Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

Woody Allen sa attendere (Quaderni)

740x420 (83)
35%
130 copie
all´obiettivo
81
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Febbraio 2025
Bozze disponibili

Una vacanza programmata da tempo diventa l’ultimo incontro fallimentare tra Franca e sua madre mentre la ricerca del perché inaspettatamente cambia rotta svelando origini “altre” contenute in una lettera venuta da lontano sia nel tempo, che negli anni. Franca decide di non andare oltre al contenuto di quei fogli ingialliti accontentandosi delle parole per non spezzarne l’incanto. Poi la vita va avanti nel desiderio di una “tavola grande” e si incrocia con quella di altre donne per caso o per lavoro. Dietro tutto questo la profezia che solo una di loro conosce e che unisce l’Africa e lo Jonio facendone parola e pagina per accogliere il racconto del progetto comune: vivere insieme il resto dei propri giorni. Unica condizione necessaria per l’avverarsi della profezia restituire a qualcuno il bene ricevuto nella vita. E le donne questo sanno farlo.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché scrivere è da sempre il mio rifugio e raccontare la strada è decisamente una necessità. Come sempre nessuna trama regge alla volontà dei personaggi e all’inizio il romanzo doveva essere tutt’altro. Il bello del lasciarmi guidare è che scopro di aver visto, vissuto, immaginato e memorizzato molte più cose di quelle che credevo di voler raccontare. Soprattutto ho scritto perché certe cose vanno raccontate e un libro da una qualche parte resta sempre.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

Sonia non ama le folle. Ma non ama nemmeno la solitudine. Per lei la pineta raggiunge la bellezza perfetta nella stagione in cui sfoggia il proprio tappeto marrone ramato, quando si possono raccogliere da terra le pigne di varie forme per farne decorazioni natalizie.

L'autunno è ancora lontano. Nel pomeriggio abbracciando un tronco Sonia ha respirato il profumo inestricabile di resine differenti estratte dalla calura e presenti sulla corteccia come gocce di sudore gommoso o lacrime speziate. La natura sa condividere il proprio pane.

Quel profumo le ha riportato voci che nel passato chiedevano: “Vi va di fare dei cestini con gli aghi di pino?” Nei pensieri di Sonia sono riapparse bambine con la divisa delle colonie e tutti i chiacchiericci, i dispetti, le liti, le lacrime, le riappacificazioni dei caldi pomeriggi estivi trascorsi nelle pinete quando solo le cicale trovavano la forza di cantare.

Continua a leggere

Continua a leggere

Bambine indaffarate a raccogliere aghi ancora verdi perchè più elastici. Quelli secchi si sarebbero spezzati facilmente. Bambine affaccendate, sedute per terra o sul tronco di un albero sradicato, intente a distanziare i due aghi gemelli facendo in modo di non rompere il picciolo che li unisce, e a scacciare le formiche che si fanno strada sulle gambe. Uno alla volta diversi aghi venivano infilati uno accanto all'altro, su ambo i lati del primo usato come spina dorsale.

Alla fine era pronto un cestino dove nascondere un biglietto da fare avere a qualcuno. La mamma o il babbo in visita domenicale o quel bambino carino della camerata maschile erano i destinatari preferiti.

                                                                                           ///

Al tramonto Sonia decide di rientrare e prende il sentiero verso il molo in direzione della scultura di metallo a forma di pesce.

In quel mese con i primi turisti quel contenitore che potrebbe raffigurare una cernia, inizia a riempirsi di plastica da riciclare,

Nella mezza luce delle sere portuali la scultura sembra avere denti cattivi e bocca famelica. Una maschera tribale pronta ad aggredire.

Con il calar del sole, il cielo è scivolato nel rosa e la luce fra gli alberi si va facendo fioca.

Tinte tenui si impossessano degli sguardi. Colori da cameretta per neonati in cielo, altri non definiti e malinconici a terra intorno alle panchine.

