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Il silenzio raggiunse questa tavola

Il silenzio raggiunse questa tavola

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Gennaio 2023

Scrivere questo libro è stata la gioia più grande, la mente lavora e la mano scrive.
È un testo che parla di una vita personale, una donna che lotta contro ogni sfida che le si presenta davanti da piccola sino all’età adulta. Scorrono dentro di lei momenti di gioia e momenti di dolore, ma troverà sempre la forza di andare avanti. la forza delle donne in questo libro si respira profondamente, perché la vita è una sfida continua ma lei la vede sempre come un raggio di sole. Cercherà il perdono dentro di sé perché esso è un atto liberatorio. Intraprenderà delle sfide importanti nella sua vita portandole un grande arricchimento in sé stessa.
Il silenzio che accompagna questo libro è immenso ma è anche una fonte di guarigione. La vita è una danza da ballare con il sorriso.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro per la passione della lettura e scrittura. Poi tutto finisce in un cassetto, arriva il lockdown e ti inibisce, allora trovi la forza di riaprirlo e scrivere ciò che hai dentro.
I grandi dolori messi a nudo senza avere paura di raccontarli. Rivedere la propria madre in punto di morte dopo 18 anni di assenza, la malattia, l’esperienza di un affido, l’amore verso la propria figlia, paure e angosce della pandemia e raccontare la forza che l’accompagna in ogni sfida della vita.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Sembrava una mattina tranquilla … così credevo. Sono le 9:00 del mattino e ricevo una telefonata dalla comunità per dirmi che mia sorella aveva avuto una crisi e mi chiesero di venire per tranquillizzarla, parlai con la persona che la segue e ci accordammo per l’orario. Mi recai il giorno successivo alle 9 ero già in tangenziale c’era molto traffico eravamo ancora in zona gialla e questo dava la possibilità di spostarsi di più; come mi vide arrivare mi si attaccò al collo piangendo dovevamo mantenere le distanze ma in quel momento fu difficile, piangeva come una bambina il suo viso era un po’ frastornato. Quando mi chiamarono spiegandomi la situazione, per un attimo ebbi un po’ di sconforto era un periodo molto pesante sotto tanti aspetti e gestire anche questa situazione non era semplice.

Mi scesero delle lacrime dal viso il mio cuore era triste ma dovevo farmi forte per aiutarla la presi per mano come una bambina e andammo nella sala delle visite ci sedemmo ad un tavolo e dovetti trovare tutta la forza, la spiritualità, la serenità, il sorriso per capire cosa le frullava nella testa e poter portare tranquillità nel suo esser in quel momento. Con noi c’era la sua coordinatrice ed insieme parlammo, ridemmo, chiacchierammo … il vedermi le aveva portato un po’ di serenità, mi accarezzava come se non mi avesse visto da tanto tempo sebben fosse trascorsa solo una settimana.
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Riuscì a tranquillizzarla e capire cosa le fosse successo, cosa avesse fatto scattare questo disagio interiore che scombussolava l’inserimento. La sua fragilità era sconvolgente e mi assicurai che prendesse le medicine e capì cosa accadde. Ci salutammo concordando di risentirci la sera stessa, dopo l’incontro ero un limone spremuto e rientrando a casa misi della musica in macchina che però non la sentivo in quanto i miei pensieri erano più forti della musica, la mia testa e cuore erano altrove. Allora cercai il silenzio, esso è la medicina giusta per pensare, riflettere, capire ero triste e scombussolata ma la forza doveva esserci per affrontare tutto.

Passammo in zona arancione e rossa nuovamente complicando tutto i contagi aumentavano e il Governo prese delle decisioni mettendo in vigore le regole del nuovo DPCM; tutto questo era difficile credo che ognuno di noi vivesse questi momenti con tanta difficoltà lo si percepiva nelle persone dal modo in cui ti parlavano, la stanchezza di tutto questo, la difficoltà di socializzare … portando a grandi problemi, grandi stati d’ansia e di depressione nelle persone. Abbiamo cambiato tutto le nostre abitudini, la nostra quotidianità, le difficoltà lavorative, la paura era dentro di noi un altro lockdown sarebbe stato difficile da superare l’avevamo già passato e sono stati momenti duri.

