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Society - Percorso 31

Society - Percorso 31

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Novembre 2022
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Lungo lo sviluppo della strada, ognunǝ può decidere se trascorrere la propria vita all’interno del percorso natale, oppure, al compimento dei 18 anni, partire per la realizzazione dei propri sogni, consapevole che non potrà più tornare indietro.
Jo e Morgan si stanno preparando alla partenza: Jo ha solo il futuro davanti a sé e nessun affetto da lasciare alle proprie spalle, Morgan è convintǝ che salutare lǝ proprǝ genitorǝ sia la scelta migliore per tuttǝ.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto “Society – Percorso 31” tentando di trasmettere un duplice messaggio.
Il primo, come il titolo suggerisce, è quello di raccontare la mia idea della società in cui viviamo.
Il secondo, tramite lɜ miei personaggǝ genderless, è che non è necessario conoscere il genere o l’orientamento sessuale per affezionarsi ad unǝ personnaggǝ in quanto sono le azioni a descrivere una persona, tentando di dimostrare allo stesso tempo, che è possibile attuare questo modo di pensare alla società attuale.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Carǝ lettorǝ,

Prima che tu inizi a leggere quello che ho scritto, ci tengo a fare una premessa. Nella stesura di quella che è la mia rappresentazione della società, ho deciso di utilizzare lo schwa per riferirmi allɜ miɜ personaggɜ.

Lo schwa identifica una vocale media che non esiste nell’alfabeto italiano, ma che è presente nell’alfabeto fonetico internazionale. In molte lingue il fonema schwa è comunemente utilizzato. Ad esempio, è il suono fonetico che costituiscono ‘er’ nella parola inglese ‘mother’.

Dal momento che la lingua italiana è nata come lingua binaria, lo schwa si può utilizzare per rappresentare il genere neutro. La forma breve dello schwa (ǝ) rappresenta il genere neutro singolare, la forma lunga (ɜ) il genere neutro plurale. Così facendo, ho deciso di non indicare io per te né il genere né l’orientamento sessuale dellɜ miɜ personaggɜ, perché mi piace l’idea che tu lettorǝ, leggendo, possa immaginarti lɜ miɜ personaggɜ come preferisci.

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Tutto ciò perché non voglio limitare la tua immaginazione, né imporre le mie idee su tuttɜ lɜ personaggɜ sopra le tue.

Ma anche perché né il genere né l’orientamento sessuale di Jo, Morgan, Gale, Lou, Ainsley, Indigo, Fran, Willow, Noa, Aike, North, Avery, Casey, Julian, Eliot, Cherokee, Jayden, ne cambiano la personalità o il carattere. Ed è con questi che affrontiamo la vita e costruiamo il nostro futuro, e per i quali le persone accanto a noi ci amano.

1.

JO – MORGAN – PERCORSO 751

– Forse dovresti riposare.

Jo sussultò e si voltò di colpo. Pensava di essere l’unicǝ a conoscere quel posto, tanto da averlo sempre considerato il SUO posto. Dove andava a pensare, dove prendeva ogni decisione che la vita richiedeva. Dove dieci anni prima aveva deciso che avrebbe lottato per un obiettivo e uno soltanto: raggiungere la meta finale della strada e ottenere la libertà reale.

– Come sapevi dove trovarmi? Come sei arrivatǝ fin qui?

Morgan sorrise nervosamente; non aveva mai dubitato del fatto che Jo non avesse mai prestato attenzione alla sua esistenza: era così concentratǝ sul suo obiettivo da non avere il tempo di accorgersi di quanto succedeva intorno. Eppure, era proprio per questo che Morgan aveva sempre provato quel forte sentimento nei confronti di Jo. Allo stesso tempo, però, sapeva che il suo amore non era ricambiato e che le sue emozioni non avevano mai avuto alcun significato per Jo. Morgan lo sapeva e lo accettava.

– Ti ho seguitǝ – perché mentire? – mi dispiace se l’ho fatto ma è stato un impulso, ti ho vistǝ andare via e non ho potuto che seguirti. Ho pensato che non volessi passare l’ultima sera sul percorso da solǝ, ma vedendoti adesso capisco che mi sbagliavo, perdonami …

Jo rimase spiazzatǝ per un attimo: non riusciva nemmeno a ricordarsi il nome della persona che aveva davanti. Non che questo fosse motivo di shock, non si era mai interessatǝ alle altre persone, a chi fossero, cosa volessero, che obiettivi avessero; l’impegno che metteva nel perseguire il proprio di obiettivo non lasciava tempo ad altro. Si riteneva diversǝ dalle altre persone: non aveva una famiglia e se questo era stato doloroso o meno non se lo ricordava nemmeno più. Era solǝ e tale voleva rimanere perché non importava altro se non raggiungere la meta.

– Mmmm … e cosa ti ha fatto pensare che fossi in cerca di compagnia?

– Come ho detto, mi sbagliavo, non importa, tolgo subito il disturbo … ehm, buon viaggio.

Morgan si girò e se ne andò più velocemente che poté stroppicciandosi le mani come ogni volta che si sentiva a disagio. Si mise a correre, non voleva certo che Jo lǝ vedesse in lacrime, cosa che si sarebbe verificata nel giro di pochi secondi. Anche se aveva sempre saputo che Jo non si era mai interessatǝ alla sua esistenza, constatare che la sua paura più grande coincideva con la realtà era comunque straziante.

Ormai era ufficiale, non c’era realmente più niente che impedisse la sua partenza: tornò a casa e si addormentò pensando che Jo non si meritava più il suo tempo.

Il suo flusso di pensieri era stato interrotto, ma Jo quasi non ci fece caso. Quella persona che era sbucata dal nulla a disturbarlǝ aveva un che di familiare, ma scacciò subito quel pensiero, non era importante. Scostò una ciocca di capelli che aveva davanti agli occhi e riprese a pensare all’iter che l’aspettava: l’indomani mattina si sarebbe svegliatǝ all’alba, avrebbe ricontrollato che lo zaino fosse pronto, che le provviste preparate fossero sufficienti e che i vestiti scelti fossero quelli giusti per affrontare qualsiasi tipo di clima. Non poteva sapere quale percorso avrebbe trovato davanti sé il giorno dopo. In ogni caso sarebbe partitǝ.

Sentì un brivido lungo la schiena: non poteva credere che finalmente tutto quello per cui aveva lavorato prendesse vita, che era giunto il momento in cui poteva testare se davvero tutti gli studi che aveva compiuto avrebbero dato i loro frutti. Mentre guardava davanti a sé il sole che calava e il cielo farsi sempre più scuro, si sentì pervadere da una forte eccitazione.

Davanti a sé le campagne del percorso 751 in cui era cresciutǝ erano in un certo modo confortanti: in diciotto anni erano l’unica cosa rimasta invariata e che non l’aveva mai abbandonatǝ. Il pensiero di allontanarsene per sempre lǝ rattristava, anche se probabilmente non l’avrebbe mai ammesso ad anima viva.

Era giunto il momento di salutarle, di guardarle per un’ultima volta e non voltarsi. Del resto, Jo non si voltava mai indietro.

Jo era natǝ nel percorso 751 nella primavera dell’anno ATF – 321 ma nessunǝ era statǝ testimonǝ del momento della sua nascita e nessunǝ riusciva a ricordarne lɜ genitorɜ: sicuramente c’erano statɜ genitorɜ, parentɜ o amicɜ che si erano presɜ cura di lǝi e che avevano provveduto al suo sostentamento per i primi anni della sua vita, ma ben presto aveva dovuto prendersi cura di sé stessǝ. Jo in primis non aveva alcun ricordo di tutto ciò che era accaduto in quegli anni e del resto era ormai tanto tempo che aveva smesso di cercare di recuperarli. Così aveva iniziato il suo percorso formativo solǝ, spaventatǝ e senza una figura di riferimento. Eppure, era riuscitǝ a trovare la forza in sé per andare avanti, giorno dopo giorno, anno dopo anno, all’interno del sistema del percorso formativo, provvedendo da solǝ al suo sostentamento, svolgendo piccoli lavoretti in qua e in là e facendosi ripagare con un tozzo di pane e un po’ di latte. Crescendo era diventatǝ sempre più svegliǝ, sviluppando un carisma che riusciva ad assoggettare qualsiasi persona. E, guidatǝ dalla propria determinazione nel cercare di raggiungere il proprio obiettivo, riusciva ad ottenere quasi sempre quello che voleva.

