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Il terzo uomo - Dialoghi con l'anima attraverso l'invisibile

Il terzo uomo - Dialoghi con l'anima attraverso l'invisibile

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Ottobre 2022
Bozze disponibili

Un guardiano silenzioso che si manifesterebbe nelle condizioni di estremo pericolo e che con la sua presenza ti conduce verso la salvezza: alcuni lo definiscono angelo custode, altri un compagno benevolo che ti parla e ti incoraggia a non mollare e che talvolta viene ricondotto alla semplice percezione di non essere soli.
Per la scienza corrisponde a un fenomeno psicologico che si può verificare su individui sottoposti a forte stress e che si innescherebbe sull’orlo della morte o nient’altro che un residuo psichico ancestrale denominato mente bicamerale.
Per Diamante questo guardiano silenzioso diventerà un faro acceso nella notte scura in cui si ritroverà a vagare, simile a un’ombra pronta a essere accolta nella tenebra eterna di un cuore sanguinante, a causa dell’immenso dolore per la perdita del suo bambino.

Perché ho scritto questo libro?

Per imprimere sulla carta un frammento di anima che è sceso a fare una breve esperienza in questo spazio-tempo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

La prima volta che ti ho sentito sei arrivato a me con la stessa leggerezza del mare, nell’equilibrio meraviglioso dello scorrere lento e regolare che increspa la superficie in un movimento sottile quasi invisibile per l’occhio umano ma che dentro nasconde la forza indomabile propria della perfezione con cui la natura si manifesta.

Se solo avessi potuto conoscere la bellezza delle onde mosse dalla brezza notturna nelle sere d’estate profumate di energia primordiale, calore e salsedine – un soffio lieve che accarezza la pelle scottata dal sole e ti solletica di un sorriso spensierato e genuino che ha la stessa brillantezza di migliaia di stelle, accese proprio per riempire l’oscurità della notte fusa all’orizzonte indefinito – allora avresti potuto capire il bagliore che hai consegnato al mio dolore con la tua semplice, delicata presenza.

Se solo avessi avuto l’occasione di conoscere la luce della comunione che nel vivere, e non nel sopravvivere, trova la propria elevazione e l’odore dell’amore a cui il mio spirito intorpidito si sarebbe votato a te nel renderti la mia più importante vocazione, sicuramente saresti stato in grado di comprendere la mia felicità nel vederti crescere e diventare parte stessa di questo dannato, maledettissimo mondo. Se solo…

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«Un’ondina» mi sono detta, un’onda gentile si è posata nel mio animo spaventato lambendo ogni paura con la stessa schiuma dolce e profumata che si spande con il vento nei tramonti d’agosto quando solo la luna e la meraviglia si spingono veloci a riempire i cieli ingannevoli della consapevolezza di esserci, di stare respirando davvero. Essere nel mondo, essere vivo e gioire della vita che ti scorre senza sosta nelle vene e ti fa sentire libero, purificato dall’ombra nascosta nel silenzio di un cammino buio e incapace di definire i contorni della realtà mutevole che è il divenire.

Anche tu eri nel mondo – io ti ho visto – e come tutto ciò che è stato svegliato dal sonno, venendo alla vita, hai percepito l’essenza tornare a te dopo aver attraversato un evolvere infinito, lungo come i secondi interminabili che il mio cuore stanco sta imitando accelerando ogni battito all’infrangersi delle onde del mare che lottano senza sosta davanti ai miei occhi bagnati da lacrime amare.

«Sarà come un borbottio» mi avevano detto, «un battito d’ali di una farfalla o una bolla di sapone che si poggia nella pancia e ti lascerà la bellissima sensazione che dentro di te c’è davvero qualcosa che si muove e cresce.»

Per me sei stato un guizzo, un fremito lieve che ho sentito spingere tra la mia carne impreparata alla sorpresa; una carne impreparata che ora si condanna a essere addolorata, per sempre. Avrei solo voluto tenerti al sicuro da ogni male, da quella sofferenza atroce che diventa parte del gioco della vita a cui tutti noi siamo sottoposti e che viene investito delle più alte implicazioni assurgendo alla comprensione attraverso la responsabilità con cui si affronta il dolore. Dolore.

Come posso parlare di questi argomenti difficili, a te, che sei tanto piccolo e innocente?

«Dannato dolore!»

«Dio mi senti?»

«Non avresti dovuto…»

Ti cerco. Sei qui. Mi stai ascoltando? Ti prego, ti prego con tutta me stessa. Puoi, per favore, aggrapparti con le unghie e con i denti a una vita che sta scivolando via dalle tue piccole manine ancora solo abbozzate?

Non penso di essere in grado di continuare. No, voglio solo che tutto finisca il più velocemente possibile e che finalmente la mia testa smetta di fare rumore. Rumore… Perché liberarmi del rumore? Sarebbe davvero giusto assolvere me stessa così facilmente?

«Hai tutto il tempo!»

«So che sembra brutto dirlo… Ma fidati di me, sei ancora giovane. Riprova subito e vedrai che andrà meglio.»

E per far cosa? Per trascorrere qualche settimana a compatirmi e poi pian piano liberarmi di quest’esperienza abbandonandola semplicemente in uno dei tanti cassetti in cui la testa ha catalogato i ricordi? Come si può anche solo pensare a una cosa simile?

«Dimmi come!»

Ho gridato al mare ma il sibilare del vento si è mangiato via le parole. Nessuno può sentirmi, nessuno. Tu puoi ancora percepire la mia voce, vero amore mio?

Svegliami, universo, svegliami da questo terribile incubo e consentimi di tornare a respirare di un po’ di pace. Pace? Non farmi ridere. Come posso immaginare la pace mentre sfioro, in cerca di te, il mio ventre vuoto?

Se solo avessi un posto in cui venire a trovarti, un posto su cui piangere tutta la rabbia, forse sarebbe diverso. Sarebbe diverso, piccolo mio? Dimmelo tu perché io non so più niente.

Forse mi aggrapperei al cancello a orario di chiusura gridando il tuo nome, rifiutandomi di tornare a casa senza poterti portare con me. Penserei alla tua manina calda che cerca la mia nel mezzo della notte, al tuo sguardo innamorato e al mio cuore pieno di emozione ma almeno saprei che il tuo corpo dimora nella stessa terra su cui io sono ancora costretta a camminare. Perché?

«Perché?!» Dimmelo.

Probabilmente mi seppellirei in casa privandomi di ogni gioia perché se tu non ne puoi più vivere chi sono io invece per poter ancora sorridere? O forse non servirebbe comunque a niente ma il pensiero di te, piccolo e indifeso, che vaga in un nulla costante mi spaventa da morire e mi distrugge in mille pezzi divorandomi dall’interno fino a farmi marcire, completamente.

Sto annegando piccolo mio, sto annegando e cerco di ancorarmi alla tua immagine che ho impressa nella mente come fuoco rovente sulla pelle nuda. L’accarezzavo, quella pelle nuda, sperando di riuscire a farti arrivare il mio amore. Lo ricordi, piccolo? Lo ricordi?

Mi dicevano che biologicamente non potevi essere in grado di sentire il mio tocco – «Non ancora» almeno – ma solo noi, io e te, ci siamo riscaldati l’uno con l’altro come una sola essenza nella completa fusione dei nostri cuori che battevano in sincrono.

Cuore… Ma che ne sanno loro…

Che ne sanno?

Non riesco a respirare per il troppo dolore, mi manca il fiato mentre ti cerco sullo schermo e non vedo più il tuo profilo diventare definito.

«Mi dispiace, signora. Mi dispiace.»

No, non ancora. Non sono ancora pronta a lasciarti andare.

2022-06-04

Aggiornamento

La campagna di crowdfunding ha raggiunto il goal di 200 copie e non basterebbero duecento grazie per esprimere la mia immensa gratitudine, la gioia per aver creduto con tanto coinvolgimento nel mio lavoro. C’è una frase del grande Dino Campana in cui mi sono sempre rivista e che voglio condividere con tutti i miei sostenitori. Spero possa farvi arrivare il mio amore, il sentimento profondo che questa sfida ha consegnato al mio cuore con la vostra fiducia. «Scrivo novelle poetiche e poesie; nessuno mi vuole stampare e io ho bisogno di essere stampato: per provarmi che esisto, per scrivere ancora ho bisogno di essere stampato.» Così, il 6 gennaio del 1914, scrive Dino Campana a Giuseppe Prezzolini – allora direttore della rivista fiorentina «La Voce». «Per provarmi che esisto.» E ora, forse, esisto. E per ricambiare il vostro sostegno consegno – attraverso parole, virgole e punti – ciò che la mia anima ha da raccontare. Spero che “Il terzo uomo” possa emozionarvi e arrivare in tutta la sua essenza. Grazie mille. Un abbraccio, Jennifer
2022-02-02

