella mattina: “Ciao, confermato domani?”

Tommaso le manda una foto dove sorride. “Confermato e ho un’ottima notizia.” Vorrebbe subito dirlo a Francesca, ma pensa che in questo momento a lei possa non interessare parlargli. Anzi, preferisca proprio non parlarci. Prende WhatsApp e scrive a Tosi e De Santis. “Ciao, aperitivo alle 18? Ho una notiziona da darvi.” 

Entrambi accettano. Alle 17:50 Tommaso è sotto la Mole ad aspettarli. Arriva Paola. De Santis è in ritardo. Si siedono al bar. 

“Allora, sta notiziona?”, chiede Paola. 

“Aspettiamo DeSa, dai”, risponde Tommaso. 

“Dai, va bene.” 

“Tu come ti trovi nella nuova redazione?” 

“Bene, se continuo così mi hanno detto che vogliono farmi vice redattore nel giro di un anno.” 

“Beh, non è incredibile?” 

“Calcolando che per colpa di una riunione non ho già quel ruolo in una rivista più grande… vabbè, guardiamo il bicchiere mezzo pieno.” 

Tommaso guarda dietro a Paola per vedere se sta arrivando De Santis. Ma dietro non c’è De Santis. C’è Elisa. Elisa? Sì, Elisa, lo sta fissando. Anche abbastanza male. La saluta, lei ricambia solo per cortesia. 

“Forse sembra che io la stia tradendo”, pensa. 

Arriva De Santis. Si salutano. 

“Onde evitare, dopo le scrivo per spiegare”, pensa. 

“Anche se non ho nulla da spiegarle, mica siamo fidanzati”, continua a pensare. 

“Allora?”, esordisce De Santis. 

“Ho ricevuto un’offerta”, ribatte Tommaso. 

“Da?”, chiede Paola. 

“Indovinate.” 

“Corriere Piemontese o Voce?”, chiede De Santis.
“No.” 

“Il Punto o Il Taccuino?”, chiede Paola.

“No. Il Corriere Nazionale”, replica Tommaso. 

“More, sei un grande. Ma non è che dovrai trasferirti a Milano?”, chiede DeSa. 

“Ma che dici?”, ribatte Tosi. 

“Non penso. Stasera firmo il contratto.” 

“Quando ti hanno chiamato?”, chiede DeSa.

 “Qualche ora fa.” 

“E non ci pensi?”, chiede Tosi. 

“Dovrei farlo?”, chiede Tommaso. 

Tosi e DeSa negano ridendo. 

L’aperitivo va bene. Quando si alzano Elisa e le sue amiche non ci sono più. 

“Chissà cos’ha pensato prima”, pensa. 

“Oggi offro io”, si propone Tommaso. Sono le 19:30 e Tommaso manda un messaggio a Eli. “Spero tu stia passando una bella giornata con le tue amiche. Io sono stato al bar con i colleghi di lavoro (faccina che sbuffa).” 

Alle 22 Elisa risponde: “Abbiamo appena finito cena. Quando ti ho visto pensavo che uscissi con una diversa ogni giorno. Forse sembravo un po’ arrabbiata.” 

“Sei gelosa?”, scherza Tommaso. 

“No, perché so che domani sarà una grande giornata assieme”, replica scherzosamente Elisa. 

Il grande giorno arriva. 

Sabato, 16:00. 

“Ciao Eli.” 

“Ciao More, come va?” 

“Tutto bene, dai. Sono veramente molto felice di vederti.” 

“Anch’io.” 

“Prendiamo il trenino?” 

“Certo.” 

Per salire a Superga, infatti, ci sono due modi: il primo è il più semplice e veloce, ovvero il pullman. Il secondo modo è aspettare un trenino che passa in mezzo alla natura e ti porta in cima in mezz’oretta. Salgono sul treno. Elisa e Tommaso sono seduti vicini e si guardano con quell’aria innamorata. O, almeno, è quello che pensa Tommaso. 

“Cosa vogliamo fare lassù?”, chiede Elisa.

“Lascia fare a me”, dice con fare da cicerone Tommaso. 

Arrivati su, Tommaso le fa ammirare il paesaggio. Elisa cerca di intravedere la Mole, Tommaso lo stadio della Juventus. È una giornata invernale, ma tuttavia non ci sono così tante nuvole. La visita alla Basilica inizierà nel giro di mezz’ora. 

“Oggi hai delle bellissime scarpe”, dice Elisa. 

“Ehm, grazie”, risponde sorridendo Tommaso. 

È la seconda volta che si complimenta con lui per delle scarpe. È un po’ strana questa cosa. “Io sono una che guarda sempre per terra, quindi ormai comprendo come sono le persone dalle loro scarpe.” 

Tommaso capisce. Anche lui, ogni tanto, quando cammina guarda per terra, ma non si è mai innamorato delle scarpe di qualcuno. Ma di qualcuno sì. E quel qualcuno è lì al suo fianco. La visita è molto bella. Nella Basilica di Superga ci sono raccolte un sacco di storie. Tommaso ama ascoltare la storia, Elisa la studia. Finita la visita, vanno dalla lapide del Grande Torino. 

“Chi erano questi?”, chiede Elisa. 

“Nel 1949 qui morirono i giocatori del Grande Torino. In quell’anno 10 giocatori della nazionale erano del Torino. Era la squadra probabilmente più forte al Mondo. Tuttavia, il 4 maggio 1949, era una giornata temporalesca. L’aereo del Torino tornava da Lisbona. Alle 17:03 l’aereo si è schiantato contro il muraglione. 32 uomini morti.” 

Silenzio. 

“Dai, ora andiamo”, dice Tommaso. 

È ora di cena. 

“Facciamo una bella apericena”, propone convinto Tommaso. 

“Ottimo. È un po’ che usciamo insieme, ma non abbiamo mai cenato assieme.” 

“Ma, per me questa è la nostra prima uscita.” 

Sabato 20 dicembre: Prima uscita. L’aperitivo passa in fretta, con storie raccontate da uno e dall’altro. 

“Ieri il mio professore ha citato un saluzzese, Silvio Pellico”, dice Elisa. 

Tommaso, amante della storia di Pellico, gliela racconta tutta. L’atmosfera romantica del balcone è incredibile. 

“È il momento perfetto per un bacio”, pensa Tommaso. 

Ma non trova il coraggio. Sembra forzato. Arriva l’ora di pagare e ovviamente Tommaso paga per entrambi. L’ultimo pullman passerà a breve e si avviano alla pensilina. Tornati a Torino, Tommaso si propone di accompagnarla. 

“Vivo in Via Magenta”, dice Elisa. 

“Io in via XX settembre, siamo vicini dai”, replica Tommaso.

 Arrivati sull’uscio si salutano ed Elisa gli dà un bacio sulla guancia. 

Capitolo 12: Natale di mezzo 

L’aperitivo con Elisa gli ha fatto passare totalmente dalla mente il fatto che debba ancora firmare il contratto con il Corriere Nazionale. 

Appena tornato a casa se ne ricorda. 

La mail risale alle 20:30 di venerdì. 

Sono le 00:27 di domenica. 

Legge il contratto. Lo stipendio è il triplo rispetto a Torino in Pagina. 

Ci sono, però, due clausole. La prima chiede il licenziamento da qualunque altra testata giornalistica prima della firma. La seconda richiede la residenza permanente a Milano, almeno per i primi 6 mesi, contati come stage, con un passaggio a dipendente a tempo indeterminato alla fine dei 6 mesi, a meno di un cambio di decisione di Moretti. 

Della prima clausola ne è abbastanza a conoscenza: sa che non può lavorare per entrambi contemporaneamente. Sulla seconda, però, non è convinto. 

Tommaso odia Milano, l’aria snob, il traffico, l’ossessione per il networking e, più in generale, il “milanesismo”. E poi si sentirebbe strappato da Torino: dalla Mole, dal Parco del Valentino, dalla Mole, il Po ed Elisa. 

La scadenza è fissata per il 23 dicembre. Vuole parlarne con tutti prima di decidere, anche se la decisione forse l’ha già presa. 

Domenica mattina. Ore 10:40. 

Apre WhatsApp. Ha un messaggio da Elisa. 

“È stata la serata più bella della mia vita. Dobbiamo rifarlo. (cuore rosso)” 

Tommaso: “Appena torniamo dalle vacanze ne avremo modo. Oggi pomeriggio posso chiamarti? Ho bisogno di un consiglio super urgente.” 

Poi scrive a De Santis e Tosi per un aperitivo alle 17. 

Chiede una riunione immediata straordinaria in ufficio con Vandelli alle 18. 

Invita Garuti, Bellini, Fabbri, Maroni, Villa e Sartori a cena alle 20. 

Sarà una giornata super impegnativa. 

Alle 15 videochiama Elisa su Meet. 

“Ciaoo, come stai?” 

“Tutto bene, ti mancavo già così tanto?” 

“Ho bisogno di un parere.” 

“Dimmi.” 

“Sai, no, che scrivo?” 

“Eh.” 

“Mi è arrivata un’offerta dal Corriere Nazionale.”

“Hai accettato, vero?” 

“Ne sarei onorato, ma c’è una clausola che non mi piace: devo trasferirmi a Milano.”

