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Tommi è altrove

Tommi è altrove
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Consegna prevista Maggio 2023
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«Il mondo è cambiato. Anche noi siamo in continua mutazione, immersi in un processo incessante di distruzione e rinascita. A volte si tratta di cambiamenti naturali, spesso però siamo noi con i nostri comportamenti, con l’uso sconsiderato delle risorse, a modificare l’ambiente a nostro danno. L’importante è essere là dove devi essere».
Una storia di crescita, di cambiamento e rinascita. Una storia profonda, a tratti dolorosa ma necessaria, in cui le vite di un gruppo di adolescenti si intrecciano e si mescolano tra piccoli drammi tipici dell’età e problematiche ben più profonde e spinose.
Tommi, Valentina, Ale, Elena, Jenny, Frank, diverse facce di una stessa medaglia che si chiama crescita e affermazione personale e il difficile ma inevitabile passaggio tra l’adolescenza e l’età adulta.

Perché ho scritto questo libro?

Il tempo era maturo. Una storia che nasce dalla mia professione d’insegnante, da un amore a prima vista: l’incontro con i ragazzi adolescenti, con i loro sogni e le loro paure. Qualsiasi ritardo, dettato da codardia o tentativi inconcludenti di procrastinazione, avrebbe reso la storia asfittica. Un déjà-vu. Una foto tra le tante. Non vedevo l’ora di liberarmene. Ora la storia di Tommi non è più mia. Con la pubblicazione, appartiene ai lettori. Sto già scrivendo il mio terzo romanzo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

     

Vale è la sua vicina di banco e spera di stare vicino a lei ancora: è il primo giorno di un nuovo anno e controlla di aver portato tutto. Ripassa a mente il contenuto dello zaino: una penna, un quaderno, il libro sulla storia del cinema americano che ha preso in biblioteca, quello di poesie d’amore di Prévert. Anche questo viene dalla biblioteca. Sa che sono libri non richiesti, eppure per lui non possono mancare.

E poi un quaderno. Una penna. Già detto. Ah, dimenticava, un pacchetto di fazzoletti di carta. Niente da mangiare, come al solito, nemmeno le merendine farcite per l’intervallo. Il suo vecchio zaino è ormai completo. O meglio, poco più che vuoto.

«Sei pronto, tesoro? È ora di partire, altrimenti farai tardi!»

Lei gli mette sempre fretta e lui, per provocarla, fa il procrastinatore. Forse non è la parola esatta, ma gli piace definirsi così. Sceglie di ritardare: rimanda l’azione, anche di pochi istanti. Adesso ha bisogno di una distrazione: si ferma a contemplare la natura morta appesa alla parete.

Quando dice che si alza all’alba per finire i compiti lasciati indietro dal pomeriggio prima, quando esprime le sue incertezze su cosa fare, quando sceglie di non scegliere, nonna Eli gli risponde sempre: Sei un procrastinatore!
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«Tommi, dove sei?» La voce intanto non demorde. Attraversa il pianerottolo, guarda giù per le scale e poi scende di corsa: «Arrivo!»     

Tommi saluta la mamma, che gli dice di stare attento. Quella frase vuol dire tante cose, tutte condensate in una raccomandazione: Sta attento! Una frase ormai diventata meccanica, che riceve controvoglia. Intanto, lui pensa a Vale: fra poco la potrà rivedere.     

«Ciao mamma, devo proprio andare» le risponde senza nascondere un certo fastidio.

Tommi si sente a casa soprattutto quando è fuori di casa: qui si sente al suo posto, noncurante verso gli ostacoli della quotidianità. È allergico alla routine, non sopporta la meccanicità e la prevedibilità dei gesti. L’espressione così fan tutti gli fa venire la nausea. La razionalità, almeno in questa fase, non gli appartiene. Le sue aspirazioni sono altrove, in un altro mondo. Il cinema, la poesia, tutte le sue passioni non sono tipiche della sua età. Ha sempre manifestato un totale disinteresse verso le mode. Non gli piace seguire le correnti, anzi. Quel che gli altri considerano inatteso, ovvero tutto ciò che provoca stupore perché oltrepassa le aspettative, lo incuriosisce e lo attira.

Finalmente raggiunge la fermata dellautobus e vede Vale. Sta parlando con alcune ragazze, tutte munite di zaino e sorridenti. Appena lo vede, lascia le amiche e gli viene incontro. Lo raggiunge in poche falcate ampie e leggere, con la coda di cavallo bionda che ondeggia nell’aria del mattino.

Vale ha un modo tutto suo di camminare: sfiora appena il terreno, con un sorriso solo accennato che le illumina il volto sottile. I suoi lineamenti sono semplici, il viso è simmetrico ed elegante come fosse stato disegnato da un pittore. Tutto in lei è tenue: il color miele dei capelli e il verde acqua degli occhi, le labbra carnose, ma di un rosa pallido, le guance che si arrossano un po quando è imbarazzata. Delicatezza: se Tommi dovesse descriverla in una parola, userebbe proprio questa.

Lui rallenta il passo: «Eccolo il mio raggio di sole!» dice verso la compagna di banco che non considera più solo come unamica.

«Buongiorno anche a te» risponde lei divertita, arrossendo un po’ sulle guance pallide.

«Sono al pelo anche oggi, vero?»

Vale scuote la testa: «Vai pure con calma. Il bus arriva tra cinque minuti, non lo perdiamo»

«Peccato – bofonchia Tommi – avevo già in mente una fuga al lago» prosegue sorridendo, come per scherzare, ma celando dei sentimenti più vivi.

«Ma dai, scemo! – risponde lei scherzosa, con una leggera spinta sul suo braccio – Non ci credo che ti perderesti il primo giorno di scuola, proprio tu!»

«Vuol dire che mi sottovaluti, allora» il sopracciglio di Tommi si solleva.

«Nah…Non c’entra quello. Sei troppo ligio per fare una cosa del genere. Ma d’altronde è per questo che mi piaci!» Vale lo scruta meglio con i suoi occhioni verdi: «Oggi però ti vedo un po’ affaticato, sicuro di star bene?»

«È che ho uno zaino pesantissimo. Non sapevo che materie portare» dice lui scherzando sul suo logoro zaino con soli due libri allinterno.

Tommi la guarda con interesse: è proprio bella e gli cadono spesso gli occhi sul suo seno rotondo, avvolto dalla leggera blusa che lascia volare la fantasia dei ragazzi: «Oggi sei più bella del solito!» le dice facendo correre su di lei il suo sguardo, innocente e fremente allo stesso tempo.

Vale abbassa gli occhi sorridendo, timida e compiaciuta insieme: «Ma dai, sono sempre la stessa»

Lui le solleva il mento con le dita della mano, guardandola dritto negli occhi: «E invece ti dico che oggi hai un che di luminoso, di diverso»

«Sarà l’aria frizzante del primo giorno di scuola!» Risponde Vale ridendo allegra.

«Beh su una cosa però non cambi mai: sei sempre la solita modesta…»

Vale gli fa un sorriso dolce e scherzoso: «Può darsi, o magari sei solo tu che sei accecato dall’amore!»

Con una mano la strattona verso di lui, fino a sentire i tratti del suo corpo e la abbraccia stretta, mentre con la coda dell’occhio controlla che le ragazze alla fermata li stiano osservando: è un modo per dire a tutto il mondo che lui ce l’ha, quasi, una ragazza, a cui lui probabilmente piace. Sa che non va bene fare due cose in una volta, corteggiare una ragazza e controllare di essere osservati. Nonna Eli gli dice sempre che ogni momento è prezioso, e che non deve essere mescolato con altri momenti. Solo così può durare un’eternità.

Si sente una voce che grida: «Ragazzi, arriva il bus!»

Dà un’occhiata rapida. Il suo zaino sgualcito e semivuoto pende dalla sua spalla sinistra e ondeggia avanti e indietro. A pensarci bene, avrebbe anche potuto lasciarlo a casa. Ma poi che razza di studente sarebbe uno che va a scuola senza lo zaino? Sarebbe esposto alle prese in giro dei compagni, oltre che alle ammonizioni della mamma.

I suoi jeans preferiti sono altrettanto sgualciti, ma gli piace il loro colore stemperato e indefinibile, color nuvola chiara. Il blu delle origini ha perso consistenza in seguito alle innumerevoli centrifughe. Hanno un’aria vissuta. Se li trova sempre pronti, puliti e ben piegati. Tommi li adora e s’immerge con facilità nella sua nuvola. Vuole che il mondo sappia che lui è sempre da qualche altra parte, tra le nubi.