Aggiornamento

Voglio ringraziare di vero cuore tutti i lettori che hanno deciso di investire su di me sostenendo la campagna di crowdfunding. Questa opportunità non rappresenta solo la realizzazione di un sogno ma anche l'inizio di un percorso che attendo praticamente da tutta la vita quindi lo apprezzo tantissimo. Grazie di vero cuore! Un abbraccio, Jennifer

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Un tema che in apparenza risulta essere solo un semplice racconto, in realtà nasconde delle chiavi che ci spingono all’apertura di porte dello straordinario racchiuso dentro noi stessi!

  2. (proprietario verificato)

    La cosa che mi ha colpito di più del libro di Jennifer è il modo in cui viene trattato un tema così delicato, la trama non è scontata e proprio questo ti porta a leggerlo per saperne sempre di più.
    Consiglio a chiunque di leggerlo, davvero complimenti

  3. (proprietario verificato)

    Sostengo Jennifer non solo come amica,ma anche come artista. Dentro di lei c’è un mondo da scoprire e i suoi libri racchiudono quel mondo lì. Emozioni,riflessioni e molto altro…Vale la pena leggere ed ascoltare questo libro. Mi complimento ancora con l’autrice Jennifer Di Giovane.

  4. Elena Fedeli

    Vi consiglio di leggerlo vivamente! Profondo ed emozionante! Veramente da non perdere! Complimenti all’autrice che riesce sempre a trasmettermi delle bellissime emozioni.

  5. annalisatkl

    Dialoghi con l’anima attraverso l’invisibile.
    Trama affascinante e ancora più affascinante la capacità dell’autrice di raccontare e trasmettere emozioni delicate e intense. Assolutamente consigliato

  6. Enrico Melchiorre

    (proprietario verificato)

    Seguo Jennifer come artista e come persona. Ogni suo libro è stravolgente e la cosa più affascinante è che riesce a trasmettere molteplici emozioni.
    Consiglio vivamente la lettura

  7. (proprietario verificato)

    Non sono una da libri,ma con lei cambio idea. Una pagina tira l altra,molto emozionante.

  8. (proprietario verificato)

    Vale la pena dare una possibilità a questa nuova autrice. Dietro le sue parole c’è un mondo bellissimo e la storia è nuova, mai scontata. Ti può davvero sorprendere.

  9. (proprietario verificato)

    Davvero un viaggio emozionante, molto bello e coinvolgente . Lo consiglio

  10. (proprietario verificato)

    È una storia nuova, mai letta, emozionante. Un tuffo a braccia aperte nell’ interiorità della protagonista che ti fa vivere sulla pelle ogni singola sensazione e dolore e ti accompagna verso la fine lasciandoti senza certezze con un risvolto sorprendente. Lo consiglio.

  11. Katiuscia Di Giovine

    (proprietario verificato)

    Emozione allo stato puro, un libro che consiglio assolutamente ,da leggere tutto di un fiato , complimenti all autrice

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Jennifer Di Giovine
Scrittrice e dottoressa, si laurea nel 2013 in Psicologia delle Comunicazioni Sociali e nello stesso anno tiene un seminario universitario sulla tesi sperimentale. Nel 2015 partecipa, assieme alla professoressa relatrice, al Congresso di Psicologia Nazionale “AIP” (Associazione italiana di Psicologia) a Palermo. Nel 2016 vince il Premio Speciale Dario Gammieri, nel 2017 alla V edizione del premio "Ti prego amore, Ricorda" riceve la segnalazione per il giudizio selezione di merito, nel 2018 la Menzione d'Onore al Premio Letterario Internazionale "Penna D'Autore,” nel 2020 l’Attestato di Merito al Concorso Nazionale «Poesie d'Amore» e sempre nel 2020 la Menzione d'Onore al 24° Trofeo Penna d'Autore. Nel 2021 riceve il Premio speciale della Giuria alla XXI edizione del Concorso Internazionale “Lettera d’Amore.”

È appassionata di esoterismo e follemente innamorata del mondo antico.
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