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Come vendere un libro sui social

La domanda è sempre più ricorrente. E ci viene posta da scrittori, agenti letterari, altri editori più tradizionali ma non per questo poco attenti a quello che si muove sul web. Ma… i social network fanno vendere copie?

 

 

Come vendere un libro sui social ovvero La verità, vi prego, sul rapporto tra libri e social network.

La domanda è sempre più ricorrente. E ci viene posta da scrittori, agenti letterari, altri editori più tradizionali ma non per questo poco attenti a quello che succede sul web. Ma… i social network fanno vendere copie?
La risposta è, al tempo stesso, assolutamente sì e assolutamente no.

Sono infatti necessari almeno due requisiti essenziali per utilizzare i social network a questo scopo: una buona padronanza dello strumento e una certa dose di fortuna.

Se per la seconda non potete farci molto (ma ricordate… aiuta gli audaci!), destreggiarsi con la comunicazione online è una scienza fortemente inesatta, ma che si può imparare. Con un po’ di pazienza e andando per tentativi.

Ecco una piccola guida, per tutti quelli che ne vogliono sapere di più.

 

I numeri.

Anzitutto, prestate attenzione ai numeri. Capire quanto è largo il vostro pubblico potenziale vi serve per modulare il tono di voce, per declinare i contenuti e, anche, per non andare incontro a sonore delusioni.

Un vostro post su Facebook, ad esempio, verrà mostrato a un certo numero di vostri amici o fan (a seconda che utilizziate un profilo privato o una pagina pubblica). Questo numero rappresenta una frazione, piuttosto ridotta, del vostro bacino.

È un errore assai comune pensare che se la pagina del vostro editore ha, per esempio, 1000 fan, un suo post raggiunga 1000 persone. In realtà l’algoritmo di Facebook – argomento complesso, nel quale non ci addentreremo – prende in considerazione una serie di variabili e parametri per decidere a chi mostrare il post. Le persone a cui viene mostrato sono la vostra reach organica. Il vostro pubblico gratuito, per capirci.

Se nel 2012 la reach organica media per una pagina era attorno al 16%, si calcola che sia scesa al 2% nel 2016 (vedi immagine). E che sia scesa ulteriormente nel corso del 2017. Quindi il vostro editore da 1000 fan sta raccontando il vostro libro, con tutta probabilità, a una ventina di persone. E la stessa cosa succede con la pagina dell’autore o la pagina del libro. Il discorso è, leggermente, diverso per i profili privati, ma il principio è il medesimo: solo una fetta dei vostri potenziali contatti vedrà il post, a meno che non visiti la vostra pagina.

Per raggiungere più potenziali lettori, è necessario pagare (Facebook permette di sponsorizzare i post) oppure pubblicare contenuti ritenuti, dall’algoritmo di Facebook e dai lettori, particolarmente interessanti.

social network

 

I post che funzionano e quelli che non funzionano

Volete un esempio di post che NON funziona assolutamente e che anzi è tossico rispetto al suo scopo? Be’, c’è l’imbarazzo della scelta. La stragrande maggioranza dei post che promuovono (o che vorrebbero promuovere) libri non funziona. Anzi, quasi sempre si risolve in un imbarazzante esercizio di spam. Con pochi like e nessun click al link.
Del resto ne avevamo già parlato nell’elenco delle cose da NON fare assolutamente quando promuovete un libro.

Se il vostro scopo primario è vendere un libro su Facebook, i casi sono due: o avete per le mani il nuovo libro di Ken Follet (non un libro forte come un libro di Ken Follet, ma proprio un nuovo libro di Ken Follet) oppure la call to action secca (compra il libro, leggi il libro, compra il libro è in sconto, non perderti il libro ecc…) sarà un buco nell’acqua.

Nel senso che avrà una reach bassa e delle interazioni nulle o quasi. Siccome voi non eravate in cerca solo di qualche mi piace, ma volevate piazzare delle copie, il fallimento sarà totale. Sponsorizzare un post che non funziona di suo non è generalmente una buona idea. Finirete, sì, nel feed di più persone (a caro prezzo), ma il risultato in termini di interazioni e di vendite rimarrà più o meno lo stesso.