Elisa si zittisce. Non sa se muoversi con decisione in avanscoperta, mostrando quello che, secondo Tommaso, è un interesse, oppure stare lì ferma aspettando. 

“Dimmi solo: vai o non vai”, dice Tommaso.

“Non so.” 

“Vabbè, anche a caso. Tu poniti la domanda. Ti verrà una risposta per prima. Dimmi quella.” “Vai”, dice Elisa. 

“Ok. Grazie. Ci vediamo in sti giorni?”, chiede Tommaso. ù

“Devo andare a Modena da mia zia. Starò là fino al 29 dicembre. Poi andrò a Ibiza con le amiche per il Capodanno. Però appena torno per forza dobbiamo uscire.” 

“Ottimo. Buone vacanze Eli.” 

“Anche a te, More.” 

Videochiamata terminata. 

Ora tocca passare all’aperitivo. 

“Come mai di nuovo qui?”, chiede DeSa. 

“Si è affezionato”, dice Tosi. 

“Nel contratto c’è una clausola: trasferirmi a Milano.” 

Dopo un breve dibattito Tosi e DeSa sono molto convinti: “Vai, More, vai!” 

Ok. 

Tocca a Vandelli. 

Lui non dirà mai di sì. Tommaso citofona al palazzo. Gli aprono. Sale. 

“Buonasera direttore.” 

“Buongiorno Moretti.” 

“Dimmi.” 

“Mi ha chiamato il Corriere Nazionale.” 

“E vai?” 

“Non lo so.” 

Silenzio. 

“Sinceramente, fosse in me, cosa farebbe?”, chiede Tommaso. 

“Fossi stato in lei avrei firmato con loro e mi sarei licenziato dopo qualche giorno senza dire nulla al direttore”, risponde Vandelli con sincerità. 

Silenzio. 

“Dimmi: meglio Torino in Pagina o Il Corriere Nazionale?”, chiede Vandelli. 

“Beh, direttore, chi direbbe Torino in Pagina?”, risponde Tommaso stupito. 

Silenzio. 

“Perché non hai ancora firmato?” 

“Non mi piace Milano, lasciare la città che amo, la ragazza che mi piace. Non sono neanche troppo innamorato della linea editoriale. Però, il Corriere è il Corriere.” 

“Moretti, lei è il miglior giovane in circolazione in provincia, forse in regione.” 

“Grazie, direttore.” 

“Le posso dare del tu?”, chiede Vandelli. 

“Ti faccio una proposta seria. Resti qui. Ma non più come giornalista. Ti voglio al mio fianco. Co-direttore. Da subito. Torino in Pagina ha bisogno di cambiare. Io sto invecchiando. E tu… tu sei l’unico matto abbastanza sveglio per farlo funzionare”, propone Vandelli. 

“Ma direttore, io non sono pronto”, ribatte Tommaso. 

“Lo diventerai.” Silenzio. 

“Però voglio una risposta adesso. O sì o no. Anche perché nel caso devo farti spazio sulla mia scrivania”, scherza Vandelli. 

“Accetto”, risponde Tommaso. 

“Bene. Dobbiamo preparare un articolo riguardo alla sua posizione e ai due nuovi vice direttori.” 

“Lo faremo domani, direttore. Andiamo a festeggiare. C’è una festa aziendale alle 20. Ho deciso io.” 

“Ma dobbiamo farlo uscire domani”, risponde Vandelli. 

“Aspetteranno. Non è una notizia così importante. Lo ufficializzeremo un po’ dopo. Lo faccio per lei, così ha tempo di liberare la scrivania.” 

La cena va ottimamente. 

Torino in Pagina sembra pronta a tornare a splendere dopo la promozione di Tommaso. 

Il giorno dopo scrive a Tosi e De Santis: “Sono il nuovo co-direttore di Torino in Pagina.” 

Poi scrive ad Elisa: “Resto a Torino. Da direttore di Torino in Pagina.” 

Poi spegne il telefono e prende il treno. Deve tornare a Saluzzo. Le vacanze passano in fretta.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Tommaso Puggioni
Tommaso Puggioni è l’autore di "Siamo solo due sconosciuti", un romanzo nato dal desiderio di raccontare quella fase della vita in cui sogni, relazioni e ambizioni iniziano a chiedere scelte vere. Nella scrittura cerca soprattutto personaggi imperfetti, dialoghi diretti e situazioni nelle quali sia facile riconoscersi. Torino, il giornalismo, l’università, l’amore e l’amicizia diventano così lo sfondo di una storia che parla di crescita e della difficoltà di capire quale strada seguire. "Siamo solo due sconosciuti" è il suo primo romanzo.
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