Estate 2018. Stephanie è una ragazza di quasi 15 anni che vive a Sole Dolfin, il centro di recupero per delfini di famiglia. Un giorno arrivano una mamma ed un cucciolo entrambi feriti. Vengono affidati a Stephanie e da’ loro il nome di Gely e Benny. Durante una sessione riabilitativa, Stephanie e Benny vengono risucchiati da una spirale apparsa sul muro nella profondità della vasca che si rivela un portale temporale. I due protagonisti non hanno idea di cosa stia accadendo: Benny improvvisamente inizia a parlare, Stephanie incredula e spaventata lo vede trasformato in un ragazzo di 14 anni bello ed atletico. Il classico tipo dolce nascosto dietro un’armatura introversa d’acciaio. I ragazzi saranno coinvolti in una serie di misteri e colpi di scena che li costringeranno a collaborare insieme e a perdere le loro certezze. Le verità riaffiorano, i passati prendono lentamente forma. Le diversità prima o poi si legano completandosi. Bisogna decidere da che parte stare.
Perché ho scritto questo libro?
Ho scritto questo libro perché mi è sempre piaciuto dare vita a storie e personaggi, nei protagonisti ci sono tutte le sfaccettature del mio carattere e della mia personalità e nei loro passati le mie insicurezze e paure. Le mie letture preferite sono i gialli, i fantasy e i romance. Fin da piccola, il mio animale preferito è stato il delfino; a cinque anni ho avuto la possibilità in un delfinario di incontrarlo, accarezzarlo e scoprire le sue abitudini. Mi ha travolta di emozioni.
ANTEPRIMA NON EDITATA
Capitolo 35
Sbarrò gli occhi ansimante: il vuoto era sotto di lei. Stephanie si guardò intorno confusa circondata dal buio privo di immagini, suoni, parole, oggetti. Il nulla dominava quell’ignota dimensione. Cercò di vedere un’uscita, ma non c’era niente. Come un agnello che entra nella tana del lupo, si fece coraggio camminando su quello strano pavimento che sembrava inesistente. Tentò di essere razionale in un mondo di assurdità, ma ecco che una luce le fece da guida prediletta: una bambina di cinque anni aveva dei lunghi capelli ricci del suo stesso colore raccolti in una treccia, portava elegantemente un vestitino azzurrino in seta, dei calzettoni bianchi in cotone e delle ballerine nere. Giocava accovacciata sul pavimento pettinando dolcemente i capelli di una bambola. Alzò lo sguardo verso la ragazza quasi rimproverandola: “Forza vieni qui, non restare impalata come fai ultimamente.”
“Come faccio ultimamente?” Ripeté Stephanie avvicinandosi confusa.
“Sì a causa delle tue paure.”
“Chi sei? Cosa ci faccio qui?”
“Ti sei chiamata qui.”
“Non capisco…dimmi il tuo nome, per favore.”
“Sono la Stephanie di cinque anni e sono triste.”
“Aspetta cosa?!”
“Hai capito bene.”
“Perché sei triste?”
“Guarda come sei ora: abbandonata a te stessa. Ricordi l’ultima volta che sei stata felice?”
“Penso una volta, ma ho perso il conto del tempo.”
“Quando prendevamo il thè con Nancy non era solo un gioco: era vivere i sogni che volevamo dalla vita, tutto ciò che vogliamo diventare da adulti, la nostra carriera. Eravamo uniche.”
“Stephanie prima o poi bisogna svegliarsi e lasciar da parte i sogni.”
“Nessuno ti deve rinchiudere in una gabbia con i loro progetti. Devi prendere in mano la tua vita perché le cose non possono restare così come sono! È tempo di ritornare padrone della nostra esistenza.”
“Come faccio? Non si può tornare al passato?”
“Si può far rinascere il proprio presente.”
“Ultimamente Me tutto ha preso una nuova forma, il mio mondo sta cambiando e non so più che cosa sono o meglio cosa ero.”
“Riuscirai a saperlo. Non smettere mai di credere in ciò che ami.”
“Sì, hai ragione! Lo farò! Ho solo una domanda: ma ciò che compare nella mia mente è reale?”
“Tutto ciò che vedi e che senti è reale.”
Quello che fino a quel momento era stato buio si trasformò in luce. Una brezza potente d’aria fresca portò via come una foglia in autunno Stephanie guidandola in quella che doveva essere la strada per la Terra. Vide l’immagine della bambina scomparire tra quella ondata di gioia e calore, delle lacrime scesero lungo le sue guance, in quel momento si era risentita felice. Si svegliò respirando a fatica, si trovava nel letto della sua cabina e tutto era tornato a come lo aveva lasciato. Benny si sedette al suo fianco stiracchiandosi pigramente, i suoi occhi azzurri avevano le pupille dilatate e sembravano studiarla: “Va tutto bene? Respira e rilassati, hai sognato qualcosa di strano?” Stephanie lo guardò non sapendo che cosa rispondere: c’erano parole per descrivere quello che aveva appena vissuto? Fece un tentativo partendo dal principio: “Io…ho visto l’abitazione di Lucy. Erano in tre dopo la tragedia prima del rapimento…Eric abbracciava la moglie come per volerla consolare, la bambina piangeva e respirava a fatica…” Riuscì stupendosi di sé stessa il proseguo del suo sogno soffermandosi su tutti i particolari; l’amico rimase attonito bevendo dalla borraccia di metallo che aveva sul comodino come un cammello disidratato nel deserto. La ragazza concluse: “Mentre quella strana folata di vento mi riportava sullo yacht la sua voce mi ha raccomandato di conoscere Lucy e…trovare un forziere…opaco che mi sussurra qualcosa insieme al passato. Ho risentito le urla, la Bim Bum Dance ed eccomi qui! Devo dirle di conoscere Mikeal e Tommaso, potrebbe farci completare gli altri pezzi mancanti del puzzle!”
Benny pensandoci su: “Ho trovato qualcosa del genere ieri! Accendi la luce si trova sul comò bianco.” La quindicenne annuì facendo come le era stato detto. Il ragazzo sentendo dentro di lui il cuore palpitare all’impazzata, prese il cofanetto consumato dal tempo mettendosi di nuovo al fianco dell’amica. Esclamò trepidante: “Guarda c’è una fessura!”
“Sì, deve essere collegato a quella chiave che abbiamo trovato ieri, l’ho messa sopra al comodino.”
Benny prese tra delle foto di famiglia appoggiate ai piedi della lampada verde l’arnese porgendolo delicatamente nelle mani della protagonista; Stephanie toccava con il dito tremolante i contorni della pittura rossa sbiadita, a tratti persino scrostata. Era spaventata, ma entusiasta allo stesso tempo. Quell’euforia la incitò a inserire lo strumento nella serratura aprendo il cofanetto al primo tentativo: una luce debole illuminò il suo viso pallido segnato dalle occhiaie impercettibili della notte catturando la sua attenzione come un magnete. Mostrò all’amico una collana con una catenella in oro sottile e un pendaglio armonico: “Stephanie”; Benny la contemplò estasiato affermando: “Questo deve essere un altro importante segnale. È come ti avevo detto: sua figlia porta il tuo stesso nome!”
“L’ho vista in una mia visione! Penso sia stata una tra le prime: era una mattina serena e si vedeva questo ciondolo in maniera gigantesca coprendo la luce del sole, avevo tre anni, tenevo tra le mani un palloncino azzurro…ero in braccio ad una donna che mi portava verso Eric che…mi metteva questa collana al collo.”
“Stephanie possiamo aggiustare ogni cosa! Questa collana potrebbe appartenerti. Fidati potrebbe essere giusta questa ipotesi!”
“Lo ammetto: è probabile che lo sia! Io in questo posto riesco a sentirmi a mio agio. Sai, quando hai la sensazione di…”
“Per la prima volta di riuscire a essere se stessi?”
“Sì, proprio questo…ma, come lo hai fatto a scoprire?”
Benny prendendole la mano: “Stephanie so sentirti e alla fine…io e te non siamo così diversi da come sembra. Forse dovremo ascoltarci un po’ di più.”
“Hai ragione, da giugno sono cambiate molte cose.”
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