Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Il caso Matias Ora

Il caso Matias Ora
100%
200 copie
completato
22%
39 copie
al prossimo obiettivo
Svuota
Quantità
Consegna prevista Giugno 2022

Cesenatico, giugno 2019. Una donna, arrivata per trascorrere un week-end al mare con le amiche di sempre, scompare nel nulla.
Che fine ha fatto Sara Antonioli? E’ la domanda a cui deve rispondere l’ispettore Renato Punto, ma che tormenta anche Alessandro Dalmo, ex compagno della donna, interrogato d’urgenza dalla polizia. A lui, infatti, è rivolto il messaggio che Sara ha scritto su una pagina del libro acquistato poche ore prima di sparire: una richiesta d’aiuto, criptica e apparentemente incomprensibile, dal momento che i due non si vedono da anni.
Le indagini della polizia ricostruiscono a poco a poco una verità complessa e decisamente differente da quella che, pochi giorni più tardi, lascerebbe supporre il ritrovamento in mare del cadavere di una donna con indosso il costume di Sara. Parallelamente Alessandro porta avanti una sua personalissima ricerca, che lo costringe a riaprire vecchie ferite e a fare i conti con un capitolo della propria vita che credeva chiuso per sempre.

Perché ho scritto questo libro?

Giornalista e comunicatore per professione, da quindici anni aiuto politici, medici, imprenditori e vignaioli a trovare le parole migliori per raccontarsi. Dopo aver prestato tante volte la penna alle storie degli altri, ho deciso di raccontarne una mia. La scena iniziale mi è apparsa in sogno in una notte un po’ inquieta, ponendomi una domanda che via via ne ha generate altre e altre ancora. Così sono nati personaggi, luoghi, relazioni e segreti. E il desiderio di rivivere nuove notti agitate.

ANTEPRIMA NON EDITATA

1.  Alessandro Dalmo

     Sabato 22 giugno 2019, mattina

Se avessi organizzato la scena a tavolino, non sarebbe stata così perfetta. Anche se sono passati più di tre anni, quando qualcuno mi chiede di raccontare come iniziò tutto quanto, chiudo gli occhi e ogni singolo dettaglio di quel pomeriggio è lì davanti a me. Tutto è perfettamente nitido e ordinato, senza sfumature né vuoti. Rivedo però l’intera scena come se fossi seduto in platea insieme al centinaio di studenti giunti fin lì per ascoltarmi. Cioè, io sono sul palco e sto camminando con un bicchiere di vino in mano – un Sangiovese per l’esattezza – ma allo stesso tempo sono anche seduto in seconda fila accanto alla ragazza dai capelli biondi con lo chignon che mi ha appena interrotto per farmi una domanda. E’ da lì che vedo l’altro me avvicinarsi verso il bordo del palco e risponderle cercando di evitare la luce accecante di un faretto puntato proprio sui suoi, o meglio dire sui miei, occhi. E’ un dettaglio strano, lo so, qualche bravo psicologo potrebbe trovarci un significato che a me sfugge. O forse è una cosa del tutto normale per chi ha vissuto un’esperienza come la mia. In ogni caso nei miei racconti evito con cura di accennare a questo particolare. Racconti, va detto, sollecitati più per fare emergere il lato comico dell’inizio di tutta la vicenda che per sapere come si svolsero effettivamente i fatti all’interno di quell’auditorium. In realtà in quel momento non ci trovai nulla di divertente e ancor meno nei giorni successivi. Eppure con una prontezza di spirito di cui non avevo mai dato prova in vita mia fino a quel momento, riuscii a far sembrare la chiusura anticipata del mio intervento una brillante gag pianificata con cura.
“Come posso riconoscere il profumo di viola mammola che ha appena citato se non ho mai visto questo fiore?” mi domandò la studentessa.
Continua a leggere

Continua a leggere


“E’ semplice, non può affatto. Non per questo, tuttavia, la sua degustazione sarà peggiore della mia. Non dobbiamo andare alla ricerca di determinati profumi o sapori solo perché qualcuno sostiene che ci siano.”
Cercando di non perdere il filo del ragionamento, lanciai uno sguardo verso il fondo della sala alla ricerca di qualcuno che potesse deviare quella fastidiosa luce dai miei occhi. Fu in quel momento che li vidi per la prima volta. Pensai fossero due addetti alla sicurezza.

“Possiamo fare affidamento solamente sui nostri sensi e sui nostri ricordi, imparando a fidarci di loro senza avere paura. La descrizione dei profumi di un vino si definisce riconoscimento olfattivo proprio perché si tratta di riconoscere dentro un calice odori che abbiamo già incontrato una o più volte nella nostra vita. Uno stesso vino, quindi, può rivelarsi in modi differenti, anche se non completamente opposti, a persone diverse.”
La ragazza con lo chignon mi guardava rapita. La sua domanda aveva sollevato uno degli equivoci più frequenti nella degustazione di un vino, ci tenevo a dare una risposta chiara e articolata. Un leggero brusio proveniente dal fondo della sala mi fece perdere la concentrazione per un attimo. Continuai alzando leggermente il tono della voce.
“Nessuno ci chiede di inventare profumi né di raccontare bugie né tantomeno di autoconvincerci di riconoscere in un vino ciò di cui non abbiamo mai avuto esperienza. E’ un punto importante, sono contento sia emerso, perché in passato si è creata molta confusione al riguardo e non sempre in buona fede.”
Invece di cessare, il rumore proveniente dalla platea continuava a crescere. Notai che diversi studenti seduti nelle prime file ora mi davano le spalle. I loro occhi erano puntati su due agenti di polizia che stavano avanzando lentamente lungo il corridoio laterale in direzione del palco. Decisi di concludere rapidamente la risposta, intenzionato a capire cosa stesse accadendo. Le mie ultime parole, probabilmente influenzate dalla visione dei due poliziotti ormai giunti a pochi metri da me, furono riportate sui giornali del giorno seguente.
“Quindi se nella sua scheda di degustazione lei scrivesse che questo vino profuma di viola mammola senza aver mai annusato questo fiore in vita sua, non solo rischierebbe di commettere un errore fidandosi delle mie sensazioni, ma direbbe anche una bugia. Plagio e falso ideologico. In alcuni stati potrebbe essere arrestata, lo sa?”
Nonostante il tono ironico della mia ultima affermazione, la biondina con lo chignon ora mi guardava con aria preoccupata. I due agenti si erano fermati ai piedi del palco ed era chiaro che non fossero arrivati fin lì per condividere con me impressioni su un calice di vino. Il più alto dei due, uno spilungone di circa due metri con la faccia da bambino cresciuto troppo in fretta, rimase un paio di passi più indietro rispetto al collega. L’altro, un tipo dall’aria decisa con occhiali da sole e barba scura, dopo aver guardato alle mie spalle lo schermo in cui erano riportati a caratteri cubitali il titolo del seminario e il mio nome, mi offrì una prova della sua notevole arguzia.
“E’ lei Alessandro Dalmo?”
Un attimo dopo aggiunse: “Deve seguirci in centrale.”
“Vi posso assicurare che ho annusato più volte la viola mammola” risposi prontamente.
In sala scoppiò una risata fragorosa. Gli unici che sembravano non divertirsi affatto erano i due agenti. E il sottoscritto, naturalmente, ma questo dettaglio non fu colto dagli studenti, che iniziarono addirittura ad applaudire, continuando a battere le mani sempre più entusiasti quando mi videro riporre sul tavolo il microfono e il calice di vino e incamminarmi verso l’uscita dell’auditorium scortato dalla polizia.

2.  Alessandro Dalmo

     Sabato 22 giugno 2019, pomeriggio

Fin da bambino i miei genitori mi hanno sempre incoraggiato a concentrarmi sugli aspetti positivi della vita, specialmente nei momenti di difficoltà. Ritenendo la felicità il risultato di un allenamento personale più che il riflesso di una condizione esterna, quando ero in prima elementare mi regalarono un grosso cilindro trasparente invitandomi a depositare ogni sera al suo interno un post-it con scritto un momento piacevole vissuto nelle precedenti ventiquattro ore. Trovando quel gioco particolarmente divertente, sceglievo di volta in volta colori diversi per i bigliettini a cui affidare ciò che aveva reso speciale la mia giornata. Quando a scuola o a casa mi capitava qualcosa di bello, sorridevo tra me e me perché alla sera avrei potuto chiuderlo dentro il mio cilindro magico. Ma fu quando mia nonna Liliana ci lasciò all’improvviso che compresi davvero il potere di quel contenitore di plastica pieno di foglietti colorati. Trascorrendo a quei tempi buona parte dei miei pomeriggi insieme a lei, potei ritrovare nei post-it tanti momenti belli che avevamo condiviso. Il fatto di averli scritti e poterli rileggere attutì il dolore per la sua assenza, facendomi capire che quei momenti di felicità erano esistiti veramente e sarebbero sempre rimasti con me.
Questa lezione imparata da piccolo mi fu di aiuto durante il pomeriggio che trascorsi in centrale. Anche se avrei preferito non aver mai dovuto ascoltare i fatti di cui venni a conoscenza, continuai a elencare tra me e me le informazioni che potevano essere classificate come positive, visualizzandole nella mia mente su post-it colorati. Per prima cosa non ero in arresto. Secondo, non era successo nulla di grave né a Rebecca né a qualche altro membro della mia famiglia. Il terzo aspetto positivo me lo chiarì l’ispettore Punto quando mi spiegò come mai fossi stato condotto lì, anche se non potei fare a meno di notare il riferimento temporale che usò riguardo alla mia posizione. Dopo avermi fatto accomodare in una piccola sala priva di finestre ed essersi seduto a sua volta di fronte a me dal lato opposto di una scrivania color mogano, me la chiarì non prima di avermi posto alcune domande e avermi offerto una tazza di caffè.
Al momento non è iscritto nel registro degli indagati, per questo motivo non le abbiamo chiesto di chiamare un avvocato. Questo non è un interrogatorio, signor Dalmo, ma solo una chiacchierata per verificare alcune informazioni. Riteniamo che lei possa aiutarci a capire qualcosa di più su quello che è successo in qualità di persona informata sui fatti, capisce?”
Certo che capivo, ciò che non riuscivo a comprendere però era come avrei potuto aiutarli. E soprattutto cosa mi rendeva una persona informata sui fatti. Appena uscito dall’auditorium, con l’adrenalina a mille e senza alcuna traccia dell’aplomb dimostrato dinnanzi alla platea di studenti, avevo chiesto allo spilungone il motivo di quel fuori programma. Era stato l’altro a rispondermi, aprendomi lo sportello posteriore dell’auto di servizio.
“Non si deve preoccupare, dobbiamo solamente farle alcune domande su una persona, non ci vorrà molto. La ringraziamo fin da ora per la collaborazione e ci scusiamo per avere interrotto il suo seminario, ma in questi casi il tempo è un elemento fondamentale.”
Le loro spiegazioni erano finite lì, per tutta la durata del tragitto fino alla stazione di polizia non avevo ricevuto altre informazioni. Tutto divenne più chiaro, se così si può dire, mezz’ora più tardi, durante la mia “chiacchierata” con l’Ispettore Punto.
“Signor Dalmo, conosce la signora Sara Antonioli?”
Sentii il battito del cuore accelerare improvvisamente e la mia voce tremare leggermente mentre rispondevo.
“Sì… perché?”
“E’ una sua amica? La sente spesso?”
“No. Cioè sì, ma no. E’ una mia amica, ma non ci sentiamo molto spesso e non ci vediamo da parecchio tempo. E’ per questo che sono qui? E’ successo qualcosa a Sara?”
Un nodo alla gola aveva smorzato le mie ultime parole. L’Ispettore Punto mi aveva già rivolto una nuova domanda.
“Quando l’ha sentita l’ultima volta?”
“Non saprei, credo un paio di mesi fa. E’ successo qualcosa a Sara?”
Questa volta pronunciai l’intera frase a voce alta e l’Ispettore non poté ignorare la mia domanda. Continuando a fissarmi negli occhi soppesò attentamente le parole.
“Stiamo cercando di capirlo. Ieri sera si trovava a Cesenatico, in spiaggia, con un gruppo di amiche. Sono loro ad averci chiamato. Ci hanno detto che poco dopo le 20 ha lasciato l’ombrellone per fare un’ultima nuotata fino agli scogli prima di andare a cena. Dopo circa mezz’ora, non vedendola tornare, una di loro si è avvicinata a riva per chiamarla. Lungo la battigia ha trovato le sue ciabatte, ma non è riuscita a scorgerla in acqua. A quel punto anche le altre amiche hanno iniziato a cercarla, ma non l’hanno trovata né in mare né lungo la spiaggia. Ormai si era fatto buio e così hanno dato l’allarme.”
Sentii una lacrima scendermi lungo la guancia e una fitta improvvisa al petto. La stanza iniziò a girarmi attorno, mi aggrappai alla scrivania per non perdere l’equilibrio. Avrei voluto correre via, ma non sentivo più le gambe.
“Si sente bene? Mi dispiace averle dovuto dare questa notizia. Al momento è ancora troppo presto per dire con certezza cosa sia successo. Potrebbe anche essersi allontanata di sua spontanea iniziativa.”
Cercai di riprendere fiato e mantenere la calma, concentrandomi su quanto stava dicendo l’Ispettore.
“I nostri uomini sono sul posto da diverse ore. Hanno già interrogato le amiche della signora Antonioli e ora stanno facendo lo stesso con le altre persone che si trovavano lì ieri sera per scoprire se qualcuno ha visto qualcosa che possa aiutarci.”
Poi aggiunse quello che temevo.
“All’alba di questa mattina i sommozzatori dei vigili del fuoco e della protezione civile hanno iniziato le ricerche sotto costa, ma al momento senza risultati.”
Mentre l’ispettore Punto mi aggiornava su come stessero procedendo i suoi uomini, rimisi in fila tutte le informazioni che mi aveva dato negli ultimi minuti. E feci l’unica domanda che in quel momento poteva avere una risposta.
“E perché io sono qui?”
“Sullo sdraio in cui la signora Antonioli ha trascorso il pomeriggio abbiamo trovato un libro. Le amiche che erano con lei hanno detto che l’ha comprato ieri poco prima di arrivare in spiaggia.”.
Continuando a parlarmi con lo stesso tono di voce, estrasse un telefonino dalla tasca dei pantaloni e me lo avvicinò in modo che potessi vedere lo schermo.
“Il segnalibro era posizionato tra queste due pagine. Su quella a destra c’è una scritta.”
La foto sul display mostrava un libro aperto. Zoommando sull’immagine potei vedere alcune righe scritte a mano ai bordi del testo stampato. Era la grafia di Sara.

