Amanda cresce a Cesenatico, tra l’odore del mare e le piadine cucinate nel chiosco di famiglia. Un lavoro che ama, ma la sensazione costante di non aver mai davvero scelto la propria vita.
Quando tutto crolla, coglie l’occasione al volo: biglietto di sola andata per New York, una valigia piena di speranze e la voglia di scoprire chi è, lontano da tutto ciò che la definisce.
Nella città che non dorme mai incontra Sebastian, affascinante, ambizioso, con il mondo già pronto tra le mani. Tra loro nasce qualcosa di inaspettato: un amore, una sfida, e una piadineria nell’Upper West Side che profuma di Romagna e conquista Manhattan.
Ma il passato non resta mai dove lo si lascia. E quando un segreto tenuto nascosto troppo a lungo riemerge a minacciare tutto quello che Amanda ha costruito, dovrà scegliere ancora una volta: fuggire, oppure restare e affrontare le verità che non aveva mai smesso di cercare.
Capitolo 1
Guardo le onde che si infrangono sulle mie gambe abbronzate e penso che ci sia qualcosa di magico in questi pomeriggi da sola in riva al mare.
Inspiro e lascio che l’acqua purifichi le ferite nella mia mente e la brezza diradi la nebbia che avvolge i miei pensieri.
Non c’è nessun altro posto al mondo dove mi sento in pace.
Ma oggi la pace non arriva. Invece arrivano domande. Troppe domande.
Mentre mi rivesto e pedalo verso il lavoro, in notevole ritardo, rifletto sugli aspetti positivi della mia vita: ho il mare, un impiego, degli amici, i miei zii mi adorano, eppure il mio passato continua a pulsarmi sotto la pelle e il mio presente sembra un treno fermo su un binario interrotto.
Sognare. Questa è l’unica cosa che so fare bene.
Quando ero bambina scrivevo fiabe lunghissime, ambientate in luoghi ricchi di magia in cui immaginavo di trovarmi e che descrivevo in modo vivido e preciso.
Adesso sogno grattacieli invece di castelli. Metropolitane invece di carrozze. Un’esistenza davvero mia.
La mia mente resta piuttosto vagabonda, salvo poi accorgermi che mi sto estraniando dalla realtà.
«Sveglia, bellezza, due piadine cotto e mozzarella al quattro!»
La voce squillante di zia Agnese interrompe il flusso dei miei pensieri.
Prendo il piatto velocemente e lo porto a una coppia di signori anziani che vengono spesso a cena qui da noi e passeggiamo insieme tra i loro ricordi da attori teatrali.
Sergio e Luisa hanno viaggiato per tutta l’Europa con la loro compagnia, fermandosi a Cesenatico per stare vicini al proprio figlio e recitare il nuovo ruolo di nonni.
Il tavolo quattro è un po’ la loro seconda casa, amano condividere con noi le loro esperienze e io le ascolto volentieri, con un pizzico di invidia per la loro vita avventurosa.
Questa piadineria in realtà è la seconda casa di molti clienti e ha un certo fascino: un chiosco dalle inconfondibili righe bianche azzurre, con un grande dehor delimitato da una staccionata in legno bianco, intervallata da grandi vasi con petunie rosa acceso.
Un’oasi di accoglienza e tradizione, caratterizzata dalla cucina sapiente di mia zia e condita da dosi generose del suo dolce sorriso.
Mi guardo intorno e trovo che l’atmosfera del Porto Canale di Cesenatico sia deliziosa: il sole che tinge di rosso il mare, la luce via via più tenue che avvolge le barche, i ristoranti, i negozi e le vecchie case colorate dei pescatori. È casa.
Nonostante la mia vita apparentemente funzioni, avverto la sensazione pungente di crogiolarmi nella mediocrità.
Non mi sono mai realmente chiesta cosa volessi fare, un po’ per senso del dovere, un po’ per mancanza di fiducia.
Forse il vero problema è che non possiedo abbastanza talento o coraggio per un viaggio tutto mio.
Capitolo 2
Per nulla al mondo rinuncerei alla colazione della domenica mattina con Sara.
Prendo posto a un tavolino sulla spiaggia e ordino due cappuccini e due invitanti croissant al cioccolato.
Dopo pochi minuti la vedo arrivare fasciata in un abitino nero.
Agito la mano per salutarla e come sempre la trovo incantevole, con i suoi occhi verdi e vivaci, il caschetto nero liscio che le incornicia il viso e il fisico minuto ma perfettamente proporzionato.
Al centro della sua schiena sinuosa ha un vistoso tatuaggio a forma di farfalla. Tutto di lei grida ottimismo, sicurezza e libertà.
Ci siamo conosciute al primo anno di scuola media e da allora siamo come sorelle, anche se profondamente diverse. Io, da sempre timida e sognatrice, adoro passare il tempo con lei, come se standole vicino potessi assorbire un po’ della sua energia; dal canto suo, Sara, che non ama mostrare le proprie debolezze, solo con me è completamente sincera.
Sara scosta la sedia addentando una brioche.
«Mamma mia che occhiaie, mai sentito parlare del correttore?»
«Buongiorno anche a te! Ieri c’era il pienone in piadineria, la settimana di ferragosto mi sta uccidendo. E per tua informazione non mi sono truccata perché altrimenti avrei fatto tardi e so quanto ti dia fastidio.»
«Vero, amica premurosa. Dai che stavo scherzando, sei bella anche con gli occhi da panda. A proposito, qui c’è del bambù per la tua colazione?»
«No, solo le brioche più buone della città. Che tu sembri apprezzare, a giudicare dal piattino.» Guardo il suo piatto che ormai ospita solo briciole e lei scoppia a ridere.
«La serata di ieri con Herman mi ha messo fame… abbiamo fatto i fuochi di San Lorenzo.»
«Siete stati in spiaggia a guardare le stelle?»
«Lui guardava le stelle e io il pontile!»
Non trattengo una risatina.
«Sempre la solita. Qual è la data di scadenza del tedesco?»
«Ripartirà per Amburgo il venti agosto. Ancora una lunga settimana di rotolamenti nella sabbia.»
«Ho degli yogurt in frigo più longevi dei tuoi flirt!»
Sara lavora come commessa in un negozio di abbigliamento in centro, vede tantissima gente ogni giorno e non c’è turista che resista al suo sorriso sfrontato.
Dopo una convivenza naufragata in un mare di bugie si fa trascinare facilmente in storielle da poco conto, nelle quali il cuore non è chiamato a partecipare.
«Stasera, cara Amy, sarà meglio che abbandoni lo squacquerone per venire alla festa in spiaggia… un uccellino mi ha detto che ci sarà anche Diego, è ora che tu ti dia una mossa se vuoi davvero riconquistarlo.»
Sono passati sei mesi da quando Diego ha mandato in frantumi il mio sogno di un futuro insieme, adducendo come motivazione di sentirsi soffocato dalle mie insicurezze. Del resto come posso dargli torto? Fino a oggi ho reso tossica ogni relazione con la mia continua richiesta di conferme.
Da allora, non faccio altro che pensare a lui, anche se lui è troppo bello, troppo disinvolto e sempre circondato da amici e ragazze, io invece sono troppo poco di qualunque cosa.
«Non lo so, Sara…»
«Amanda.» Il suo tono diventa serio. «Devi smetterla di nasconderti. Diego è un idiota, lo sappiamo entrambe, ma tu devi dare un senso a ciò in cui sei rimasta impantanata. Devi affrontarlo.»
Ha ragione. Come sempre.
Anche zia Agnese deve aver notato le mie occhiaie, per cui mi ha concesso una giornata libera, che scelgo di investire in chiacchiere con la mia amica e in abbronzatura.
Ceniamo con un trancio di pizza preso per strada, poi torniamo da me e ci prepariamo per la serata.
Sara mi applica un velo di gloss e si allontana per un ultimo sguardo generale al mio look.
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