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Titolo di Viaggio

Titolo di Viaggio

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Settembre 2024
Bozze disponibili

L’incredibile viaggio fra le righe del Regno di BelloScritto.
L’artista, un pericoloso serial killer che realizza quadri di carne e sangue.
Un orecchino sull’orlo dell’abisso, che ricorda la sua storia.
Una lavoratrice nevrotica che difende il proprio posto con le unghie e con i denti.
Un’impiegata un po’ particolare che cerca di sotterrare le sue pratiche.
Quattro amici ricercatori, il bar di Aldo e una ricerca scientifica fondamentale.
Tutto può accadere e tutto può essere raccontato su questo treno, sotto un cielo azzurro e magenta, che corre verso la prossima stazione. Un treno per il quale non serve il biglietto, ma un titolo di viaggio, il titolo con una storia da raccontare. Un treno sul quale tutti vorremmo salire, per viaggiare in compagnia del vecchietto col bastone, della signora con la veletta, della ragazza con gli occhi tristi, del signore con le scarpe sporche e degli altri misteriosi passeggeri. E voi, signori, ce l’avete un titolo di viaggio? In carrozza!

Perché ho scritto questo libro?

Chiesero a George Mallory, tre spedizioni sull’Everest di cui l’ultima fatale: “Perché vuole scalare l’Everest?” Rispose: “Perché è Lì”. Ho scritto questo libro perché c’è un Lì, un angolo dei miei pensieri in cui le storie, i personaggi, sono sempre stati ad aspettare. C’è un Lì, una cima che inquieta, che fa vibrare ogni fibra dell’essere, che guida le grandi menti al capolavoro, spesso consumando irrimediabilmente la forza vitale. Ecco, io ho scritto questo libro, ma in compenso sto benone.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Prologo

Ho fatto un sogno che vi voglio raccontare.

C’erano, nell’ordine, un cielo azzurro e magenta, il mare, due colline, due binari, un treno.

Non sapevo in che direzione andasse, ma sapevo che ci sarebbe stata una stazione, da qualche parte, dove sarei sceso.

Dopo il treno c’era uno scompartimento. Nello scompartimento c’ero io e sei persone, che non conoscevo ma che sentivo in qualche modo familiari, e cercavo d’indovinare dove li avessi già visti.

C’era il ragazzo con un bloc notes poggiato sul tavolinetto, che roteava gli occhi verso l’alto, come per seguire il percorso migratorio dei pensieri, e tracciava segni su un foglio che però sembrava non riempirsi mai.
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In piedi, appoggiato al bracciolo e con una gamba accavallata all’altra, un signore di mezza età, elegantissimo in un abito di gabardine che ne fasciava il fisico leggermente pingue. Cercava, con numerose salviette recuperate dalla toilette, di liberare la suola della scarpa a mezz’aria dai souvenir di qualche animale che doveva aver inavvertitamente pestato prima di arrivare in stazione. Faticando nello strofinio, ripeteva “non si può così, non si può!” mentre le stille di sudore fermavano la loro corsa sul collo della camicia bianca.

Poi, qualche posto più in là, si trovava un uomo con gli occhiali, che si rifletteva sul vetro in sovraimpressione sul panorama. Sembrava perso in un qualche irraggiungibile paese della mente, mentre si aggiustava compulsivamente il ciuffo con la mano e adattava continuamente gli occhiali sul naso. Mi sembrava che avesse tenuto lo sguardo fisso sul finestrino per tutto il tempo del viaggio, ammesso che, in questo sogno, il tempo avesse un significato.

Incrociai poi gli occhi di una ragazza, dai tratti bellissimi e delicati, che contrastavano con lo sguardo triste e gli occhi gonfi, come avesse appena pianto. Mi chiesi cosa le potesse essere successo.

A poca distanza, l’altra improvvisata compagna di viaggio era una signora, fasciata di nero e con un cappello con piume e veletta, che ne facevano ipotizzare ma non indovinare completamente le fattezze. Teneva le gambe accavallate su delle elegantissime decolletè e guardava alternativamente tutti i passeggeri e poi fuori dal finestrino. Il suo sguardo, avresti detto, ti attraversava come se fossi stato fatto di vetro.

L’ultimo passeggero era un vecchietto, che viaggiava da solo. Nonostante l’età avanzata, la schiena curva e l’aspetto dimesso, aveva uno sguardo guizzante, che tradiva la presenza di un giovane mai rassegnato allo scorrere del tempo.

Mi domandai quali trame e storie si fossero avviticchiate fra loro perché fossi su questo particolare treno, di cui ignoravo le tappe, e perché avessi questa compagnia.

Signori, i vostri titoli di viaggio prego!” Il mio pensiero fu infranto dalla voce apparsa come dal nulla che riempì l’intero scompartimento, e che era rincorsa da un uomo in divisa grigia e un borsello di pelle nera, consumato agli angoli. Il volto del controllore era assolutamente anonimo, avresti potuto dire che fosse un volto noto, ma non ti saresti mai ricordato dove e quando lo potessi aver visto.

Cominciai per istinto a cercare nella tasca interna della giacca, poi, nelle tasche esterne; poi nelle tasche dei pantaloni, davanti, dietro, aprii il portafoglio. Niente, del biglietto non c’era traccia alcuna.

Mentre sentivo l’ansia montare a ondate, mi guardai in giro e notai che nessuno dei passeggeri aveva il biglietto, ma erano stranamente calmi, e mi guardavano divertiti, mentre ancora mi agitavo nelle sabbie mobili del biglietto perduto.

Che fa? Non l’hanno avvisata quando è salito?” Mi chiese il controllore.

Già, strano che non lo sappia” disse il ragazzo con lo zaino.

Avrebbero, uhm, dovuto, come anche tenere a bada i cani” disse il signore elegante.

Imperdonabile, imperdonabile” disse l’uomo con gli occhiali, passando nervosamente la mano sul ciuffo.

Ha bisogno di aiuto?” disse la ragazza triste.

Sono sicura di no.” disse vitrea la signora col cappello.

Ma forse lei lo può aiutare” disse il vecchietto, ammiccando al controllore con il bastone e facendo l’occhiolino.

Il controllore sospirò.

Vede, caro signore, per salire su questo treno ci vuole un titolo di viaggio.”

Ma io non so neanche perché sono qui! Non so neanche dove questo treno sia diretto! Non so dove sia il mio biglietto.” Dissi io agitandomi ancora di più.

Ma, caro signore, chi ha parlato di biglietti? Su questo treno il titolo di viaggio è concesso direttamente dal sottoscritto.”

Guardai velocemente nel portafogli. Neanche una monetina, un ramino o una lenticchia secca. Vuoto.

Scusi, lo so che la situazione è assurda” continuai sempre più nel pallone “ma nel portafogli non mi ritrovo neanche un soldo! Non so come sia potuto succedere, non posso comprare il biglietto!” dissi aprendo il portafoglio e mostrando il vuoto degli scomparti.

I passeggeri sorrisero tutti.

Caro signore” continuò il controllore con tono calmo “per il titolo di viaggio di cui parlo io non sono necessari soldi.”

Ma allora” risposi sempre più confuso “come posso pagare? Mi dispiace molto. Devo scendere alla prossima stazione?”

Eh, chissà quando arriverà la prossima stazione caro signore, anzi, la sua stazione. Nessuno lo sa. Percorro questa tratta da tempo immemorabile ormai, praticamente un’eternità” disse mentre si aggiustava la cravatta.

Fermate, partenze e arrivi sono sempre imperscrutabili su questo treno. In effetti, tutti i passeggeri fanno percorsi differenti, anche se viaggiano sugli stessi binari” sorrise.

Capivo sempre meno, mentre tutti gli altri passeggeri si alzarono e si sistemarono sui posti vicini al mio.

Vede, caro signore, mi sono preso la libertà, uhm, di variare un poco le regole di viaggio. Chi vuole il viaggio se lo deve guadagnare.”

Sì, guadagnare” annuirono in coro i passeggeri.

Va bene, ma come posso fare?”

Vede, caro signore, il mio può essere, a lungo andare, un lavoro, ammettiamolo, abbastanza noioso. Ecco perché, col tempo, mi sono sempre più interessato ai mille percorsi di ciascun passeggero. Una tratta, due binari, mille e mille percorsi, mille e mille storie. Che mi permettono di passare il tempo, fino alla prossima fermata.”

Scusi, sono un po’ confuso, non capisco. Come viene concesso il titolo di viaggio quindi?

Vede, caro signore, il titolo di viaggio è concesso ai passeggeri che raccontano una storia in grado di farmi passare il tempo in maniera soddisfacente, e perché no, anche di farmi fare qualche risata nel frattempo. Una vita di binari sì, ma non di binari morti” sorrise.

A questo punto capii. Rinfoderai il portafoglio, mi sistemai al meglio sul sedile.

Tutti i miei improvvisati compagni, a turno, cominciarono a raccontare, e io cominciai ad ascoltare.

2024-02-18

Aggiornamento

Titolo di viaggio è una realtà editoriale! Abbiamo raggiunto la prima stazione, la più importante, quella dei 200 pre-ordini! Titolo di viaggio è una realtà editoriale, un libro “vero” che, pur nella sua umiltà, potrà essere ordinato in libreria. Ha raggiunto un risultato che nella mia mente speravo, ma a voce non troppo alta. Un risultato che devo al sostegno che mi avete dimostrato, supportandomi e sopportandomi. Vi devo dire grazie per essermi stati accanto. Ma il viaggio continua! Adesso è fondamentale il passa-parola e far conoscere il più possibile Titolo di Viaggio al mondo là fuori. Ed eccoci qua, seduti tutti insieme sullo stesso treno lanciato verso l’orizzonte azzurro e magenta, tutti nello stesso scompartimento. Per fortuna è ancora inverno.
2023-12-05

Aggiornamento

L'inizio è stato bruciante! In pochissimi giorni abbiamo raggiunto più di 70 copie pre-ordinate! Oltre ad essere sicuramente presente sulle vostre mensole, presto Titolo di Viaggio potrebbe essere presente anche sugli scaffali delle librerie. Io ci credo, ma ho bisogno che continuiate a sostenere il progetto, con il passaparola, facendo in modo che quante più persone possibile sappiano della campagna, e possano scegliere di sostenerla. Intanto grazie. Vedete, ogni libro è un viaggio. Non è scontato trovare buoni compagni di strada. E voi lo siete. Grazie per aver scelto di condividere il posto vicino al mio. Antonio

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Antonio Capozzi
Mi chiamo Antonio, abito in un grazioso paesino in provincia di Milano e provengo da uno splendido paese della Puglia, Sammichele di Bari, che già ha un refuso nel nome e questo la dice lunga sulla mia passione per la scrittura.
Sono complottista, pessimista, ansiogeno e nevrotico, e forse per questo cerco di mettere di buon umore gli altri. Perché l’umorismo, alla fine, ci salva la vita.
Ho studiato ingegneria ma non ho mai fatto l’ingegnere.
Ho studiato pianoforte ma non ho mai fatto il pianista.
Per fortuna non ho studiato tromba.
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