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Consegna prevista Dicembre 2024

Una voce narrante fuori campo vi farà entrare nella vita del protagonista, un bambino di dieci anni che, solo dormendo, può conoscere la realtà fantastica di un mondo parallelo. Grazie a Utòpia e i suoi Curiosi, imparare a piacersi e lasciarsi andare è una sfida continua, ma la più grande è mantenere distinte realtà e fantasia. Nel mondo ideale di Utòpia, Amos imparerà il valore della parola, della musica, dell’arte, immergendosi nelle poesie, nelle note e nei colori che prendono vita grazie a un ciondolo magico. Sono i Curiosi a gestire la sua magia, con lo scopo di aiutare gli abitanti della Terra a ritrovare l’ amore per i sogni e la passione per inseguirli, il tempo per pensarli e la voglia di realizzarli. Tutti i personaggi che animano la storia, il cui nome ha un significato che va scoperto, guidano il protagonista nel suo percorso di crescita, nella consapevolezza di essere importante, nonostante i propri difetti che vanno accettati e condivisi con chi ci vuole bene.

Perché ho scritto questo libro?

Costretta a letto in attesa del mio bimbo, ho ritrovato il tempo per sognare, e realmente ho sognato il protagonista della storia, il mondo fantastico che lo ha messo alla prova. Ho immaginato che dormendo i sogni più belli ci fanno capire la realtà, che nel sonno si può raggiungere la parte più vera di noi e se è vero che, come dico sempre, le persone fanno la differenza, scrivendo spero di poter fare la differenza per quei sognatori che non temono di evadere dalla realtà semplicemente sognando.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

I Capitolo

-Lasciatevi prendere-

Miei cari cuori aperti alla lettura, giovani o adulti che voi siate o decidiate di essere, benvenuti nel mondo che solo la curiosità e la fantasia può aprire.

Chiudete gli occhi alla realtà, per aprirli verso quella voce del gioco e dell’innocenza.

Tuffatevi in quei pensieri che vi piacerebbe vivere.

Granelli di speranza e fantasia aleggiano da sempre invisibili nei sogni di ognuno di noi, anche se solo i più sensibili ne avvertono il solletico, come un bisbiglio nell’anima.

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Io sono questo, miei cari curiosi: una polvere, impalpabile come i sogni, che vi prende per mano, se voi la tendete, e vi presenta la realtà come potrebbe essere.

Perché io mi schiuda a voi, è importante che voi stessi con fiducia vi abbandoniate alle parole: fatele entrare come una corrente d’aria che purifica e rigenera.

Pensate al più profondo dei respiri che potete fare svegliandovi in un limpido paesaggio di montagna, con quell’aria frizzante che accende tutti i vostri sensi e vi fa sorridere di pura gioia. Questo è l’effetto che voglio fare in voi.  Una scossa benefica che elettrizza senza far male, che dona senza chiedere e vi accende di curiosità.

Curiosità: parola d’ordine per crescere.

Di che parliamo, quindi?

Di persone, bambini, adulti che vivono nel mondo che tutti conosciamo, nel passare dei giorni che ci coinvolge e che lascia poco spazio alla fantasia.

La velocità e il ritmo con cui i personaggi vivono fa pensare ai nostri giorni, colorati di “cose”, vivace, pieno di possibilità ma con poca fantasia per realizzarle; o forse perché il troppo, ben servito fin sotto gli occhi, ha tolto la voglia di arrangiarsi e attivarsi per realizzare i propri sogni.

Questa storia, volendo, può essere di ogni luogo, di ogni tempo e appartenere a ogni cuore che si lasci prendere senza paura.

Lasciatevi prendere per mano, fiducia gente, ci sarà da sognare!

Il nostro punto di arrivo e partenza, per dare un contesto al nostro viaggio è Rieti, una piccola e fin troppo tranquilla cittadina sull’Appennino del centro Italia.

Si parte gente, l’avventura comincia.

Curiosi? Io si, davvero tanto.

Il verde incornicia un paesaggio che nei colori autunnali dipinge con la mano di un artista esperto, capace di usare quei toni del rosso e dell’arancio che ti scaldano senza coperte durante i tramonti di ottobre.

La cittadina in sé è piccola e raccolta, i palazzi più antichi si incastellano all’interno di un centro storico che parte dalla piazza, dove le persone si ritrovano per le uscite settimanali del sabato e della domenica.

Molte famiglie, che prima abitavano il centro, hanno dato vita a nuovi quartieri di periferia, con spazi verdi più aperti e assolati, con parchi gioco per bambini e centri commerciali: «compra che ti passa».

Sullo sfondo, il punto di riferimento per trovare il nord è il monte Terminillo, di cui si gode una vista davvero incredibile dalla valle, apprezzata dai più romantici quando il cielo di un intenso blu sgombro da nuvole dimostra la bellezza della natura. Quando in inverno arriva la neve, le vette spiccano su quel blu come ricoperte da una glassa di zucchero, e lo spettacolo è davvero unico. 

Proprio ai piedi del Terminillo si va a concentrare la nostra attenzione.

Se fossimo al cinema, lo zoom andrebbe a stringersi su un primo gruppo di case, raccolte una accanto all’altra, quando il pendio comincia ad addolcirsi e la vegetazione cede il passo al cemento sulla via principale che dal Terminillo porta in città.

Andiamo a sbirciare nella vita di un dolce e timido ragazzino di dieci anni: Amos Bellavia.

Tenero, ma anche irrequieto, quanto lo si può essere in quel momento della vita in cui non sei più un bambino ma di sicuro neanche un adulto.

La statura, poi, non lo aiuta di certo: piuttosto piccolino rispetto alla media dei suoi compagni, è un bersaglio facile dei commenti un po’ aspri da parte del gruppo.

I suoi profondi occhi, di una particolare sfumatura di azzurro, difficilmente riescono a imporsi sugli altri attraverso i riccioli scuri che gli cadono sulla fronte, quasi a volerlo proteggere. Quel blu magnetico, che a volte si sfuma con delle gocce di grigio, si accende con l’andare delle sue emozioni, con un brillare che non tutti riescono a capire. 

Se ti punta gli occhi addosso tutto cambia. La serietà di quello sguardo, che ti tocca direttamente l’anima, fa dimenticare di avere di fronte un ragazzino, perché quegli occhi rivelano una maturità sempre più rara nel mondo contemporaneo.

Il suo modo di vivere i sentimenti arriva a una profondità anche eccessiva per la sua età e se questo è un pregio agli occhi di un adulto, di sicuro è un “pollice in giù” per i coetanei.

Tutto ciò che gli accade lo colpisce nel profondo. Gli arriva diretto al cuore, perché non può fare a meno di immaginarsi nella persona che vede coinvolta.

«Tu hai il dono dell’empatia» si sente dire spesso dal padre, quando, al racconto della sua giornata, seguono sempre gli stessi commenti.

«Avrò pure quello che dici tu, ma io sento male dentro quando vedo un mio amico triste o arrabbiato per qualche scherzo dei compagni più grandi e non mi piace per niente.»

«Hai ragione, non deve essere piacevole»

risponde dolcemente il papà per farlo sfogare un po’.

«Assolutamente no! Soprattutto perché non posso fare niente per evitare quegli scherzi e mi viene voglia di urlare dalla rabbia».

«È vero, magari non puoi fermare quegli scherzi perché non sai neanche quando arriveranno, però puoi essere di aiuto a quel tuo amico semplicemente ascoltandolo, come io sto facendo con te. Non ti senti già meglio solo parlandone un po’?»

«Hai ragione, si può fare, grazie papà»

Quando Amos si scioglie da quegli abbracci di parole e carezze, si sente sempre ricaricato.

«La batteria è di nuovo sul verde» dice ridendo, e l’immagine è reale con il suo sorriso di nuovo acceso.

«Quando anche i tuoi occhi ridono, sei di nuovo tu», la conclusione tranquillizzante del papà.

Un altro modo in cui Amos si ricarica di buon umore è trascorrere i pomeriggi con la mamma, Amalia, che dalla nascita del figlio ha scelto di fare il mestiere più bello, in cui lo stipendio è il sorriso delle persone amate.

Non potendo vivere di solo amore, però, da due anni Amalia ha aperto un negozietto di fiori poco distante da casa, e questo rende Amos davvero felice, perché la mamma ha sempre amato vivere in mezzo alla natura, ai fiori.

Per lui è una magia vedere come, da un semplice mazzolino di fiori di campo, lei riesca a realizzare delle confezioni deliziose. Gli accostamenti di colore e le stoffe: il dettaglio che completa la poesia di quel messaggio d’amore.

«Regalare dei fiori è un gesto di amore, di affetto, di amicizia e il mestiere del fioraio, oltre a curare i fiori, è anche quello di completare quel messaggio, per renderlo più speciale possibile».

Mentre la mamma gli spiega queste cose, intenta nelle sue confezioni, crea, senza saperlo, quella complicità con il figlio che ha un sapore magico, oltre lo spazio e il tempo.

Si respira sentimento.

Amos osserva attentamente tutto ciò che gli capita intorno. In ogni occasione mette in pratica uno dei consigli del papà:

«Ruba con gli occhi più che puoi, e imparerai tanto senza rendertene conto».

Al mondo esistono due categorie di persone: gli attori, quelli cioè che hanno sempre in pugno la situazione, si buttano senza pensare troppo alle conseguenze e ai giudizi degli altri, e gli osservatori.

Amos appartiene decisamente a quest’ ultima.

In qualunque situazione, il bambino si pone ai margini, troppo insicuro se intervenire o meno, timoroso fino all’eccesso del giudizio altrui. Condizione, questa, che blocca qualunque iniziativa, sua e di chi gli vive accanto.

A scuola è da poco iniziato l’ultimo anno della primaria. Questo lo fa sentire grande, considerando i piccolini appena entrati. Questo quinto anno, però, lo proietta direttamente verso le scuole medie e Amos si immagina spesso in questa nuova vita. Come ogni novità c’è una componente di curiosità molto eccitante, ma anche di ansia e preoccupazione. Ambiente nuovo in cui reinventarsi, compagni da conoscere, che non si sentono più bambini ma giocano a fare i grandi; anche se di grande hanno solo il bisogno di imparare e crescere. Gli insegnanti aumentano e la qualità del rapporto non è certo quello intimo di una sola maestra che ti coccola anche solo con un sorriso.

Scenari visionari di un bambino emotivo che per gestire l’incognita del futuro comincia a pensarci anni luce prima.

C’è qualche emotivo tra voi che può capirlo?

Amos in mezzo a tutto questo: una splendida rosa che mostra però solo le spine, unica seppur debole difesa per chi usa le armi giuste dell’ironia e della malizia.

Purtroppo, il messaggio lanciato con questo atteggiamento porta gli altri a giudicarlo un ragazzino chiuso e soprattutto disinteressato del mondo che lo circonda.

In realtà, quel suo assorbire gli eventi gli dà una capacità di ascolto e osservazione che nulla ha a che fare con il disinteresse, manca solo lo spunto all’azione, quella spintarella che si ottiene con un pizzico di autostima in più.

«Ma questo lo conquisterai con l’età.»

Sua madre lo consola sempre, cercando di attenuare la sua malinconia, senza però avere grande successo.

Se Amos avesse deciso di chiudere i suoi sentimenti, avrebbe dipinto, con disinvoltura, un bel sorriso sul suo visino delicato e le emozioni sarebbero state blindate, almeno agli occhi dei più. A volte anche sua madre non riesce a trovare la chiave di accesso.

Solo suo padre dimostra quel sesto senso speciale che fa sentire Amos allo stesso tempo disarmato ma anche compreso, sotto lo sguardo scrutatore che gli dà sicurezza.

«A qualcuno importa» era la loro frase speciale, nel caldo degli abbracci. 

Teneramente impacciato nei movimenti, solo perché troppo insicuro per imporsi sugli eventi, Amos è capace di entrare nella vita delle persone solo in punta di piedi, per non essere invadente, per non esagerare, come ripete sempre lui ai genitori che lo spronano ad aprirsi agli altri, ad avere amicizie, a vivere la sua età.

Per Amos la fantasia è un compagno più gradito, affidabile e in alcuni momenti indispensabile, per arrivare alla fine della giornata, in cui, quando quello che vedi non ti piace a tal punto, da pensare a come vorresti cambiarlo.

Spesso lo trovi affacciato alla finestra della sua camera, il suo rifugio, a respirare con gli occhi chiusi o a guardare verso le sue montagne, come ama chiamare il monte Terminillo.

Con tutta la famiglia fa spesso delle passeggiate, lasciandosi Rieti alle spalle, soprattutto in estate quando il caldo comincia a diventare fastidioso.

La domenica, di buonora, Amos stesso passa la sveglia e tutti sono pronti in un lampo, zaino in spalla, con la mamma che brontola perché deve fare tutto di corsa, ma comunque contenta di vederlo felice.

La regola è di lasciare i pensieri chiusi in casa, insieme al caldo e alla noia. In genere parcheggiano la macchina nella via che dalla piazza porta alla chiesa del paese, perché prima di ogni passeggiata è d’obbligo una visita lì dove «mamma e papà hanno promesso di stare insieme per sempre».

Con questa frase, pronunciata tempo dietro dalla mamma in vena di romanticismo, Amos si è innamorato ancora di più di quel posto.

Ogni volta che entra, rimane incantato a guardare quell’enorme mosaico blu alla fine della navata, dietro l’altare, che sembra arrivare direttamente al cielo.

«Sembra di perdermi lì dentro» mormora il bambino ogni volta che lo guarda.

Il Terminillo per Amos è una scoperta continua. Ogni passeggiata lo porta verso sentieri nuovi, e quei faggi per lui sono come amici fedeli che si incontrano di tanto in tanto senza essersi mai persi.

La domenica di fuga prevede sempre un bel pic-nic sul prato, l’occasione per mangiare insieme, ridere e dimenticare i pensieri di tutti i giorni. Per Amos patatine fritte croccanti e cioccolato fondente per concludere non possono mancare nello zaino che si prepara personalmente e i genitori lo lasciano fare, vedendo quanto piacere gli procuri quelle cose semplici ma così golose.

Il momento di rincasare arriva però puntuale, come quel senso di malinconia che prende Amos allo stomaco. A nulla servono le rassicurazioni della mamma. Il ritorno alla realtà di tutti i giorni non è mai facile per nessuno, soprattutto per un bambino sensibile come Amos.

Estratto di una poesia

Ardi con il fascino di una fiamma

non aver paura di imporre il tuo calore.

Dal fuoco spesso è più facile fuggire

perché, se non lo comprendi puoi temerne il bagliore.

Controlla la sua forza come controlli il tuo respiro

muovendoti nel mondo con il suo elegante ondeggiare.

Il fuoco divide, se non lo sai gestire

ma unisce anche

nei ricordi e nel calore

quando fa battere due cuori scaldati dalla stessa forza

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Viviana Longo
A 45 anni ho finalmente raggiunto quello che già a 5 annunciavo convinta: “da grande farò la maestra e intanto scrivo un libro”.
Dopo la laurea in Scienze dell'educazione si sono aperte le porte della scuola, rimanendo nella mia città natale, Rieti. Sempre qui ho coronato il mio sogno d’amore, sposando il compagno di sempre, e sono diventata mamma di due splendidi bambini. Gli impegni sono tanti, ma l'amore per la scrittura rimane prepotente nella testa e nel cuore. Nel 2023 finalmente ho concluso il primo libro che ho cullato in tanti anni di fatica. Senza la scrittura, che ti fa arrossire le guance di emozione, raffreddare le mani di positiva tensione, la mia vita sarebbe destinata solo alla sopravvivenza. No grazie, preferisco vivere!
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