La mamma voleva che li sostituisse con un nuovo paio, da acquistare al mercato all’aperto della domenica mattina. Alla fine, vista la sua determinazione a conservare quello esistente, la mamma ha rinunciato.

Indossa anche la sua vecchia maglietta scura girocollo, a cui è molto affezionato. L’ha comprata in un grande magazzino insieme a Vale. Forse è qualcosa di più quella ragazza.

Tutto a posto. Crede di avere tutto. Anche gli stivaletti neri di pelle.

Il bus è stracolmo di studenti, come sempre. Solo posti in piedi, al massimo. Devono comunque cercare di salire. Ha un piede su un gradino vicino alla porta a soffietto e l’altro su quello superiore. I ragazzi sono molto flessibili, si piegano e si adattano allo spazio disponibile. Conoscono i trucchi di assestamento.

Vociare indistinto. Aria rarefatta. Sudore mescolato a profumi economici. Dalla sua posizione non riesce a vedere cosa succede là fuori. Non c’è pericolo di cadere nelle frenate e nelle curve: c’è un sostegno totale, da tutti i lati. Fortunatamente è costretto a fare la sardina per pochi minuti, circa dieci, durante i quali il suo pensiero fisso è uscire dalla prigione di massima sicurezza. La liberazione è alle porte: eccoli, finalmente, nella piazzetta della stazione ferroviaria.

Che bello assaporare l’aria fresca del mattino, di nuovo. Vale si è accorta che Tommi indossa la maglietta che avevano comprato insieme: non fa altro che guardarla.

Si siedono sul muretto che circonda la fontana. Se ne stanno seduti con le gambe a penzoloni, uno accanto all’altra, i jeans rovinati di lui contro il tessuto leggero dei pantaloni di lei. Tutt’intorno è ancora estate: l’aria è calda nonostante il mattino e oltre il muro si trova una piccola area verde. Nello spiazzo non c’è nessuno, salvo un anziano che porta a spasso il cane. Procede a passi lenti, guinzaglio alla mano, camminando in mezzo a eleganti fiori color lillà. Com’è che si chiamano? Agapanti, ecco. Gliel’ha insegnato nonna Eli: non c’è pianta o fiore di cui non conosca il nome.

Vale gli mette un braccio al collo e con aria seducente gli dice: «Caro!»

Lui le risponde: «Cara!» mentre le bacia il dorso della mano che fluttua davanti alla sua bocca. No, non sono solo amici.

Vale, che non vorrebbe mai fare altro, cerca qualsiasi occasione pur di stare con lui. Beh, diciamo che a Tommi piace pensarlo. Gli piace l’idea di una persona che non sappia rinunciare a lui, al suo mondo così rarefatto. Ha bisogno di sapere che in mezzo a tante persone con cui non si trova appieno esista un’anima con cui combaciare: qualcuno che lo capisca davvero, che faccia di tutto per farsi condurre nel suo mondo e non sappia rinunciare alla sua compagnia, ai suoi discorsi, alle sue fantasie. Qualcuno che, proprio come lui, abbia bisogno di scappare via, sentirsi sempre altrove e sapere che, in quell’altrove, ci si può ritrovare, perché non si è soli. Ecco, dev’essere questo che lo fa sperare così tanto in Vale.

Di sicuro, la loro storia è stata una manna dal cielo per entrambi. Erano già una coppia acclamata nella loro piccola cerchia di amici, dove lui era l’unico maschio. Una coppia appena abbozzata e ancora da definire per gli altri, eccetto il bidello Alberto, che aveva poteri di indovino.

La loro storia era già nell’aria, aveva preso una piega più decisa una mattina di giugno di quell’anno. La scuola era appena finita e Vale gli aveva mandato un messaggio lamentandosi di non avere magliette decenti da mettere d’estate. In particolare, ne cercava una blu. Tommi non si era lasciato sfuggire l’occasione di accompagnarla a fare shopping: un pomeriggio da solo con lei, poteva essere trasformato in un appuntamento. Si erano incontrati in centro, di fronte alla gelateria in piazza, appena dopo pranzo. Sul momento, Tommi era subito partito alla carica: «Senti Vale, perché non scegliamo un posto all’aria aperta?»

«Vuoi andare al mercato? Oggi non è giorno di mercato»

«Visto che è una bella giornata, perché non andiamo al parco, dove non c’è niente da comprare? La maglietta può aspettare. Non credo si offenda! Così facciamo qualcosa insieme!»

Vale si era messa a ridacchiare e gli aveva mollato un piccolo pugno sulla spalla: «Vuoi farmi prendere un raffreddore. Cos’hai in mente, farabutto?»

«Non fa così freddo! E poi se avessi i brividi potrei scaldarti io un po»

Lei aveva percepito una leggera vibrazione propagatasi giù per la schiena, ma aveva reagito semplicemente arrossendo e scostando i capelli dal suo bel viso. Alla fine, aveva deciso comunque di andare per negozi. Lo aveva preso per mano, il loro primo e vero contatto mantenuto più a lungo.

Avrebbe preferito starsene sdraiato con lei nel parco a guardare il cielo, ma Tommi si era comunque divertito a passeggiare in sua compagnia tra i negozi. Guardava le vetrine, colme di abiti colorati e magliette estive e immaginava Vale mentre li indossava. Con una gonna svolazzante sul lungomare, con un cappellino di paglia intenta a prendere il sole in spiaggia. Ogni cosa che vedeva, lo portava a pensare a lei.

Erano entrati insieme nel centro commerciale, il più grande della città. Vuoi per l’aria condizionata, era affollatissimo: sulle scale mobili, lungo i corridoi luminosi la calca si addensava fino a far sparire l’ambiente circostante. Del resto il centro commerciale era sempre così: un blocco grigio metallico, pieno di canzoni a palla per stordire i clienti e un’aria condizionata da far venire mal di testa. Ma il fatto di avere Vale accanto non glielo faceva nemmeno pesare. Alla fine aveva guadagnato un bellissimo pomeriggio e una maglietta che lei lo aveva convinto a comprare, quella che indossa ora. A suo dire gli sta benissimo. 

E ora eccoli lì, appollaiati uno accanto all’altra sul muretto della stazione ferroviaria, la mattina del primo giorno di scuola. Il tragitto è sempre lungo per arrivarci: una volta scesi dal bus, tocca prendere pure il treno per Bergamo. Come se non bastassero le sei ore di lezione che li attendono!

Per fortuna il liceo non è molto distante dalla fermata del treno. Basta solo attraversare un paio di isolati e il profilo della scuola sbuca all’orizzonte. Il loro è un indirizzo scientifico: da assi in matematica quali sono, Tommi e Vale non avrebbero potuto scegliere una scuola diversa.

Il treno fischia mentre raggiunge la stazione. Si trovano sulla linea gialla, oltre la quale non si può andare. Tommi nasconde il cellulare nella tasca anteriore dei jeans: non si sa mai. Con una mano controlla che sia ancora lì, poco dopo averlo riposto. I freni del treno stridono e si ferma proprio di fronte ai ragazzi.

Tommi riesce ad aprire per primo la grossa portiera. Fortunatamente non ci sono passeggeri pronti per scendere e lo spazio d’entrata è libero, così sale veloce. Vale è dietro di lui. La prende per mano per aiutarla. C’è un po’ di mischia. Tommi riesce a trovare dei posti liberi e mette lo zaino sul sedile accanto: posto occupato. Guarda fuori dal finestrino e riassapora l’aria fresca del mattino, che si diffonde tra i colli e i campi coltivati. La vista gli provoca un dolce sollievo dopo gli assembramenti, una fuga dalla confusione. Il treno è pieno zeppo di studenti pendolari e spesso si rimane in piedi fino alla stazione di Bergamo. Sono venti minuti. Vale è riuscita a sedersi accanto a lui, dopo aver spostato il suo zaino sotto le gambe. Tommi le ha tenuto il posto. Adesso è il momento del silenzio. Lo sente vicino e premuroso verso di lei, anche se sembra da un’altra parte.

Sfila il cellulare dalla borsa e si mette a chattare con un’amica. Finita la chat, Vale si accorge, sempre con la coda dell’occhio, che Tommi si è girato verso di lei.

«Hai il torcicollo? Mi stai fissando?»

Lui  le sorride e poi torna a guardare fuori dal finestrino: «Stavo pensando ad Ale. È che dopo tanto tempo mi ero abituato alla sua assenza. Quello che è successo l’anno scorso mi ha un po’ preoccupato. Non mi va di ripetere un altro anno con un bullo alle costole. Però c’è un pensiero che mi rassicura: le cose cambiano, come le persone. Beh, questa è una frase di nonna Eli. Come sai, quando lei parla è sempre illuminante»

«Con te è sempre stato particolarmente stronzo. Forse non sopporta che leggi poesie e conosci le storie di film molto popolari»

I freni del treno fischiano di nuovo. Sembrano corde stonate amplificate. Anticipano l’arrivo. L’uscita dal vagone intasato ha le stesse sembianze di un’evacuazione provocata da un improvviso incendio.

Vale riparte con passo felpato e ritmo veloce. È trainante: «Se camminiamo in fretta non arriviamo in ritardo»

Tommi la segue con passo rassegnato. Si fa trascinare: «Non preoccuparti, rallenta un po’. Ci metti troppo entusiasmo! Arriveremo comunque in tempo»

Squillano i trilli metallici delle campanelle, di nuovo, dopo un’estate torrida in cui sono rimaste silenti. Appena superata la barriera affollata dell’ingresso, Vale si avvia su per le scale. Tommi la segue. La vista del calcestruzzo ammuffito che lascia cadere calcinacci lo tranquillizza. Il muro che suda è rimasto sempre lì, al suo posto, dove doveva essere. Eccolo, Tommi. Di nuovo a scuola.

Non tutti sanno che scuola vuol dire sudore e compiti in classe: lo spauracchio della maggior parte degli studenti. Del resto si tratta della loro reputazione sociale e nessuno vuole perdere la faccia per un brutto voto. La scuola a Tommi sta stretta, anche se i suoi risultati sono positivi. Non ci trova niente di straordinario nelle lezioni, spesso noiose e poco coinvolgenti. A parte forse il prof di filosofia e linsegnante di inglese: hanno un modo d’insegnare travolgente e fanno sentire gli studenti protagonisti del loro apprendimento.

Il bidello Alberto è seduto alla sua postazione, dietro una piccola cattedra allestita nel corridoio di passaggio. Conosce ogni singolo studente della scuola e raccoglie gli umori e i racconti di tanti ragazzi, che lo considerano il loro vero insegnante di vita. Ha sempre la battuta pronta ed è un tipo molto divertente.

Parlare con lui è rilassante oppure motivante a seconda delle necessità, tra un compito in classe e un’interrogazione. Anche lui ha le sue preferenze: quando vede Tommi non ce n’è per nessun altro.

«Ciao Tommi, come sta Vale?»

Lui non può non sghignazzare: «Alla grande! Non l’hai vista? È già passata. Ci vediamo, devo andarla a cercare.»

A Tommi non piacciono le etichette. Solo perché non trova interesse nel parlare della vita quotidiana. Il suo proposito per questo nuovo anno è quello di cambiare pagina. E la cambierà. Farà qualcosa di diverso.

Ieri sera era al telefono con nonna Eli. L’aveva chiamato lei, per augurargli un buon anno scolastico. Lui le aveva detto che sarebbe stato un anno diverso e lei gli aveva risposto con una delle sue enigmatiche frasi: Sii sempre te stesso e diventerai la persona che vorrai essere.

Tommi istintivamente trascura la situazione in cui si trova, perché gli sta stretta e vorrebbe essere con qualcun altro, da qualche altra parte. Certo, quando è con Vale non è così.

Eccola insieme a Elena e Giulia. Giulia li squadra subito da capo ai piedi, con un ghigno beffardo: «Ciao ragazze» le saluta Tommi «Siete pronte? Mi raccomando, studio e compiti ogni giorno…»

Giulia ridacchia divertita: «Ma tu guarda da che pulpito! Come se poi tu non fossi secchione»

Si gira verso Vale, come a cercare la sua approvazione «di certo qui dentro non sono io quella impegnata in mille attività o l’enciclopedia vivente che conosce a menadito il titolo di qualunque film sulla faccia della terra… Dico bene?»

Questa volta si mettono tutti a sghignazzare, come se avessero appena sentito una barzelletta, attirando l’attenzione di un altro gruppetto vicino. Vale prende la palla al balzo per cambiare discorso:

«Come stai bene con i capelli corti, Elena! A cosa dobbiamo questo nuovo look?»

«Beh, avevo voglia di cambiare» Fa spallucce sorridendo.

Ecco che, all’improvviso, appare Ale. Non è un ragazzo particolarmente alto, arriva a malapena alle spalle di Tommi. In compenso ha una struttura piuttosto tarchiata, con le spalle larghe e le braccia muscolose. Porta sempre i capelli molto corti, eppure si passa sempre la mano sulla testa come se avesse bisogno di sistemarli. Cammina con i pollici infilati tra la cintura e i jeans, squadrando più o meno chiunque gli capiti nel campo visivo. Di per sé non ha un viso cattivo: occhi grandi e profondi, mascella pronunciata, labbra carnose e ben proporzionate. Ma ha sempre un’espressione corrucciata che gli rovina i lineamenti. Un incontro ravvicinato e indesiderato, insomma.

Ale guarda Tommi con la solita aria un po’ strafottente e gli concede un cenno di saluto, poi si dilegua verso un gruppetto di ragazze di un’altra classe. Tommi risponde al saluto con una timida alzata di mano. L’anno scorso gli ha fatto perdere la faccia davanti a compagni e insegnanti. Da allora cerca di evitarlo.

Era appena rientrato in classe dopo un’influenza di alcuni giorni. Negli stessi giorni della malattia avrebbe dovuto essere interrogato in storia, ma la sua insegnante, dopo aver certificato la sua assenza, aveva osato estrarre a sorte un numero, chiamando alla cattedra un altro studente come sostituto. Non l’avesse mai fatto! La classe aveva cominciato a gridare all’ingiustizia. Quando Tommi era rientrato nell’aula dopo la malattia aveva una faccia biancastra e fiacca, da convalescente, gli aveva detto la prof. In effetti, dosi regolari di paracetamolo non erano riuscite per diversi giorni ad abbassare i quasi trentanove gradi di febbre.

«Eccolo, il nostro moribondo!» Aveva sparato a zero Ale non appena l’aveva visto.

Tommi l’aveva fulminato con lo sguardo: «Fai poco lo spiritoso e vedi di lasciarmi in pace»

«Uh, che paura!» Aveva esclamato Ale «altrimenti cosa fai, chiami la mammina?»

Tommi aveva scosso la testa senza degnarlo di una risposta, ma quello incalzava, tra i mormorii di tutti:  «La mammina ti ha portato pure la colazione a letto? Rispondi, cagasotto! Intanto qui dentro ci abbiamo rimesso noi. Poverino, a letto con l’influenza… sei proprio uno sfigato!»

Vale allora non ce l’aveva fatta non intervenire, anche se Tommi non avrebbe voluto: «Ragazzi, lasciatelo stare! Non è colpa sua se stava male, mica poteva venire a scuola in quelle condizioni»

«Sentila, la santarellina!» Aveva ribattuto con tono acido Fausto, il compagno di banco di Ale «tu sei già stata interrogata in storia e poi non dovresti parlare perché sei di parte»

«Siete soltanto dei poveri bulli!» Aveva esclamato Tommi in tono non troppo convinto.

L’insegnante di turno, che era quella di inglese, si era alzata in piedi di scatto e li aveva spediti in fondo all’aula, costringendoli a girarsi. Non riusciva più a tenere la classe: «Siete proprio recidivi!» Aveva strillato «Dovete smetterla di scontrarvi in questo modo. Prima di parlare dovete alzare la mano e, soprattutto, non dovete essere arroganti. Qui sono io che decido e non tollero più sovrapposizioni. Per quanto riguarda le interrogazioni di storia, ne parlerete direttamente con la vostra insegnante di quella materia»

Poi si era messa a parlare in inglese, come al solito. E la parte che Tommi preferisce: è abituato a vedere film in inglese con sottotitoli. Linsegnante aveva poi accennato al contenuto della lezione, scrivendo anche alla lavagna una mappa concettuale con le parole chiave. Soltanto pochi riuscivano a capire ciò che diceva e Tommi sapeva di essere tra loro. Quella lezione della professoressa, quella sulle regole basilari del comportamento, rimase sospesa, come il calcestruzzo ammuffito.

Tommi pensava di aver ormai dimenticato questo episodio e invece questa cosa gli rode ancora dentro, anche a distanza di mesi. Si manifesta all’improvviso, in modo inaspettato. Sente un’alta tensione, insieme all’aria apparentemente festosa, in questo primo giorno di scuola. Dopo lo squillo della campanella che annuncia l’inizio delle lezioni entrano tutti un po’ baldanzosi nell’aula che è stata loro assegnata, non senza una certa curiosità.

Gli piace pensare che le cose cambiano continuamente. Forse anche i nemici sono cambiati. Nonna Eli, a questo proposito, gli cita sempre una massima: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Appartiene a Lavoisier, l’iniziatore della chimica moderna. Saluta tutti i suoi compagni. Anche Ale, da lontano, dopo l’incontro ravvicinato, gli ha ripetuto un cenno di saluto. Pronti, via. Si ricomincia. La sedia dell’insegnante è vuota. Il clima è festoso. Molti si lasciano andare a roboanti risate. Tommi e Vale hanno scelto due banchi vicini. Si guardano l’un l’altra e ridacchiano. Chiacchierano su una serie TV che hanno visto tempo fa. Qualcuno scatta la tipica foto di gruppo. Poi c’è un ritorno al passato, e Tommi ricade nei suoi pensieri.

Ogni volta che incontrava Ale, specialmente quando erano presenti anche altri compagni, lo metteva subito sul patibolo, con l’unica intenzione di creargli imbarazzo. Tutte battute stupide, che si appigliavano al minimo dettaglio per attaccarlo. Ad esempio, aveva sempre commenti da fare sui suoi jeans, tra le risate dei suoi amici: Lasciami indovinare, di quei jeans ne hai comprati in serie tutti uguali oppure sono sempre gli stessi? E dimmi, li lavi mai? Quando non ce l’aveva con il suo modo di vestire, lo prendeva di mira sui buoni voti. Faceva apposta a sbirciare il voto dal suo compito in classe, per poi commentare che poverino, si buttava sullo studio perché la sua vita faceva schifo e non aveva nient’altro a cui pensare. Forse, un po’ invidioso, Ale lo era eccome.

Questa volta però sembra che per Ale l’estate non sia passata invano. Lui ha qualcosa di diverso. Pare più cauto e meno strafottente.

La prima ora di lezione di matematica nel primo giorno di scuola è già iniziata nella classe 3^ B da almeno un quarto d’ora. In aula si aspetta senza alcuna ansia larrivo dellinsegnante. Pochi rimangono seduti al banco. Si riformano gruppetti, cerchie precostituite. Sembra che l’argomento, per Tommi insopportabile perché troppo banale e ovvio, sia come hanno trascorso l’estate. C’è chi è andato alle Seychelles con la famiglia, chi è andato nella casa di montagna, chi non è andato da nessuna parte, chi è andato a raccogliere la frutta in una azienda biologica.

Tommi e Vale non dicono niente. Ale si mette a parlare delle sue avventure amorose, forse un poromanzate. Secondo Tommi è uno che parla tanto, ma combina poco. Perché non se ne sta zitto, anche se non ha niente da dire? Invece quello lascia pian piano la veste candida dell’ascoltatore per assumere la sua natura di provocatore incallito sulla sua materia preferita. Il fatto è che quando lui parla tutti gli altri si zittiscono e ascoltano. Si rivolge proprio a Tommi, che comincia a sudare: «E tu, Tommi, cos’hai fatto quest’estate? Hai combinato qualcosa con la tua amichetta? Certo che siete ancora vicini di banco, anche quest’anno. Devi allargare i tuoi orizzonti»

Eccolo di nuovo, quello di sempre. Sembra che il tempo passi invano. Sarebbe tentato dal mandarlo a quel paese, ma non vuole essere come lui.

«Devi darti un po’ una svegliata, bello mio. Già la natura non è stata gentile con te, con quel fisico da rammollito che ti ritrovi, non peggiorare le cose correndo dietro a quella secchiona di Vale! Ma dai, guardala: pensa solo allo studio! Vi siete proprio trovati: mosci e secchi entrambi. Sempre che poi facciate qualcosa…»

Si gira verso gli altri, che sogghignano divertiti: «Che poi, a dirla tutta, Vale avrebbe bisogno proprio di qualcuno che la rivitalizzasse un po’!»

