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Consegna prevista Aprile 2027
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A volte non è insoddisfazione, è il desiderio di cedere il controllo, o di averlo davvero, almeno una volta, in uno spazio in cui farlo sia sicuro. Lady ha imparato a sue spese che il controllo fondato sul consenso sia una delle forme più oneste di relazioni che esista. M è un uomo che controlla tutto nella sua vita, non aveva mai considerato di poter “smettere di farlo”, finché non ha incontrato qualcuno che glielo abbia reso possibile, senza togliergli nulla. Da un contratto formale a una sottile linea fra ciò che si firma e ciò che si trova, come nella vita. Se avete letto “Cinquanta sfumature” aspettandoti qualcosa di vero e vi siete sentiti a disagio senza sapere perché, questo libro è scritto per voi. Se avete sempre saputo che c’era qualcosa di più complesso, più rispettoso, più umano questo libro è scritto per voi. Se siete semplicemente curios* di capire cosa succede quando due persone smettono di fingere di non volersi, questo libro è decisamente per voi.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro in un momento in cui mi stavo facendo parecchie domande sulle relazioni personali e su come desidero vivere le mie, dopo un matrimonio finito e tante piccole conoscenze vuote. Questa “disciplina” è basata sul consenso, la comunicazione onesta, la fiducia estrema e il benessere di tutte le persone coinvolte al di là di ciò che si decide di praticare dal punto di vista sessuale. I libri attualmente in commercio danno un’immagine insana e totalmente lontana dalla realtà.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Capitolo 1 — L’incontro

Ero lì per scegliere.

Non è qualcosa che si spiega facilmente a chi non conosce quel tipo di sera — l’energia precisa con cui entri in un posto sapendo già che hai tutto il tempo del mondo, che niente ti obbliga a fare niente, che se quella sera non succede niente di interessante va bene lo stesso, perché la pazienza è uno strumento e tu sai usarla meglio di chiunque altro. Restavo seduta composta al mio posto con le dita strette attorno al bicchiere, lasciando che il vetro freddo ancorasse i pensieri mentre lo sguardo scorreva sulla stanza con quella calma professionale che non somiglia all’indifferenza ma le sta molto vicino.

Lady non aspetta. Osserva. È diverso.

Il locale non era diverso da molti altri — uno di quei posti in cui tutto è costruito per sembrare leggermente più importante di quanto sia, con conversazioni che cercano profondità senza mai raggiungerla, risate misurate, gesti calibrati, persone che interpretano bene un ruolo senza mai abbandonarlo davvero. Un ambiente che conosco, ma che non mi appartiene, perché io vengo da un altro tipo di rumore, da un altro tipo di silenzi. E forse è proprio per questo che so riconoscere, in una stanza piena di gente, chi è davvero a proprio agio e chi sta solo fingendo di esserlo.

Lui era a proprio agio.

Era seduto poco distante, perfettamente inserito in quel mondo che per me resta sempre, in parte, una scenografia, e le persone attorno a lui si muovevano con naturalezza — ma bastava osservare meglio per cogliere la differenza reale: erano loro ad adattarsi al suo ritmo, non il contrario. Non alzava mai la voce, non gesticolava più del necessario, eppure ogni parola sembrava avere un peso preciso, come se fosse abituato a essere ascoltato senza doverlo pretendere. Un uomo abituato a comandare — questo era evidente, immediato, quasi scontato.

Ed è esattamente il tipo che mi interessa.

Non per sfida, non per una questione di ego mal riposto. Per qualcosa di molto più preciso: gli uomini che controllano tutto sanno raramente cosa farsene di qualcuno che non cede, e quella zona — quella zona esatta in cui la certezza incontra qualcosa che non riesce a gestire — è il posto in cui lavoro meglio. I neofiti, quelli che non hanno mai considerato l’ipotesi di cedere qualcosa di sé in modo consapevole, portano con loro una resistenza che ha la qualità specifica delle cose intatte. E c’è una soddisfazione particolare, silenziosa e precisa, nel vedere quella resistenza sciogliersi — non per forza, non per gioco, ma perché qualcosa di più profondo ha finalmente trovato il permesso di esistere.

Lo osservai con calma, senza fretta, lasciando che il mio sguardo lavorasse nel modo in cui sa fare — non invadente, non dichiarato, ma presente, abbastanza da essere sentito prima ancora di essere visto.

Quando i nostri sguardi si incrociarono, non distolsi gli occhi.

Non lo faccio mai, in certi momenti. Non per una questione di sfida — per equilibrio, perché cedere lo sguardo per prima significherebbe consegnare qualcosa che non ho ancora deciso di dare. Lasciai che il silenzio facesse il suo lavoro, tenendo il contatto con quella calma che non chiede niente ma non lascia niente di indefinito, e sentii in quell’istante quella sensazione familiare — sottile, quasi impercettibile per chi non sa riconoscerla — che non riguardava lui ma me, quel punto preciso in cui capisco che c’è materiale, che la sera ha qualcosa da offrire, che potrei scegliere di entrare nel ruolo. Potrei. La parola è importante. Lady sceglie sempre.

Inclinai appena la testa. Un gesto minimo, calibrato — non un invito, una porta socchiusa. La differenza tra le due cose è tutto, in questo lavoro.

Lui rimase immobile per qualche secondo, e in quel breve spazio il tempo cambiò consistenza — più lento, più preciso, con quella qualità particolare di chi sta valutando qualcosa che non aveva previsto di trovare quella sera. Poi si alzò, e mentre lo osservavo avvicinarsi con quella sicurezza silenziosa di chi non ha mai avuto bisogno di dimostrare nulla a nessuno, capii che la prima lettura era incompleta. Non era solo un uomo abituato a comandare — era un uomo che aveva imparato a farlo così bene da sviluppare, nel tempo, una curiosità precisa per tutto ciò che non rientrava nei suoi schemi. E quella curiosità, ancora inconsapevole, ancora senza nome, era esattamente il punto da cui avrei potuto cominciare.

Quando si fermò davanti a me, alzai lo sguardo quel tanto che bastava per incontrare il suo. Senza fretta. Senza esitazione.

“Come ti chiami?” chiese. Semplice. Diretto. Il tono di chi è abituato a ottenere risposte.

Quella sera non ero lì per essere me stessa — ero lì per essere Lady, che è la versione di me che sa esattamente cosa fare con un uomo come lui, che ha scelto quel ruolo con una consapevolezza precisa e lo abita con la stessa naturalezza con cui altri abitano le loro abitudini più radicate.

“Lady,” dissi, lasciando che il nome scivolasse tra noi con quella semplicità che non chiede conferma. Lui accennò un sorriso appena percettibile, che non arrivava agli occhi ma tradiva interesse — e qualcosa di più, qualcosa che non aveva ancora deciso di riconoscere.

“Interessante,” rispose. “Io sono M.”

Non feci domande. Non ancora, perché alcuni giochi funzionano solo se non vengono spiegati subito, e perché avevo già capito abbastanza — che non si trattava semplicemente di attrazione, che c’era qualcosa di più preciso e più interessante in gioco. Era attenzione, da entrambe le parti, ma di qualità diversa: la sua ancora inconsapevole, ancora libera, ancora intera.

Mantenerla sarebbe stata la parte più interessante.

E io ero già al lavoro.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Cara Veronica, ho seguito da vicino la nascita di questa tua idea. A prescindere da come sarà il libro, penso che aver portato fino in fondo una idea nata per gioco, sia qualcosa da onorare e da supportare. Mi auguro di ricevere presto la copia cartacea del tuo primo romanzo. Con affetto infinito.
    Clara

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Veronica Alessio
Veronica 38 anni, nel 2012 ho iniziato un percorso di evoluzione personale che mi ha portata a esplorare varie sfaccettature dell'essere umano. Sono successivamente diventata coach 3 principi e facilitatrice in costellazioni famigliari sistemiche, inoltre mi cimento nella lettura dei tarocchi allo scopo di velocizzare il processo di identificare le zone d'ombra in modo leggero, ma comunque profondo. Mi occupo anche di consulenza aziendale e (di notte) scrivo... Sono fan di tutto ciò che penso possa rendermi la vita migliore, anche se a volte non è proprio la strada più battuta. Sono da sempre una sognatrice con la testa fra le nuvole, allo stesso tempo amante fedele della verità in ogni sua sfaccettatura: quella nascosta, evidente e ancora da scrivere.
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