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Switchland – Dove l’evoluzione cancella l’identità di genere

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Nel futuro, un uomo si sveglia senza ricordi in un letto di ospedale. Un’infermiera gli conferma che l’operazione è andata a buon fine: lo switch funziona, d’ora in poi potrà trasformarsi in donna a piacimento, e la memoria tornerà pian piano. È il benvenuto a Switchland: oasi di utopia evolutiva, dove vigono davveropace, armonia, ecologia e, soprattutto, libertà sessuale estrema. Agli abitanti è sufficiente uno schiocco di dita per cambiare sesso, per mostrare corpi perfetti e libidinosi con i quali abbandonarsi al piacere puro, senza vincoli né catene. Un’oasi, sì, ma circondata dal solito mondo dei sapiens. Una prova di civiltà, che cerca ostinatamente di non creparsi, rispettando rigidamente dogmi scientifico-religiosi. La memoria dell’uomo, però, dopo l’operazione fatica a tornare, i dubbi si accavallano e gli errori sembrano capitare persino a Switchland… l’unica via è riuscire a mantenere l’integrità e la distanza dai sapiens.

BENVENUTO A SWITCHLAND

Apro lentamente gli occhi, come svegliatomi da un lungo sonno, mi sento confuso e non comprendo dove sono. Intorno regna un colore bianco, la stanza dove sono chiuso è avvolta da un silenzio assordante. Mi circondano macchine che monitorano i battiti e gli organi, uno schermo indica valori che fatico a comprendere.
Sono il solo paziente di un ospedale vuoto.
Non so perché sono qui, forse ho avuto un incidente e la memoria ha voluto cancellare i momenti tragici. Ma la confusione è talmente grande da pervadere ampi tratti della mia vita precedente. Ho ricordi vaghi di chi sono, del mio lavoro, delle mie amicizie e dei miei amori. Rivedo i genitori e i nonni, il monotono lavoro di impiegato in un ufficio statale.
Poi si affaccia il suo sorriso, imbronciatosi negli ultimi mesi. Deve essere mia moglie, o la mia compagna. Non ricordo come ci siamo conosciuti, solo alcune immagini della nostra convivenza si mostrano vivide. Un bellissimo sorriso, decorato da quel piccolo naso e dalle fossette sulle guance, senza parlare di quei favolosi occhi neri che sembrano vedere più lontano degli altri. Negli ultimi tempi avevo l’occasione di godere di quei momenti sempre più raramente. Una brutta caduta aveva causato una frattura non diagnosticata, innescando un circolo vizioso, difficilmente superabile. Gli occhi pieni di speranza e gioia verso il futuro si sono incupiti, il sorriso sostituito da un ghigno beffardo. Non tanto la caduta o la sofferenza, quanto i miei atteggiamenti hanno contribuito a modificare quell’espressione. La mia inadeguatezza davanti a un problema che si mostrava sempre più serio è stata lampante, troppo preso dal lavoro, dal continuo ricercare stimoli, culturali e materiali. Perdevo tempo a rincorrere farfalle mentre i suoi guai si aggravavano, convinto che i dottori fossero nel giusto quando prescrivevano semplici fisioterapie per risolvere problemi che si rivelavano sempre più complessi. La sua gioia diventò tristezza, la mia ricerca di stimoli un lento navigare a vista in un mare di colpe, dove si auspica solo un approdo sicuro per rimediare agli errori fatti. L’obiettivo diventò quello di riconquistare la fiducia dell’amata e alleviare il senso di manchevolezza verso la vita.

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L’inadeguatezza che provo non è un sentimento recente, ma ha radici profonde, fardello che viene da lontano. Affiorano le mie guance da bambino, sempre pronte a diventare rosse non appena qualcuno, magari una ragazza dai modi eleganti o dal caldo sorriso, mi rivolgeva una domanda. Una timidezza che schizzava velocemente lungo tutti i singoli nervi per racchiudere la mia personalità in una prigione dorata.
La scarsa praticità, sia con le relazioni sociali che con la manualità, era conseguenza diretta di quella timidezza. Solo in rari momenti mi sentivo a mio agio. Per esempio, per le strane combinazioni della vita, adoravo parlare in pubblico. Quando la maggior parte delle persone vorrebbe fuggire, io trovavo la pace, perché sapevo cosa dire e soprattutto quando cominciare. Al contrario, non ho mai capito come si riesca a parlare fuori, con i rumori in sottofondo, magari in un gruppo ampio dove tutti vogliono esprimere le proprie opinioni. In questi casi ascoltavo in silenzio, sorridevo e cercavo il momento migliore per dire la mia opinione, ma spesso non arrivava. In pubblico è più semplice, un coordinatore chiarisce quando è il tuo momento e la platea si aspetta un determinato discorso.
Ricordo anche il piacere di scrivere, per gli stessi motivi. Non amavo parlare dei miei pensieri, ritenevo la scrittura divulgazione, conoscenza. Solo recentemente ho compreso l’arroganza di tale dottrina. L’eterna ricerca di informazioni rende gli uomini freddi e razionali. Cresce la fiducia in se stessi, ma diminuisce l’empatia a causa di uno stile di vita dove gli affetti vengono messi in secondo piano. La timidezza aggrava le nefaste conseguenze della continua ricerca di informazioni, perché accentua quella traversata psicologica, percorribile solo da chi transita dalla chiusura totale all’esaltazione del proprio lavoro.
Ci vorrebbe equilibrio tra le varie forze, un’armonia che non può essere raggiunta da un’anima caotica che vorrebbe ottenere tutto. Ma non è possibile raggiungere ogni obiettivo e il fallimento lascia l’uomo veleggiare in un mare d’inadeguatezza dove i vortici rappresentano gli occhi tristi delle persone care, e le isole i loro sorrisi. Come uscire da questo circolo vizioso dove la timidezza del corpo e l’aridità dell’anima si alleano per creare contrasti apparentemente irrisolvibili? Ci vorrebbe un corpo nuovo o, forse, una nuova vita?
Perché elaboro tali pensieri? Dovrei concentrami su dove sono, su come rialzarmi dal letto di un ospedale deserto, dove percepisco solo un lento gocciolamento e lo stridio delle macchine. Forse penso a questo perché gli altri ricordi appaiono svaniti. Qualcuno, non ricordo chi, direbbe persi, come lacrime nella pioggia.
I miei piedi sono legati al letto. Temo di essere prigioniero, ma noto di potermi facilmente slegare. I lacci sembrano una semplice prevenzione per evitare calci inconsulti durante il sonno profondo. Finalmente sento un rumore di passi.
Un’infermiera bionda, con i capelli mossi, appare davanti ai miei occhi. Mostra un ampio sorriso da pin-up americana. Colma di felicità, mi saluta con voce suadente, estremamente sexy. Le palpebre sbat-tono velocemente, facendo risaltare le lunghe ciglia. Il sorriso è invitante, non indossa un’ordinaria divisa, ma ha un abbigliamento sbarazzino, più adatto a un film erotico che a un ospedale. L’assenza di biancheria intima è palese. Non lascia spazio all’immaginazione la camicetta sbottonata davanti ai grandi seni rotondi e i pantaloncini cortissimi contenenti sodi glutei. Le autoreggenti sulle gambe lunghe e i tacchi a spillo rossi sono mozzafiato.
Toglie il lenzuolo scoprendo l’erezione che provo a contenere senza successo. Il mio volto diventa rosso e non ho il coraggio di guardarla in faccia. Lei si abbandona in una gran risata che mi fa cadere nell’imbarazzo e afferma: «Ce ne hai messo di tempo per svegliarti, ma vedo che sei già in piena forma, non sai quanto ho dovuto penare per rivitalizzare gli altri pazienti. Per alcuni di loro ho avuto perfino bisogno di assistenza, non riuscivo proprio a farli raddrizzare. Possiamo ben dire che hai superato il primo test!».
Mi sento sperduto, non capisco dove diavolo sono e non sono certo abituato a dosi massicce di erotismo. Lei percepisce il mio stralunamento: «Non ricordi niente, vero? Non ti preoccupare, la memoria tornerà lentamente. Avrai bisogno di alcuni giorni solo per ricordare cose banali, come il volto del partner. Ora ti spiego tutto».
«Veramente ho alcuni ricordi, seppur vaghi. Mi ritorna in mente il volto della mia compagna, sprazzi del mio carattere, delle mie emozioni.»
«Lei è un paziente molto strano… I dottori non hanno saputo spiegarsi il suo caso. Gli altri si sono svegliati subito dopo il trattamento e non avevano alcuna memoria della vita precedente. Lei ha dormito due mesi, ma sembra avere già un buon bagaglio di ricordi, oltre che un’ottima forma fisica!»
«Due mesi? Sono stato in coma?»
«No, ha solo riposato, i dati rilevavano un’attività celebrale stabile, come non riuscisse a svegliarsi.»
«Strano.»
«Sì, molto. I medici indagheranno a dovere, anche spedendo i dati all’esterno… Ora dobbiamo procedere al secondo test, ma prima devo spiegarle bene dove si trova e perché. Altrimenti potrebbe subire traumi emozionali. Ok?»
«Ok.»
«Prima di tutto, le faccio un caloroso benvenuto a Switchland!»
Si avvicina e mi bacia lentamente sul collo, lasciando un’evidente traccia di rossetto. Sudo freddo. Ricordo di avere una compagna e, per quanto la vita di coppia possa essere stata difficile, sono certo di non averla mai tradita. Temo vogliosamente che la bocca possa spingersi dal collo alle lande del basso ventre, ma fortunatamente si ferma, senza innescare inestricabili dubbi morali.
L’infermiera afferma: «Vede, lei e il suo partner vi siete sottoposti a un intervento particolarmente delicato, un’operazione di editing genomico, che vi ha donato un corpo nuovo, decisamente più elastico del precedente. Ora appartenete a una comunità che conta poche centinaia di membri, primo gruppo di pionieri. Dato il successo della nostra trasformazione, stimiamo che nel prossimo futuro migliaia di individui chiederanno di essere ammessi alla comunità. Grazie al suo risveglio, il tasso di successo dell’operazione ha infatti raggiunto il cento per cento.
«Da oggi vivrà in una comunità autonoma dall’esterno. La sua vita migliorerà notevolmente a causa dell’atmosfera aperta e tollerante. Qui vivrà cullato da cultura, arte e scienza. Potrà praticare tutti i suoi hobby preferiti mentre la burocrazia penserà alle sue necessità. Provvederà a fornirle un appartamento e a garantirle sia le cure fisiche che un’adeguata formazione professionale e culturale. Al tempo stesso, dovrà lavorare sino al raggiungimento dell’età pensionistica, i sessanta anni. Continuerà il lavoro d’ufficio che svolgeva precedentemente, con un orario diminuito a trentadue ore settimanali, spalmato su quattro giorni lavorativi. Non riceverà alcun salario, perché la comunità le fornirà tutto ciò che serve a soddisfare le sue necessità. In cambio, deve essere accorto nell’utilizzo delle risorse, mantenendo un comportamento che minimizzi l’impatto ambientale.
«Qui potrà realizzare uno stile di vita minimalista, abbandonando ciò che è superfluo e godendosi i veri piaceri della vita. La principale fonte di svago sarà infatti l’attività sessuale. Il suo nuovo corpo è di-segnato per ottenere il maggior piacere possibile, con esperienze sensoriali complete. Potrà vivere in armonia e tranquillità grazie a relazioni sociali basate sul piacere e non sull’invidia, la prepotenza e la gelosia. Nessuno a Switchland ha bisogno di possedere più dei vicini, distruggere i loro beni o prevaricare gli altri. Tutti i membri della comunità soddisfano i propri bisogni grazie a una redistribuzione completa delle risorse e una sessualità aperta. Per comprendere di cosa sto parlando, mi osservi attentamente».
La bellissima infermiera schiocca le dita e si tramuta in un cinquantenne basso, pelato e ricoperto di peli sulle gambe e sul petto. Il nuovo corpo continua a indossare la precedente divisa da infermiera sexy e il trucco non si è disperso. Mi lancia due baci con le labbra ricoperte di rossetto. Strabuzzo gli occhi ritirandomi terrorizzato. Lui sorride.
«Questo è il potere dello switch. Chi si è sottoposto all’operazione può cambiare sesso quando preferisce, tramutandosi in una macchina sessuale di assoluta perfezione. Le donne si tramutano in maschi prestanti, dal pene lungo e tozzo, capaci di resistere ore prima di inondare il partner con un copioso fiotto di sperma. Gli uomini diventano ragazze da urlo, con seni abbondanti, bocche rotonde e orifizi estremamente lubrificati. Anche il corpo originario riacquista vigore, invecchia più lentamente ed è più prestante. Piccoli problemi, come aerofagia, ten-diniti ed emorroidi, vengono cancellati. Ma, come vede, non ci si può aspettare miracoli. Lei possiede un corpo fantastico, che potrà utilizzare al meglio, per divertirsi con chi le va. Ovviamente riserverà una particolare attenzione al partner, ma può guardarsi intorno. Secondo le regole di Switchland, non si verifica tradimento quando uno dei copulatori utilizza il corpo artificiale, chiamato Avatar. Di conseguenza, se le avessi praticato una fellatio per rivitalizzarla, non avrebbe dovuto farsi scrupoli morali, dato che in realtà sono un uomo. Viceversa, lei potrà esercitare un’attività sessuale completamente libera quando si trasformerà in donna.»
Ho visto la trasformazione con i miei occhi. Fatico a crederci. Mi sono veramente sottoposto a questo trattamento per rinunciare a una vita precedente e affogare nel sesso tutto il mio senso di inadeguatezza? La prospettiva è certamente allettante. Sono sicuro di non essere stato un rubacuori. I partner con cui ho praticato l’attività sessuale si contano sulle dita di una mano e mi eccita l’idea di poter fare sesso in abbondanza. Ma qual è il senso di tutto ciò? Relazioni sociali basate sul sesso non potrebbero essere così superficiali da far rimpiangere il mare di inadeguatezza dove navigavo? Sicuramente mi trovo dentro uno strano sogno da cui mi sveglierò a breve. Ma appare tutto così reale.
L’uomo schiocca nuovamente le dita e si trasforma nell’affascinante infermiera. Lei invita ad alzarmi e andare davanti allo specchio dove eseguire il secondo test. Fa un cenno col capo come a chiedere se sono sicuro di voler procedere. Annuisco. Sono divorato dalla curiosità di vedere la mia versione femminile. Mi spo-glio completamente, rimuovo pure i calzini, posiziono la schiena dritta e schiocco le dita.
Osservo attentamente quella donna alta e slanciata, dai capelli lisci, lunghi e neri, gli occhi verdi e leggermente allungati, accenno orientale che non tradisce il profumo mediterraneo del viso, caratterizzato da una carnagione olivastra. Le labbra sono carnose senza cadere nell’eccesso, come i seni abbondanti ma rotondi e proporzionati, che filano via verso i fianchi snelli e le lunghe gambe sottili. Non si intravede un filo di grasso in eccesso. La pancia appare piatta come se gli ultimi mesi avessi svolto quotidiani esercizi addominali, anziché rimanere distesa su un letto. L’infermiera poggia la mano sulla spalla nuda e mi invita a toccare il nuovo corpo.
Seppur stordita e frastornata, mi sento bene in quel corpo nudo, così perfettamente modellato, che ammiro affascinata ed eccitata. Istintivamente, tocco la mia vagina, come a controllare se sia vero che non possiedo più quel pene cui ero così affezionata. La mano scivola lungo il taglio dove si dischiudono gli orifizi femminili. Riconosco istintivamente l’uretra. La mano scivola sulle labbra e sul clitoride. Uso indice e medio per sfiorarne il punto più tenero e delicato. La mia vagina appare talmente accogliente che sono sufficienti quei pochi tocchi per inumidirsi.
Comprendo di essere dentro una macchina sessuale, voluttuosa, eccitata, pronta a tutto per soddisfare le proprie voglie. Vorrei immediatamente fare sesso, con chiunque, con qualsiasi cosa. Non la trovo una sensazione piacevole, perché posseggo una mente troppo razionale per rendermi improvvisamente schiava del corpo. Tolgo le mani dai genitali. Le porto ai seni dove sfioro i capezzoli provando ancora una volta grande eccitazione. Tasto e maneggio tutto il resto, dai glutei sodi e privi di smagliature ai piedi così fragili e delicati. L’infermiera afferma stupita che gli altri pazienti, dopo pochi secondi, avevano già supplicato un rapporto sessuale. Io sembro invece più preoccupata a interagire col nuovo corpo.
La voluttà è necessaria per procedere al terzo e ultimo test. Per verificare che l’intervento sia terminato correttamente, entrambi gli orifizi devono essere preliminarmente penetrati. Il procedimento può essere svolto dall’infermiera stessa in versione maschile, ma non è certo la soluzione più sensuale. In genere, i pazienti scelgono di fare sesso con l’infermiere, una donna capace di trasformarsi in un robusto ragazzo, ben dotato e dai modi teneri. Altrimenti, si può ricorrere al metodo saffico, ma è altamente sconsigliato.
Non avendo mai avuto rapporti sessuali con altri uomini, il metodo saffico mi pare quello meno traumatico, ma l’infermiera assume una faccia scettica. Non essendo dotata di un pene, dovrebbe usare tecniche meno ortodosse, più brutali e invasive. Tra l’altro, non comprende la mia resistenza a copulare con un uomo, dato che gli altri pazienti si erano subito sentiti a proprio agio nella nuova identità femminile.
I dubbi dell’infermiera mi fanno protendere per un rapporto sessuale ortodosso. Si avvicina un uomo alto e robusto, coperto delle sole mutande. Ha i capelli neri, corti e leggermente ricci. Lascia intravedere una leggera barbetta ma è privo di peli sul petto e sulle gambe. Sembra di poche parole. Mi chiede: «Preferisci una posizione semplice, come il missionario, oppure qualcosa di più complicato?».
Rispondo che il missionario è perfetto. Mi prende con le sue braccia forti e avvolgenti per coricarmi amorevolmente sul letto dell’ospedale. Prova a baciarmi ma sono restia. Osserva sospettoso della mia riluttanza. Usa le mani e la lingua per interagire con il mio corpo, concentrandosi sul collo e sui seni. La sua mano scende lentamente sfiorando l’addome e raggiungendo il clitoride. Massaggia la vagina mentre prova a baciarmi una seconda volta.
Inizio a eccitarmi. Sento la mia vagina bagnata e cresce la voglia di sentire quel corpo estraneo dentro di me. Mi abbandono a un bacio follemente appassionato. Sorride e si toglie le mutande per mostrare il suo pene eretto, perfetto nella sua forma. Non posso fare a meno di toccarlo. Devo avere una stupidissima espressione felice. Eccitato, prende le mie mani, le intreccia con le sue e le stende sul letto, sopra la mia testa. Il suo pene entra facilmente dentro la mia vagina, cau-sando un piccolo dolore e un immenso piacere. Sono sopraffatta dal godimento.
Dopo alcuni minuti si interrompe e mi conferma che la prima parte del test è filata liscia. Gira il mio corpo e mi chiede di poggiare i piedi a terra, stendendo l’addome sul lettino. Mi sculaccia in maniera sen-suale, senza causare un vero dolore. Lubrifica prima i glutei e poi l’ano per sodomizzarmi. Il dolore è più forte di prima, il piacere ugualmente intenso. Dopo un minuto, alza la mia gamba sinistra e pone il mio ginocchio sul lettino. I nostri corpi si fanno più raccolti, tanto che sento il suo fiato e i suoi baci sul collo e le orecchie. Ormai sono completamente assuefatta. Poco dopo, il suo pene esce dal mio ano e sento un liquido caldo poggiarsi sui glutei.
Afferma che il test è pienamente superato, mi fornisce una man-ciata di fazzoletti di carta e se ne va.
Ritorna la prima infermiera la quale afferma: «Ho visto tutto, mi pare che sia andato molto bene, vero?».
La mia faccia soddisfatta è decisamente eloquente. Mi sento talmente bene in quel corpo di donna che riesco solo a pensare al piacere provato.
Schiocco le dita.

2022-04-10

Aggiornamento

Il risultato tanto sperato è arrivato! Switchland ha raggiunto 200 preordini, così vedrà la luce come romanzo, sarà pubblicato e distribuito in libreria. Tutto questo mi riempie di gioia e mi dà voglia di guardare avanti verso nuovi traguardi. Voglio ringraziare di cuore tutti coloro che hanno speso tempo e denaro per sostenere il progetto. Siete fantastici!
2022-04-08

Aggiornamento

Il risultato tanto sperato è arrivato! Switchland ha raggiunto 200 preordini, così vedrà la luce come romanzo, sarà pubblicato e distribuito in libreria. Tutto questo mi riempie di gioia e mi dà voglia di guardare avanti verso nuovi traguardi. La campagna continua infatti fino all’8 maggio, e sarà importante prevendere altre 50 copie, per dare maggiore visibilità al romanzo, al momento della pubblicazione. Ne approfitto per ringraziare di cuore tutti coloro che hanno speso tempo e denaro per sostenere il progetto. Siete stati fantastici!

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Enrico Cerrini
Nato nel 1986 e cresciuto a Venturina Terme (LI), nel 2009 è eletto consigliere comunale in rappresentanza della coalizione di centrosinistra. Laureato a Pisa, ha conseguito nel 2015 il dottorato di Economia Politica all’Università di Siena. Trasferitosi prima a Oriolo Romano (VT) e poi a Roma, ha lavorato presso la Sogesid S.p.A., come assistenza tecnica al Ministero dell’Ambiente. Oggi è impiegato presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Nel frattempo, scrive di politica ed economia su blog e riviste come Gli Stati Generali e Pandora.
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