Ti ho telefonato solamente,

credo di essere in pericolo


Fu in quel momento che l’ispettore Punto ritenne opportuno precisarmi quale fosse la mia situazione.
Al momento non è iscritto nel registro degli indagati, per questo motivo non le abbiamo chiesto di chiamare un avvocato. Questo non è un interrogatorio, signor Dalmo, ma solo una chiacchierata per verificare alcune informazioni. Riteniamo che lei possa aiutarci a capire qualcosa di più su quello che è successo in qualità di persona informata sui fatti, capisce?”
Senza aspettare la mia risposta appoggiò sulla scrivania un foglietto di carta continuando a fissarmi negli occhi.
“Riconosce questo numero di telefono?”

Potei uscire dalla centrale solo cinque ore dopo il mio arrivo e non prima di aver ricevuto l’invito di rito a chiamare l’ispettore Punto nel caso in cui mi fossi ricordato anche un solo dettaglio utile a ritrovare Sara. Non appena i due agenti che mi riaccompagnarono all’auditorium se ne furono andati, accesi il telefono che avevo spento all’inizio del seminario. Ignorai la raffica di notifiche di messaggi e chiamate perse che trillarono una dopo l’altra e scorsi velocemente il registro delle telefonate del giorno precedente. Non mi sbagliavo, in memoria non avevo nessuna chiamata da parte di Sara. Mentre mi chiedevo come fosse possibile, controllai su Google le edizioni online dei giornali locali. Le notizie della scomparsa di Sara e dell’interruzione del mio seminario a causa dell’intervento della polizia erano già su tutte le testate. Nessun articolo collegava tra loro i due fatti, ma sapevo che i giornalisti non avrebbero tardato molto a ricostruire il nesso tra i due avvenimenti. Mi sentivo come in un brutto sogno: sudavo e una piccola pressione sul petto mi rendeva più difficile del solito respirare. Guidando verso casa mille domande continuavano ad affollarmi la testa. Come mai Sara si trovava a Cesenatico? Perché avrebbe dovuto scrivere un messaggio proprio a me se si sentiva in pericolo? A quale tipo di pericolo si riferiva? E soprattutto che fine aveva fatto?

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Il caso Matias Ora”

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Luca Casadei
Sono nato nel 1982 a Cesena, città in cui oggi vivo dopo aver girato un po’ in qua e in là per l’Italia. Fin da bambino ho sempre amato scrivere e sognato di poterlo fare come lavoro, perché avevo letto da qualche parte che chi ama il proprio lavoro in realtà non lavora mai. Non è proprio così, ma mi ritengo fortunato a essere riuscito a realizzare il mio sogno. Dopo una laurea specialistica in Comunicazione pubblica, sociale e politica ho lavorato per sette anni in un’agenzia di comunicazione prima di iniziare la libera professione come giornalista e comunicatore. Curioso per natura e professione, scrivo di vino, cibo, viaggi e turismo principalmente con il marchio Italia nel Bicchiere. Amo leggere, in particolare gialli e thriller. Scrivo e organizzo cene con delitto, adoro l’ironia e tendo sempre a dimenticarmi qualcosa che ora non ricordo.
Luca Casadei on FacebookLuca Casadei on Instagram
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie