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Lei, lui, una valigia e un gatto

Lei, lui, una valigia e un gatto

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Dicembre 2022
Bozze disponibili

Giulia è una restauratrice di documenti antichi e vive a Roma, Matteo è un chirurgo pediatrico che vive a Milano, hanno in comune il fatto di essere vicini di casa a Cerveteri quando tornano dalle loro famiglie.
Giulia rientra solo quando non ha impegni con il suo fidanzato Roberto, Matteo solo quando deve presentare qualche stramba ragazza ai suoi genitori. Loro due non si sopportano, anzi lei lo odia da quando da ragazzina era accaduto un imbarazzante episodio che lui ironicamente le rinfaccia ogni volta che si vedono.
In un particolare weekend grazie al gatto Ettore lei rincontra Matteo ed ignora che la sua schematica vita sta per cambiare, che l’antipatico dottore diventerà suo amico e che sta per partire per un importante progetto in Egitto con risvolti tragicomici.
Arrivi, partenze, progetti e fraintendimenti ostacoleranno questa storia, ma quando tutto sembra perduto, è solo grazie ancora una volta allo zampino di un gattino che le cose andranno per il verso giusto.

Perché ho scritto questo libro?

Ho iniziato a scrivere questo libro anni fa, ispirata dalla vita universitaria. Per anni l’ho lasciato e ripreso divertendomi ad immaginare scene e personaggi che poco a poco hanno preso forma, scrivendo con in sottofondo qualche canzone che poi ha creato una colonna sonora che mi ha accompagnato per tutto il tempo in cui ci ho lavorato.
L’ho scritto per insegnare a mio figlio a non aver paura di provare a realizzare un sogno anche se molto nascosto in qualche cassetto dimenticato.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Quando la sveglia suonò, alle 7.15 di quel venerdì mattina, la prima cosa che Giulia pensò ancora assonnata fu È finita un’altra settimana di duro lavoro! Stropicciandosi gli occhi, però, le venne in mente che nel pomeriggio sarebbe tornata a casa dai suoi e la cosa non la rese proprio entusiasta.

Erano tre settimane che non ritornava a casa, aveva passato gli ultimi due weekend con Roberto, il suo fidanzato, in giro per mostre come al solito.

Purtroppo però le toccava, il giorno dopo sarebbe stato il quarantesimo anniversario di matrimonio dei suoi genitori che avevano organizzato una cena con i loro figli e i loro più cari amici, non poteva proprio mancare. Già immaginava sua madre che la costringeva a mangiare quantità di cibo che di solito lei assumeva in una settimana e i continui interrogatori sulla sua vita privata da parte di quelle coppie che, essendo sposate da più di quarant’anni si sentivano in diritto di giudicare gli altri.

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Per fortuna la doccia e la sua abbondante colazione la rimisero in sesto, pronta per una nuova giornata lavorativa, gettò uno sguardo alla radiosveglia e si accorse di essere di nuovo in ritardo, cercò le chiavi di casa invano e il cellulare squillò. Ecco, ora ci manca solo il cellulare, chissà dove lo avrò messo. «Pronto?»

«Pronto, Giulia sono mamma.»

«Mamma è successo qualcosa?» chiese distrattamente, continuando a cercare le chiavi in tutti gli angoli più nascosti del suo mini appartamento di 32 metri quadrati, che ogni volta che cercava qualcosa le sembrava la Reggia di Caserta. Andò in camera sua, guardò sotto il letto, andò in bagno, guardò anche nella doccia, nel soggiorno sotto il divano, mentre sua madre imperterrita continuava «No, ero qui in cucina a bere il mio caffè e ho pensato di chiamarti, più che altro volevo assicurarmi che stasera tornassi a casa, sai com’è conoscendoti! E poi a proposito, non dimenticarti le chiavi perché molto probabilmente io e tuo padre saremo in giro per tutto il pomeriggio. Giulia, ma mi ascolti?»

Giulia cominciava a spazientirsi, aveva allontanato il cellulare dall’orecchio, sua madre aveva un tempismo incredibile quando voleva chiacchierare e quello era davvero un momento poco adatto. «Mamma, ascolta sono in un ritardo mostruoso, non trovo le chiavi di casa e non ho molto tempo per conversare. Ti dispiace se parliamo oggi quando rientro?»«Va bene, ho capito sei di cattivo umore, però dovresti cercare di essere più organizzata, dimentichi sempre tutto, forse dovresti prendere anche qualcosa per la memoria, se vuoi passo in erboristeria. Oppure potresti venire alle mie lezioni di yoga, ti invito sempre, ma ogni volta hai una scusa pronta, eppure lo sai che la meditazione aiuta molto in questi casi di stress e di poca concentrazione.»

Eccola di nuovo! Ora sua madre, che come diceva sempre sua nonna Cira in napoletano era l’incarnazione dell’arteteca, cioè quella cosa per la quale non riesci mai a stare a fermo e che tutte le mattine si alzava alle 6 per il saluto al sole e in più era insegnante di Kundalini Yoga da circa un decennio, appena poteva cercava di convincere sua figlia a partecipare alle sue lezioni. Ma Giulia, che aveva comunque ereditato i geni dell’arteteca da sua madre e da sua nonna proprio non riusciva a dedicarsi alla meditazione e alla respirazione, preferendo sport più dinamici, così rassegnata tagliò corto. «Pronto, mamma non ti sento bene, forse la linea è disturbata, ne parliamo stasera, ciao».

Possibile che le madri dicano sempre la stessa cosa? Forse frequentano un corso serale accelerato per madri di single over 30 dal titolo “Figli single, che fare? Frasi per ogni situazione”. Mentre pensava a queste cose vide Ettore sotto alla penisola che divideva l’angolo cottura dal soggiorno intento a giocare e a divertirsi da matti con qualcosa che faceva rumore.

«Ettore, ecco che fine hanno fatto le mie chiavi. Dammi qua, gatto cattivo. Quando torno facciamo i conti» il gatto per tutta risposta alzò la coda e se ne andò offeso.

Scese di corsa le scale come sempre e riuscì a prendere la metro al volo, ormai era diventato un rituale quasi quotidiano. Dopo circa mezz’ora arrivò finalmente in Fondazione, adorava quel palazzo cinquecentesco e l’aria che si respirava, quando attraversava il cortile pieno di piante esotiche entrava in un mondo magico.

Come ogni mattina passò dal suo capo, un distinto signore sull’ottantina, che anni prima aveva investito tutto il suo tempo e tutte le sue risorse finanziarie per aprire un centro studi che si occupasse di recupero e restauro di beni archivistici.

«Buongiorno Carlo, lo so sono in ritardo anche stamattina, mi auto punirò, lo giuro.»

Carlo non poté fare a meno di sorridere, «Buongiorno Giulia, spero che nella tua punizione sia compresa anche la relazione finale sul restauro che hai fatto ai manoscritti, quelli che lunedì dobbiamo consegnare al museo, sai come la pensa il direttore».

«Sì, lo so e so anche che non è un vero e proprio direttore, ma un manager che crede di aver a che fare con una fabbrica! Sai che mi hai dato pochissimo tempo.»

«Giulia ti prego. Per me è difficile dirti queste cose, ma sai che purtroppo noi ci auto finanziamo e abbiamo bisogno di questi lavori.»

«Okay capo! Ora vado. Ci vediamo più tardi.» Si diresse verso il laboratorio di restauro e quando aprì la porta trovò la sua amica Rebecca intenta a lavorare con le cuffie nelle orecchie e a cantare Beautiful day degli U2.

«Rebby, scusa come fai a cantare a squarciagola alle nove di mattina mentre restauri una pergamena?»

«Tesoro, buongiorno. Non trovi che oggi sia una magnifica giornata di sole?» la sua amica Rebecca era a dir poco raggiante.

«Sarà, a me sembrava nuvolo stamattina.» Effettivamente era la classica giornata settembrina afosa, quando il cielo è carico di nuvoloni e non sai se verrà a piovere oppure no.

«Mah, forse è questa musica che mi ricarica, oggi mi sento davvero adrenalinica! Sai devo essere alla grande per stasera.»

«Perché che devi fare stasera?»

«Ho un appuntamento con Luca» rispose quasi distrattamente.

Ormai Giulia aveva capito tutto, sicuramente quel vigliacco era tornato all’attacco, ma fece finta di non capire. «Per caso si tratta dello stesso Luca che avevi detto di non voler vedere mai più e con il quale non ci sarebbe stato mai e poi mai un ritorno di fiamma?»

«Sì, quel Luca. Vedi, stamattina mi ha chiamata all’alba dicendomi che doveva parlarmi di una cosa importantissima e che non potevo negargli almeno un appuntamento. Forse questa volta vuole fare sul serio.»

«Ah, ho capito stai ascoltando gli U2 per darti la giusta carica per poter affrontare meglio quel deficiente e gridargli che non torneresti con lui nemmeno se fosse l’ultimo uomo sulla terra, vero?»

«Oh, non esattamente…»

«Rebbina, cosa significa non esattamente»?

In realtà Giulia sapeva benissimo che Luca aveva rigirato l’amica colpendola nei suoi punti deboli. Già immaginava la scena madre di quella tragedia greca in cui lei gli diceva che era finita e lui iniziava a piangere prostrato ai suoi piedi, giurandole amore eterno. Roba da far rigirare Romeo e Giulietta nella tomba! Quindi, quando disse a Giulia che lo aveva sentito, lei era rimasta spiazzata, conosceva Rebecca sapeva che era una ragazza risoluta e che era davvero stanca di quella situazione, ma era anche vero che Luca era il suo punto debole.

«Giulia, io lo conosco bene e so che questa volta fa sul serio per davvero.»

«E siamo a trentadue!»

«Trentadue cosa»?

«Le volte che hai detto questa frase»!

«Dai, su non scherzare. Questa volta ne sono convinta.»

«Tu ne sarai anche convinta, ma non è detto che sia la verità. Quante volte è tornato da te strisciando? Io me le ricordo tutte, anche perché dopo venivi da me ad affogare i tuoi dispiaceri nei miei cocktail.»

«Tesoro, mica è colpa mia se tu prepari dei cocktail fantastici…»

«Ah sì?»  chiese Giulia con l’aria soddisfatta «Per tornare serie, io credo che tu abbia bisogno di un uomo vero e non di un Peter Pan che gira per il mondo duecento giorni all’anno.»

«Beh è il suo lavoro scusa! È un travel blogger e viaggiare è la sua vita. Giulia, non ti offendere, ma preferisco il mio Luca a quella palla al piede del tuo prof.»

«Almeno Roberto è una persona matura e responsabile. Certo, ha i suoi tempi, come tutti gli studiosi, anche se ammetto che sono un po’ lenti.»

«Su questo non ci sono dubbi! Ha quarantadue anni e ne dimostra ottanta, un bradipo gli fa un baffo!»

«Cosa vorresti dire? E poi non cambiare argomento.»

«Okay». replicò Rebecca poco convinta, poi dopo un minuto incalzò «No scusa, ma devo proprio dirtelo. Sei la mia migliore amica e non posso fare finta di niente. Tu giustamente ti preoccupi per me e per Luca, ma anche io sono preoccupata per te. Negli ultimi due anni ti ho vista cambiare, soprattutto dopo che beccasti Roberto con la sua assistente. Ti sei attaccata a lui in modo morboso, praticamente vivi in funzione di quell’uomo mentre lui sembra essere preso da altro».

Giulia rimase stupita «In che senso scusa?» chiese preoccupata.

«Non so, a volte ho l’impressione che abbia tempo per te solo quando gli servi per presentare qualche mostra o quando deve andare a cena con i suoi amici. Per il resto vivete ad 80 km di distanza che sembrano 800, ha sempre da fare soprattutto nei weekend e tu sempre dietro. Ogni volta che cerchiamo di organizzare qualcosa dobbiamo sempre consultare la sua agenda. Da quanto tempo non vi fate una vacanza?»

«Beh, saranno circa sei mesi». Rispose lei pensierosa.

«No, è un anno. Me lo ricordo bene! Siete partiti ad agosto l’anno scorso, per recuperare dopo che aveva fatto il deficiente con quella. Poi è tornato tutto a posto, si è assicurato che tu fossi di nuovo a sua disposizione e ha continuato a fare la sua vita. Scusami se ti dico queste cose, ma è perché ti voglio bene».

«Ma davvero Roberto è così noioso e così distaccato?» chiese Giulia all’improvviso.

«Ma no! A volte è un po’ pedante, ma se tu lo ami per quello che è non vedo problemi.» Rebecca si sentiva in colpa per aver detto così francamente cosa pensava di quell’uomo, che in fondo non le era mai piaciuto.

«Già»! nello stesso istante in cui aveva pronunciato quella parola, si era resa conto della faccia sconsolata con cui l’aveva detta e cosa più grave, aveva innescato la curiosità dell’amica.

«Giulia, che significa quell’espressione?»

«Quale espressione?»

«Quella che hai appena fatto.»

«Mah, non me ne sono accorta» Giulia era soprappensiero.

«Senti, se è per quello che ti ho detto prima, lascia stare forse sono un po’ nervosa per stasera e ho parlato senza riflettere. Scusami non volevo offendere Roberto».

Dopo il pranzo le due amiche proseguirono insieme fino alla fermata della metro dove avrebbero proseguito in direzioni opposte e si raccomandarono a vicenda di tenere duro con i rispettivi pseudo- fidanzati. Si abbracciarono e si salutarono ignare di tutto quello che sarebbe accaduto in quel lungo week-end.

«Rebecca, spero solo che tu prenda la decisione giusta. Se lui può renderti felice va bene, però non farti infinocchiare, okay?»

«Sì, stai tranquilla! Ti chiamo domani per raccontarti tutto. E anche tu approfitta di questo weekend per riprenderti e rilassarti».

«Ci provo, per fortuna dovrei vedermi con Sara. Ciao».

«Ciao»!

Una volta sola, Giulia ripensò all’espressione che aveva fatto quando aveva parlato di Roberto. Sapeva di amarlo o almeno credeva di esserne convinta. Si erano conosciuti in un modo insolito circa due anni prima, quando lei era stata invitata dal suo professore di Restauro del libro a tenere una lezione sul restauro dei manoscritti alla sua vecchia università. Quella mattina come al solito era in ritardo, ricordava che il professor Proietti le aveva detto di andare direttamente in aula 5, dove l’avrebbe aspettata. Arrivata in Facoltà si era precipitata in quella che lei ricordava fosse l’aula 5 e appena entrata si diresse verso la cattedra senza nemmeno guardare chi ci fosse, poggiò la borsa sulla sedia e quando il professore che era di spalle si girò, staccando lo sguardo dall’immagine proiettata del Bacio di Klimt, lei avvampò. Non era l’anziano professor Proietti, ma un adiratissimo e affascinante quarantenne in pantaloni e dolcevita neri, giacca di lana in stile scozzese che la fulminò con lo sguardo per aver osato interrompere quella che, a guardare le facce dei suoi studenti, le era sembrata una pallosissima lezione di Storia dell’arte contemporanea. Purtroppo, per i suoi numerosi impegni non si vedevano spesso, ma si sentivano regolarmente tre volte al giorno. Stranamente, però, in quel momento non aveva molta voglia di sentire la sua voce, aveva voglia di stare sola per riflettere un po’.

Arrivata a casa infilò le prime cose che trovò nella borsa da viaggio, prese il regalo per i suoi genitori, lottò con Ettore per farlo entrare nel trasportino e finalmente partì. 

Dopo la fila interminabile in macchina a causa del traffico, quel viaggio stava terminando soprattutto per la gioia di Ettore. Giulia intravide la strada che conduceva a casa sua, ma stranamente non c’era l’auto dei suoi genitori.  Parcheggiò, scese dall’auto e iniziò a cercare le chiavi, ma si rese conto di averle dimenticate a Roma. «Pazienza, oggi non è giornata!»

Sicuramente i suoi genitori erano usciti per la spesa, così, dato che erano appena le sei ed era un bel pomeriggio di sole decise di sedersi in giardino e leggere il libro che si era portata per i momenti di noia, ma prima di sedersi sul dondolo pensò bene di liberare Ettore.

«Okay gattaccio, ora ti libero, ma non scappare» troppo tardi, il gatto nella furia di uscire dal trasportino si era arrampicato su un albero.

«Oh, no! Ma che ho fatto di male oggi. Ettore scendi subito di lì.»

«Non credo che riuscirai a farlo scendere di lì, sai.»

Si girò appena riconobbe la voce «Ah, beh certo, ora ci mancava solo il vicino di casa più simpatico del mondo! Ciao Matteo, come va?» gli chiese facendo un sorriso di circostanza, anche se appena lo aveva visto le era venuto un tuffo al cuore, bello come sempre anche in camicia e bermuda. Non lo vedeva da mesi, l’ultima volta che si era presentato a casa dei suoi era stato ad aprile con una sua collega di lavoro, in realtà una giovane tirocinante con la quale stava da quasi un anno e che poi non era stata più nominata da nessuno.

«Benissimo principessa. Vedo che il tuo grado di acidità è sempre lo stesso. Mai pensato di sposarti con un produttore di yogurt?» nel frattempo si era avvicinato sorridendo beffardo.

«Guarda che non sono acida, è solo quando vedo te che la mia dolcezza va a male!» gli rispose sarcastica.

«Sì, come no! eppure dovresti essere contenta di vedermi, non ci vediamo da Pasqua. Non sentivi la mia mancanza?»

Giulia sospirò. «Ascolta, oggi è stata una giornata molto faticosa, sono rimasta fuori casa, i miei sono spariti, il gatto ha deciso di mettere alla prova tutto il mio amore per gli animali e per finire incontro te, l’essere più insopportabile del mondo. Secondo te come dovrei stare?»

2022-06-08

Aggiornamento

97 giorni fa iniziava quest'avventura. Ci sono stati momenti di sconforto, timore di non essere all'altezza, di non farcela. Ciò che mi ha spinto ad andare avanti e non mollare è stato il sostegno sincero di tantissime persone, amici o semplici conoscenti che hanno preordinato una copia del libro sulla fiducia e che si sono sentite partecipi del progetto. Spero di non deludervi, spero vi appassioniate ai personaggi che hanno voglia di farsi conoscersi. Ringrazio anche chi, avendo letto la bozza, mi ha scritto la propria opinione dandomi preziosi suggerimenti di cui ho fatto tesoro e che utilizzerò nella stesura definitiva. La campagna continua con il secondo obiettivo, ma era doveroso da parte mia dire 200 volte GRAZIE!!
2022-03-26

Aggiornamento

In poco più di tre settimane abbiamo raggiunto il 42% dei preordini. Sono molto contenta per il supporto che sto avendo da tante persone. Non è stato facile venire allo scoperto con questo romanzo. Ringrazio in anticipo coloro che vorranno continuare ad aiutarmi in questa campagna. Giulia e Matteo non vedono l'ora di farsi conoscere!😉
2022-03-14

Tv7.net

Lei, lui, una valigia e un gatto”, è questo il titolo del libro della Sannita Loredana Orsillo che può essere pre-ordinato su bookabook.it sito ufficiale della Casa Editrice in crowdfunding, che dà la possibilità ai lettori di scegliere, di partecipare, di portare i libri sugli scaffali delle librerie e di contribuire, attraverso il passaparola, a scriverne il successo. Chi è Loredana Orsillo: “Beneventana di origine, vivo attualmente a Torrecuso, un meraviglioso borgo della provincia sannita. Terminato il liceo, – racconta Orsillo – mi sono trasferita a Viterbo, dove mi sono iscritta alla facoltà di Conservazione dei Beni Culturali laureandomi in Archivistica. Dopo gli studi universitari ho deciso di ritornare a Torrecuso, perché l’amore e la passione per il mio territorio mi hanno spinta a mettere radici dove ora vivo con mio marito e il mio bambino. Amo leggere, scrivere e dedicarmi a lavori creativi con diversi materiali; sono una mamma a tempo pieno pur ritagliandomi uno spazio per collaborare nelle attività socio culturali del mio paese. Quando mi è possibile amo viaggiare sia in Italia che all’estero, convinta che conoscere nuovi luoghi e persone diverse arricchisce l’esistenza”. Sguardo sul libro: “Ho iniziato a scrivere questo libro anni fa, ispirata dalla vita universitaria – afferma l’autrice Orsillo -. Per anni l’ho lasciato e ripreso divertendomi ad immaginare scene e personaggi che poco a poco hanno preso forma, scrivendo con in sottofondo qualche canzone che poi ha creato una colonna sonora che mi ha accompagnato per tutto il tempo in cui ci ho lavorato. L’ho scritto e sto provando a farlo pubblicare per insegnare a mio figlio a non aver paura di provare a realizzare un sogno anche se molto nascosto in qualche cassetto dimenticato. La passione per i viaggi, la vita universitaria, il senso dell’amicizia – spiega la Orsillo – sono stati l’ispirazione per scrivere ‘Lei, lui, una valigia e un gatto’, il mio primo romanzo rosa”. Da qui le conclusioni: “Ringrazio tutti coloro che da più di una settimana mi stanno sostenendo in questa nuova avventura che è partita davvero bene, facendomi raggiungere in poco tempo una percentuale di pre ordini abbastanza buona. Un grazie particolare va all’editore bookabook che mi ha permesso di realizzare questo piccolo sogno nel cassetto e che mi ha coinvolto in questo modo innovativo di fare editoria pubblicando libri insieme ai lettori a partire dal crowdfunding. Questo significa che per vedere il mio libro sugli scaffali delle librerie – spiega l’autrice- devo raggiungere l’obiettivo di 200 copie preordinate in 100 giorni. Se non raggiungo questo obiettivo il libro arriverà solo a chi l’ha ordinato. Se vi va di aiutarmi ne sarò davvero felice! Per farlo è semplice: il sito dove ordinare il libro è al seguente link: https://bookabook.it/libro/valigia-un-gatto/ ”

Commenti

  1. Claudia Forgione

    Ho appena finito di leggere l’anteprima ma adesso sono curiosa di leggere tutto il libro che ho già ordinato e che consiglio davvero di leggere perché molto avvincente io non vedo l’ora di averlo tra le mani per leggerlo tutto spero arrivi presto. Complimenti all’autrice Loredana

  2. Maria Carmela Columbro

    (proprietario verificato)

    Ho letto l’anteprima di questo romanzo d’un fiato. E’ interessante, ironico e non scontato, con una protagonista originale. Mi incuriosisce il contesto lavorativo e già dalle prime battute il rapporto di odio-amore con il protagonista. Ho subito ordinato il libro, che consiglio vivamente. Forza, Loredana!

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Loredana Orsillo
Loredana Orsillo, classe 1976, nasce e vive fino all'adolescenza a Benevento.
Terminato il liceo, si trasferisce a Viterbo, dove si iscrive alla facoltà di Conservazione dei Beni Culturali laureandosi in Archivistica.
Dopo gli studi universitari decide di ritornare a vivere a Torrecuso, nel Sannio beneventano, dove attualmente vive in campagna con suo marito e il suo bambino. Ama leggere, scrivere e dedicarsi a lavori creativi con diversi materiali, mamma a tempo pieno pur ritagliandosi uno spazio per collaborare nelle attività socio culturali del proprio paese. Quando le è possibile ama viaggiare sia in Italia che all’estero, convinta che conoscere nuovi luoghi e persone diverse arricchisce l’esistenza.
La passione per i viaggi, la vita universitaria, il senso dell’amicizia sono stati l’ispirazione per scrivere Lei, lui, una valigia e un gatto, il suo primo romanzo rosa.
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