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STORIA DI UN INFERMIERE – Dai logaritmi alle sirene

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Consegna prevista Giugno 2027
Il futuro di Alberto era scritto: il Politecnico e una carriera da ingegnere. Ma la vera strada, a volte, si annuncia con il suono di una sirena. “Storia di un infermiere” è un viaggio realistico e intimo nell’emergenza territoriale. Non è un testo autocelebrativo, né un mero racconto di interventi, ma un invito rivolto a tutti per esplorare un mondo, a molti quasi totalmente sconosciuto, guardandolo con gli occhi di chi lo vive dal di dentro.
L’autore ci porta a bordo della sua ambulanza, tra le macerie del terremoto in Turchia, nell’incubo della pandemia e nei soccorsi in alta montagna.
Pagina dopo pagina, la narrazione svela quella che per gli addetti ai lavori è la “normalità”: una quotidianità in cui il carico del dolore professionale, le decisioni prese al buio e la solitudine delle sconfitte si intrecciano, in modo inaspettato, a istanti di straordinaria umanità e di pura gioia.
Oltre l’adrenalina, il libro è il manifesto di una professione in evoluzione. Mostra l’infermiere moderno come un professionista la cui empatia è sorretta da una base di studio estremamente elevata, dall’applicazione delle più aggiornate evidenze scientifiche e da una profonda autonomia decisionale. Un racconto sincero su come, unendo metodo scientifico e calore umano, si impari a restare in piedi quando tutto crolla.
 Perché ho scritto questo libro?
Il mondo dell’infermieristica ha subito un’evoluzione clinica e universitaria così rapida che la società non è riuscita a starle al passo. Ho scritto questo libro per accompagnare la popolazione dietro le quinte del nostro lavoro di ogni giorno, mostrando una realtà fatta di grande fatica ma anche di enormi soddisfazioni. Le mie pagine fotografano il metodo, le competenze e le responsabilità richieste oggi al professionista: una figura che spesso lavora in silenzio, portandosi sulle spalle un bagaglio formativo immenso, per essere in grado di gestire la sofferenza e trasformarla, quando possibile, in gioia.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Questo libro nasce dall’esigenza di raccontare l’intensità, la fatica e l’umanità del lavoro in emergenza. Sebbene le emozioni e le dinamiche descritte siano autentiche e radicate nella mia esperienza professionale decennale, quest’opera ha natura narrativa. 

Per tutelare rigorosamente la privacy dei pazienti, dei loro familiari e dei colleghi, ogni episodio è stato sottoposto a un processo di rielaborazione. Nomi, luoghi, date, caratteristiche fisiche, dettagli clinici ed esiti degli interventi sono stati modificati o sono frutto di adattamento letterario, pur seguendo un filone realistico relativamente alla figura professionale raccontata. Pertanto, qualsiasi somiglianza con persone reali, vive o defunte, o con specifici eventi di cronaca, è da considerarsi puramente casuale. 

Le opinioni espresse in queste pagine, così come le riflessioni sul sistema sanitario, sono strettamente personali e non riflettono in alcun modo la posizione ufficiale dell’Azienda Sanitaria o dell’Ente di appartenenza. Questo racconto vuole essere un omaggio alla professione infermieristica, non un reportage di cronaca. 

CAPITOLO 1

“MIO FIGLIO SARÀ UN DOTTORE”

Ho avuto la fortuna di crescere circondato da persone sempre in buona salute: durante la mia infanzia non ho mai toccato con mano la sofferenza clinica e psicologica di chi ogni giorno convive con malattie croniche e deve accettare, insieme ai suoi cari, che la vita volgerà al termine in modo diverso da come immaginava. 

Fin da bambino le aspettative dei miei genitori nei confronti miei e di mia sorella maggiore erano alte, forse nell’intento di garantirci un futuro solido, con un buon lavoro, che loro avevano dovuto conquistarsi con i denti nonostante le mille difficoltà della loro infanzia. 

Già dalle elementari, infatti, il mio percorso era praticamente scritto: “è importante leggere libri per la tua cultura”, “dopo le medie farai il liceo classico, perché è la scuola migliore che esista” e poi “all’università ti iscriverai sicuramente ad ingegneria, oppure chissà, diventerai Dottore!”. Per la popolazione media, miei genitori compresi, il Dottore era uno solo al mondo, ossia la persona laureata in medicina. 

Devo ammettere che per diversi anni accettai di buon grado le aspettative della mia famiglia: ero un bambino curioso, a cui piaceva leggere libri da adulti fin dalle scuole elementari, sbalordendo anche gli insegnanti per la complessità dei romanzi che divoravo sotto le coperte fino a notte fonda. Mi impegnavo nello studio, accorgendomi progressivamente negli anni che tendevo a comprendere e memorizzare rapidamente i concetti teorici, ma poi li dimenticavo altrettanto velocemente se non potevo correlarli a esempi pratici. 

[…]

Passarono i cinque anni di superiori, con le difficoltà di chi si chiedeva se la scelta fosse quella giusta e gli allenamenti settimanali sempre più intensi e soddisfacenti. Mi piaceva studiare, ma trovavo davvero difficile applicarmi in materie verso le quali provavo pochissimo interesse in quanto non riuscivo a trovarne l’utilità pratica nella vita quotidiana. 

[…]

Venne il momento del colloquio finale tra docenti e genitori e così mi trovai seduto di fronte ad alcuni dei miei professori insieme a mio padre. “Alberto ha una buona testa, ma forse si impegna poco nello studio.” dissero di me, chiedendomi: “hai pensato a cosa vorresti fare dopo il liceo?”. “Sì, ho provato i test per l’accademia militare, e credo li tenterò di nuovo.” risposi. “E se non andranno bene? Quale università vorresti iniziare?”. 

 La mia risposta seguì un filo strettamente analitico: “Essere iscritti all’università di ingegneria, soprattutto se nel ramo gestionale d’azienda, è un criterio che aumenta il punteggio di partenza alle selezioni per l’accademia della Guardia di Finanza. Penso prenderò quella strada.”. 

Fu così che, senza pensarci tanto su, mi iscrissi al Politecnico di Torino. Non scelsi l’università per passione né per amore delle materie, ma soltanto come ponte verso un fine più grande. 

[…]

In autunno mi presentai al Politecnico: un dedalo di aule grigie, centinaia di studenti al primo anno che prendevano appunti e copiavano fedelmente le formule matematiche scritte dal docente alla lavagna. Nessuno che conoscesse il tuo nome, nessun obbligo di frequenza, un numero di matricola per iscriversi agli appelli, ore ed ore a seguire spiegazioni di chimica, fisica, matematica, informatica completamente teoriche. Giornate intere su una seggiola di legno ad imparare nozioni a memoria, senza riuscire a vederne il collegamento con le attività pratiche che mi appassionavano. 

[…]

Quando terminavano le lezioni e attraversavo i giardinetti di fronte alla scuola, vedevo spesso i volontari con le loro divise blu e la grossa croce rossa cucita sulla schiena. Memore dei racconti di mio nonno, il quale aveva prestato servizio nei Vigili del Fuoco locali per diversi anni e partecipato ad eventi su scala nazionale, un pomeriggio decisi di affacciarmi dal cancello sempre aperto di quella sede di Croce Rossa. 

Attraversai il cortile e timidamente bussai alla porta d’ingresso. Mi aprì una signora, la quale avrei in futuro capito essere la centralinista e mi chiese di cosa avessi bisogno. In realtà non lo sapevo. Ero stato attratto dalla curiosità. “Sarei interessato a capire in cosa consiste l’attività di volontariato in Croce Rossa” dissi, sentendomi a disagio. “Certo, seguimi! ti accompagno dalla nostra segretaria.”. 

Luciana, volontaria di lunga data, segretaria della sede e colonna portante della stessa per molti anni, non perse l’occasione per accogliermi con un “sei proprio fortunato, ragazzo! Il corso di accesso è partito ieri sera! domani ci sarà la seconda lezione e se vuoi puoi venire a seguirla. Ti preparo tutti i documenti per l’iscrizione.”. 

Non era esattamente ciò che avevo immaginato, eppure tornato a casa ne parlai con i miei genitori e il giorno dopo, alle 20.30 ero seduto nelle ultime file del salone della formazione. Tra i discenti incontrai due vecchi compagni della squadra di calcio: Simone si era iscritto perché l’attività di volontariato conferiva punti per la carriera militare, Roberto, esattamente come me, non era in grado di argomentare in modo esaustivo il motivo per cui fosse lì. Tutti e tre non sapevamo che quella decisione avrebbe cambiato radicalmente il nostro futuro. 

2026-09-12

Aggiornamento

Per festeggiare il traguardo del 70% delle prevendite, ho pensato di condividere con voi l'indice del libro! * CAPITOLO 1 - "MIO FIGLIO SARA' UN DOTTORE" * CAPITOLO - 2 SCORDATEVI L'AREA CRITICA * CAPITOLO 3 - L'ULTIMO TIROCINIO * CAPITOLO 4 - ISTRUTTORE * CAPITOLO 5 - CERCASI RELATORE * CAPITOLO 6 - MI VIENI A PRENDERE IN STAZIONE? * CAPITOLO 7 - PROFESSIONISTA * CAPITOLO 8 - BUON COMPLEANNO * CAPITOLO 9 - ARRIVEDERCI * CAPITOLO 10 - CONCORSO * CAPITOLO 11 - DA VOLONTARIO A INFERMIERE * CAPITOLO 12 - R04Z * CAPITOLO 13 - BUONE FESTE * CAPITOLO 14 - EROI UNTORI * CAPITOLO 15 - PROFESSIONISTI NON TROPPO LIBERI * CAPITOLO 16 - COOPERAZIONE * CAPITOLO 17 - HATAY * CAPITOLO 18 - LA SCOSSA * CAPITOLO 19 - SULLA NEVE * CAPITOLO 20 - SOTTO LA LENTE * CAPITOLO 21 - TANTO VADO PIANO * CAPITOLO 22 - SULLA STRADA * CAPITOLO 23 - SICUREZZA * CAPITOLO 24 - I BIMBI FANNO PAURA * CAPITOLO 25 - ANNIVERSARIO * CAPITOLO 26 - IL CERCHIO * CAPITOLO 27 - QUESTIONE DI METODO * CAPITOLO 28 - DOMANI Storia di un infermiere non è soltanto un'autobiografia. È il percorso per diventare infermiere dell'emergenza territoriale partendo da volontario del soccorso, fatto di sconfitte e gioie. È informazione alla popolazione. È racconto di studio, dedizione e opportunità. Leggere Storia di un infermiere porta chi non fa questa professione a vedere le cose da un altro punto di vista: quello di chi si muove in senso contrario, verso quei posti da cui i più vorrebbero fuggire. Grazie!
2026-09-05

Aggiornamento

Dalla presentazione del libro appena conclusa è emersa chiaramente una cosa: questo libro è per tutti, soprattutto per coloro i quali non conoscono a fondo il mondo di Alberto e dell'emergenza extraospedaliera. Perché leggerlo se non si lavora in sanità? - Per guardare oltre gli stereotipi: si scopre la vera natura della professione, comprendendo come dietro le decisioni prese in autonomia su un'ambulanza ci sia un professionista che necessita di una base di studio accademico, anche di livello magistrale, estremamente elevata. - Per l'umanità del racconto: è la storia universale di chi ha avuto il coraggio di lasciare la via sicura per seguire una vocazione viscerale. Si vivono le paure nascoste sotto la divisa, dal terrore di fronte a un'emergenza pediatrica alle fatiche tra le macerie del terremoto in Turchia. - Perché ci riguarda da vicino: il libro dimostra concretamente che il primo anello della catena di sopravvivenza siamo proprio noi cittadini e che la nostra preparazione al primo soccorso fa la differenza tra la vita e la morte. Siete pronti a diventare parte integrante della catena del soccorso?
2026-09-05

Evento

https://calendar.app.google/2Gp1J9US32qSSrPr7 https://calendar.app.google/2Gp1J9US32qSSrPr7 Presentazione online del libro! Vi racconterò perchè ho deciso di scriverlo, darò qualche anticipazione su cosa leggerete e risponderò alle vostre domande
2026-08-31

ASSOCARE NEWS

2026-08-28

Aggiornamento

Abbiamo oltrepassato le 60 copie in pre-ordine in soli 3 giorni! Grazie per il supporto! Se potete inoltrate il messaggio ai vostri contatti, soprattutto a chi non lavora in ambito sanitario così che possa conoscere il nostro mondo! 💪🏻

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Cosa succede davvero dall’altra parte di una sirena? Questo libro ci porta a bordo di un’ambulanza del 118, catapultandoci in un mondo in cui l’adrenalina dell’emergenza si scontra con la straordinaria umanità di chi sceglie di correre là dove tutti gli altri vorrebbero fuggire.

    Dimenticate i cliché e le narrazioni fatte solo di drammi: tra queste pagine c’è spazio per la tensione dei momenti critici, ma anche per i sorrisi inaspettati, l’ironia e la leggerezza di un gruppo che sa stringersi attorno a una risata per ricaricare le pile. È un viaggio sincero, intimo e travolgente dietro le quinte del soccorso, dove la vulnerabilità più profonda convive con una forza inaspettata.

    Una lettura che vi farà guardare a chi indossa quella divisa con occhi completamente nuovi, lasciandovi il desiderio di scoprire, pagina dopo pagina, dove vi porterà il prossimo intervento. Siete pronti a salire a bordo?

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Alberto Pautassi
Infermiere dell'emergenza urgenza territoriale, appassionato di montagna e sport outdoor, ho unito ciò che ho studiato con ciò che più mi piace.
Mi occupo di soccorso in ambulanza, ma anche su comprensori sciistici, in scenari internazionali e in ambienti non comuni.
Nel tempo libero mi formo e faccio formazione, vivo la montagna e viaggio in mountainbike.
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