D’altro canto, tutto questo l’aveva resǝ completamente indifferente a tutto ciò che succedeva all’esterno e totalmente disinteressatǝ ad intraprendere relazioni con chiunque non avesse qualcosa da offrire in cambio. Alcunɜ insegnantɜ all’inizio del suo percorso formativo avevano cercato una connessione, un contatto, ma Jo aveva sin da subito fatto intendere le sue intenzioni. Nel momento in cui fu chiaro che era assolutamente in grado di prendersi cura di sé e allo stesso tempo di riuscire a portare avanti gli studi in maniera brillante, tuttɜ presto si abituarono al suo disinteresse e nessunǝ provò più ad instaurarci un rapporto.

Il mattino seguente lɜ abitantɜ del percorso 751 si riversarono nella piazza principale e si prepararono a salutare lɜ candidatɜ prossimɜ alla partenza.

A tale scopo, nella piazza principale del percorso erano state installate le cabine di partenza, in tutto una decina, disposte una accanto all’altra. Ciascuna aveva una porta di accesso sul lato più interno della piazza, ma apparentemente nessuna sembrava avere una via di uscita sul lato opposto. Dietro ogni cabina una fila di candidatɜ in attesa del proprio turno. Morgan era lǝ settimǝ della propria fila, alla cabina numero 7. Per un attimo pensò che fosse di buon auspicio.

Durante l’attesa rivide davanti a sé la sua vita: natǝ nell’autunno dell’anno ATF – 321, era di qualche mese più piccolǝ di Jo. Avevano frequentato lo stesso percorso formativo e avevano condiviso ben dieci anni della loro vita nella stessa aula. Ciononostante, mentre Morgan provava forti sentimenti nei confronti di Jo, Jo non era statǝ in grado di ricordare il suo nome nemmeno quando vi si era ritrovatǝ faccia a faccia.

Morgan aveva due genitorɜ molto conflittualɜ, che avevano cercato di amarlǝ ma con scarsi risultati, perché troppo concentratɜ nell’odiarsi tra di loro: questo aveva portatǝ Morgan a desiderare spesso la stessa indipendenza di Jo, senza mai riuscire a lottare davvero per ottenerla. Ogni volta che lɜ suɜ genitorɜ litigavano, non riusciva a non farsi coinvolgere. Non poteva pensare che Aike e North, lɜ suɜ genitorɜ, si facessero del male in sua presenza, quindi lɜ divideva quando si accapigliavano, lɜ faceva ragionare quando iniziavano ad urlare come pazzɜ, e andava sempre a riprendere lǝ genitorǝ che a turno, urlando, usciva sbattendo la porta di casa minacciando di non tornare più. Ogni volta che si verificava uno di questi eventi, la mattina dopo Morgan si ritrovava a guardare Jo in classe e a sognare un futuro insieme.

Quanto tuttɜ lɜ candidatɜ si sistemarono nelle file dietro alle cabine di partenza, lɜ controllorɜ si disposero di fronte a loro e lǝ capocontrollorǝ iniziò il discorso formale previsto:

– Abitantɜ del percorso 751, benvenutɜ! In questo giorno importante sono lietǝ di vedervi tuttɜ presenti a dare l’ultimo saluto allɜ nostrɜ candidatɜ e sono sicurǝ che loro in primis sono gratɜ della vostra presenza. Come da tradizione sono qui per dare anche io il mio ultimo saluto ricordando per un’ultima volta, a chi ha deciso di lasciare il nostro percorso, come si svolge la strada che stanno per percorrere e per dare loro l’ultima possibilità per cambiare idea.

Come tuttɜ sapete, una volta varcata la cabina di partenza non potrete tornare indietro, né ora né mai: e questo vale per la cabina di partenza che avete di fronte a voi oggi e per tutte le cabine di partenza che incontrerete in futuro nei prossimi percorsi: una volta abbandonato un percorso non vi si può più tornare. Chiunque tenterà di provarci non sarà in grado di raccontarlo.

Vi ricordo che potrete decidere di interrompere la vostra strada in qualsiasi momento e in qualsiasi percorso voi vi stiate trovando; se, invece, deciderete di andare avanti vi sarà possibile farlo solo una volta compiuta l’azione a voi richiesta dallɜ controllorɜ del percorso in cui vi trovate: nella maggior parte dei percorsi troverete un’azione da portare a termine seguendo regole ben definite che non consiglio a nessunǝ di trasgredire. Ogni percorso è dotato di controllorɜ che di certo non vi perdoneranno alcuno sgarro. Chiunque venisse coltǝ in flagrante non potrà più cambiare percorso e rimarrà bloccatǝ all’interno di quello in cui si trova, dove sconterà la sua pena dopo essere statǝ giudicatǝ da una commissione di controllorɜ localɜ.

In ogni percorso in cui vi troverete condividerete l’esperienza con un gruppo di candidatɜ come voi con cui potrete decidere di collaborare o meno per svolgere l’azione: ma sia chiaro, non incontrerete mai la stessa persona in due percorsi diversi; se un giorno incontrerete qualcunǝ con cui vorrete passare il resto del vostro tempo in questa vita sapete che l’unico modo per farlo è rimanere nel percorso in cui vi siete incontratɜ.

Sapete tuttɜ che la strada è lunga, ma non infinita, e che solo chi giungerà alla fine riuscirà ad ottenere la libertà reale: so che alcunɜ di voi si sono prefissatɜ questo obiettivo, ma ricordatevi, nessunǝ vi è mai riuscitǝ fino ad adesso, e nessunǝ è mai statǝ in grado di raccontare che cosa sia effettivamente la libertà reale; pertanto, sta a voi decidere se vale la pena continuare a rischiare per andare avanti o se, ad un certo punto, fermarvi in un percorso che vi aggrada. Tutto questo, sempre che non falliate prima!

E adesso, candidatɜ, partite!

Con un cenno lǝ capocontrollorǝ diede inizio alla migrazione e lɜ candidatɜ iniziarono a varcare le cabine di partenza.

2022-01-27

Aggiornamento

ABBIAMO RAGGIUNTO IL GOAL IN MENO DI 48 ORE! PAZZESCO !!! 🤩 Non ho altre parole per descrivere questo momento, ho solo tanti grazie grazie grazie a tuttɜ voi che avete reso possibile la pubblicazione di SOCIETY ✨

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Emma Manning
Sono Emma Manning, sono nata ad Arezzo nel 1998 ed ho trascorso la mia infanzia e adolescenza a Cortona, un piccolo paese toscano.
All'età di 17 anni ho frequentato il Quarto Anno di Eccellenza a Rondine, Cittadella della Pace e ho avuto la possibilità di vivere con persone provenienti da diverse parti del mondo.
All'età di 19 anni mi sono trasferita a Bologna intraprendendo gli studi universitari nell'ambito del Servizio Sociale. Ad Ottobre 2020 ho conseguito la laurea triennale e a Giugno 2021 ho conseguito l'esame di stato diventando assistente sociale.

Sin da bambina la mia più grande passione sono sempre stati i libri e con SOCIETY ho unito la mia passione a quella che vuole essere la mia professione, cercando di trasmettere un messaggio che possa aiutare chiunque ne abbia bisogno.
SOCIETY è il mio primo romanzo, ma chissà, forse solo il primo.
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