Alla fine del giorno sempre più cose sembrano grigie e i tronchi cresciuti storti nel tentativo di arrivare alla luce diventano soldati talmente stanchi da non riuscire a stare sull'attenti.

Fuori dalla pineta è ancora chiaro, anche se i lampioni a timer del viale sono già accesi. Abbandonate dai ragazzi del giorno le panchine fra i pini aspettano le coppiette della notte.

Lì Cupido impaziente concede più tempo agli incontri discreti e gli alberi chiudono fuori il mondo.

Un gatto nero si lecca le zampe nel bel mezzo del marciapiede deserto. E' grasso, a differenza dei randagi del paese lui da mangiare ne ha sempre. I pescatori lo conoscono e lo chiamano con tanti nomi diversi. Il più quotato è Nerone. Li accoglie miagolando mentre attraccano, certo che qualcosa avrà in cambio.

L'aria marina è fresca, in contrasto col caldo che sale dalle pietre dei muretti e dal catrame delle strade. Se la temperatura fosse colorata e visibile disegnerebbe un secondo orizzonte nel punto d'incontro tra asfalto e brezza.

Solo in poche imbarcazioni le luci indicano presenze umane.Quasi tutte sono ormeggiate e vuote. Qualche voce, rari rumori: ancora la notte non è pronta e il giorno non si decide a cederle il passo. Questa doppia esitazione lascia spazio alla quiete, al limbo in cui i pensieri scorrono senza pretendere attenzione. Dalla strada provinciale, arriva improvvisa la sirena dei pompieri.

Già da un po' Sonia sentiva odore di fumo ma dalla pineta non riusciva a vederlo anche se l'amaro degli incendi le invadeva già la saliva.

Raggiunta la strada lasciandosi il lungo mare alle spalle, capisce ciò che sta accadendo: sta bruciando qualcosa in direzione del suo terreno. Si mette a correre fino alla macchina e si avvia in direzione fumo. Il riflesso nel cielo racconta che ancora il fuoco fa da padrone.

Quando arriva sul posto non ha tempo per riflettere e come le persone già presenti entra nella lotta impari.

Ci vogliono diverse ore per domare l'incendio. Alla fine, seduta su una pietra, ha tempo per guardarsi attorno. Piangerebbe se solo riuscisse a piangere.

Se ne sono andati tutti, lo ha chiesto lei, un lutto si affronta meglio in privato.

Parla a voce bassa, parla a se stessa, come per sentire di esserci, di non essere bruciata con le piante: “Le mie mani nella cenere, il grigio, il nero, l'assenza di colori. Spento. Altre mani colpevoli hanno spento il mio pezzetto di pianeta. Da mesi fuochi ben più grandi stanno urlando altrove e avanzano come fossero un grande pennello che cancella, ma è questo fuoco piccolo che ha divelto il mio mondo e guardare è un dolore insopportabile. E' questo il mio incendio.”

Sonia non riesce a osservarlo dall'alto al basso e nemmeno da davanti, o dietro, o di fianco. La distanza del suo corpo dalla terra, anche se minima, amplifica il dolore. Vorrebbe entrarle dentro, diventare lei, sentire il suo battito. Si è tolta le scarpe ma non basta.

Il corpo nella cenere. Ci si rotola, sotto di lei in alcuni punti la terra è ancora calda. Immagina tracce del passato recente: il rosso dei pomodori, il giallo dei meloni, il verde delle zucchine, degli olivi, dei cespugli. I verdi sono infinite tonalità di vita.

