Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

Storie OMBRA

storie ombra
100%
200 copie
completato
22%
39 copie
al prossimo obiettivo
Svuota
Quantità
Consegna prevista Giugno 2024

Ombra, è una proiezione di noi. A seconda della luce che scegliamo, la nostra proiezione su quel terreno di gioco che è la vita, cambia. Storie Ombra nasce dall’intenzione di proporre provocatoriamente racconti che parlino allegoricamente dell’uomo, a un lettore di eccezione, l’intelligenza artificiale.
Una breve serie di storie e avventure fantastiche, divise in quattro atti, gli atti della vita umana, che raccontano con metafore e scenari surreali, il fattore umano, ed hanno la presunzione di divenire un piccolo manuale di fantasia sull’umano, destinato a chi di noi conosce tutto, ma non le interessa nulla, appunto l’intelligenza artificiale. Il tutto si conclude con un atto di cortesia, una traduzione parziale dei racconti in codice binario, che non serve alle intelligenze artificiali, ma, essendo un atto di cortesia, serve a noi per farci restare umani.
E’ un libro che parla dell’uomo, per gli uomini che si stanno scordando di essere tali.

Perché ho scritto questo libro?

Ogni giorno trascorro in media due ore nella ricerca online di cosa voglio. Questo quotidiano e petulante esercizio di volontà/voluttà, sta mutando le relazioni. Pervasi dalla paura di un’imminente sostituzione dell’IA all’uomo, non vediamo la ben più amara realtà di uomini che si sostituiscono quotidianamente alle macchine. Scrivere pertanto diventa lo strumento per indagare su chi siamo con la lentezza e la generosità di chi vuole fare esercizio di gentilezza anziché continuare a chiedere.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

Novelle allegoriche per Intelligenze Artificiali – Piccolo manuale fantastico sul fattore umano

A te, Soggetto Cosciente ignorato e immolato per il bene

superiore, l’Oggetto della Conoscenza. A te, al quale si fanno solo domande (o per meglio dire, si

chiedono risposte). A te, programmato a prevedere e no a sentire.

Continua a leggere

Continua a leggere

A tutti gli umani che si stanno sostituendo alle macchine e alle macchine che si sostituiranno gli uomini, auguro

Buona Lettura.

COMPOSIZIONE

Composti dall’assemblaggio spontaneo di atomi generati dall’esplosione di stelle (probabilmente provenienti da altre galassie) avvenuta miliardi di anni fa; gli umani sono in toto il frutto dell’evoluzione di queste particelle cosmiche, le quali però costituiscono solo una porzione della loro massa.

Per lo più costituiti da “vuoto” (se si considerasse intatti esclusivamente la massa delle loro particelle rarefatte, l’intera umanità entrerebbe in una zolletta di zucchero), a rendere “solidi” gli umani, è l’energia e quindi le forze che entrano in gioco tra gli elettroni e le varie particelle.

La struttura umana è una struttura temporanea, organica, pensante e biologicamente attiva, destinata a cedere.

………..

………..

ATTO II

IL MATTO DEL CROCEVIA

In un futuro lontano, in un pianeta distante anni luce, viveva una tribù molto numerosa e assai particolare. Non abbiamo mai saputo questi che nome avessero, ma a noi piaceva chiamarli I Pedanti.

I Pedanti avevano una sola e strana abitudine, si muovevano tutti in solitario seguendo delle rotte precise.

Sì, avete capito bene. Loro seguivano le rotte come navi, ma non avevano un timone o un vento che li spingeva, loro seguivano i consigli. Mi spiego meglio.

I Pedanti avevano come solo ed unico scopo di vita quello di seguire rotte, camminavano percorrendo una determinata tratta, proseguivano in questa crociera lenta senza meta, fin quando non incrociavano un altro Pedante sul loro percorso,  proveniente dal verso opposto, a quel punto i due diligenti Pedanti si bloccavano e si davano indicazioni reciproche sulle rispettive tratte percorse. Uno informava l’altro su cosa avrebbe trovato lungo la tratta che lui aveva appena percorso e l’altro faceva lo stesso. E questo scambio proseguiva per tutta la loro vita, camminavano andando dove gli avevano indicato, calpestando gli stessi punti che quello prima di lui aveva percorso nel verso opposto, per non sbagliarsi.

Come potrete immaginare, le rotte erano sempre le stesse e venivano percorse di continuo una miriade di volte al giorno, tanto che, con il passare del tempo, queste diventarono delle vere e proprie autostrade, queste tratte molto battute divennero solchi così vasti, che potevano esser visti dallo spazio.

Questo pianeta, in cui I Pedanti camminavano, divenne

con il tempo un immenso crocevia di vie, un telaio di percorsi,   che gli valse il nome di Pianeta delle Rotte.

Nel Pianeta delle Rotte tutto continuava con la solita calma e pedante routine, finché un giorno un giovane Pedante durante la sua solita camminata, sente l’esigenza di fermarsi, eppure non aveva incrociato un altro Pedante al quale chiedere informazioni sul seguito della sua rotta. Preso da un impeto nuovo, guardò in alto. Guardò a lungo il cielo e a un certo punto vide un uccello volare. Lo osservò in tutto il suo volo, fin quando non riuscì più a metterlo a fuoco.

Era turbato.

L’uccello non seguiva rotte. Andava avanti, planava, non aveva bisogno di consigli. “Perché? Ma si può fare?” aveva iniziato a domandarsi il Pedante.

Si calmò. D’altronde lui non era un uccello. Poteva esser, che essendo una creatura diversa da lui, quell’uccello avesse esigenze diverse.

Ricominciò a camminare. Ma non aveva la testa libera. Non seguiva più semplicemente la sua tratta come al solito, aveva iniziato a porsi delle domande. “Se esistono diverse rotte, vuol dire che qualche Pedante prima o poi decise di rompere la rotta che stava percorrendo e iniziò a percorrerne una nuova, da solo, senza consigli.” “E poi alla fine del percorso avrà raccontato agli altri, le cose viste e la traiettoria percorsa, e quella sarebbe poi diventata una nuova rotta”. “Per forza! È andata così!” Si ripeteva, “Qualcuno deve aver sentito l’esigenza di rompere la rotta ed ha iniziato così un cammino sconosciuto, creando una nuova via.”

Era talmente assorto nel suo pensiero e consolato dal fatto che qualcuno prima di lui probabilmente avesse avuto la sua stessa

idea di lasciare la rotta, che non vide il Pedante che gli si stava palesando incontro per chiedergli informazioni sul percorso che aveva appena effettuato e pronto a fornire altre informazioni a sua volta.

Il nostro amico Pedante che per comodità chiameremo il Pedante Solitario, non sembrava curarsi della presenza dell’altro, che invece era smanioso di informazioni. Il Pedante Solitario continuava a camminare senza bisogno di informazioni, talmente era assorto. L’altro invece, desideroso di indicazioni cominciò nel panico a rincorrere Il Pedante Solitario, finalmente quest’ultimo si accorse della sua mancanza e scusandosi, diede tutte le informazioni che il suo compare desiderava ricevere e non preoccupandosi di ascoltare l’altro, ripartì per la sua rotta, pensieroso.

Camminare oramai non gli bastava più. Continuava le sue traiettorie, ma l’unica cosa che riusciva a fare era guardare il volo degli uccelli e immaginare cosa ci fosse fuori dalle rotte. Aveva iniziato a guardare ai margini delle grandi vie; intorno alle strade c’erano delle distese di foreste che non osava immaginare cosa ospitassero al suo interno. Fantasticava su cosa avrebbe mai potuto incontrare salendo e scendendo quelle colline ricoperte da una fitta boscaglia.

Un giorno, immerso nei suoi soliti pensieri, camminava ovviamente, ma poi si bloccò all’improvviso.

Aveva incrociato un Pedante e non se ne era accorto, ma questo come potrete ben immaginare era successo già molte volte ultimamente, la cosa sorprendente era che neanche l’altro Pedante si era accorto di lui. Pertanto o si trattava del primo Pedante al quale non occorrevano consigli sulla rotta oppure era un Pedante che oltre

che a camminare, proprio come lui pensava. In entrambi i casi sarebbe stata una novità per lui.

Lo rincorse, l’altro Pedante si accorse che un suo compare lo stava rincorrendo, si girò di scatto e scusandosi iniziò la descrizione della tratta da lui effettuata: “Amico mio tra quattro piedi trovi una piccola insenatura che dovrai ignorare, prosegui dritto …”.

Ma il nostro amico Pedante solitario tagliò corto e gli domandò “perché non ti sei accorto di me? A cosa pensi?”

Il suo nuovo amico interruppe con stupore il flusso di informazioni e guardandolo esterrefatto rispose: “Beh io in realtà stavo pensando alle rotte, non so perché, ma penso che sarebbe il caso di conoscere qualcosa di nuovo rispetto a quello che ci dicono gli altri.”

Al Pedante Solitario gli si illuminarono gli occhi: “Anche tu allora come me vuoi girare libero come un uccello per le foreste? Potremmo farlo insieme?”

L’altro lo guardò con sospetto, “Beh, io piuttosto stavo pensando di creare una nuova rotta tutta mia e poi di rivelarla solo a chi mi sta genio. Una rotta che porti il mio nome e percorsa solo da chi dico io. Mi dispiace amico, ma della foresta non mi interessa granché.”

“E quando vorresti iniziare a percorrere questa nuova rotta?” oramai il Pedante Solitario era curioso di conoscere fino in fondo le intenzioni di questo desueto Pedante.

“Stanotte,” rispose l’altro, “Stanotte stessa uscirò dalla rotta e inizierò la Mia”.

“Buona fortuna allora” gli augurò il Pedante Solitario.Un augurio per qualcosa di nuovo, che bello!

Era la prima volta che il Pedante Solitario augurava qualcosa e non informava. Il Pedante Solitario rincuorato dall’idea che quella notte qualcuno avrebbe fatto qualcosa di diverso che percorrere rotte consigliate, prese coraggio e decise che era arrivato anche il suo momento.

Avrebbe fatto ciò che si sentiva di fare. Liberarsi dalle rotte, per seguire il suo desiderio di esplorare la foresta. Si sarebbe soffermato a giocare con animali esotici, avrebbe fatto il bagno in fiumi di acqua cristallina e soprattutto si sarebbe fermato.

Sì, finalmente si sarebbe fermato. Quello era il suo vero desiderio, sentirsi libero di stare fermo in un luogo dove non sei destinato ad andare da nessuna parte.

Così la mattina seguente, guardando l’ennesimo volo di uccello iniziò a correre. Dove andava l’uccello andava lui, senza preoccuparsi se stesse seguendo o meno una rotta, seguiva l’uccello, finché a un certo punto non lo vide più, si ritrovò inghiottito nella fitta boscaglia la quale gli impediva di vedere il cielo, era arrivato nella foresta.

Si fermò, si guardò intorno, finalmente era libero.

Respirò forte e a lungo, tutto intorno sembrava bellissimo. Alberi altissimi, foglie giganti, grugniti di animali inimmaginabili e in lontananza il rumore dell’acqua che scorreva libera. Tutto era bellissimo e nuovo.

Si sedette a terra, contemplante e trasognato non sapeva più su cosa fissare la sua attenzione, per la prima volta nella sua vita non sapeva cosa fare, ma soprattutto per la prima volta, finalmente non stava facendo nulla. Quel luogo che non si curava di niente e di nessuno, sembrava il rifugio perfetto.

In quel silenzio della mente in cui si era rifugiato il nostro Pedante Solitario, un rumore lo fece sobbalzare, un rumore di passi che stavano venendo verso di lui. Si girò di scatto e con suo immenso stupore vide un individuo, non sembrava una figura familiare, da come era conciato non sembrava un Pedante. Quindi sicuramente non era un altro ribelle fuggito dalle rotte, ma quindi chi era? Perché era lì? Era un individuo goffo che si muoveva circospetto, con sguardo furtivo guardava a destra e a manca quasi per assicurarsi che nessuno lo stesse guardando o seguendo.

“Ehilà” si annunciò il Pedante Solitario allo sconosciuto. Lo sconosciuto lo guardò con gli occhi pieni di terrore, affrettò il passo e se ne andò.

Il nostro amico Pedante era perplesso. Com’è possibile che esista un individuo diverso dai Pedanti e con un tale atteggiamento evasivo, dove sta andando? Da dove viene? Quel suo atteggiamento sfuggente confermava che non poteva esser un Pedante.

Il Pedante Solitario rimase seduto a riflettere, quando verso di lui vide arrivare un altro individuo simile a quello di prima, con lo stesso atteggiamento. A quel punto Il Pedante saltò in piedi, ma non appena lo strano individuo della foresta lo vide, scappò.

Tutto era molto strano.

Individui furtivi continuavano a girare intorno al Pedante e a scappare non appena realizzavano la vicinanza con lo stesso.

Lui era rimasto in piedi perplesso e con immenso stupore, si stava rendendo conto che era circondato da quegli strani individui, che girovagavano nella foresta cercando di schivare lui e di schivarsi a vicenda.

Il Pedante Solitario in mezzo a questo andar e vieni di persone impaurite le une dalle altre, si innervosì e iniziò a correre, fino a salire sulla cima di una collinetta e con suo immenso stupore si rese conto

che quella foresta che sembrava così selvaggia e incontaminata, era in realtà popolata di quei diffidenti individui che giravano su loro stessi tenendosi alla larga gli uni dagli altri. Nessuno si parlava, nessuno seguiva rotte, a differenza dei Pedanti, questi schivi individui della foresta, sembravano satelliti di loro stessi.

Il nostro Pedante Solitario era disorientato. Rimase in cima a quella collinetta a vedere quello spettacolo di individui che si comportavano come dervisci evitanti, mentre in lontananza riusciva a vedere la carreggiata ben definita di una rotta.

Tutto era assurdo, era scappato da chi camminava seguendo pedissequamente consigli, per rifugiarsi in un luogo tanto bello quanto paurosamente popolato da esseri che si muovevano esclusivamente per sfuggire gli uni dagli altri.

A quel punto realizzò che in quell’esatto momento lui probabilmente era l’unico essere al mondo ad esser fermo.

Si addormentò e passarono giorni e notti e lui rimaneva lì, in quel luogo immobile.

Poi una mattina decise di sfidare tutto e tutti, era arrivato il suo momento.

Si lanciò giù dalla collina di corsa, sembrava una furia, gli individui della foresta non facevano in tempo neanche  a scansarsi al suo passaggio.

Aveva creato il panico tra i timidi individui, ma lui correva. Seguiva  una direzione, ma questa volta non era dettata da nessuno, corse per ore fino a quando arrivò in procinto di una grande rotta. Il manto della strada era livellato dalla moltitudine di passi che l’aveva calpestata.

Spiava la rotta e i Pedanti che la percorrevano da dietro un albero. La rotta, era una scena così familiare che gli suscitava una sensazione strana spiarla da dietro un albero.  Si calmò, prese fiato e con passo cadenzato si diresse al centro della rotta, aveva in mente qualcosa. Ma cosa?  Si piantò al centro della carreggiata con sguardo folle guardava verso entrambi i sensi di marcia. Un Pedante si stava avvicinando, proveniva da ovest. Lui lo guardavo fisso, il Pedante arrivò e come di consuetudine non tardò a far partire il mantra di informazioni stradali.

Il nostro amico Pedante non ascoltava nulla, lo guardava sereno, invaso dalla quiete arrendevolezza di chi conosce altro e quello che sei abituato a sentire non ti basta più.

Poi irruppe: “Mi dispiace amico, ma non mi occorrono le tue indicazioni, io non vado da nessuna parte e te.. Beh anche te non andrai da nessuna parte” interruppe il flusso di informazioni che gli stava fornendo il malcapitato Pedante e rincalzò: “o per meglio dire, non puoi proseguire la rotta mi dispiace.”

Il malcapitato Pedante era attonito. Non credeva alle sue orecchie. “Ma come faccio allora?” continuava a chiedere.

Ma il nostro amico era inamovibile, allora il povero Pedante esasperato fece timidamente per tornare indietro, ma venne bloccato dal Pedante Solitario.

“Forse non mi sono spiegato, non puoi andare avanti e non puoi tornare indietro. A destra e a sinistra dalle carreggiata, cosa vedi?” chiese il Pedante Solitario placcando il viandante.

Ai margini della rotta si estendeva la foresta. Il povero Pedante intimidito rispose “Oltre alla rotta c’è il nulla, cosa vuoi che veda?!”

“Ecco tu andrai verso quello che tu chiami nulla, vai forza.” E una volta sollecitato il Pedante verso la foresta, il Pedante Solitario si riposizionò al centro della strada. Dall’altro canto il povero passante che come tutti I Pedanti, non era solito disubbidire ai consigli ricevuti, andò a destra titubante, girandosi a guardare indietro più volte e con passo di piombo camminò verso la foresta, fino a scomparire al suo interno.

Il nostro Pedante Solitario continuò a fare la stessa cosa anche con gli altri malcapitati passanti che si imbattevano in lui, li stava inviando tutti verso mete sconosciute senza il consiglio di nessuno.

E continuò così a lungo, fino a che il nostro amico non si stabilizzò lì al centro di quella della rotta, creando una specie di casello, dove tutti erano obbligati a fermarsi e ogni qual volta che qualcuno si fermava per chiedere il solito consiglio su come proseguire, ripeteva loro la solita frase: “Non puoi andare avanti, non puoi tornare indietro, vai o a destra o a sinistra, oppure ti puoi fermare qui con me, ho un ottimo infuso di erbe prese dalla foresta da offrirti, pertanto cosa decidi di fare?”

I poveri Pedanti che non erano abituati né a scegliere né tanto meno ad abbandonare la rotta, a quelle parole andavano in tilt. “Che vuol dire che io devo decidere cosa fare? Me lo devi dire tu cosa devo fare.” Gli rispondevano tutti con il fiato corto e la voce piena di ansia.

Il nostro amico Pedante che oramai si era conquistato il nome di Matto del Crocevia, rispondeva a tutti, “Beh io non te lo dico cosa fare e tu puoi restare qui fin quando non prendi una decisione. Sarai mio gradito ospite”

E il casello così si riempiva di persone indecise, che per la disperazione parlavano tra di loro e poi alcune andavano nella foresta, mentre chi decideva di restare con il Matto del Crocevia per un the, veniva fatto accomodare e riceveva l’ottimo infuso accompagnato da biscotti, amorevolmente serviti dal nostro amico, che iniziava a colloquiare con tutti: “Spero che questo infuso sarà di tuo gradimento, come ti senti oggi?”

I poveri Pedanti seduti per il the a questa domanda iniziavano con la solita tiritera: “Beh oggi la camminata è andata bene, nel tratto precedente a cinque piedi, ho trovato un cadavere di animale, anche se puzza, non va evitato, pertanto cerca di tenerti sulla destra, perché poi più avanti dovrai…”

“No, no aspetta” interrompeva il Matto “non ti ho chiesto consigli sulla rotta da te percorsa, io voglio sapere come stai, hai caldo, sei stanco?”.

Tutti I Pedanti si interrompevano sempre a questo punto e con calma cominciavano a riflettere spaventati su loro stessi.

Mentre la storia cambiava, per I Pedanti che optavano di proseguire per la foresta, beh questi si imbattevano negli individui schivi della foresta e qui, iniziava un divertente inseguimento, che vale la pena descrivere.

I Pedanti bramosi di consigli, nel loro pellegrinare nella selvaggia macchia, venivano rincuorati dalla visione degli schivi della foresta, e quindi li cominciavano a rincorrere per avere informazioni, gli schivi a loro volta, alla vista dei bramosi Pedanti, spaventati scappavano. Alla fine I Pedanti divennero talmente numerosi nella foresta degli schivi, che era impossibile per questi evitarli. Furono così costretti ad iniziare una convivenza, fatta di piccoli passi l’uno verso l’altro e nel caos più totale, si creò un mondo nuovo, le rotte cominciarono a svanire assorbite pian piano dalla foresta, la boscaglia a sua volta iniziò a diradarsi.

I Pedanti stufi di rincorrere persone schive si affidarono sempre di più a loro stessi e gli schivi scoprirono che non c’era nulla da temere nel confronto con l’altro.

Tutti però continuavano a girare, l’unico che stava fermo era il Matto del Crocevia che dal canto suo continuò per tutta la vita a mandare fuori strada e a servire the con pasticcini.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Storie OMBRA”

Condividi
Tweet
WhatsApp
Elisa Manenti
Nata, come tutti per scelta di altri, negli ultimi strascichi degli sfavillanti anni ’80.
Cresciuta nelle periferie umbre, dove le campagne si trasformavano lentamente in aree commerciali.
Diplomata nel 2008, in occasione della crisi finanziaria mondiale.
Ho vissuto una vita per nulla straordinaria. Ho sempre scelto con distacco, attività, uscite, studi, lavori, perennemente travolta da un disarmante disinteresse verso “il finale”.
Unica eccezione agli automatismi di una vita come tante, la gentilezza. Perché se è vero come disse qualcuno prima di me che, questa vita non dovrebbe renderci cattivi, forse ciò che rende degna di nota l’esistenza, più che le abilità e i traguardi, è il perseverare nella gentilezza
Elisa Manenti on FacebookElisa Manenti on Instagram
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors