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Verso la Vita: storie, scienza e attesa nella procreazione medicalmente assistita raccontate da un embriologo

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Consegna prevista Dicembre 2026
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Ci sono attese che non si misurano in giorni.
Si misurano in silenzi. Ci sono stanze illuminate da una speranza fragile, numeri scritti su un referto che sembrano più grandi di noi, telefonate che cambiano il respiro. Quando il desiderio di un figlio incontra il limite, non è solo il corpo a essere coinvolto. È l’identità. È la coppia. È l’idea stessa di futuro. In queste pagine non troverai risposte pronte.
Troverai storie.
E forse, dentro quelle storie, riconoscerai la tua. Imparerai a dare un nome a ciò che senti.
Alla delusione che non sai raccontare.
Alla gioia che temi di trattenere.
A quella trasformazione silenziosa che può nascere anche quando il risultato non è quello immaginato. Perché a volte “verso la vita” non significa solo attendere una nascita.
Significa attraversare un cammino che cambia per sempre il modo di guardare sè stessi.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché ho capito che la difficoltà più grande nella PMA non è la tecnica, ma dare un senso a ciò che si sta vivendo. Ho visto storie in cui la scienza spiegava il “come”, lasciando scoperto il “perché” emotivo e umano. Ho voluto offrire uno strumento per orientarsi e sentirsi meno soli. Colmare lo spazio tra “dati” e vissuto. È un momento intimo, da leggere in penombra, da soli, per entrare in contatto con sé stessi e ritrovare equilibrio lungo il percorso.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Quella mattina avevo aperto una mail prima ancora di entrare in laboratorio. Poche righe.
Scrivere era stato più facile che parlare. Quando le emozioni stringono la gola, le parole cercano distanza.Dietro quella mail c’erano delusione e rabbia. Quel tentativo non aveva dato il risultato sperato. Lessi lentamente. La delusione arrivò anche a me. Perché ogni volta speriamo insieme ai nostri pazienti. Avrei voluto alleggerire quel peso. Non esistono frasi capaci di farlo davvero. Scelsi di non forzare. Risposi soltanto:
«Mi dispiace, signora. Io sono qui. Quando vorrà, affronteremo insieme il da farsi. Non si scoraggi, lei può farcela»
La giornata proseguì… tra interventi e controlli.
Elsa, invece, aspettava una telefonata. Il prelievo lo aveva fatto la mattina presto. Da allora il tempo si era mosso in modo irregolare. Speranza e paura si rincorrevano senza trovare equilibrio. Quando il telefono squillò, trattenne il respiro. «Signora, il suo test è positivo.» Seguì un silenzio. Un respiro spezzato. Lacrime improvvise, liberatorie. Poco dopo, il mio telefono squillò. «Dottore…»
La voce era rotta dal pianto, ma dentro quel pianto c’era luce. In poche ore, due esiti diversi. La stessa intensità. La stessa altalena di emozioni.
È in questo spazio sottile, tra una mail scritta per proteggersi e una telefonata che cambia il ritmo del cuore, che ho compreso cosa significhi davvero accompagnare qualcuno in questo percorso. Non è solo ciò che accade in laboratorio.
È ciò che accade dentro le persone mentre aspettano.

Ed è da qui che voglio iniziare.

……

Questo non è un manuale di procreazione medicalmente assistita.

Non è una guida tecnica, non è una raccolta di percentuali, non è una promessa di risultati.
Questo scritto è una testimonianza.
Da quasi trent’anni lavoro come embriologo, quotidianamente in laboratorio, collaborando con molti medici e occupandomi della gestione delle procedure che garantiscono qualità, sicurezza e risultati il meno possibile dipendenti dal singolo operatore.

Il mio lavoro è sempre stato quello di costruire sistemi, non prestazioni individuali: ridurre le variabili, rendere il laboratorio una costante, per permettere al clinico di concentrarsi su ciò che conta davvero, cioè comprendere la storia biologica di una coppia.
Nel tempo ho visto tante storie concluse con un lieto fine, a volte anche in modo inatteso, ma anche fallimenti difficili da spiegare, che lasciano il segno.

Ho visto coppie con percorsi complessi arrivare a una gravidanza e situazioni apparentemente semplici arrestarsi senza una ragione evidente.

Questa esperienza mi ha insegnato una cosa fondamentale: la riproduzione umana è un mondo articolato non sempre prevedibile.
Tutto nasce da qui.
Questo libro vuole aiutarti a generare pensieri.
Nel percorso della PMA si è spesso sommersi da informazioni, dati tecnici, protocolli, percentuali.

Eppure, paradossalmente, resta poco spazio per fermarsi a riflettere su cosa tutto questo significhi davvero per la propria storia, per la coppia, per le decisioni che verranno prese.
Non nasce per dirti cosa fare.
Nasce perché tu possa “pensare meglio” a ciò che stai vivendo.
Generare pensieri significa:

capire dove sei nel percorso
riconoscere cosa ti sta facendo più paura
distinguere ciò che è sotto controllo da ciò che non lo è
accettare che alcune domande non hanno una risposta immediata

Rivolgere lo sguardo verso te stesso/a
Spero che questo libro possa accompagnarti in questo processo, aiutandoti a fare scelte consapevoli.

…..

Lavorare con il limite

Da persona di scienza ho sempre avuto un rapporto piuttosto distaccato con l’idea di Dio.

Allo stesso tempo, non ho mai pensato che ciò che osserviamo ogni giorno in laboratorio sia frutto del puro caso.

Il lavoro che svolgo mi ha mostrato come esista sempre una componente imponderabile, talvolta inattesa, che ci ricorda quanto la fisiologia umana sia ancora lontana dall’essere completamente compresa.

Questo non significa attribuire i risultati della PMA a una dimensione religiosa o a un’entità superiore, ma riconoscere che la natura, come progetto biologico, resta in molti suoi aspetti misteriosa.

Significa, piuttosto, riconoscere con onestà ciò che la scienza oggi è in grado di fare, e ciò che ancora le sfugge.

La scienza lavora applicando matematica, statistica, metodo scientifico ma ciò non genera certezze assolute.

Accettare questo limite non indebolisce la medicina della riproduzione.

La rende più onesta.

…..

Il laboratorio di PMA non è una scatola buia

Negli ultimi tre decenni ho sempre lavorato in laboratorio, occupandomi della gestione delle procedure che garantiscono qualità e riproducibilità dei risultati.
Ho cercato di costruire équipe con competenze equivalenti, riducendo al minimo le variabili legate al singolo operatore.
Un laboratorio non dovrebbe mai dipendere da “chi c’è”, ma funzionare come un sistema strutturato, affidabile e prevedibile.
Il laboratorio di PMA è la parte tecnologicamente più avanzata di tutto il percorso.
È un ambiente altamente controllato, progettato per ricreare condizioni il più possibile vicine a quelle fisiologiche, ma in uno spazio artificiale.
L’aria viene filtrata attraverso sistemi ad alta efficienza per ridurre al minimo particolato e contaminanti volatili. Temperatura e umidità sono mantenute entro parametri rigorosi e monitorate costantemente. Ogni variazione viene registrata.
Gli incubatori in cui si sviluppano gli embrioni sono dotati di sistemi di controllo continuo di temperatura, concentrazione di CO e, nei sistemi più recenti, anche di ossigeno a basse percentuali, per simulare l’ambiente tubarico e uterino.
Ogni giorno vengono eseguiti controlli di stabilità, calibrazioni, verifiche di allarme.
Le cappe a flusso laminare proteggono i gameti e gli embrioni durante le manipolazioni.
I terreni di coltura sono validati e tracciati per lotto.
Ogni passaggio è documentato.
Le procedure non sono lasciate all’esperienza individuale, ma descritte in protocolli scritti, aggiornati e verificati dalle autorità competenti che regolano i centri di PMA.
Audit interni ed esterni, controlli periodici, sistemi di tracciabilità e doppia verifica dell’identità biologica fanno parte della routine quotidiana.
La microscopia utilizzata per la microiniezione degli spermatozoi (ICSI) richiede una manualità altamente specializzata. La valutazione embrionale, oggi in alcuni centri supportata da sistemi di time-lapse, implica competenze morfologiche e conoscenza delle dinamiche di sviluppo precoce.
Dietro ogni embrione osservato al microscopio non c’è solo tecnologia, ma formazione continua, aggiornamento scientifico, esperienza maturata negli anni.
Un laboratorio moderno però, non è semplicemente un luogo con macchinari sofisticati.
È un sistema complesso in cui tecnologia, procedure e competenza umana devono funzionare in armonia.
Quando tutto questo è organizzato correttamente, il laboratorio smette di essere una variabile critica.
Diventa una piattaforma stabile su cui si appoggia il percorso clinico
Quando il laboratorio funziona correttamente, ciò che accade non dipende più dall’organizzazione o dalla tecnologia.
Dipende dalla biologia della coppia, che resta l’unica variabile che nessuna macchina può sostituire.

……

LA COPPIA AL CENTRO

L’infertilità non viene vissuta come una condizione clinica.
Le coppie non vivono l’infertilità come una diagnosi medica.

La vivono come un difetto personale.

Qualcosa che “dovrebbe funzionare” e non funziona.
Entra nella sfera dell’identità, della progettualità, della relazione. Non è solo un dato biologico. È qualcosa che interroga profondamente la persona.

Questo genera ansia, senso di colpa, frustrazione.

Soprattutto nelle donne, ma non solo.
Si ci sente sotto esame.

Una coppia arriva quasi sempre con una storia, con un tempo già trascorso, con tentativi fatti in silenzio.Ogni visita, ogni risultato, ogni tentativo diventa una prova da superare.

È un cammino che attraversa ambulatori, laboratori, sale operatorie, ma anche attese, aspettative e paure. Ogni fase ha un peso specifico, ogni giornata può diventare decisiva.
Quando arrivano notizie non positive, il senso di frustrazione e di impotenza può essere enorme e lasciare un segno che pesa anche sui tentativi successivi. Mettere la coppia al centro significa organizzare tutto: competenze, tempi, comunicazione, scelte cliniche, intorno a chi vive questo percorso. Significa integrare il lavoro del ginecologo,

dell’embriologo, dell’anestesista, dello psicologo, in un sistema coerente e consapevole, dove nulla è lasciato al caso e ogni passaggio ha un senso.
Nei paragrafi che seguono entreremo dentro questo sistema: il ruolo del team, il lavoro silenzioso del laboratorio, le giornate cruciali, i momenti di attesa e di decisione. Perché comprendere cosa accade davvero, è il primo passo per vivere il percorso con maggiore lucidità e minore solitudine.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Vincenzo Infante
Vincenzo Infante è un embriologo clinico con quasi trent’anni di esperienza nella procreazione medicalmente assistita. Ha lavorato in alcuni tra i principali centri italiani ed è oggi responsabile di laboratorio, collaborando con ginecologi e team clinici nella gestione dei percorsi di fertilità. Accanto all’attività biologica, si occupa di nutrizione applicata alla fertilità, con dottorato di ricerca e master specialistico.
Nel corso della sua carriera ha affiancato centinaia di coppie, sviluppando un approccio che integra rigore scientifico ed empatia. Il suo lavoro non si limita al laboratorio: nasce dall’ascolto delle storie e delle fragilità che accompagnano il desiderio di un figlio.
Con questo libro raccoglie l’esperienza di anni vissuti tra scienza e umanità, trasformandola in uno strumento di consapevolezza per chi affronta o ha attraversato il percorso della PMA.
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