Respira e si sporca dentro. Sputa e la saliva fa riapparire un pezzetto di pelle del palmo della mano sinistra, appena una macchia chiara vicino al callo che gli anelli e il manico della zappa hanno creato. Tutto il resto è grigio. Un brutto grigio. Quel color cenere che si infila ovunque e puzza di violenza e di morte. Eppure con la cenere le nostre nonne facevano la lisciva, eppure i contadini ci arricchivano la terra, eppure nelle case dei signori ci si lucidava l'argenteria, eppure un giorno vorrebbe essere cremata per non restare prigioniera in una bara di zinco, eppure…

La disperazione a poco a poco lascia spazio al rancore, un rancore forte, che non conosceva. Crede di sapere chi ha appiccato l'incendio e perché. Qualcuno l'aveva avvertita, e probabilmente quell'avvertimento era una minaccia, nemmeno tanto velata.

“Odio. Ci sono riusciti, odio. No, non gliela do vinta, non ancora. Sto ascoltando la mia pelle che cerca i colori. Rotolo e sento. Dolore, tristezza, paura, rabbia. Dove sei finito Amore? Le fiamme non possono averti consumato. Adesso ho voglia di urlare. Ti chiamo senza pronunciare nessuna parola. Urlo. Dovrai pur rispondermi. Sono stanca, sono sporca, sono svuotata mentre il cielo mi regala un'alba da cartolina. Questa bellezza non me la toglie nessuno.”

Eccoli di nuovo i colori. Sonia ha bisogno di musica. Scende verso il mare. Le onde cantano talmente forte che le può sentire molto prima di vederle.

Tace, si ricompone appena un po' e cammina.

Ha camminato per quasi un'ora, è giorno adesso.

Ha sudato e il sudore ha tracciato sentieri sulle sue braccia sporche. Arrivano fino al centro delle mani, dove li fermano le unghie di otto dita strette contro i palmi dal pollice abbraccia forte il mignolo, l'anulare il medio e l'indice.

Le fanno male le mani, ha camminato stringendo i pugni. Troppo, fino a ferirsi.

Si spoglia vicino agli scogli e va incontro alla spuma lentamente. il

Sotto i suoi piedi i sassi arrotondati e freschi sprofondano appena, quasi volessero esserle lievi. Lascia che le mani del mare la puliscano, aspetta la sua voce che va e viene. Conta mentalmente. “Uno, due, tre, swam, uno, due tre, swam, uno, due, tre…” Conta e cammina verso il largo. Il mare agitato le sferza addosso la sua forza. Il sole non ha disegnato la strada di luce ma è come se lei la seguisse, sa che alla fine sbatterà sull'orizzonte. O forse no, l'orizzonte non si raggiunge mai.

Ha il fondo, passo dopo passo lo sente più lontano, fino al momento in cui si lascia andare e galleggia. Non nuota, muove il corpo, non deve fare nulla se non lasciarsi prendere dall'acqua e lasciar uscire il dolore.

Si scontra con sferzate che puliscono e lascia che il rumore del mare si infili dentro la sua testa, faccia ordine, archivi sostituendo il fumo col ritmo delle onde.“Uno, due, tre, swam.”

Quando non ce la fa più per la stanchezza torna a riva. Piange. O almeno crede. Seduta sugli scogli sente il tiepido del giorno che li sta accarezzando. Quelle sulle sue guance forse non sono lacrime. E' il mare che le scivola dai capelli, come gocciola dal suo corpo. Appoggia le labbra su un braccio, è salato e fresco. Respira piano. Niente e nessuno può toglierle tutto questo. Domani inizierà a spostare i tronchi inceneriti. Domani fascerà le sue ferite. Adesso lascia che l'aria la asciughi e pensa che non tornerà a casa. Gira i palmi verso il cielo e chiude gli occhi. Appoggia le mani sulle gambe e resta ferma così per un po', sola con il tepore che la consola.

