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Starglow e il Libro del Noce

Starglow e il Libro del Noce
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Consegna prevista Giugno 2023
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Luana, come tutti i ragazzi della sua età, ha una sola e impellente preoccupazione: scansare le ansie del futuro.
Mai avrebbe immaginato, in un banale pomeriggio di settembre, di ritrovarsi in cantina un gruppo di sconosciuti, pronti a offrirle quella possibilità. Né, tantomeno, che suo nonno Ari fosse il capo di un gruppo di mediatori di un mondo magico.
Starglow, suddiviso in tre regioni, nasconde segreti e profezie che riguardano anche il suo di mondo. E Luana, da semplice visitatrice, scoprirà di avere molte più responsabilità di un banale ospite.
Amore, amicizia, vincoli e leggi intricano rapporti e accadimenti a Lamina, la regione ospitante di Luana, dove maghi e streghe cercano di sopperire ai danni efferati sul Pianeta. Qui il presente si intreccia al passato, in una serie di boccioli disseminati nel periodo del fascismo e pronti a fiorire in un futuro sempre più impellente.

Perché ho scritto questo libro?

Credo che ognuno di noi crei un proprio mondo, speri in qualcosa, creda in qualcosa, per costruire un motore e continuare ad andare. A me piacerebbe percorrere una strada in cui la finzione e la sua creazione occupino tutte le mie giornate. Credo sia bello ripensare sempre il mondo per come dovrebbe essere o per come ci piacerebbe che fosse, così come condividerlo, generando uno spazio di creazioni, speranze, credenze.
Ho scritto questo libro per donarmi e donare una strada da percorrere.

ANTEPRIMA NON EDITATA

C A P I T O L O  1

OLTRE IL NOCE

Poteva essere mezzanotte, l’una, le due. Ormai Janea aveva perso la concezione del tempo. Era seduta al tavolo della Sala d’Incontro e fissava lo stesso punto del piano, tormentandosi il fazzoletto color glicine che le ornava da sempre il polso destro. La veste verde che l’avvolgeva si intonava perfettamente ai colori neutri dell’enorme Sala. Attorno a lei, immersi nello stesso silenzio glaciale, un gruppo di astrologi attendeva una reazione della governante di Lamina, inerme da un tempo infinito. Il consigliere di Janea, Kordol, ruppe l’attesa.
Janea… , esordì Kordol, immediatamente interrotto.

Lo so, caro Kordol. So perfettamente cosa va fatto, raccolgo le energie per pronunciare l’ordine e dar via a tutto.

—…che amarezza. Non imparano da nulla…, disse Kordol, stropicciandosi la pelle con le mani al viso.

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— Non sono come noi, hanno patito sofferenze senza soluzioni semplici. Il loro intelletto è più forte del loro cuore. Sapevamo noi tutti che questo momento sarebbe arrivato. Che questi momenti arriveranno sempre.

Janea smise di giocare col fazzoletto, ma la mano giaceva comunque su di esso. Alzò lo sguardo e si rivolse all’astrologo seduto alla sua destra. Un uomo sulla ottantina, con una folta barba bianca e una candida coda di cavallo.

— Quanto tempo abbiamo, Yamèl?

— Quattro, cinque anni al massimo, Janea. L’implosione non arriverà al termine di questo periodo, ma scatterà il momento in cui non sarà più possibile evitarla. Se non riusciamo a far regredire il processo in questi pochi anni, la fine sarà inevitabile. E, soprattutto, lenta.

— Kordol chiama mia nipote, domattina gli Eletti saranno sbloccati. Grazie a tutti per essere stati con me questa sera. Nella giornata di domani invierò una lettera al Tempio.

E, così dicendo, Janea sciolse il Consiglio. Rimasta sola, il nervosismo che trapelava dai suoi occhi invase tutto il suo corpo. Si alzò di scatto e si passò la mano tra i capelli. I suoi occhi planarono su un enorme quadro, situato al centro della parete frontale. Il camino acceso, se possibile, lo rendeva ancora più sinistro. Raffigurava un’immagine di guerra: una donna bellissima, imponente, dallo sguardo determinato, occupava il centro della figura. Intorno a lei, un caos di uomini occupati a distruggersi spinti via dall’aura violacea che sprigionava la donna.

— Ci siamo, Lilith. E immediatamente, Janea fu offuscata da un ricordo doloroso: grida di bambini, donne e uomini. Lei stessa, giovane, scarnita, ululante di rabbia, circondata da alte fiamme che sembravano scansarsi dalla sua carne.

Kalina distolse Janea dai suoi pensieri, entrando nella stanza. Indossava una lunga vestaglia, con uno strascico molto elegante. Il suo viso era incorniciato da lunghi capelli color rame che nuotavano ben oltre i suoi fianchi.

— Nonna, cosa succede? 

— Siediti, Kalina. Prendi un po’ di succo d’orzone. E con un gesto della mano, Janea trasferì un bicchiere ed una bottiglia davanti a Kalina. Il liquido della bevanda si rovesciò nel bicchiere, mentre Kalina fissava la nonna.

— Ti avevo anticipato già questa situazione, se pur in maniera accennata. I nostri sospetti alla fine si sono confermati e la Profezia si sta realizzando repentinamente.

— Cosa devo fare? — chiese Kalina, con le scintille negli occhi.

Janea, con sguardo rassegnato, si girò dall’altra parte e iniziò a passeggiare per la stanza. — Devi sbloccare gli Eletti. 

Kalina la guardò accigliata. — E?

— E basta così, Kalina — disse Janea, con aria irremovibile.

Kalina rilassò di nuovo il corpo e alzò gli occhi al cielo. — Bene. Quale sarà la loro reazione?

— Non saprei, ma sono quasi sicura che non avrai alcun tipo di problema. Sii semplicemente schietta, la questione è troppo urgente.

Kalina fece per alzarsi. — Bene, se questo è tutto….

Janea si voltò e la inchiodò con lo sguardo. — La questione è della massima importanza….

— Sta tranquilla, nonna. I nostri dissapori non interferiranno con i nostri doveri. Se è tutto. E così dicendo si avviò verso la porta. Sulla soglia, Janea provò a chiamarla, ma Kalina sembrò non aver sentito.

Uscita dalla Sala, Kalina percorse i corridoi del Federo per dirigersi in camera sua. Il Federo, enorme struttura centro della politica di Lamina, sembrava un gigantesco castello vittoriano. Il pallido rosa del tetto, richiamato sui decori, tappezzava tutte le case della città. Durante il percorso costellato di stanze, tantissime finestre ornamentate aprivano varchi luminosi alle pareti. Si alternavano bow window a finestre con timpano triangolare, ma tutte le vetrate colorate intervallavano scene di vita di un tema comune: la strega Lilith.

Arrivata a destinazione, Kalina si spogliò della vestaglia ingombrante e si sdraiò sul letto. I suoi lunghi capelli ramati, improvvisamente, si accorciarono fino ad arrivare alle spalle, scolorendosi in un castano chiaro. Poi, una lettera volante, con piccole ali che volteggiavano ai lati della busta, entrò dalla finestra.

Con un cenno della mano, roteando le dita verso destra, Kalina fece in modo che la busta si aprisse da sola, rivelando il contenuto di un biglietto:

Probabilmente, se la smettessi di decidere tu cosa è meglio per me, presterei più attenzione al tuo nuovo taglio.

Ps: sei sempre bellissima.

Tabo

Kalina alzò gli occhi al cielo ma si lasciò sfuggire un sorriso. Tabo le piaceva proprio perché aveva un modo di contraddirla che non le dispiaceva per nulla. Pensierosa, posò la lettera nel cassetto del comodino e si aggiustò il cuscino sotto la testa. Ormai era perfettamente a conoscenza dell’incantesimo da usare per sbloccare gli Eletti. Ma come avrebbero reagito un gruppo di crociari, improvvisamente ridotati di un pezzo di memoria storica così importante? Sarebbe stato pericoloso? Impossibile. Sua nonna non l’avrebbe mai inviata da sola oltre il Noce, in tal caso. Ad ogni modo: si sarebbe servita di un portale per arrivare a destinazione? O avrebbe utilizzato i mezzi di trasporto? Con l’ultima opzione avrebbe certamente dato meno nell’occhio… si, ma come usarli? La sua testa pullulò di pensieri di ogni genere prima di crollare addormentata, cullata dallo scoppiettio della legna nel camino.

L’indomani si alzò presto. Indossò la pomposa vestaglia e, prima di uscire dalla stanza, bevve un tonico di giusquiamo che le allungò immediatamente la chioma sino ai fianchi. Percorse i corridoi della sera prima a ritroso, passò la porta della Sala d’Incontro e arrivò in sala da pranzo. La lunga tavola situata al centro della stanza era imbandita con ogni sorta di cibo e bevanda. Anche lì, come nella maggior parte dei luoghi del Federo, la città faceva compagnia, incorniciata da un’enorme finestra rettangolare. Janea, già accomodata a capotavola, con decisi gesti delle braccia, riempiva i piatti della colazione. Kalina sbadigliò e si sedette accanto alla nonna.

— Immagino tu abbia già deciso cosa indossare, disse Janea, concentrata sull’allestimento.

— In realtà ho un problema nello stare al passo coi loro tempi. Ho pensato a questi due completi, ma non so quale sia più indicato.

Con un gesto rapido, dei vestiti apparvero sospesi per aria. Un abito rosa pastello, anni 50 e una camicetta azzurra con una gonna nera lunga fino al ginocchio. Janea gli concesse una rapida occhiata, poi schioccò le dita. Al posto dei due completi, comparvero una camicetta verde annodata sull’ombelico, con un pantaloncino di jeans e delle scarpette da ginnastica.
— Questo è ciò che indosserebbe una ragazza crociara della tua età.
— Non credere non mi sia informata bene prima di scegliere i vestiti, ma nessuno mi ha risposto in modo convinto. — disse Kalina, mettendosi sulla difensiva.

— Non sto dicendo nulla. — ribatté Janea, piuttosto rilassata. — Su, mangia. Il viaggio sarà lungo. Potrai utilizzare un portale, ritengo che i mezzi di trasporto siano troppo in questo momento.
Kalina ebbe l’improvvisa voglia di voler prendere tutte le autocose e i…fus giganti. Ma non disse nulla. Mangiò velocemente e tentò di vestirsi con l’ormai familiare gesto della mano, ma Janea glielo impedì.

— Non usare la magia per ogni cosa, Kalina. Prendili e va a cambiarti in camera tua. Il Consiglio sarà qui a breve.
Kalina la fissò pietrificata e raccolse i vestiti senza dire nulla. Di nuovo sua nonna, mentre allontanava la stanza, la richiamò. — Tienimi aggiornata, non dimenticare. Kalina si voltò a guardare Janea e, prima di lasciare la stanza sentì un “…e smettila di tormentarti i capelli”.

Il sole oramai era sorto completamente e il Federo iniziava a sovraffollarsi di persone pronte ad avere un incontro con la Governante o con qualche Responsabile. Gli uffici si riempivano sempre più di donne e uomini vestiti con abiti eleganti simili tra loro. Era difficile classificarne il gusto, ma certamente i cappotti indossati erano molto eccentrici: frange, piume, colletti slabbrati di ogni dimensione, strascichi di orli o bombature dalla vita in giù. Un carnevale veneziano di una stravolgente eleganza. La stanza di Kalina era lontana dagli uffici del Federo, così come tutte quelle della sua casa, che sembrava essere un tutt’uno centro amministrativo della città. “Odio percorrere sempre chilometri per muovermi qui dentro…” pensò sbuffando, mentre quasi trascinava la sua giacca gialla tutta pizzi e tessuti sfilacciati, lungo i corridoi che calpestava a passo lungo. Arrivata all’ingresso, varcò la soglia del grosso portone nero, in stile palladiano, e inspirò una boccata di fresca aria settembrina, prima di sospirare e avviarsi alla volta del Noce.

Il Noce era l’albero secolare di Lamina e si trovava al centro della Foresta Silente, a pochi chilometri dal Federo Magico. Kalina guardava quella bellissima pianta con ammirazione e inibizione: si diceva fosse dotata di ogni sorta di poteri, che potesse prendere vita da un momento all’altro. In lontananza, alle spalle della grande fessura al centro del Noce, si stagliava la città di Lamina, in tutta la sua bellezza.
Kalina riportò la sua attenzione al grande foro del Noce, chiuse gli occhi e mormorò una frase impercettibile. Il cuore le batteva forte ma non avrebbe permesso alle sue emozioni di mostrarsi preoccupata. “Sono la nipote della Governante di Lamina ed è mio compito servire la mia città…” pensava, mentre la terra sotto i suoi piedi vibrò dolcemente e uno squarcio di luce bianca la risucchiò all’interno del Noce.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Claudia Lazzari
Claudia Lazzari nasce a Caserta, il 6 giugno del 1997. Inizia a ballare all’età di quattro anni e continua a praticare la sua passione. Dopo la laurea triennale in Editoria e Comunicazione, consegue un Master in Cinema e Televisione e, attualmente, sta per terminare gli studi con una laurea magistrale in Corporate Communication e Media. Sviluppa l’amore per la scrittura e la lettura sin dall’infanzia, scrivendo piccole poesie dall’età di sei anni. Fa confluire, nel suo immaginario, la profonda dedizione per il cinema e l’arte. Esordisce con alcuni concorsi di scrittura, grazie ai quali ha potuto pubblicare alcune opere: “Terra murata: Il patrimonio del valore”, pubblicato nella raccolta “Corti e Brevi” dell’associazione Muratterra; “Di me”, poesia pubblicata all’interno della raccolta “Alessandro Quasimodo legge i poeti contemporanei”; “Noi figli di un Dio minore”, Premio A.L.A.
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