Ale si avvicina, fingendosi amichevole e mettendo a Tommi una mano sulla spalla «Tu lo sai che per questo puoi sempre contare su di me, vero?»

Tommi si alza in piedi, rosso dalla rabbia. Sta per cedere alle provocazioni, ma riesce a mantenere un certo equilibrio: «Mi fai pena! E poi se vuoi provocarmi, perché tiri in ballo anche Vale? Sei soltanto un cazzone!»

«Avete sentito tutti. L’ha detto, l’ha detto! Una volta tanto dice cose sensate. Il cazzino parlante dice che sono un cazzone!»

La sedia dell’insegnante è ancora vuota.

«Senti, Ale. Parli tanto, ma sotto le tue performance c’è solo fumo. Fai tanto il gradasso, ma tu la ragazza non ce l’hai!»

«Ma quale performance del cazzo! Ma quale gradasso del cazzo! È vero che non ho la ragazza. Ne ho più di una, anzi tutte quelle che voglio. Tu invece sei ridotto male, costretto a elemosinare da una fighetta secchiona che non ha in mente altro che studiare»

Finalmente entra la professoressa. Sono ancora tutti sintonizzati su quello che è appena successo. La prof si lascia andare agli auguri del primo giorno. Sottolinea l’importanza dell’impegno e della partecipazione. Nessuno la sta ascoltando. Fa un discorso celebrativo sull’essere cittadini di oggi e di domani, sul prendersi le proprie responsabilità. Chi se ne frega, sembrano dire i ragazzi.

Suona la campanella per il cambio dell’ora.  Ale si avvicina di nuovo a Tommi, urtandolo con la spalla.: «Ma basta, sei ridicolo!»

Si allontana lui.

«Basta lo dico io» Risponde Ale a denti stretti «Non pensare che sia finita qui, sfigato. Cosa ti credi, che solo perché ti vedi con quel manico di scopa vali qualcosa?»

Tommi sta per aprire la bocca e urlargli in faccia, ma sul più bello si ferma. Trattiene il respiro, stringendo i pugni e poi lascia uscire l’aria lentamente dalle narici.

«Lasciaci in pace e stop» Risponde con tono un po’ irritato e un po’ distaccato. È riuscito a fare l’assente, senza dare troppa importanza al tiro a segno di Ale.

La prima ora del primo giorno di scuola se n’è andata, insieme alla prof e alle sue parole beneauguranti. Non l’ha nemmeno sfiorata l’idea che ai ragazzi interessi ciò che bolle nelle loro pentole interiori. Il suo discorso appare come una stanca ripetizione meccanica e preconfezionata. Aria fritta che annusano controvoglia. La solita litania. Muffa.

2022-08-26

Aggiornamento

Cari amici lettori, Tommi è altrove ha raggiunto il primo e più importante goal: il libro ha già ottenuto 200 pre-ordini e sarà pubblicato da bookabook. In soltanto due giorni dall'inizio della campagna il romanzo ha conquistato un risultato insperato. Senza di voi, senza la vostra pronta e incoraggiante risposta, tutto questo non sarebbe stato possibile. Grazie tantissime. Siete diventati i protagonisti del lancio del mio libro! Grazie anche a quelli che pur non avendo fatto pre-ordini hanno dimostrato interesse e curiosità.

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Mario Mirandola
Mario Mirandola ha insegnato inglese per molti anni nei licei e accompagnato ragazzi e adulti in giro per il mondo.

Ora si occupa di mobilità studentesca internazionale come consulente e continua a insegnare alla Scuola Senza Frontiere.

Ha fondato www.imparaunalingua.com

Ama viaggiare, anche senza destinazioni, per l’atto stesso del viaggiare.

Ama lo spirito del principiante, sempre alla ricerca di ciò che ancora non è e del tesoro nascosto.

Ama le parole prime che gli segnano il percorso.

Ama correre, nel senso di fare running, perché quando corre ritrova il suo io preferito: quello essenziale, senza fiato e senza pensieri.
La sua prima opera è La seduzione di Elia: la storia di un giornalista alle prese con i suoi mutevoli stati d’animo: indignazione ma soprattutto incanto e innamoramento.
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