Oggi era una bella giornata ma avevo bisogno di stare sola in silenzio, il silenzio aiuta a pensare e rimettere alcune cose a posto nella nostra mente e decisi di fare una passeggiata in un parco vicino casa ascoltando il suo bellissimo silenzio. Non c’era nessuno alle prime ore del pomeriggio passeggiai per un po’ poi mi sedetti su una panchina l’aria era un po’ frizzantina ma il sole scaldava, ero molto stanca per ogni cosa piangevo avevo come un vuoto intorno a me avevo passato quei momenti tanti anni fa e avevo paura di ritrovarli, chiusi gli occhi, il sole mi scaldava e il silenzio mi aiutava.

La depressione è una malattia subdola mai sottovalutarla e mentre ero seduta pensavo a quello che avevo passato. All’epoca avevo Ele piccola i problemi di coppia c’erano ed erano tanti, fui operata di tumore, c’erano delle difficoltà con la mamma molto pesanti e furono troppe le cose da risolvere e da sola non ci riuscì. Anche la roccia più spessa si può sgretolare! Caddi in un baratro in un buco nero stavo male ma non lo capivo il mio malessere interiore era più forte e mi distruggeva. Venne a trovarmi un’amica medico e quando mi vide disse “dov’è la mia Alessandra? Fatti aiutare” … ero ridotta molto male non mi alzavo più dal letto, mangiavo pochissimo, il mio stato fisico era trascurato, fare due passi era impossibile perché le forze mi mancavano stavo morendo; questo male oscuro era lui il padrone della mia vita.

Sono sempre stata una donna molto forte, positiva, solare ma a volte la vita è più dura e ti fa cadere mettendoti alla prova. “Fatti aiutare, sei sola non ce la puoi fare” ricordo ancora queste parole sono impresse nella mia mente, mi accompagnarono da un Dottore suo amico, uno psichiatra. Quando mi disse dove stavamo andando mi irrigidii (avevo bisogno di uno psichiatra?) piansi, piansi tanto ero spaventata; mi prese le mani e mi disse “voglio rivedere il tuo sorriso, voglio rivedere la mia Alessandra forte e battagliera, fatti aiutare fidati!”. Conobbi il Dott. una persona molto calma, mi fece accomodare nel suo studio per camminare avevo un bastone e ci volle un po’ prima che mi potessi accomodare, avevo lo sguardo spento ero una candela che si stava spegnendo.

Iniziai un cammino con lui fatto di incontri e farmaci, quando mi disse di prendere degli antidepressivi mi irrigidii ancora una volta ma le sue parole mi aiutarono; ricordo “lei pensi che deve partire deve andare alla stazione e ha parecchie valigie, preferisce prendere un taxi oppure andare a piedi?” spontaneamente gli dissi “il taxi ovviamente” e lui mi allungò le medicine dicendo “questo è il taxi che l’aiuterà.

Il tempo passò e piano piano passo dopo passo rincomincia a vivere, vivere è la parola giusta … ero come una rosa che stava appassendo, il male oscuro era penetrato dentro e giorno per giorno faceva cadere i petali. Pazienza e volontà sono state le mie alleate rinascere era la parola giusta e così fu; quella rosa riprese a vivere l’acqua che la nutriva era la medicina giusta. Ricordo con affetto questo Dott. mi aiutò in questo cammino difficile, ricordo le sue parole “adesso il mio lavoro è terminato” gli risposi “Grazie Dottore!” e lui continuò “il grazie lo dica a sé stessa la forza che ha dentro l’ha aiutata in questo percorso, si ricorda come è arrivata qui da me?” ricordavo ero spenta non riuscivo a stare in piedi trascurata personalmente tremavo …. Ero una rosa senza vita … “si guardi adesso com’è. Il lavoro maggiore lo ha fatto lei!”. Sono medici speciali che la loro vita la dedicano alla professione, il malato è un essere umano, prima di tutto, lo ringrazierò a vita!

Un giorno la vita mi ha colpito così forte che mi ha insegnato a resistere, a volte è necessario voltare pagina e ricominciare da zero anche se difficile e fa male. Il miglior guerriero non è colui che trionfa sempre ma colui che torna senza paura a combattere.