Il che non significa che non valga la pena sponsorizzare, ma che vale la pena sponsorizzare solo quei post che già dimostrano di funzionare e di essere apprezzati sui piccoli numeri. L’esempio è piuttosto semplice. Facciamo finta che abbiate prodotto un gelato e che lo possiate somministrare, senza costi, a 20 bambini. Se nessuno di questi bambini lo assaggia (e anzi lo guarda con un misto di indifferenza e fastidio) avrebbe senso spendere per produrne migliaia di confezioni e venderlo in tutti i supermercati?

Il vostro post è come il gelato. Deve essere pensato per suscitare un interesse, dare qualcosa, coinvolgere. Deve, in altri termini, offrire ai lettori un servizio, un’esperienza piacevole e, in cambio, convoglierà la loro attenzione – non poca cosa sui social network – sulla vostra proposta. Se quest’ultima sarà coerente con l’esperienza positiva che avete generato, è probabile che i lettori condividano il post, si interessino, acquistino il vostro libro.

Ma prima che i lettori si interessino a voi, siete voi che dovete interessarvi a loro. Insomma, prima di comunicare dovrete ascoltare.

La parola chiave, non ci stancheremo di ripeterlo, è coinvolgere.

 

E il miglior social network è…

Domanda, quasi scontata, nella domanda. Già, qual è il social network migliore per promuovere i libri?
La risposta è che non esiste in assoluto un miglior social network. A seconda del libro che avete scritto e dalle dimensioni del pubblico potenzialmente interessato, sarà meglio usare un social network piuttosto che un altro. O una combinazione di social network.

Prima di tutto va ricordato che non state vendendo un prodotto. Che gli sforzi del vostro editore e vostri per far girare la voce del libro sono come la rinomata Diavolina. Utilissima per appiccare il fuoco, ma a un certo punto il fuoco deve essere in grado di vivere di vita ed energia propria.

Voi e il vostro editore potete fare manifesti, spot radiofonici, cartelloni autostradali, ma se i lettori non sono disposti a consigliare il vostro libro, non ci sarà strategia che tenga.

Ma torniamo a noi. Il social network migliore, all’inizio, è WhatsApp. In alternativa Facebook Messenger o Telegram. Mandate un messaggio mirato, personale, coinvolgente. Non scrivete “Ciao, è uscito il mio nuovo libro, lo trovi in sconto oggi e domani su Amazon.”, ma “Ciao Mario, come stai? Ho scritto un breve romanzo e una parte si svolge a Praga. Quasi tutte le informazioni sulla città le ho recuperate durante la gita che abbiamo fatto insieme l’estate scorsa. Ti andrebbe di leggere il libro e farmi sapere che cosa ne pensi? Lo dovresti trovare su Amazon, ma se hai problemi a recuperalo, fammi sapere che ti mando il pdf.”
Non è matematico che il destinatario del secondo messaggio legga il vostro libro. Ma è quasi sicuro che il destinatario del primo non si interessi al vostro messaggio e, anzi, ne sia infastidito.

Ricordate: lo scopo del gioco è che persone non connesse direttamente al libro (e vale a dire persone che non siano l’autore, l’editore, il grafico che ha curato la copertina, ecc…) ne parlino, possibilmente bene, e che lo consiglino a cena agli amici. O ai colleghi nella pausa pranzo.

Una volta partito il passaparola, infatti, sarà molto più semplice (e proficuo) utilizzare i canali social per comunicare il vostro libro. A quel punto vale tutto: Facebook, Twitter, Instagram, Snapchat, Linkedin e persino Google Plus. Purché siano social network sui quali vi sentite a vostro agio, che frequentate regolarmente e dei quali conoscete il galateo o quantomeno le regole essenziali.

Ultima nota, forse la più importante. Per un autore e per un editore ascoltare i propri lettori non è un dazio da pagare o un faticoso esercizio. Ma un modo per poter crescere. Non solo nelle vendite.

Il team di bookabook
Amiamo leggere e scoprire nuovi talenti. Crediamo nella forza del crowdfunding unita alla ricerca della qualità propria dell'editoria tradizionale. Digitale o profumo della carta? Tutti e due!
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2 commenti

  1. Anna Raschi

    Ciao Dario,

    sì, il nostro articolo si riferiva alla promozione di un libro già pubblicato. Sul blog trovi tanti articoli relativi anche alla fase di crowdfunding, dove la chiave è sempre il coinvolgimento, ma naturalmente con delle modalità diverse.
    Un caro saluto,
    Anna

  2. Dario Santonico

    Tutto verissimo. Ma secondo me questi consigli non sono tutti applicabili nella fase di crowdfunding. 🙂

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