Non è una autobiografia. E’ una vita raccontata attraverso episodi che vorrebbero mostrare lo sfondo che li genera e li accompagna. Ne “La notte dell’iguana”, John Huston fa dire da Richard Burton a Deborah Kerr: – quando sono in Messico faccio dei sogni, quando sono a New York ne faccio altri, completamente diversi. –
Le storie d’amore del protagonista, man mano perdono la loro connaturata carica rivoluzionaria per implodere, che è ciò che sta succedendo al genere umano.
Cani gatti criceti e non solo fanno la loro prepotente apparizione nelle vite e nelle case degli italiani, assumendo un ruolo importante.
La passata pandemia, rispetto ai tempi che stiamo vivendo, è un distopico raccontino di fantascienza. Come lo sarà anche il nostro futuro prossimo? Le malattie, impegnandosi, si possono curare. Gli errori avremmo potuto evitarli?
Perché ho scritto questo libro?
La libreria era grande e luminosa e crescendo ho continuato a leggere tanto. Ed è stato così che il mio corpo, come un sacco di lenticchie, si è riempito di parole, tante che un giorno, mentre facevo colazione, non più io capace di contenerle, hanno iniziato a gocciolare dalle dita. Si riversavano sull’ipad che avevo davanti a me e sono andate sparpagliandosi a cercare il posto al sole. A volte mi chiedo, avrebbero seguito la stessa strada se tracciate da una penna su un bianco foglio di carta?
ANTEPRIMA NON EDITATA
Le due di pomeriggio di un giorno di agosto, Michele e Maria si straziano, senza saziarsi, di baci ardenti, premuti. Il lenzuolo sotto di loro, anche se all’ombra de lu cerquelone (della grande quercia) è intriso di sudore e macchiettato dalle foglie secche del sottobosco. Se l’è portato dentro il borsone, dicendo di andare a giocare a pallone. Lei, approfittando che il padre ed il fratello sono nei campi, è andata a fare i compiti da Irene, che le tiene il gioco, ci si potrà fidare?
Arrossati e con i vestiti scombinati lottano dolcemente con la loro preparazione sessuale, concetti vaghi e approssimativi, fonti non verificate. Fondamentalmente vince il timore.
Quando Carla sua cugina di Roma l’estate precedente, lui tredicenne, lo aveva “iniziato” non gli era piaciuto, ma adesso avrebbe voluto. Cerca di non spaventarla e si muove circospetto. Maria se n’è accorta, lo desidera anche lei come vorrebbe che quel pomeriggio non finisse mai, ma ha il marchese e si vergogna a dirlo.
Unico punto fermo: col marchese non si fa.
E sono questi dettagli tecnici che li traggono d’impaccio, l’assorbente che chissà dov’è finito e lui tutto appiccicaticcio dopo essere venuto due tre volte nelle mutande.
Come ogni estate, la famiglia di Michele passava quindici giorni a cavallo di ferragosto da certi parenti a Castellammare di Stabia. C’erano anche le terme, a sua madre piacevano tanto.
- giovedì. Mio padre dice che troviamo meno macchine per strada
- ci sono pure le ragazze sulla spiaggia a fare i bagni?
- certo Marì, che mica solo uomini!
- no volevo dire ce ne sono tante?
- so cchiù femmene ca uommene
- e tu ci parli?
- io non le penso proprio, mi faccio i tuffi e vado a prendere le cozze sugli scogli.
Albori di verità nascoste. La prima delle tre figlie dei certi parenti, Annarella, era molto bella, aveva un anno in più e a Michele piaceva trovarsi vicino a lei sul moscone, sentire le sue cosce lisce e scattanti quando casualmente si sfioravano.
Qualche volta rimanevano sul balcone dopo cena, lunghe dispute su Gianni Morandi e Bobby Solo mentre si stava affacciando all’orizzonte anche Fausto Leali. Annarella aveva un fidanzato grande con la macchina, ma lui a diciott’anni avrebbe comprato una Lancia Fulvia HF 1600 Coupè e l’avrebbe portata a scorrazzare per il lungomare di Castellammare.
Maria lo incalza
- mio fratello dice che tu con me ti vuoi solo divertire e poi chi s’è visto s’è visto
- tuo fratello è stupido (e inizia ad arrossire)
A trarlo d’impaccio per la seconda volta quel pomeriggio, arriva Irene sbucando silenziosamente da una siepe; da quanto tempo era lì quella scema?
- Marì ce ne dobbiamo andare, ho visto dalla finestra tuo padre e tuo fratello che stanno tornando; frat’t (tuo fratello) come torna ti viene a cercare
- Irè mi hai fatto spaventare, mo vengo
La tristezza di Maria inonda il pezzetto di bosco, non voleva andarsene, non voleva che Michele partisse, non voleva avere un fratello tanto opprimente e le aveva dato fastidio che Irene li avesse sorpresi così, complici.
- ciao Michè, quando vai sulla spiaggia non prendere troppo solleone che ti scotti e poi le femmine non ti guardano
- Irè, prendi in giro a soreta
rispose svagato Michele mentre la gelosia di Maria ormai pesava dai 15 ai 20 chili.
Rimasto solo scuote il lenzuolo, lo ammassa nel borsone, tira fuori dalla tasca quel che rimane di una Turmac, sapientemente estratta da un pacchetto nell’armadietto del padre, l’accende con una qualche difficoltà dovuta alla frantumazione subita dai prosperi conservati sfusi e l’aspira facendo i circoletti con il fumo che non gli vengono tanto bene. Si sente un gigante, invincibile, senza paura e, bisunto di autostima, aspetta senza fretta che si asciughino le macchie sui pantaloni. E’ nelle condizioni ideali per accogliere il pensiero forte di quelle che un giorno Slavoj Zizek chiamerà le “cause perse”.
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