Misi nel mio cuore i miei ricordi di un passato sperando che alcune mie zone nere non riappaiono più nella mia vita e mentre pensavo il silenzio fu interrotto da una sensazione che provai, era successo qualcosa. Il mio stato d’animo era in subbuglio e l’istinto mi fece pensare a mia sorella maggiore. Arrivai a casa e feci una chiamata “tutto bene?” qualcosa era successo si era fatta male rompendosi un braccio; il mio istinto aveva ragione, mi arrabbiai perché non mi aveva avvisato subito lo fece per non preoccuparmi ma lo troverai scorretto arrabbiandomi con mia nipote per non avermi avvertita. Rimettere insieme i cocci del passato a volte non è semplice; mia nipote è una ragazza ingamba molto vulnerabile nell’insieme una ragazza dolce, quando la rividi dopo tanti anni era cambiata si era fatta più robusta un po’ trascurata ma come sempre un peperoncino, ormai una donna si era formata la sua famiglia. L’avevo cresciuta ed era il mio tesoro, essere sua zia per me era un onore; ci ricordammo il passato quando era piccola tutto quello che facemmo insieme trovammo le foto e ci riempirono il cuore. Un pezzo della vita, però, era mancato credevo avesse bisogno di un consiglio e mi precipitavo nel chiederglielo o semplicemente vederla e poterla aiutare come solo una zia può fare verso una nipote: tutto a cuore aperto! Mi accorsi che non era così … è come scavare un buco nella sabbia: tu scavi ma la sabbia ritorna a ricoprire quel buco e così ti rassegni e speri che un giorno si accorga che il tempo passa e quello che si perde non si può recuperare rimanendo un vuoto. Anche lei ha sofferto nel suo piccolo ma la vita ci insegna che niente è facile e tutto è rimediabile; a volte ci segniamo noi il percorso e gli sbagli nostri ma non li ammettiamo, anche lei troverà pace nel suo cuore le sue ferite saranno ricucite dal tempo e forse qualcosa sboccerà o porterà solo attese e speranza.

Il suo sguardo si confonde con il mio in una sua richiesta ma tutto ciò non arriva ma è solo speranza. Crescerla è stato meraviglioso qualche volta la guardo e avrei visto in lei una vita diversa ma il destino ha fatto in modo che lei seguisse questo percorso felice o no è ciò che ha scelto.

Gli occhi sono lo specchio dell’anima e riflettono in noi ciò che siamo; avrei voluto vederla sposare con il suo abito da sposa, la sua frenesia, la sua caparbietà ma non è stato così e questo rimarrà nei ricordi del mio cuore. Lei sa che io ci sono e quando vorrà quel tempo perso lo faccia sbocciare in un fiore dai mille colori.

L’Italia stava soffrendo siamo tornati in zona rossa, il COVID-19 non ci lascia in pace ed a questo si sono aggiunte le varianti che ci portano a tutti questi isolamenti. È un Italia rossa piena di forza, forza di combattere come tutti noi che stiamo combattendo contro questo virus. Le sue immagini sono quelle di un Italia stanca, rossa come il fuoco aspettando che il mare intorno a lei possa plagiale questo fuoco e il vento possa aiutarla ad allontanare tutto questo. Viviamo con la speranza che tutto finisca presto ma abbiamo bisogno di tempo; il tempo aiuta a ricucire le ferite e l’Italia, noi italiani, abbiamo bisogno che queste ferite vengano ricucite che riprenda il suo spirito combattivo, la sua forza e che il vento, con tutta la sua maestranza, la faccia tornare bianca piena di vita e voglia di ricominciare. Questo nemico subdolo ci ha cambiato la vita ma noi non ci arrendiamo, lottiamo.

In questo periodo la musica ci ha fatto compagnia la cantavamo dai balconi nei momenti tristi portando un po’ di spensieratezza nei nostri animi; l’ascoltavamo spesso come quando era arrivato il festival di Sanremo critiche, favoritismi, dubbi sul da farsi ma con gioia c’è stato un festival sicuramente diverso, niente pubblico, solo orchestra e il personale ma c’è stato portando allegria nelle nostre case; la musica è vita, speranza la forza che tutto questo possa passare, lo ricorderemo nella storia come tante cose che sono mancate che non abbiamo potuto fare che il nemico ha tolto ma noi chiudiamo gli occhi e davanti vediamo il sereno, la gioia di ricominciare, la forza che l’Italia ce la farà!

Questa mattina mi sveglio, adoro la musica ma avevo voglia del silenzio, fuori era tutto tranquillo; il silenzio in questo periodo arriva anche da fuori questo lockdown parziale ci ha bloccati ancora … ma il silenzio si interrompe con una risata di mia figlia, le sue risate arrivano oltre oceano riempiono gli spazi vuoti è un piacere sentirla: se il tuo umore è a terra, ti riporta in cima alla vetta con la sua risata. Mi chiedo cosa sia successo, arriva in camera tutta spensierata di prima mattina e mi dice “adesso ti faccio ridere” mi fa vedere al telefono una cosa molto buffa che era successa. Abbiamo riso davvero di gusto, il silenzio che cercavo era sparito dalle sue risate ma aveva portato gioia nel mio cuore e spensieratezza nella mia testa. Lei è fatta così uno spirito allegro, mi aveva vista molto pensierosa la notte prima dopo aver letto una e-mail. Era arrivata la data dell’incontro come tutore di mia sorella dal tribunale e dentro di me pensavo “speriamo tutto bene”; “mamma dai facciamoci belle e andiamo a bere un caffè fuori” dovevamo accontentarci dell’asporto perché non si poteva bere all’interno e poi ordinammo una torta perché era anche la festa della donna, di nuovo tutto chiuso ma almeno ci accontentammo di un dolce che avrebbe portato un po’ di dolcezza nei nostri cuori, raccolsi la mimosa (fiore simbolico per questa festa) dalla nostra terrazza, era un esplosione di fiori gialli e l’insieme di questa pianta è fantastico: giallo e il verde delle foglie; è una pianta delicata come lo siamo noi donne, questi piccoli fiori gialli leggeri come piume rendono questa pianta una bellezza unica. È una giornata dedicata a noi ma ogni giorno è nostro, siamo ogni giorno in prima linea volenterose, passionali, malinconiche, frenetiche … siamo donne! Portiamo il peso dentro noi e lo svuotiamo con un sorriso; sappiamo perdonare, essere ribelli, sappiamo lottare ma ad ogni ostacolo sappiamo rialzarci, siamo ragazze, donne, mogli, mamma, nonne… siamo uniche come la forza che ci è stata insegnata, la forza di combattere e di andare avanti “siamo petali di vita che faranno un giorno la rivoluzione” parole bellissime descritte da una canzone. La vita, opera unica del suo genere, la dobbiamo rispettare proteggerla, a volte ci fa incontrare qualcosa o qualcuno e ci fa capire che ogni minuto o momento che capita lo dobbiamo rispettare e renderlo prezioso … come Luigi, un dolce nonno, un uomo di 86 anni conosciuto per caso ma di una umanità, educazione, cultura strabiliante. La vita ci fa incontrare persone come queste da cui abbiamo molto da imparare, oggi ci ha telefonato la sua voce frizzante augurandoci buona domenica e tenendoci informate del vaccino e che stava bene. Purtroppo, noi stiamo aspettando l’esito del tampone e lui con tutta la sua semplicità ci dava coraggio, ci rassicurava. L’uomo dalle mille meraviglie, lo definisco così, è raro trovare persone di questo tipo in un mondo molto superficiale dove l’apparenza fa da padrone ma la trasparenza esiste ancora a chi la incontra e chi lo fa, la deve apprezzare.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Alessandra Beni
Sono Alessandra, nata a Legnano nel 1963 e l’unica della famiglia a nascere in Lombardia. Sono l’ultima e terza figlia di una famiglia toscana che, per motivi lavorativi, si è poi spostata e radicata al nord.
Sono sempre stata una persona creativa sin dall’infanzia grazie alla passione per lettura e scrittura portandomi poi, nella vita lavorativa, a delle scelte importanti dove creatività ed in genio ne facevano da padrone vincendo dei premi con mia grande soddisfazione.
Amo la natura e il suo silenzio, appassionata di fiori ed un amore smisurata per gli animali.
Alessandra Beni on Facebook
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