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Tutto il tempo necessario

Tutto il tempo necessario
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Consegna prevista Luglio 2023

La percezione umana del trascorrere del tempo è relativa. Siete tifosi di una squadra di calcio che, alla mezzora del secondo tempo, è sotto di un goal. Il tempo vi sembrerà volare, imprecherete per ogni interruzione. Per i tifosi avversari, invece, il quarto d’ora che li separa dalla vittoria sembrerà un’eternità. E se si potesse produrre un farmaco in grado di assicurare a ciascuno la sensazione del tempo più consona in ogni situazione? Mai più liti nelle code agli sportelli o nel traffico. Soprattutto, mai più disagi psicologici, che possono andare dall’impazienza all’ansia, dall’insofferenza allo stress, fino alla depressione e all’angoscia. Questo il filo conduttore di un giallo avvolgente, di un viaggio nella psiche, a volte contorta, sempre peculiare, dei personaggi che si muovono in una realtà geografica periferica e intrigante. Questa la chiave di volta che consentirà a un commissario “forestiero” di ricostruire la dinamica di un crimine solo in apparenza di facile risoluzione.

Perché ho scritto questo libro?

Non sono loquace. Sono spesso taciturno anche in ambiti familiari e ristretti, tranne quando bevo un bicchiere di troppo. Diciamo che ho il dono della sintesi. E allora ozio, rifletto, pondero, dubito, titubo, teorizzo, fantastico. Quando il carico immateriale accumulato nella testa rischia di tracimare, lo incanalo in appunti, diari, quaderni. Così è nato “Tutto il tempo necessario”, da idee sedimentate negli anni, di cui il mio cervello si sarebbe prima o poi sbarazzato per rigenerarsi.

ANTEPRIMA NON EDITATA

CAPITOLO PRIMO

«Se    trascuriamo    le    suggestioni    relativistiche     della     teoria     di     Einstein, non applicabile  all’esperienza  quotidiana  degli  umani, il  tempo  è  una grandezza  fisica  misurabile  e  assoluta.  Supponiamo  di  sincronizzare  due orologi identici, privi di difetti, e di affidarli a due persone che abitano in posti distanti del  globo  terrestre, appartenenti  però  allo  stesso  fuso  orario. In  qualsiasi  momento  successivo  all’istante  iniziale, i    due    orologi indicheranno  la  stessa  ora,  poiché    il    tempo    trascorso    è    uguale dappertutto»,  spiegava  il    prof.    Canuli    all’attenta    e    ristretta    platea, illustrando,  una  dopo  l’altra,  le  suggestive  slide  animate  che    il    suo assistente  aveva  curato  nei  minimi  dettagli,    lavorando    anche    di    notte durante l’ultima settimana.
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«Se  il  tempo  in    sé    è    –    come    detto    –   assoluto,  poche    cose    sono invece relative come  la  percezione  umana  del  suo  trascorrere.  Farò un esempio legato al mondo del   calcio.   Immaginate   di   essere   tifosi   di   una squadra che, alla mezzora della ripresa, sia sotto di un   gol.   Il   tempo   vi sembrerà volare, ogni  interruzione  del  gioco    vi    farà    imprecare    e    la lancetta  dei  minuti  apparirà  ruotare  alla  velocità  di  quella  dei  secondi.  Per  i tifosi avversari, al contrario, il quarto d’ora che li separa   dalla   vittoria sembrerà   un’eternità.   La   lancetta   dei   minuti   apparirà   spostarsi   lentamente, come   quella   delle ore, e   la   concessione   anche   di   un   breve   recupero   da parte  dell’arbitro  li  farà  montare  su  tutte    le    furie», continuava    il professore,  mentre  l’amministratore  delegato  della  NewApotek    S.p.A.  e il  suo fidato staff erano ipnotizzati dalle parole e dagli esempi del luminare, nonostante  la       trattazione       non       fosse       ancora       entrata       nel       vivo.

«Quindi la  percezione  relativa  del  tempo  può  essere  fonte  di  disagi psicologici, che     vanno      dall’impazienza all’ansia, dall’insofferenza      allo stress, fino alla   depressione   e   all’angoscia.   Pensate   a   un   carcerato.   Sono pronto a scommettere qualsiasi cifra che per lui due   anni   dietro   le   sbarre passino molto più lentamente che per voi o per me. Eppure il mondo non se ne accorge, perché il tempo   trascorso   in   assoluto   e,   quindi,   misurato   è uguale  per  tutti»,  l’argomentare  di  Canuli  proseguiva    così,    fluido    e tangibile.

Il    pubblico    della    NewApotek     aveva     già     letto     il     dossier     che descriveva il progetto “EuKronos”,  ma  l’ars  retorica  del  professore,  che              ne  illustrava  magistralmente  i  contenuti  interpretandoli  come  battute  di un’opera  teatrale,  era  coinvolgente,  e  nessuno    osò    interrompere    la presentazione per osservazioni o domande.

«Io    e    la    mia    équipe    abbiamo    esaminato    a    fondo    i     meccanismi cerebrali  che  regolano  la  percezione  del  tempo,   costruendo    modelli matematici in   grado   di   simularli   alla   perfezione.   Siamo   anche   convinti   che tali processi possano essere “pilotati”  chimicamente,  attraverso  la somministrazione di appositi principi attivi, capaci   di   eliminare   gli   effetti negativi della relatività  percettiva  temporale,  che  invece  potrebbe  essere sfruttata a  supporto  del  benessere  psicologico  degli  individui.  In  sostanza, il mio istituto progetta di realizzare un farmaco in   grado   di   assicurare   a ciascuno   la   sensazione   del   tempo   più   consona   al   proprio   stato   d’animo   e alla situazione contingente. Mai più litigi   o   imprecazioni   nelle   code   agli sportelli, nel traffico, o nelle sale  d’attesa  dei  medici!  Mai  più  sindrome  da  final countdown in prossimità   delle   frequenti   scadenze   che   la   vita   ci   impone!», ecco l’affondo   del   professore, che, a   quel   punto,   si   sentiva   in   una   posizione di supremazia, dall’alto della quale poter continuare il discorso   portando   a termine la sua missione: «Provate  a  immaginare  la  domanda  di  mercato che genererebbe  un  farmaco  basato  su  tali  principi  attivi  e,  quindi,  i guadagni  che  la  casa  farmaceutica  detentrice  del    brevetto    potrebbe realizzare».

E,  dopo    una     pausa     per     nulla     casuale,     aggiunse:     «Esatto, incalcolabili!».

Dopo    circa    mezzora,   il     monologo     del     professore     fu     interrotto     da una    domanda    dell’amministratore    delegato    della    NewApotek    S.p.A.,    il quale,  nonostante  avesse  gli  euro  impressi  sulle    pupille    come    un improbabile Zio Paperone europeo, in   un   uno   scontato   gioco   delle   parti, obiettò: «E se il farmaco non fosse autorizzato dall’AIFA? Oppure, sebbene accettato, fosse         soggetto          a         particolari          limitazioni o restrizioni d’uso?   Certo,  in   questo   caso,   il   guadagno   di   cui   lei   parla sarebbe pressoché aleatorio».

Ma, come  in  una  paziente  partita    a    scacchi    in    cui    ogni    mossa    è prevista  con  largo  anticipo,  il  professore  tranquillizzò    l’amministratore delegato,  usando  la  formula  magica  che  sapeva  essere  musica  per    le orecchie del suo interlocutore: «Dottor Aprile, le mie amicizie nei posti che contano sono tante e tali da poter garantire un percorso senza ostacoli. Il farmaco otterrà l’endorsement       politico       necessario       e       quello       scientifico        dovuto». Era a tutti noto che il   prof.  Canuli   poteva   contare   su   un   cugino  in Parlamento,  che    aveva    sempre    agevolato    il    flusso    finanziario    verso l’Istituto di ricerca   da   lui   diretto   e  “diluito”   le   pastoie   burocratiche   tipiche del sistema italiano, che rischiano, spesso, di frenare il   decollo   di   molte iniziative,         anche         di          quelle          più          nobili          e          meritevoli. Si    vociferava    anche     che     il     professore     fosse     vicino     agli     ambienti della massoneria e  che  non  disdegnasse  tessere  rapporti  ambigui  con personaggi poco raccomandabili.

Naturalmente    tutto    era    avvolto    nel     più     fitto     mistero,     ma     era innegabile   –   e   questo   importava   alla   NewApotek   –   che   Canuli   fosse   un uomo di successo. E che successo!

«Venga    al    dunque    professore.    Cosa    chiede    alla    nostra    casa farmaceutica?», domandò Aprile.

«Beh,  la    ricerca,    che    porterà    alla    individuazione     dei     principi     attivi citati,  alla  definizione  delle  dosi  terapeutiche    tramite    sperimentazione    su cavie prima e su esseri umani poi, e tutte le risorse umane e strumentali necessarie per concludere il progetto richiederanno un budget di circa. .   . duecento milioni di euro in due anni. È questa la cifra,  all inclusive, che il nostro Istituto vi chiede in cambio del brevetto sulla medicina   del   secolo», rispose il professore con la   stessa   naturalezza   con   la   quale   un   dodicenne chiede      cinque      euro      alla      mamma      per      andare      in      sala      giochi.

«Professore,    non    sono    certo    spiccioli,     ma  devo  ammettere  che  le  prospettive  sono  allettanti.    La    contatterò personalmente    la    settimana    prossima     per     comunicarle     la     nostra decisione»,          disse          con          tono          solenne          il          dott.         Aprile.

«Mi  aspetto  una    sua    risposta    entro    mercoledì,    non    un    giorno    di    più. Sa, per restare in tema, la mia percezione del tempo mi rende   piuttosto impaziente nelle attese prolungate.  E  poi  ci  sono  molti  altri  colossi farmaceutici disposti a darmi udienza»,  il  professore  diede  così  il  suo ultimatum   con   la   sicurezza   di   un   navigato   giocatore   di   poker   avvezzo   a ogni genere di bluff e di rischio.

«Va bene, siamo d’accordo», rispose – senza per nulla scomporsi – l’amministratore        delegato,        “vedendo”        la        mossa        del        professore.

Il  lunedì  pomeriggio  della  settimana  successiva,  il    Consiglio d’Amministrazione  della  NewApotek  S.p.A.  si  riunì  per  dibattere    l’unico punto  all’ordine  del    giorno:    il    finanziamento    della    ricerca    del    prof. Canuli. Furono esaminati i curricula  del  professore  e  dei  membri  della sua  équipe,  nonché    la    lunga    storia    di    successi    nell’innovazione farmaceutica   vantata   da   Canuli   e   dall’Istituto   da   lui   diretto.   Dopo   circa un’ora di discussione il Consiglio deliberò all’unanimità di approvare l’investimento,    scommettendo    in    un    progetto    che    prometteva    qualcosa    di

veramente    straordinario,    con    un    potenziale    ritorno    d’immagine    e     di danaro immenso.

Il     Consiglio     d’Amministrazione,     inoltre,     conferì     pieno      mandato      al dott. Aprile di comunicare   la   deliberazione   al   prof.   Canuli,   e   di   incontrarlo per stabilire  i  contenuti  di  massima  della  convenzione  tra  l’azienda  e l’Istituto.

Il     confronto     dialettico     con     la     controparte,     che,     attraverso     la definizione dei dettagli, delle clausole e  dei  codicilli  avrebbe  condotto all’accordo “nero su bianco”, sarebbe stato poi affidato  al  team  di superconsulenti  della  NewApotek,  dieci    tra    i    più    rinomati    e    pagati avvocati e commercialisti europei.

Il  dott.  Aprile  non  stava  nella  pelle,  ma  anticipare    di    due    giorni l’avvenuta decisione al  prof.  Canuli  avrebbe  svelato  una  certa  impazienza di concludere l’accordo da parte di   NewApotek,   il   che   poneva   la   stessa azienda        in        una        posizione        di         inferiorità         nella         trattativa. Ma  la  strategia  e    la    tattica    erano    doti    riconosciute    dell’avveduto    e scafato dott. Aprile, che non sarebbe certamente incorso in un errore così grossolano.

Mercoledì       mattina,        alle        11:30,        Aprile        telefonò        a        Canuli:

«Buongiorno professore, sono Aprile, come sta?».

«Salve,       tutto        bene        e        lei?»,        rispose        Canuli        cordialmente.

«Bene, grazie.  La  chiamo  per  comunicarle  che  il  Consiglio  di Amministrazione  ha    deliberato    a    favore    del    finanziamento    della    sua ricerca. Sono felice di poter intraprendere insieme a lei un percorso per il raggiungimento  di  un  obiettivo    comune»,    disse    l’amministratore    delegato della NewApotek.

«Sono    lieto    di    apprendere    la    vostra    decisione.     Vedrà     che     la NewApotek  non  si  pentirà  della  scelta  effettuata.  Avranno  tutti    da guadagnare molto da questo accordo, e non parlo solo di quattrini»,

commentò       con        tono        cordiale,        ma        contenuto,        il        professore.

«Bene», proseguì il  dott.  Aprile,  che  aggiunse:  «Il  Consiglio  di Amministrazione    della    NewApotek    ha    individuato    nella    mia    persona    il suo  interlocutore  unico  nel  condurre  in  porto  la  faccenda.    Per    questo motivo  vorrei  fissare  subito  un  incontro  con  lei  per  prendere  i  primi accordi. Quando ci possiamo vedere?».

«Le  anticipo  che    la    mia    agenda    è    fitta    di    impegni    e    che    spesso ricevo persone a orari strani e in giorni non lavorativi. Questo   le   crea problemi?», rispose,  terminando  a  sua  volta  con  una  domanda,  il  prof. Canuli.

«Nessun     problema!     Tenga     comunque     presente     che     la     settimana prossima          sarò          fuori          per          un workshop a Vienna».

«Allora,    se     vogliamo     vederci     in     questa     settimana,     l’unica     possibilità è sabato sera alle 23:00 al mio rientro da Parigi. Se per   lei   va   bene,   ci vediamo  nel  mio  studio  all’Istituto.  Chieda  di    me    al    guardiano,    le indicherà  la  strada»,  fu    questa    la    proposta    alquanto    bizzarra    del professore.

«Per  me  va  bene.  Restiamo  d’accordo  per  sabato  notte  presso    il    suo studio. Grazie e buon lavoro», fece Aprile.

«Grazie    a     lei.    A    sabato»,     concluse     il     professore,     che,     accendendosi un costoso sigaro   cubano,   si   lasciò   sprofondare   nella   comoda   poltrona   in pelle, con l’aria soddisfatta di chi osserva i propri piani   procedere   alla perfezione.

Ma   questo  era   solo   il   primo    passo.   Bisognava   restare   con   i    piedi   per terra. Del resto, lui solo conosceva – o almeno così pensava   – il suo vero progetto, che, di certo,   non   era   così   lineare   e   trasparente   com’era   riuscito   a far  credere    ai    suoi    collaboratori    e    ai    vertici    della    NewApotek    S.p.A. Ben    altre    insidie    e    difficoltà     doveva     superare     per     raggiungere l’obiettivo. Tuttavia, convinto di poter creare una win-win situation che

avrebbe   accontentato   un   po’   tutti,   era   sicuro   che   i   suoi   intenti   truffaldini non sarebbero stati scoperti.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Francesco Mundo
Francesco Mundo nasce a Taranto nel 1973 e trascorre la sua infanzia a Montegiordano, un paesino dell'Alto Jonio cosentino. Frequenta il liceo scientifico e poi l'Università, dove si laurea in Ingegneria per l'ambiente e il territorio. Dopo qualche anno trascorso tra la Calabria e la Basilicata per specializzazioni e borse di studio, si trasferisce a Roma nel 2003. Nella Capitale lavora nel settore ambientale, in particolare per la tutela della acque e la gestione dei rifiuti, presso Enti pubblici e di ricerca di livello nazionale. Da gennaio 2022 lavora come esperto nazionale distaccato a Copenaghen, sempre nel campo ambientale. Gli piacciono gli ambienti multiculturali e le lingue straniere, la letteratura classica e contemporanea, il cinema e il tennis. Predilige i gialli e i thriller psicologici, e la musica anni '80, grazie alla quale sfiora stati di trance nostalgica.
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