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Vi parlerò di Blu

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Blu ha imparato presto che crescere significa fare i conti con ciò che resta e con ciò che, inevitabilmente, si perde. Lascia la Sicilia e la sua famiglia per costruirsi una vita al Nord, portando con sé una valigia di aspettative, paure e desideri, ma soprattutto un bisogno ostinato di trovare il proprio posto nel mondo.

Tra amori intensi e addii, amicizie che diventano famiglia, legami che resistono alla distanza e altri che lasciano cicatrici, Blu attraversa gli anni più decisivi della sua vita cercando negli altri qualcosa che, forse, deve ancora imparare a riconoscere dentro di sé. Anche il suo lavoro di infermiera la mette ogni giorno di fronte alla fragilità: durante la pandemia e poi accanto ai pazienti oncologici, scopre quanto possano essere sottili i confini tra paura e coraggio, perdita e speranza, dolore e gratitudine.

Capitolo I.
Tutto comincia da te

E se dialogassimo?

Come l’etimologia stessa del termine. Sai che deriva da “discorrere”? Significa attraversare il logos, il discorso.

Non è altro che lo strumento verbale che attraversa due o più individui per esprimere sentimenti diversi.

È un paradosso, vero? Una come me dialoga con gli occhi, con le mani… A che serve “lo strumento verbale”? A che serve trovarci davanti a un caffè e riempirci la bocca con parole grandi, più grandi di noi… Inebriarci della loro vastità, illuderci che basti.

Hai mai la sensazione di voler colmare il vuoto che hai dentro vomitando concetti? È un po’ ciò che mi spinge a scrivere, a scrivermi questa sera.

È come se un gomitolo di pensieri si aggrovigliasse nei miei occhi, e così uno stormo di emozioni mi guidano la mano, mentre fa breccia in me un flusso di coscienza imperioso. Che schifo la mente, ma quanto fascino racchiude.

Ed è così che succede: l’arte che ci circonda ci chiama a sé quando non lo programmiamo, ci rende mezzi e al contempo ci rende consci che siamo già noi l’ispirazione, che l’arte è dentro noi, che siamo soltanto tele da disegnare, pezzi di un puzzle di cui facciamo parte senza capire il nostro posto, il nostro incastro… che trovano il senso solo cercando altri pezzi simili… noi che viviamo con le stesse paure e inconsapevolezze, vogliamo legarci per creare un disegno che abbia un senso.

E così prendo la penna e so da dove vorrei cominciare, ma non so dove il mio stesso pensiero mi voglia condurre. Una persona mi disse che è anche così che funziona la vita.

E forse è così devastante realizzare il tutto. Le esperienze, le cicatrici non visibili, le emozioni… che se ti fermassi solo a pensare al bagaglio di scenari che hai visto dall’alto di questa folle giostra che è la vita, potresti quasi pensare di allestire una mostra.

Sapete che la parola arte deriva dal greco? Significa “adattare”, “andare verso”… ed è così che vado verso i miei più remoti ricordi, abbracciando sentimenti che non immaginavo nemmeno di poter provare o possedere, ma che albergano da tempo nella mia anima.

Non so nemmeno spiegarmi perché abbia deciso di farlo così di getto, in un freddo mercoledì di ottobre.

Sarà che sono così stanca di non essere compresa che ho smesso di parlare con gli altri, e proverò a parlare a me stessa, tentando per una volta di darmi ascolto davvero e se sarò abbastanza fortunata, alla fine di questo viaggio, finalmente comprendermi.

Sarà stata Milano, forse, a risvegliare in me la voglia di riscatto? O forse il profumo dei libri della Feltrinelli, il retrogusto del caffè letterario, sa sempre di misterioso intelletto e ti instilla una voglia di urlare al mondo tutto ciò che pensi, che esso sia socialmente accettabile o meno, tramite la tacita punta di una china.

Mi sono ingozzata di delusioni ultimamente, credo che mi sia fatta violenza. Eppure mi guardo allo specchio e vedo una donna.

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Le fattezze di una donna ci sono già da tempo, sarà forse colpa dei seni prosperosi, o di quei fianchi mediterranei che a volte amo, ma che più spesso detesto. Una sorta di emblema della fertilità si fa spazio tra le curve del mio corpo.

Ma non è quello a farmi sentire addosso più anni di quelli che la mia carta di identità dichiara.

Sarà stato il “peso della valigia”, il distacco, il trauma dell’abbandono, o tutte quelle puttanate che piacevano tanto a Freud, a molestarmi la giovinezza e rendermi già avvezza ai piaceri e ai dolori di un’età che mi rende già stanca.

E questo viaggio inizia con un pensiero che dedico a te.

A te che potresti essere uno o molti, che hai fatto irruzione nella mia vita, che sei stato una linea parallela alla mia e che per un attimo ti sei intersecato per poi allontanarti lungo la tangente.

Mi ero ripromessa di smetterla con i miei giochi mentali, di accantonarti in un cassetto e dimenticarti lì, come si fa con le cose vecchie che non riesci a rinchiudere in un cassonetto dell’immondizia, che lasci dentro casa ben nascoste, a prendere polvere, a prenderti spazio quasi senza che tu te ne possa rendere conto.

Eppure non ti ho mai fatto prendere polvere, ti ho preso e consultato più volte anche quando saresti dovuto “passare di moda” (non ho ben capito se imputare questo gesto compulsivo alla brama di ricordarmi ancora di te o più semplicemente al mio masochismo intrinseco).

Ma come tutto nella vita a qualcosa sei servito, forse potresti vantarti di avermi fatto riprendere in mano la penna?

Non credo, quello è sicuramente merito di qualcosa di più complesso che ho dentro già da un po’, non ti attribuirò meriti che non hai.

Sai, stasera mi sono chiesta come è che tutti i grandi autori utilizzino nomi d’arte per parlar di sé: gli alter ego, le voci narranti.

Sembra che gli piaccia dare a chi va in scena e si espone al grande pubblico la propria identità, i propri vizi e le proprie peculiarità, ma mai il proprio nome.

Secondo me è l’imbarazzo, la voglia di raccontarsi ma il pudore di non gettare mai del tutto la maschera.

Ed è così che avviene anche nei libri, per cui vi parlerò di Blu.

Blu come i pensieri sommessi, le emozioni profonde, l’oceano di segreti, la quiete della resilienza. Blu come il colore delle anime.

Che serva a mitigare le mie esperienze con le sue, a confondervi, a non farvi più comprendere dove sia la linea di demarcazione tra la mia vita e la sua? Sì, credo sia la risposta corretta.

2026-02-08

Aggiornamento

Mi sembra incredibile eppure un sogno si sta concretizzando: grazie a tutti voi la pubblicazione del libro “Vi parlerò di Blu” avverrà! Ma questo è solo l’inizio: vi sono tanti nuovi obiettivi da raggiungere e tu puoi ancora renderlo possibile :) preordina il mio libro e sii parte del sogno. PS le recensioni sono molto gradite! Da Laura Buccafurri, con profonda gratitudine ed emozione ❤️

Commenti

  1. Anna Paola Saveri

    Vi parlero’ di Blu è un bel libro, mai noioso da leggere tutto in un fiato dove ti puoi immedisimare e rivedere. Mi è piaciuto molto, lo consiglio.

  2. Martina Fausti

    Vi parlerò di Blu è un romanzo intimo e poetico che racconta il percorso emotivo di una donna attraverso l’infanzia, la famiglia, l’amore, la malattia e il lavoro in corsia. Blu non è solo una protagonista, ma un colore dell’anima: fragile e resiliente, inquieto e luminoso, capace di trasformare ogni ferita in consapevolezza. Con una scrittura lirica e sensoriale, l’autrice costruisce un mosaico di ricordi e relazioni in cui il dolore non è mai fine a sé stesso, ma occasione di crescita. Un libro che parla di identità, legami e rinascita, e che invita il lettore a guardarsi dentro.

  3. In ogni pagina di “Vi parlerò di Blu” traspare quanto l’autrice sia innamorata dell’amore, della vita e di quei dettagli che spesso la gente non nota.
    Ogni persona che ruota intorno a lei, chi entra nella sua vita per poi uscirne e chi invece entra per restare la rende la donna fragile, orgogliosa e piena di vita che è. E riesce a donare sempre un po’ di sé nelle relazioni che instaura.. da figlia, da sorella, da compagna, da amica, da infermiera.. da donna.
    Blu è tutte queste cose e molto di più…e chiunque potrebbe scovare un po’ di sé tra queste righe.

  4. kornaragorn

    (proprietario verificato)

    Vi parlerò di Blu” è un libro che si legge tutto d’un fiato, ma che lascia dentro una scia di emozioni e riflessioni. Blu è la protagonista, ma è anche l’altra metà — quasi speculare — della giovane autrice. La linea che le separa è sottilissima, quasi invisibile, e proprio in questo equilibrio fragile si trova la forza più autentica del racconto. L’autrice sembra aver scritto prima di tutto per sé stessa… Per raccontarsi, per celebrarsi, e per riconciliarsi con le proprie guerre interiori. Ogni vittoria, dopo tante sconfitte, ha qui un sapore più dolce e profondo. Attorno a Blu si muovono personaggi che, nella vita reale, hanno rappresentato tutto per lei: l’amore, la crescita, e soprattutto la scoperta di sé attraverso le ferite. È un libro di riscatto e di rivincita. Blu si chiede se meriti davvero tutte le delusioni e tutte le ferite conseguenza di errori antichi, forse di un’esistenza precedente. La risposta è nascosta tra le righe, e va cercata leggendo con avidità, senza paura di riconoscersi in qualche frammento del suo percorso — perché in Blu, a tratti, può rispecchiarsi chiunque, indipendentemente dal genere. Ciò che colpisce è la scrittura dell’autrice poiché usa lo stesso tono intimo e analitico che accompagna tanto le pagine più vicine al suo vissuto reale quanto quelle di pura fantasia. E così, tra verità e invenzione, si compone un racconto che con parti romanzate chiude letteralmente il cerchio alla scoperta infine del senso della vita stessa — lasciando il lettore con la sensazione di aver assistito a un percorso compiuto, vivo, profondamente umano.

  5. (proprietario verificato)

    Vi parlerò di Blu…vuol dire vi parlerò di una storia di amore, crescita, dolore, sogni realizzati e sogni infranti, insicurezze, di un “muro” colpito che però, alla fine, non si spezza….di luce!
    Perché dietro ogni periodo buio della vita della protagonista e delle vite delle persone che le ruotano intorno, c’é luce!
    Forse Blu vuole insegnarci questo: a saper guardare oltre…oltre a tutto quello che non ci piace!
    Blu é cristallina come il mare, profonda come l’oceano!
    Una meraviglia da leggere!

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Laura Buccafurri
Nasce a Messina nel 1997, seconda di tre figlie. Diplomata al liceo scientifico, si laurea in Infermieristica a ventun anni. Lavora come infermiera in oncologia. Da sempre appassionata di scrittura creativa, poesia e narrativa, si trasferisce in Lombardia e vive oggi a Como, coltivando un percorso letterario verso il mondo dell’editoria.
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