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La lettera spuntata all'improvviso

La lettera spuntata all'improvviso
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Consegna prevista Ottobre 2021

Due persone sono intente a leggere con molto interesse le pagine ingiallite di una missiva scritta anni prima, mai spedita. La lettera tramanda la memoria di un’Isola d’invenzione, che ricalca la cultura della nostra Penisola, e fa da quadro ad ordinarie situazioni umane, almeno fino a quando una catastrofe non le stravolge… Pauline, amica libraia della giovane Margot, un giorno scompare dall’Isola di Teseo nell’indifferenza generale. Dalla ricerca che avvierà Margot emerge quanto né il territorio né il temperamento della ragazza siano immuni da stravolgimenti colossali. Così quando sull’Isola si abbatte un evento tremendo rimane ciò che ciascuno ha da raccontare; a dar voce agli abitanti è la lettera con cui tutto inizia. Richiama a vivere, costi quel che costi ricominciare: una lettera d’amore, che racchiude una storia semplice, una vicenda umana. È l’importanza della trasmissione della storia di un luogo vissuto e dunque della memoria, a creare il futuro, salvandone il passato.

Perché ho scritto questo libro?

Attraverso un viaggio nei sentimenti della protagonista ho voluto esprimere la consapevolezza che le storie che incontriamo nella nostra vita possono aiutarci a riscoprirci più forti di quel che pensiamo, e che è impossibile concepire una vita isolata. Mi interessava dare spazio ad alcuni aspetti della società attuale, parlando di una certa indifferenza generale che rischia di farla sprofondare, inabissare, raccontando della speranza, un valore così importante per il futuro: nella metafora.

ANTEPRIMA NON EDITATA

L’isola di Teseo emergeva su un bacino craterico di media estensione nella regione di Plato. Si stagliava su un piccolo promontorio che presentava forti connotati medievali. Proprio l’architettura e le mura storiche fecero sì che sorgesse nel borgo uno sviluppato centro di ricerca archeologica che attirava studenti da ogni parte della regione. L’isola, tuttavia, non era soltanto un posto interessante per la storia che la caratterizzava, ma, in estate, costituiva anche un centro balneare di notevole attrattiva turistica, per via della bellezza e della purezza delle acque cristalline del lago che la circondava.

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Inoltre la cittadina era molto apprezzata anche per i suoi vini, la cui pregevolezza e bontà la rendeva celebre. Attorno al lago si stagliavano terrazzamenti coperti di boschi, vigneti e uliveti che rendevano il paesaggio ricco e fiorente. Nelle giornate estive, il lago mostrava una splendida superficie placida e celeste. In quei giorni specifici il cielo zaffirino, bello e vanesio, soleva specchiarsi in essa, regalando uno spettacolo affascinante. Così, le increspature lievi dell’acqua color smeraldo restituivano anche il riflesso argentato della cittadina, facendo dell’Isola un posto magico da guardare da ogni prospettiva. Alcune imbarcazioni dei pescatori puntellavano di macule variamente cromate il lago e gli conferivano un aspetto allegro, e vivo. L’abitato, nel corso del tempo, era stato sede di numerose signorie, mentre durante la storia molti degli edifici che man mano restavano abbandonati vennero adibiti taluni ad attività commerciali, altri ad abitazioni fino a ricevere la conformazione attuale. Vi erano numerose chiese, ce n’era una a bellissime arcate gotiche, una di epoca romanica, la pieve cittadina, e ancora un’altra di epoca barocca, che si inserivano perfettamente nel paesaggio boschivo, valorizzandone la bellezza. L’impressione che si ricavava guardando il piccolo paese era che fosse un luogo tranquillo, una sintesi perfetta dell’incontro fra natura e cultura, il cui splendore gli era conferito dall’esser circondato dai boschi e dalle terre coltivate che lo caratterizzavano come un luogo suggestivo e fiorente. L’isolotto era il posto in cui Margot Fusini era nata e cresciuta. Margot, era una ragazza riflessiva, pacata e matura per la sua giovane età. Aveva vent’anni e altrettanti sogni. Fu proprio nell’isola che l’aveva pasciuta che un bel dì incontrò il ragazzo che presto avrebbe scombussolato tutti i suoi pensieri, scaraventandola vicino alle sue paure e vicino a nuove speranze, via dalla solita zona rassicurante dove s’era confinata per evitare di incorrere nelle tanto paventate delusioni d’amore. Voleva esasperatamente diventare indipendente Margot. Lei aveva uno strano rapporto con i sentimenti. Da un lato riconosceva a sé stessa un carattere romantico, sognatore, sempre in attesa di una comprensione verso cui però nutriva una scettica diffidenza. Era anche timida, molto educata, incerta su tutto, ma anche determinata a perseguire i suoi obiettivi, di un’intelligenza vivace e una curiosità che spesso la faceva sentire insofferente davanti alla routine. In lei prevaleva in modo totalizzante una razionalità strettamente connessa alla volontà di mantenere sempre ogni sua reazione sotto controllo. Aveva una sensibilità spiccata e tanta voglia di cominciare finalmente un tempo in cui potesse riconoscersi pienamente soddisfatta. Non aveva mai dato importanza alle apparenze, era paziente, tenace e abituata a porsi obiettivi che poi cercava di raggiungere da sola. Era certa che per una come lei non si poteva perdere la testa, e così, raramente confessava quel che provava alla persona per cui nutriva qualche emozione, infatti, proprio poiché la sua idea dell’amore era di un sentimento sconfinato, romantico e intenso, ecco che rifuggiva ogni emozione che le sembrasse una copia sbiadita di quell’idea pura. La prima volta che incappò nel ragazzo che avrebbe messo in discussione la sua visione dell’amore, lei notò un’evidente bellezza, rimase in sospeso a contemplarne il sorriso ampio e avvolgente, ma ben presto si disse che lo avrebbe lasciato perdere. Conoscerlo non sarebbe valsa la pena. Lui, con quegli occhi profondi, il modo di fare affascinante, l’aria distratta verso di lei, ma impegnata, e nonostante tutto una sembianza disponibile, cortese e sorridente, avrebbe guardato con occhi interessati di certo non una così, come lei si sentiva. Prima di capire che rassegnarsi era un fallimento deciso in partenza, Margot dovette fare la conoscenza di una donna inconsueta. Fu lei a svelarle la via per abbandonare la rassegnazione, per rivelarle che quel sentimento a cui s’era abituata, incontrandolo spesso nell’ambiente in cui viveva, era solamente un’inutile ancora gettata per tenerla ferma in un mare che chiedeva invece a tutti di muoversi per esplorarne le ricchezze oltre i limiti posti da un’eccessiva prudenza. L’amore, un sentimento con cui doveva familiarizzare, l’avrebbe sospinta in mezzo alle correnti, ma non poteva farle scoppiare il cuore come temeva, non se si fosse concessa di conoscerne la vera natura. Molte persone conducono vite egoiste, presuntuose e infelici. È come una malattia dell’anima, che intacca tutto, a cominciare dallo sguardo, e chi ne è affetto spesso ripone speranze di guarigione all’infuori di sé, negli altri. È così che si inizia a pretendere l’amore. Ma l’amore non è cosa che si sottopone a pretese. È una forza gentile, pervasiva, trascinante, quanto indomabile. Chi l’abbia voluto mai domare, o instillare in un altro ha sempre fallito. L’amore si può suscitare, ma spesso neppure l’essere amabili riesce a fare crescere la sua gemma. L’amore non chiede ricompense. È come un cristallo che si forma spontaneamente, spesso richiede tempo, sempre rispetto. Vi sono molte forme d’amore, tutte naturali se chi ne è coinvolto può dirsi felice d’esserlo, anche e nonostante gli ostacoli che può trovarsi a dovere sormontare, endemici nella vita. Per amare realmente da sempre la sola condizione legittima che si sia mai posta era questa: la libertà di farlo senza costrizioni, catene, ricatti oggettivi oppure spirituali, morali, soggettivi. La libertà è di chi pensa, di chi è in grado di mettersi nei panni altrui, di chi non si sente in alcun modo d’essere più debitore d’amore, degli altri. A dispetto delle vuote ciance di chi è ostinato a screditare il pensare, la dimensione della complessità e della partecipazione interiore alla vita esteriore, rimane vero che serve a ognuno cercare di coltivare il proprio spirito: infatti non si vedono il mondo e le persone che attraverso i suoi occhi. Gli occhi sono il linguaggio dell’essenziale. Non guardare la vita mediante occhiali rotti o offuscati è una capacità e una risorsa che consente di muoversi nelle strade del mondo con uno spirito che non sia cieco, provando a non smarrirsi in questa selva oscura, ma per questo bisogna lottare e prestare attenzione, perché nulla, nemmeno il punto di riferimento più banale che giudichiamo scontato per abitudine, sia esso in noi oppure un motivo di fiducia esterno al nostro essere, nulla è in realtà assodato una volta per sempre. Perciò il lavoro per riuscire a mantenere in vita uno spirito siffatto deve essere rinnovato giorno per giorno, e si può descrivere, senza paura di sbagliare, come un impegno meticoloso. Margot Fusini era una di quelle persone che mediante una notevole sensibilità e tramite un assiduo esercizio del pensiero cercava di donare al suo spirito una vista acuta. Non voleva che le cose essenziali andassero perdute, e reputava che gli occhi coi quali avrebbe guardato e vissuto il tempo fossero fra le cose più importanti, insieme alla necessità di dotarli della maggiore capacità di vedere. Voleva fare tutto quel che era in suo potere per conferirla a loro. Gli occhi del viso sono una cosa, quelli del cuore un’altra. Da entrambi è resa possibile la visione della vita, in forme diverse ma ugualmente indispensabili. Pauline Espoir fu la presenza imprescindibile nel percorso di consolidamento di sé che involontariamente Margot aveva intrapreso. Per lei rappresentò l’elemento che arricchì i suoi giorni di un senso più profondo. Il modo che aveva di avvicinarsi alle questioni quotidiane soggiaceva ad ogni sua esperienza, che costituisse una delusione o fosse una situazione motivante. Ogni circostanza grazie a Pauline cominciava ad apparirle come fosse un frammento di un mosaico che disegnava la sua vita intera, e perciò quel modo era tenuto da lei in grande considerazione.

Una casa ristrutturata precisamente da due lustri si stagliava contro il cielo azzurro di una giornata senza nuvole. Al suo interno, alcuni dettagli parevano raccontare che fosse abitata. Nel bagno c’era un’ampia specchiera pulita e lucida, dalla quale sporgeva una piccola mensola in vetro sulla quale era poggiata una boccetta di profumo in vetro rosato, senza coperchio. Il suo coperchio era sferico ed era adagiato a poca distanza dalla pancia rotonda dell’ampolla. Proseguendo fuori dalla toilette si poteva scorgere un lungo corridoio, sufficientemente largo, il cui pavimento, in parquet scuro, scalfito in certi punti, era lustro come il resto della casa. Scarpette a punta di vernice blu erano affiancate alla parete del corridoio. Nella stanza da letto una vestaglia di cotone verde era appianata sulle lenzuola, che erano di seta scura. All’ingresso vi era un appendi panni da cui penzolava uno zainetto di tessuto verde bosco e cuoio, e al di là di un separé si apriva un ampio salotto con vetrate all’inglese, protette all’esterno dagli scuri levigati, spalancati su un vasto cortile. La giornata era luminosa, e le vetrate facevano oltrepassare la luce che investiva con il suo chiarore il bel salone, con il divano di velluto, le poltrone, una del medesimo tessuto e l’altra di ecopelle bianca, una lampada in ottone dal corpo sottile, e infine una credenza d’antiquariato, in legno intarsiato e vetro soffiato che era stato lavorato con disegni floreali. Probabilmente la sua fattura risaliva al secolo scorso. Su di essa qualsiasi antiquario avrebbe posato estasiato gli occhi. C’era anche un tavolino rotondo di ciliegio, sul quale si poteva notare una mucchietta di carta da lettere stropicciata, che però non era intonsa, anzi, aveva tutta l’aria d’esser stata scritta diversi anni prima. Di certo era stata letta e riletta, messa via, ripresa, poi riposta in sperduti cassetti per essere tirata fuori ancora e letta nuovamente. Aveva pieghe dappertutto e un colore ingiallito, ma gli eleganti ricami ai margini della carta incuriosivano l’animo ignaro di chi avesse potuto guardare quella catasta di fogli. A guardar meglio sul piano circolare a essere adagiata c’era anche una busta aperta. Forse era la busta che conteneva quella lunga lettera, ma sul dorso della busta non vi era scritto un indirizzo né incollato un francobollo, segni, questi, che la lettera non era mai stata spedita, bensì probabilmente consegnata a mano, oppure, dopo essere stata scritta era rimasta in attesa d’essere inviata al suo mittente per sempre. Il tavolino apparteneva al mobilio di quel salotto rustico della villetta di campagna. Era sistemato in un angolo immediatamente vicino ad una delle poltrone, ossia quella rivestita di velluto, in pendant con il divano. Sulla poltrona stava seduta una donna, fissando di fronte a sé, un caminetto spento. La donna però non era la sola a essere presente nel salotto, infatti, con lei vi era un uomo decisamente più giovane di lei, il quale, molto attento alle sue parole, attendeva che lei riprendesse il racconto concernente quella missiva, che avevano interrotto perché la donna sorseggiasse una tazza di tè caldo che aveva offerto anche a lui, ma che il ragazzo rifiutò garbatamente, ringraziandola, affermando di preferire riprendere il prima possibile la lettura sospesa. La signora d’un tratto interruppe il silenzio che era calato nella sala, con un ticchettio, appoggiando la tazza di porcellana bianca sul tavolino accanto alla lettera. Poi prese di nuovo la carta fra le mani ed esordì con la lettura della prima riga rivelandone il contenuto con voce decisa, seppur non istrionica, ma naturale. La lettera forniva una descrizione, quella di una ragazza che stava parlando di sé: «La disposizione del mio carattere mi ha sempre indotta a vivere intensamente, ma questo non comportava il ricercare o il volere vivere esperienze straordinarie, fuori dal comune, anzi. Un occhio esterno, poco scaltro o acuto o poco informato su di me avrebbe senza dubbi stimato di poco conto un quotidiano ordinario come il mio, un sentiero così tranquillo, privo di marcati tornanti. L’avrebbe certamente deriso come monotono, ignorando di certo un fatto decisivo e importante, ossia che il mio modo di vivere rendeva in realtà il mio sentiero cosparso di gemme preziose, che, tuttavia, non sono ornamento, ma parte costituiva della mia interiorità.» La donna che era intenta a leggere, sembrò distratta da un pensiero, forse un ricordo, da un’immagine che le passò nella mente e che non fu capace di tradurre in voce per rendere partecipe anche l’uomo che l’ascoltava di quel che la sua immaginazione le aveva posto davanti alla vista. In seguito, trascorsi brevi istanti di silenzio, la conversazione fra i due riprese. La donna proseguì a narrare, stavolta non leggendo, ma raccontando qualcosa che era della sua esperienza. «I suoi occhi sapevano apprezzare la bellezza delle cose semplici e ordinarie come di solito solo dalla rarità la gente è affascinata. Per quel che riguardava lei, la rarità stava nel sapere dare significato al vissuto con la fantasia appassionata, con cui lei in effetti adornava, amandola, la semplicità dei gesti delicati e spontanei, che lei considerava, stando un poco attenti, che si potessero scoprire ovunque, poiché ne è disseminata la vita». –Perché mi stai narrando tutto ciò?- -Perché io stessa non sapevo quanto bisogno ci fosse di conoscere questa storia, una volta…Ora so che ho il dovere di raccontarla.-

2021-01-21

Aggiornamento

Cari lettori! La Lettera Spuntata All'Improvviso affronta le questioni della bellezza artistica e paesaggistica che disperdiamo ogni giorno, dell'amore per i luoghi che abitiamo, del riscoprire l'importanza della storia dell'arte, del ricordo, dei contributi delle donne all'arte, tramite cui se ne sono dati molti alla società in generale. Fa tutto questo tramite figure che sono incarnazioni di sentimenti e valori umani, come Pauline che da un giorno all'altro scompare dalla sua comunità; è anche una riflessione sulla memoria, affidata alla gioventù con i suoi conflitti, i suoi sentimenti, i suoi dubbi, le sue certezze, la sua attenzione. Un romanzo che tende gli occhi verso il futuro poggiando la testa sul cuscino del passato, vissuto come qualcosa che salva, da cui ripartire. Grazie del risultato raggiunto finora, la campagna di crowdfunding sta quasi raggiungendo il 30%, se vi fa piacere conoscere le speranze e le vicende degli abitanti del piccolo mondo dell'Isola di Teseo continuate ad aiutare questa storia ad uscire dal cassetto diventando un libro vero, lo troverete a questo link: https://bookabook.it/libri/la-lettera-spuntata-allimprovviso/! 💡
2021-01-18

Aggiornamento

Al quinto giorno di crowdfunding abbiamo raggiunto oltre il 15 % delle prevendite acquistate, grazie a tutti i miei amici del sostegno dato al romanzo La lettera spuntata all'improvviso! L'idea alla base del romanzo è che sia impossibile concepire una vita sradicata dal passato della propria comunità. L'ispirazione per questo romanzo mi venne dopo aver studiato il mito della scomparsa di Atlantide, la civiltà mitica che si è inabissata in seguito a un evento catastrofico. Quello studio mi ha dato lo spunto per parlare di alcuni aspetti comuni alla nostra società, di una indifferenza generale che rischia di farla sprofondare, come accade alle comunità che si dimenticano i loro valori con il senso della bellezza e della loro storia, perdendo insieme la speranza; nonostante l'incombere di questo rischio, a una donna e alla gioventù coi suoi sentimenti sarà affidata l’Isola di Teseo. Il vostro aiuto è fondamentale per realizzare questo romanzo, basterà condividerlo e continuare a sostenerlo nel crowdfunding a questo link: https://bookabook.it/libri/la-lettera-spuntata-allimprovviso/ !

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Laura Durante
Mi laureo in Scienze Filosofiche a Bologna. Per me la creatività è alla base di un buon rapporto con sé stessi, per questo amo la narrativa, l’immaginare e l’ascoltare storie, le due azioni che il libro sortisce. All’amore di leggere devo il sogno di scrivere, mi appassiono ai romanzi delle sorelle Bronte, che per potere divenire scrittrici in un’epoca in cui l’editoria era di dominio maschile pubblicano sotto pseudonimo di uomo pur di non rinunciare alla loro passione. Mi coinvolge la storia dell’arte moderna, il dinamismo di Bernini e la sensibilità verista di Caravaggio. La filosofia è il mio grande interesse, ma condividendo l’idea platonica che l’anelito verso il conoscere sorga dalla meraviglia, sono inoltre curiosa di tutte le scienze. Seguo il CICAP. Ho pubblicato un racconto sulla parità di genere sul sito virginiawoolf.project.com dal titolo La libertà non si misura.
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