Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

Womenland – La guerra dei Cerchi

740x420 - 2024-02-15T142747.957
51%
98 copie
all´obiettivo
35
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Novembre 2024
Bozze disponibili

La Città Concentrica è una megalopoli protetta da una gigantesca capsula geodetica, in cui donne e uomini sono destinati a non incontrarsi mai. Trattati alla stregua di esseri inferiori, gli uomini vivono nei sovrappopolati quartieri periferici, ignari del loro unico scopo: fornire il liquido seminale che assicuri alle abitanti dei Cerchi Interni la continuità riproduttiva.
Costretto dagli eventi, il giovane esponente della comunità maschile Cab513 ha intrapreso un viaggio attraverso i Cerchi Esterni insieme alla fuggitiva Mizar, alla ricerca del luogo leggendario chiamato Valeford. Superati i Giardini Pensili e il Sesto Cerchio, devono attraversare la temutissima Zona Arida e il famigerato lago di metallo incandescente, raggiungere la Grande Frattura e superare il confine che li separa dal mondo esterno. Scopriranno che ciò che li attende è molto diverso da quello che si aspettavano e che “diversità” può essere sinonimo di “complementarità”.

Perché ho scritto questo libro?

La mia intenzione era quella di trasformare il cosiddetto “sesso forte” in “sesso debole”, nel tentativo di dimostrare l’obsolescenza di tale concetto. Inoltre, la separazione spaziale tra maschi e femmine mi ha permesso di concepire un punto zero, libero dai preconcetti delle società contemporanee. Partendo da qui, ho tentato di costruire un rapporto uomo-donna il più genuino possibile, basato su ciò che i protagonisti vedono e provano piuttosto che su schematici modelli retrogradi.

ANTEPRIMA NON EDITATA

CAPITOLO 14

C’era tensione nell’aria. La situazione nei Cerchi Interni era più grave del previsto. All’attentato del giorno prima, gran parte della popolazione aveva reagito dapprima col panico, poi con rabbia. In poche ore, si passò dalla mesta volontà di pace, alla gorgogliante necessità di rivalsa fino all’esplosione della più violenta e becera manifestazione di odio nei confronti del genere maschile. L’ordine delle Guerriere organizzò per questo motivo corsi pratici all’applicazione del Grido di Talas, obbligatori per tutte le cittadine, col duplice scopo di rinvigorire le capacità combattive sopite e alimentare ulteriormente il timore di un’imminente invasione. A fine giornata, l’odio per gli uomini aveva raggiunto il picco massimo concepibile. Neanche il sopraggiungere della notte migliorò lo status emotivo collettivo. Temendo un trattamento simile a quello promesso alle due fuggitive, molte donne altrettanto colpevoli di tentato o riuscito appagamento sessuale si trovarono costrette a sbarazzarsi degli attrezzi oblunghi che utilizzavano sempre più frequentemente nella propria intimità. Di conseguenza, anche l’astio nei confronti delle ricercate cresceva nell’ordine di svariate tonnellate di maledizioni all’ora. La conferma della morte di ventuno cittadine in seguito all’attentato dinamitardo era la ciliegina di cacca posata con cura su quell’enorme torta di sterco fumante.

Continua a leggere

Continua a leggere

Non poteva andare meglio di così. Affacciata al grande terrazzo all’ultimo piano del Palazzo di Cristallo, la sacerdotessa suprema Krystel percepiva quella tensione sulla pelle, la respirava con avidità, la sentiva scendere dentro i polmoni come se ogni molecola di ossigeno ne fosse innaturalmente satura. Era una sensazione bellissima. Povere, piccole falene, accecate dalla luce artificiale che aveva acceso davanti ai loro occhi. Si appoggiò coi gomiti al davanzale e sorrise di gusto, ammirando lo splendore del suo impero. Tutto procedeva secondo i piani, a parte l’angolo superiore destro della bocca che non ne voleva sapere di tornare in posizione naturale. Eppure, il cedimento del lifting facciale non l’avrebbe scoraggiata, e neanche la rovinosa caduta di due molari superiori e di un incisivo inferiore, figurarsi il dissestamento delle protesi ai glutei o lo spostamento laterale degli zigomi appena impiantati. No, per quello sarebbe bastato richiamare l’Esperta Facciale, farla accomodare nel suo ufficio, renderla consapevole degli errori commessi, discutere pacificamente delle eventuali motivazioni, pestarla a morte, sbatterla ripetutamente contro le pareti finché il sangue non avesse reso il cristallo opaco per sempre, cavarle i denti con un attrezzo contundente, strapparle la maggiore quantità di capelli possibile, infine lanciarla dalla terrazza e guardarla precipitare fino a schiantarsi al suolo. Ma forse si sarebbe fermata prima, magari al terzo o quarto passaggio. In fin dei conti tutto procedeva secondo i piani. Anche laggiù, ben oltre il muro di divisione, oltre il Quinto e il Sesto Cerchio della Città Concentrica.

La donna si comportava in modo assai strano. Nessuna percossa e\o tortura e\o menomazione e\o massacro perpetrato nei confronti degli uomini presenti nelle camere sotterranee, e questo di per sé rappresentava un avvenimento senza precedenti. Sembrava proprio che quel tale, il vegliardo denominato Zar333, fosse riuscito in qualche modo a placare la sua collera prorompente.

– Benvenuti – li aveva accolti il vecchio. – Vi stavo aspettando. È una gioia per me fare la vostra conoscenza. –

– Io non sarei molto felice di incontrarmi, vecchio. – aveva tagliato corto Zirlin. – Sai perché siamo qui? –

– Certo, state inseguendo i tre viandanti che vi hanno preceduto. Sarà un piacere per me mostrarvi la via che vi condurrà da loro. –

La guerriera, psicologicamente preparata all’idea di un sanguinario scontro mortale, era rimasta interdetta. Inoltre, come con gli altri discepoli, la lettura del microchip Hermes era fallita miseramente.

– Perché vuoi aiutarci? – gli aveva chiesto, allora.

– Perché non dovrei? –

– Perché abbiamo sterminato praticamente tutti i tuoi compagni che vivevano nella Zarathustra. –

Berger e Dobermann si erano scambiati uno sguardo di maligna soddisfazione, compiaciuti dalla perfida capacità di provocazione della guerriera.

– La vendetta conduce alla disfatta. – aveva ribattuto placidamente Zar. – O, nel migliore dei casi, a subire un’ulteriore vendetta. –

– Proprio così. È quella la parte divertente! –

– Mi dispiace, guerriera dei Cerchi Interni, ma da me non riceverai nessuna offesa per giustificare la tua sete di violenza. Invero, la mia offerta di mostrarti la via per il Settimo Cerchio resta valida. –

La donna aveva fissato il vecchio negli occhi per qualche istante. E per la prima volta nella sua vita, dopo quasi un minuto di silenzio, aveva distolto lo sguardo.

– E sia, allora. Mostrami la via di cui parli. – aveva poi concluso, superandolo di slancio.

Da quel momento in poi, il comportamento della donna era in qualche modo cambiato. Di certo, l’atteggiamento pacifico di Zar333 l’aveva colta di sorpresa, eppure l’allibratore del Quinto Cerchio si aspettava comunque un qualche atto di brutalità gratuita da parte di un essere spietato come lei. Invece, niente di tutto questo era accaduto. Al contrario, Zirlin aveva dimostrato una passività disarmante, accettando senza obiezioni il ciondolo che il vecchio le aveva consegnato prima di congedarsi definitivamente. Adesso avanzava con lo sguardo fisso davanti a sé, immune a qualsiasi provocazione esterna, illuminata dai fasci di luce che i suoi due compagni sparavano dagli occhi. Gente strana, quegli uomini non uomini, ma né Berger né Dobermann intendevano approfondire più di tanto l’argomento.

D’improvviso, come scossa da una mano invisibile, Zirlin sbatté le palpebre e riprese possesso del proprio corpo.

– Cosa avete da guardare? – sibilò, senza voltarsi.

– Mi chiedevo quando saresti mai tornata tra noi. – ribatté Berger, sarcastico. – Dopo la scomparsa di Lai, non credo avrei resistito al dolore di perdere anche la tua compagnia. –

La donna sbuffò, infastidita dal tono pungente dello scheletro parlante.

– In marcia, adesso! – ordinò, accelerando il passo.

– Come desideri. Ma, giusto per saperlo, hai una vaga idea di dove stiamo andando? –

In effetti, la domanda apriva una questione alquanto spinosa. Si trovavano all’interno di un’ampia galleria del tutto simile al tunnel di congiunzione tra il Quinto e il Sesto Cerchio, circondati dall’oscurità pressoché totale. Il suolo era ingombro di terra umida e rottami, un continuo saliscendi di dossi e buche che rendevano il cammino assai difficoltoso. Malgrado ciò, A21 ed A44 non percepivano la presenza di Mizar e compagnia nelle immediate vicinanze. Strano… 

– Il tunnel non ha diramazioni – constatò la Guerriera Leader        – quindi procederemo sempre dritto finché non troveremo l’uscita. –

  • Sempre che l’uscita esista. – commentò sottovoce Brg448.
  • Hai un’idea migliore? –
  • Beh se i tuoi amici potessero darci una mano, magari… –

– Allo stato attuale non possono fare molto. Come ti ho già detto, la loro energia residua è quasi terminata. Avremmo bisogno di carbone, oppure della luce del sole. –

– Io dico di tornare indietro e spezzare le gambe al vecchio. – asserì Dobermann con sprezzante sagacia. – Forse in quel modo lo convinceremo a spiegarci come raggiungere l’uscita. –

Lo scheletro dai lunghi mustacchi annuì dall’interno del suo elmo protettivo.

– Ottima idea! – affermò. – Pratico ed essenziale come sempre, con quella punta di crudeltà che piace a me. –

– Un attimo. – lo zittì Zirlin. – Avete sentito? –

– Sentito cosa? –

– Un rumore, quasi impercettibile, come un sibilo. Veniva da quella parte. –

Berger osservò la porzione di oscurità indicatagli dalla donna.

– Possibile che un essere superiore abbia paura del buio? – sghignazzò. – A parte il niente, qui non c’è nulla. –

Il lampo bianco lo travolse con impeto di bulldozer, scaraventandolo a terra. Supino, sormontato da un peso opprimente che gli schiacciava la cassa toracica e impediva ai suoi polmoni rachitici di immagazzinare aria, lo smunto allibratore non riusciva a muoversi. La morte lo guardava dritto negli occhi attraverso lo sguardo atono di un bavoso, enorme sorcio mannaro albino. L’animale spalancò la bocca e si preparò ad affondare i quattro affilatissimi incisivi color mattone nella tuta Kerzal, a strappare via la stoffa e addentare in un solo morso il sottile collo della vittima. Poi, la sua testa esplose come un melone. Immobile sotto alla carcassa della bestia, inzuppato di sangue e materia cerebrale, Berger taceva. Dobermann abbassò la pistola, si avvicinò con passo deciso e, con un violento calcione, scaraventò via il cadavere del disgustoso onnivoro.

– Idiota! – urlò Berger, sollevandosi con fatica. – Il calcio dovevi darglielo prima di sparargli! –

Un lieve ronzio precedette l’attivazione del sistema di lavaggio che, in pochi secondi, rimosse ogni residuo di sostanze organiche dal casco. Il volto collerico della salma parlante riaffiorò in tutta la sua furibonda orribilità.

– Non c’è di che. – ribatté impassibile l’energumeno.

Zirlin osservava divertita la scena, soddisfatta del fortuito contrappasso che le aveva regalato una vendetta immediata, finché un nuovo rumore non attirò la sua attenzione. Illuminati dai fasci di luce generati dal tipo con la faccia da bambino, una decina di sorci mannari, bianchi come la neve, fecero capolino dall’alto di una duna di terra alle spalle del gruppo. Avevano accerchiato la compagnia sfruttando l’attacco del primo come diversivo.

– Queste bestiacce sono intelligenti. – commentò Dobermann, sparando un colpo a destra che ne uccise quattro a sinistra.

Il fragore dello sparo riverberò sulle pareti e sui muri perimetrali gonfiandosi a dismisura, eppure questo non spaventò i roditori, semmai ne attirò altri, decine e decine di sorci mannari albini affamati che sembravano spuntare dal nulla. Nel giro di qualche secondo, una galassia di occhi gialli fissava la compagnia dal buio.

– Vengono fuori dalle fottute pareti! – gridò il tipo con la faccia da duro.

– Saranno almeno una cinquantina. – constatò Zirlin. – La maggior parte si è appostata alle nostre spalle, dunque ritornare nel Nirvana è fuori discussione. –

– E non si vede neanche uno spiraglio di luce. L’uscita deve essere piuttosto lontana. – concluse l’analisi Berger.

– Quindi cosa facciamo? – domandò Dobermann, pronto a ogni evenienza.

La guerriera digrignò i denti, attivò i potenziamenti e assunse la posizione da battaglia.

– Quello che sappiamo fare meglio. – dichiarò con una punta di piacere. – Facciamo una strage! –

La galleria era larga a malapena un paio di metri, fangosa e umida come una palude della Louisiana e maleodorante come il cesso di un bar di Bangkok. Il terreno, misto a rottami e calcinacci di varie dimensioni, era molliccio e cedevole, e i pochi faretti che ancora resistevano aggrappati al soffitto lampeggiavano a intermittenza, creando un disorientante effetto disco anni novanta. Procedevano in formazione a pentagono, Mizar e Cab uno accanto all’altra subito davanti a Lai, con la coppia Pax – Kar a fare da apripista. Avanzavano in silenzio, ognuno intrappolato nelle proprie riflessioni, prigionieri di dubbi e paure sul futuro prossimo venturo e ragionamenti filosofici sul significato intrinseco della vita. Fu Kar il primo a esprimere ad alta voce queste preoccupazioni.

– Ragazzi io non so voi ma ho una gran fame. – mugugnò.

– Già, anch’io – ammise Cab. – ma abbiamo mangiato tutti i frutti che ci ha regalato Taiger e non abbiamo pensato di recuperare qualche scorta nel Nirvana. –

– Non so cosa darei per un Giallancio… –

– Che schifo! – commentò Mizar, con espressione disgustata.      – Ancora mi stupisco che riusciate a ingurgitare quella roba. –

– Beh nel Quinto Cerchio non c’è altro cibo a parte le Razioni. Quando non hai scelta, ti adatti a quello che hai. 

Dopo una breve curva a destra, il tunnel si allargò di qualche decimetro.

– E voi, nei Cerchi Interni, cosa mangiate? – domandò Cab, curioso.

– La nostra dieta comprende di tutto. Frutta, verdura, carne, latticini, cereali… –

– Pensa che nel Quinto Cerchio, la frutta possono permettersela solo personaggi come Berger, mentre gli altri alimenti che hai nominato… semplicemente non esistono! Eppure, da come ne parli sembra quasi che, per te, il modo più “normale” di nutrirsi sia seguire la tua dieta e non la nostra. –

– È soltanto una mia opinione. –

– Opinione o non opinione, inizio a pensare che la normalità dipenda dal modo in cui viviamo, che non la percepiamo tutti allo stesso modo. –

– Hai ragione. Ognuno di noi ha una concezione strettamente personale della normalità che non può e non deve imporre agli altri. –

– Dipende da ciò che possiamo vedere e da come lo vediamo… –

Mizar si voltò a guardarlo, piacevolmente sorpresa.

– Sembra quasi di sentir filosofeggiare Zar. – lo punzecchiò.

– Filosoche? – ribatté lui.

I due si fissarono negli occhi per qualche istante senza dire nient’altro, infine, incapaci di resistere al reciproco sguardo, si abbandonarono a una fragorosa risata distensiva. Di colpo, le diatribe del recente passato non erano che un ricordo sbiadito. Erano insieme, coscienti l’una della fiducia dell’altro, e tanto bastava a entrambi.

– Parlami un po’ dei Cerchi Interni. – riprese Cab. 

La giovane donna sospirò e inclinò la testa verso l’alto, come a voler cercare una fonte di ispirazione sul soffitto umido del tunnel.

– A dire il vero i Cerchi Interni sono meravigliosi. – rispose, con aria trasognata. – Solo adesso che sono lontana me ne rendo conto. La vegetazione è perfettamente integrata agli edifici, che non superano mai i dieci piani di altezza. Tutto è così pulito, simmetrico, sembra che ogni cosa sia nell’esatto posto in cui dovrebbe essere. C’è ossigeno in abbondanza, non abbiamo bisogno di tute o respiratori e non manca mai l’elettricità. –

– E le room sono grandi? –

– Beh le nostre abitazioni sono composte da cinque di quelle che voi chiamate room. –

– Cinque? – si intromise Kar, che non si era lasciato sfuggire neanche una sillaba dell’intera conversazione. – E a cosa vi servono? –

– Una la utilizziamo per dormire, un’altra per mangiare e accogliere eventuali ospiti, un’altra ancora come stanza per gli esercizi fisici, poi c’è quella che funziona un po’ come i vostri locali svuotatori, e l’ultima è quella che chiamano “stanza dell’iniziata”. –

Il pilota sobbalzò, colto da un manifesto moto di disgusto.

– Uno svuotatore vicino al letto su cui dormite? – protestò. – Non mi sembra molto igienico. –

– Giusto! Molto meglio defecare dentro alla tuta che indossi e portarsela dietro tutto il giorno. – ribatté Mizar, caustica.

– La stanza dell’iniziata. – mormorò Cab. – C’entrano qualcosa i riti della vostra dea? –

– È così. Quando a sedici cicli entriamo in possesso della nostra abitazione, troviamo la stanza dell’iniziata chiusa. La porta si apre esattamente nove mesi dopo la cerimonia di iniziazione. –

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Il primo capitolo è stato molto interessante, finalmente potrò leggere il seguito.
    Copia fisica prenotata

Aggiungere un Commento

Condividi
Tweet
WhatsApp
Hilary Nerelli
Nasce a Massa Marittima nel 1980. Perito chimico da sempre appassionato di musica, fumetti e letteratura, inizia a scrivere i primi racconti durante il periodo universitario. 
“Womenland. La guerra dei Cerchi” è il secondo e conclusivo volume dedicato al viaggio di Cab513 e Mizar. Il primo volume, “Womenland. Cronache dalla Città Concentrica”, è stato pubblicato da bookabook nell’ottobre del 2022.
Hilary Nerelli on FacebookHilary Nerelli on Instagram
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors