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P.S. – Paura e Speranza alla Fiera del libro di Barcellona

Potrebbe sembrare il titolo di un romanzo, ma era l’atmosfera che aleggiava nel padiglione 8 della Fiera di Barcellona, durante il Salone del libro. Mi aspettavo un evento affollatissimo (forse memore della Fiera del libro di Torino), invece, non è stato particolarmente frequentato; meglio per i professionisti del settore, che avevano così la possibilità di dedicare […]

 

 

Potrebbe sembrare il titolo di un romanzo, ma era l’atmosfera che aleggiava nel padiglione 8 della Fiera di Barcellona, durante il Salone del libro.
Mi aspettavo un evento affollatissimo (forse memore della Fiera del libro di Torino), invece, non è stato particolarmente frequentato; meglio per i professionisti del settore, che avevano così la possibilità di dedicare e farsi dedicare tempo dagli editori presenti. Ma non è di dati statistici che voglio parlare. Torniamo quindi alle sensazioni “PS”…
Alla paura che, prima o poi, le fiere del libro facciano parte della storia, come gli animali estinti che ora sembrano essere fantastici, e alla paura che il digitale le cancelli come si fa con un file indesiderato e inutile che occupa solo spazio.
E alla speranza che sono riusciti a infondere in me i visitatori, soprattutto una categoria… i bibliotecari.
Devo ammetterlo, fino a qualche giorno fa e non chiedetemi perché, per me “bibliotecario” era sinonimo di “annoiato”. Poi è avvenuta la magia, la stessa che nei romanzi fantasy spesso coinvolge questi professionisti e il loro mondo, e da quel momento ho compreso perché, dimenticando la noia (quella del “mio” sinonimo) e lasciandomi pervadere dal fascino (quello magico). Ho conosciuto e avuto la fortuna di lavorare al fianco di una bibliotecaria. Una giovane donna, simpatica e innamorata del suo lavoro, amante dei libri e dei suoi lettori. L’ho osservata mentre sceglieva i volumi più adatti ai suoi piccoli “clienti” ed era come se, a ogni pagina, pensasse per ognuno di loro a come li avrebbe fatti crescere e a come li avrebbe cambiati. Sfogliavamo libri illustrati (alcuni magnificamente) e pareva che accarezzassimo con dolcezza quei piccoli protagonisti di inchiostro, come amici fidati che presto avrebbero fatto compagnia a tanti bambini.
In quegli istanti ho capito perché biblioteche e bibliotecari affollano romanzi di ogni genere: perché sono posti affascinanti, al cui timone ci sono appassionati custodi di libri, del loro profondo significato e degli infiniti mondi che schiudono.
In quelle ore ho dimenticato la tecnologia, pensando che i libri sopravvivranno finché ci saranno bibliotecari appassionati e immaginando bambini nelle loro camerette o tra gli immensi scaffali di una grandiosa biblioteca, immersi nella loro fantasia.
E in quei due giorni mi sono anche innamorata. Mi sono innamorata delle illustrazioni di numerosi volumi e anche di un libro per bambini che, se avessi potuto avrei comprato e che sicuramente presto acquisterò. È proprio vero che l’amore non ha età 😉

 

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Gilda Lomonte

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