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Stringi la mia vita. Storia di una crocerossina

Stringi la mia vita. Storia di una crocerossina

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Dicembre 2022
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Una giovane donna, crocerossina, a New York, sul finire degli anni Cinquanta del secolo scorso. Scelte difficili da compiere come quella di assistere i detenuti del braccio della morte che avevano offerto la loro vita per sperimentazioni scientifiche. Il suo cuore è, però, in Italia dove ha lasciato il fidanzato della sua adolescenza e giovinezza. Il loro è un amore contrastato da diversi ostacoli, in particolare dalle loro differenti visioni del mondo e da un padre molto severo. E poi il suo contributo fondamentale nel Comitato sanitario delle Olimpiadi di Roma del 1960 e il ritorno nella città natale con tutto da ricominciare sul piano affettivo e professionale. Ma il tenue filo di una casa continuerà a legarla al suo antico amore. Il ritratto di una donna di qualità delineato da chi l’ha conosciuta e ha toccato con mano la sua grande umanità e lo spirito di dedizione agli altri che ne hanno profondamente modellato il volto e l’anima.

Perché ho scritto questo libro?

Il libro nasce da una promessa che ho fatto alcuni anni fa a un’anziana parente di mia madre, la cui vicenda esistenziale, particolare e intensa, mi ha affascinato. La storia di Etty mi è parsa una vita da raccontare: è stata grande nella quotidianità e ha illuminato il piccolo spazio di mondo dove è passata. Poiché era una crocerossina molto amata, il comitato della Croce Rossa di Mortara e di Pavia mi hanno già dato il loro patrocinio e hanno accolto con gioia l’idea del libro a lei dedicato.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Parte prima

A New York

Dal primo capitolo

(…)

Ettorina era partita una settimana prima con la morte nel cuore portandosi via il dolore per la lontananza da Carlo, suo fidanzato, per la perdita della sua amica Caterina, sorella di Carlo, e per il comportamento di entrambi i genitori verso di lei, ma nel giro di qualche giorno il suo stato d’animo era cambiato: la sofferenza era ancora lì, ma dopo tanto tempo tornava a riassaporare un’altra condizione del tutto nuova che, in una parola, si sarebbe potuta chiamare fiducia. Il cuore ne era pieno pur avendo sperimentato la pochezza della sua fede, intiepidita davanti alle difficoltà della vita, così fragile da lasciarsi determinare dal peso delle cose tristi.

Sarà stato il fatto di avere contribuito alla nascita di una nuova vita o di avere soccorso Tommaso e di essersene presa cura o ancora di avere aiutato diverse persone, il risultato era che il suo umore si era decisamente volto al bello. Era una giovane crocerossina, fiera del suo compito che era proprio quello di curare e servire gli ammalati e i deboli.

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Nell’attesa di vedere suo fratello, che avrebbe dovuto essere già lì, Etty si guardava intorno e controllava il ragazzino che si era allontanato a osservare i traffici del molo.

Quel giorno il via vai delle prime ore del mattino si stava stemperando, dal momento che era quasi mezzogiorno e, anche in una città come New York, ci si preparava a mangiare. Pierluigi non si vedeva. Lo aveva già aspettato più di un’ora e ormai la sua presenza e quella del ragazzino, che evidentemente dipendeva da lei, attiravano lo sguardo di più di un passante.

Ettorina Sampietro, Etty appunto, non aveva un’aria dimessa, al contrario. Era vestita con una certa cura pur essendo molto semplice il suo abitino azzurro di cotone, stretto in vita e con la gonna svasata. Lo completava un golfino, di un tono più chiaro di colore, che era stato però riposto nella borsa, dal momento che la giornata era calda e piacevole. La baia di Hudson faceva arrivare dall’oceano una bella arietta che rendeva possibile stare fermi sotto il sole. 

Chi la vedeva lì seduta, in attesa, si immaginava che presto sarebbe venuto a prenderla qualcuno: un parente già immigrato negli States oppure, chissà, un fidanzato. La giovane era bella: di carnagione chiara con occhi scuri grandi e profondi; capelli lunghi castani ondulati le incorniciavano il volto dai tratti regolari, illuminato da un bellissimo sorriso che in quei momenti per la verità si faceva fatica a indovinare. Il bambino non le assomigliava per nulla perché bruno di capelli e con occhi chiari, ma appariva molto affezionato a lei.

Il transatlantico aveva costeggiato il centro di raccolta degli immigrati di Ellis Island, chiuso solo cinque anni prima, poi aveva attraccato al molo e aveva fatto scendere il suo carico di sogni e di speranze. I passeggeri avevano superato innumerevoli controlli alla partenza ed ora potevano iniziare la loro vita nella grande città. La maggior parte di loro si recava a New York per cercare fortuna. Lei no. Lei aveva un biglietto di prima classe ed avrebbe lavorato lì, sempre che suo fratello si palesasse.

L’attesa iniziava a farsi troppo lunga. Era preoccupata, ma riusciva ancora a controllarsi. Per ingannare il tempo ripensò agli ultimi avvenimenti accaduti nella sua famiglia. Lei era la primogenita di Carlo Sampietro e Maria Scarabello, nata il primo giorno dell’anno 1927 a Candia Lomellina; i suoi erano possidenti terrieri e quindi avevano condizioni di vita agiata tanto che avevano permesso a lei e al fratello di seguire studi prestigiosi. Infatti, si era laureata in Letteratura francese, otto anni prima, alla Sorbona, dopo avere frequentato il Liceo presso il collegio San Carpoforo di Como. Non contenta della laurea in lingue, tornata a Mortara nel 1950, era entrata nel corpo della Croce Rossa e aveva studiato medicina divenendo infermiera professionale. Il fratello invece aveva manifestato un grande talento musicale. Aveva iniziato a suonare il pianoforte a sette anni guidato dal suo primo maestro Ettore Schinelli e poi, di conservatorio in conservatorio, aveva superato brillantemente tutti i suoi esami. Era uscito dal seminario diocesano per continuare gli studi pianistici e concertistici frequentando il Conservatorio di Santa Cecilia a Roma e conseguendo vari diplomi di perfezionamento, compreso il diploma di direzione d’orchestra, fino ad arrivare al prestigioso Mozarteum a Salisburgo sotto la guida del Maestro Wuhrer di Vienna. Il triennio 1950-1952 era stato strepitoso: egli era acclamato dalla critica italiana e straniera; si diceva che fosse un genio e che avrebbe ottenuto grandi successi. Ma le cose non erano andate proprio così. Si era stancato subito di pazientare ed era andato in America viaggiando in tutto il nuovo continente, dall’Argentina al Brasile fino al Messico e poi negli Usa.

In pensiero per lui, essendo Pierluigi un giovane non troppo affidabile e non ancora maturo pur avendo 30 anni, i genitori gli avevano mandato Etty che avrebbe dovuto contenerne l’irrequietezza, soprattutto ora che stava per sposarsi con una giovane siciliana di famiglia immigrata da tempo a New York. Etty aveva solo un anno e un mese più di Piero, ma era di tutt’altra pasta: determinata, tenace, con le idee chiare e con un forte senso del bene e del male. Non conosceva compromessi e aggiustamenti di sorta con la sua coscienza. La visita al fratello per le nozze di lui la rendeva certamente contenta, ma sospettava che i genitori la volessero accanto a Pierluigi per aiutarlo a trovare un’occupazione stabile che non fossero le saltuarie collaborazioni con orchestre e teatri degli Stati Uniti. Dalle lettere che Pierluigi inviava sembrava fosse in difficoltà economica per cui bisognava intervenire. In realtà, il papà di Etty avrebbe voluto anche che la figlia, allontanandosi da colui che si ostinava a voler sposare, lo avrebbe dimenticato, magari incontrando qualcun altro. L’ostinazione di Carlo Sampietro era almeno pari alla ostinazione della figlia nel volere realizzare il suo sogno.

I genitori di Etty avevano fatto il diavolo a quattro per separarla dall’uomo che amava così, per lasciare calmare le acque, i due innamorati avevano deciso di non vedersi pubblicamente per qualche tempo, ma di continuare a scriversi. Poi la questione dell’America e di Pierluigi li aveva gettati nello sconforto. Sempre molto decisa e sicura di fronte ai genitori e a chi la ostacolava, Etty non andava mai fino in fondo nelle sue scelte se quelle stesse scelte avessero significato arrecare sofferenza ai suoi cari che, pur sbagliando, meritavano comunque il suo rispetto. Per questo aveva acconsentito alla richiesta di andare qualche mese a New York dove si trovava il fratello. Lei e Carlo non erano più giovani, 31 anni lei e 32 lui, ma avevano aspettato così tanto che qualche mese non avrebbe fatto molta differenza. Sarebbero di certo tornati insieme molto presto.

Il loro amore avrebbe trionfato davanti a tutte le difficoltà proprio perché era vero e profondo.

Così si era ritrovata sul molo di New York, dopo avere compiuto un grande sacrificio, ma Pierluigi non si vedeva. Senza accorgersene aveva preso la testa fra le mani e con i gomiti sulle ginocchia pensava al da farsi! Nella borsa aveva l’indirizzo del Columbus Hospital che si trovava nella Diciannovesima Strada. Ecco dove sarebbe andata: avrebbe preso un taxi e si sarebbe recata direttamente dalle suore di Madre Cabrini. Sapevano che sarebbe arrivata, anche se l’aspettavano per domenica. Ed era solo martedì! In quei cinque giorni avrebbe dovuto rimanere da Pierluigi che invece non si vedeva.

Could I help you?

Una voce calma e sicura si rivolse a lei che alzò gli occhi e vide una giovane suora. L’abito era proprio quelle delle madri cabriniane. Possibile?

Thank you very much. Yes, I need you.

-Sei italiana?

La suora era passata alla lingua italiana poiché aveva riconosciuto l’accento della sua patria che aveva lasciato cinque anni prima dopo avere pronunciato i voti definitivi. Il severo abito nero della congregazione, indossato con eleganza dalla religiosa, faceva uno strano contrasto con il candore della carnagione e il chiarore degli occhi che, pensò Ettorina, avrebbero conquistato chiunque tanto erano dolci e buoni.

Suor Rosa Anna, insieme a una o due consorelle, a ogni arrivo di piroscafo, era pronta ad accogliere gli immigrati. Quella volta era venuta sola. La visita ai moli di sbarco era parte della loro missione che consisteva nel prestare soccorso soprattutto ai più indigenti. Si trattava di singoli individui ma anche di nuclei familiari che talora non sapevano dove andare. Alcuni non avevano proprio niente per cui l’intervento delle suore missionarie del Sacro Cuore di Gesù era davvero provvidenziale. Tuttavia, la maggior parte dei passeggeri sapeva dove recarsi o aveva già qualche parente o compaesano che li avrebbe ospitati.

-Sì, sono italiana. Si capisce così tanto, allora. E pensare che ritenevo di avere un buon accento.

Etty cercò di scherzare e di alleggerire l’angoscia che stava provando in quel momento.

-Oh, lei è un angelo mandato dalla Provvidenza. Grazie! Le confesso che ero sull’orlo della disperazione! – Continuò.

-Che parola impegnativa ‘disperazione’. Su, coraggio, mi dica che cosa l’affligge e vedremo di aiutarla.

-Ve ne sono davvero grata. Sono Ettorina Sampietro, vengo da Mortara, in provincia di Pavia. Sarebbe dovuto venire a prendermi mio fratello che però non si vede. Prima di partire gli avevo mandato un telegramma che ha ricevuto e a cui ha risposto subito assicurandomi che sarebbe stato qui al molo. Invece, non verrà più ormai.

Mentre parlava, Etty prese dalla borsa la lettera che le aveva inviato la madre superiora della comunità delle suore missionarie del Sacro Cuore di New York in cui era contenuto l’invito a trascorrere un periodo di tempo come traduttrice e, se avesse voluto, come infermiera presso il loro ospedale.

Suor Rosa Anna lesse velocemente e sorrise.

-Adesso capisco. Perdona la mia sbadataggine. Certo, tu sei la sorella di Pierluigi! Benvenuta, cara. In effetti, tuo fratello ci aveva avvertite che probabilmente non sarebbe riuscito a rispettare la sua promessa.

-Ah, lo sapevate. E qual è la sua scusa questa volta- chiese Etty afflitta sia per la mancata presenza del fratello sia perché si era sentita scavalcata nell’amicizia con le buone suore. Ma come era possibile? Conoscevano lui e non lei.

-Non ti dispiacere, Ettorina. Conosciamo Pierluigi perché si è rivolto subito a noi arrivando l’anno scorso a New York. Portava una lettera del vescovo di Vigevano, sua eccellenza mons. Barbero, che affidava a noi i primi passi del giovane e promettente pianista negli Stati Uniti.

-E dov’è allora Pierluigi?

-È partito l’altro ieri per la West Cost. Credo sia in California. Sembra gli abbiano proposto un contratto per la registrazione di alcuni programmi radiofonici di musica classica. Si metterà lui in contatto con te. Fra un mese, il 1° agosto si sposa, quindi per allora sarà di certo qui.

Un sorriso scherzoso illuminò il viso della suora.

-Intanto ti porto alla casa madre dove ti abbiamo riservato una stanza. Saremo felici di ospitarti da noi. Potrai iniziare il lavoro in banca e contemporaneamente frequentare l’ospedale per far pratica. La nostra madre, Francesca Cabrini, lo aprì nel 1892 e ora il Columbus Hospital è uno dei centri medici più importanti della città. Pensa che madre Cabrini riuscì a salvarlo dal fallimento convincendo tanti ricchi connazionali a finanziarne la ripresa e l’ampliamento. Come sai, noi assumiamo quasi esclusivamente personale italiano perché ci sembra importante rafforzare le nostre radici, ma al contempo operiamo per l’integrazione attraverso l’insegnamento della lingua e della cultura americana e soprattutto curiamo le persone che non possono permettersi altri ospedali.

-Non so che cosa avrei fatto senza di voi. Grazie infinite! Non vedo l’ora di incontrare la madre superiora.

-Siamo contente anche noi! Abbiamo tanto bisogno di persone preparate come te che ci aiutino nella cura dei nostri ammalati. Conosciamo il tuo curriculum. Hai terminato gli studi da pochi anni soltanto, ma hai già imparato tanto. Ci sei stata segnalata dalla Croce Rossa, oltre che dalle nostre consorelle francesi. Pensavamo di impiegarti solo qualche ora al giorno per i primi tempi in modo che potrai imparare bene il mestiere. Nel frattempo, la tua laurea in Letteratura francese potrà permetterti di lavorare presso il Banco di Roma che, come detto, ha bisogno di una traduttrice. In tal modo aiuterai tuo fratello e contemporaneamente frequenterai il nostro ospedale. Il lavoro in banca potrai svolgerlo anche a distanza, compilando da noi le pratiche che ti assegneranno. A proposito della madre superiora, l’hai appena incontrata: sono io.

-Ma come è possibile? Sei così giovane!

-Non ti inganni l’aspetto. Ho più di quarant’anni.

Etty era sinceramente stupita e ammirata.

-Anche tu hai fatto studi medici?

-Sì, ma prima sono diventata maestra e poi ho frequentato medicina. Come vedi, non sei la sola ad avere iniziato in un modo e proseguito in un altro. Non sempre le decisioni che prendiamo sono le più buone per noi. Coraggio, ora andiamo. Avrai fame. In via eccezionale sono venuta in macchina perché ho immaginato avessi del bagaglio, ma pensavo fosse molto di più. Pensi di fermarti poco?

-Per essere sincera, madre, ho accettato di venire da voi solo per il rispetto che nutro verso i miei genitori e per amore di mio fratello che sembra essere sempre sotto tutela. In realtà, ho lasciato in sospeso una questione importante.

Etty arrossì e sentì il cuore salirle in gola pensando a Carlo di cui avvertiva prepotente la mancanza. Poi sviò il discorso su altri argomenti per non lasciare intuire a madre Rosa Anna il turbamento che l’aveva invasa. La religiosa però lo capì, eccome. Ne aveva viste tante di storie, belle e brutte, tristi e gioiose, arcigne e dolci, ma sempre storie d’amore poiché sempre in tutti quanti gli esseri umani il desiderio più grande è sempre lo stesso, per quanto infiniti siano i modi di esprimerlo.

2022-05-08

Evento

In occasione della festa della mamma, presenterò il libro nel paese dove ho vissuto molti anni della mia vita. La presentazione si svolgerà l'8 maggio 2022 alle ore 15.30.
2022-04-30

Aggiornamento

Carissimi, vorrei ringraziarvi tutti di cuore poiché avete reso possibile il raggiungimento del primo obiettivo delle 200 copie pre ordinate con il vostro concreto sostegno. Sono onorata di conoscere la maggior parte di voi e ancora più grata a coloro che pur non conoscendomi mi hanno dato fiducia. Sento una grande responsabilità nel portare avanti il progetto editoriale del libro che ha come finalità principale quella di donare non solo una piacevole lettura - lo spero tanto - ma soprattutto di mostrare la bellezza della speranza e della bontà per le vite di tutti noi. Il ricavato del libro sarà devoluto alle opere della Croce Rossa e di Enti affini. Grazie!
2022-03-26

Aggiornamento

Pubblicato articolo sulla Provincia Pavese.
2022-03-29

Aggiornamento

Oggi la Cri nazionale ha pubblicato un comunicato sul romanzo dedicato alla crocerossina Ettorina Sampietro. Di seguito il link al quale collegarsi. https://cri.it/2022/03/29/cri-mortara-un-libro-a-ricordo-della-crocerossina-mortarese-ettorina-sampietro/
2022-03-23

La Lomellina

Pubblicato l'articolo sul romanzo dedicato a Ettorina Sampietro, a firma di Giorgio Giuliani, vicepresidente del Comitato della Croce Rossa di Mortara.

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Maria Giovanna Fantoli
Non sono più giovane, ma credo di avere conservato di quell’età l’entusiasmo e il desiderio di imparare. Sono nata a Novara dove ho vissuto fino a 40 anni, poi a Bergamo, e ancora a Novara. Sono sempre stata un’insegnante fin dalla tenera età di dieci anni! Proprio così. Ricordo che, all’oratorio, la suora dell’asilo vicino mi chiese se avessi voluto insegnare ‘insiemistica’ ai bambini di cinque anni che avrebbero frequentato la classe prima elementare l’anno successivo. Io accettai. Da allora in poi ho sempre avuto a che fare con studenti e ragazzi, quasi esclusivamente delle superiori e dell’università. Ho infatti conseguito due lauree (Filosofia e Lettere) e un dottorato di ricerca (Scienze pedagogiche). Mi piace molto studiare e scrivere. Sono sposata e anche nonna. Da bambina scrivevo filastrocche, poi poesie, racconti e ‘da grande’ romanzi, tenuti nel cassetto. Finora.
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