2024-05-19

Aggiornamento

Buongiorno a tutti. Questa mattina è andata in onda su TeleMia la puntata di "Meraviglioso" registrata nel "Parco degli Dei" di Mariella Costa a Roccella Jonica. Alla trasmissione di Saro Bella ho portato con me "L'isola del Mondo Indaco e il sogno di Seku" per un motivo: è scrivendo la favola del ragazzino migrante che ho pensato per la prima volta a Oumou, la settima conchiglia del mio libro. Nonostante la mia avversione per le interviste la serata è stata piacevole, una chiacchierata in salotto con intervalli musicali e sorrisi.
2024-05-17

Aggiornamento

Non amo le telecamere e nemmeno i microfoni. Da ragazzina al mio primo comizio sono svenuta, questo mi ha suggerito di scrivere. Non riuscire a parlare in pubblico è un freno (quante occasioni mi sono persa) ma è anche una bella cosa perchè, nel tempo, mi sono trovata intorno tante voci di donne e uomini che, nel leggere le mie parole, le fanno proprie e le restituiscono emozionandomi. La magia dei teatri vuoti, dei brani o delle poesie lette ad alta voce con la luce della sera, delle registrazioni di prova, degli abbracci dopo una lettura perchè da due si diventa uno... tutto questo chi è bravo a parlare se lo perde. Ne ho tante di "voci" sparse nei ricordi, ma tre sono presenti sempre e restano vicine, con la parola "Amiche". Gemma Messori, Rossella Scherl, Daniela Bertini... ed è con la voce di Daniela ( nella foto in bicicletta) che infilo la prima perla nella collana di Woody Allen sa attendere, buon ascolto sulla mia pagina facebook https://www.facebook.com/antonella.iaschi
2024-05-04

Aggiornamento

Ciao a tutte/i, questa "avventura" è iniziata da poco più di un giorno e già devo ringraziare tanti per la fiducia. Innanzi tutto l'autore dell'immagine ma soprattutto Amico Luca Daniele che ha saputo racchiudere in una foto l'essenziale del libro. "L'essenziale è invisibile agli occhi. Non si vede bene che col cuore" dice la Volpe del Piccolo Principe. Io aggiungerei che il cuore ha occhi più grandi se è dentro al petto di un' artista. E Luca lo è, veramente. Come lo è la scrittrice Rossella Scherl che ringrazio per i preziosi consigli che mi ha dato strada facendo. Poi le/ gli sconosciutri (spero non lo rimangano) che senza aver mai letto nulla di mio hanno prenotato il libro. Infine le amiche e gli amici perchè senza di loro non sarei arrivata alla mia età con ancora la voglia di raccontare la strada. Grazie a tutti per voler partecipare a questo "viaggio". Antonella

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Caro Woody, ne è valsa la pena attendere!
    Antonella Iaschi affronta il tema delle problematiche familiari e del conflitto madre/figlia a viso aperto, accompagnando Franca, la protagonista, in un viaggio dell’anima tra luoghi e ricordi, per lasciarsi alle spalle il passato e guardare al futuro. Un futuro fatto di nuovi incontri, nuovi profumi, nuovi sapori, nuovi colori, di intreccio di storie, di sorellanza empatica che accoglie e fortifica.
    Un bel romanzo.

Aggiungere un Commento

Condividi
Tweet
WhatsApp
Antonella Iaschi
Antonella Iaschi è nata a Parma il 24 ottobre 1956. Per scelta vive a Roccella Jonica. ( R.C.)
Ha scritto e pubblicato diversi libri di poesia, romanzi e testi per il teatro.
Ha iniziato a scrivere a 13 anni, dopo aver letto un'intervista rilasciata da Lawrence Ferlinghetti a una rivista italiana, e continua a scrivere perché crede che “raccontare la strada” sia l'unico modo per esistere e resistere.
Curatrice di diversi progetti e laboratori di scrittura per bambini e ragazzi, nel 2021 è stata direttrice artistica della sezione ragazzi del Festival POP per Progetto Ottobre in Poesia di Sassari; nel 2022/23/24 ha ideato e curato le edizioni del “Festival delle Fiabe Città di Locri; dal 2022 tiene laboratori di scrittura e lettura per gli atleti l' ASD I Girasoli della Locride Special Olympics.
Antonella Iaschi on Facebook
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors