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La trilogia dell'Eroiél - Il Nuovo Eden

La trilogia dell'Eroiél - Il Nuovo Eden
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Consegna prevista Gennaio 2022
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Costantemente in bilico fra giusto e sbagliato, nero e bianco, luce e oscurità, l’umanità non ha mai avuto dubbi su dove risiedessero il bene e il male; anche Michael Glane ha sempre creduto di saper distinguere i due opposti. Ma cosa accadrebbe se tutto ciò che lui e gli uomini hanno sempre saputo essere il bene, fosse la sua nemesi? Ne “Il Nuovo Eden” assisteremo al crollo di tali assolute verità, e sarà lo stesso Michael la causa e la risposta al nuovo ordine delle cose. Nel primo capitolo della trilogia di M. C. Fivecats, un “modern fantasy” avvincente e appassionante, scopriremo la sovversione dell’equilibrio universale partendo da un misterioso regno celeste e dal suo popolo.

Perché ho scritto questo libro?

Questo libro è nato in risposta a due periodi bui della mia vita: cinque anni fa la prima bozza, scritta di getto in una fase professionale non esaltante, l’anno scorso la seconda e definitiva durante il primo lockdown, un’ancora di salvezza dallo shock esistenziale che tutti stavamo vivendo. In entrambi i casi, è stata un’esigenza. L’esigenza di credere in un sogno. Perché in fondo questa storia sono io: il bambino che inventava storie, il ragazzo che sognava mondi, l’adulto che li ha creati.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Prologo

Prologo

Il silenzio nella grotta di ghiaccio straziava i timpani del vecchio prigioniero come mai nessun rumore avrebbe potuto. Un silenzio duro come diamante e gelido più del ghiaccio; asfissiante non meno della cappa di nubi smorte sotto cui tutto era spietatamente immobile. Ad ogni folata, il vento sulla pelle nuda del prigioniero era come una lama e portava via con sé piccoli brandelli di carne. Era stremato e decrepito, una carcassa ambulante a cui altro non restava che diventare cibo per i corvi. Non appena metteva piede fuori dall’angusta caverna che usava come riparo, quelle nere bestiacce iniziavano a dimenarsi in massa sopra di lui gracchiando come dannate, e la cosa peggiore era che poteva capire cosa dicevano. La maggior parte lo scherniva, mentre altri scherzavano su quale pezzo del suo cadavere avrebbero mangiato per primo. Ogni giorno lo stesso copione: apriva gli occhi, si tirava su tra lancinanti dolori in ogni parte del corpo, si trascinava fino al bordo del lago semi-ghiacciato: sarebbe stato così facile. Un passo solo e quelle gelide profondità avrebbero posto fine a tutto, dandogli finalmente pace. Eppure ogni volta che era sul punto di farlo, qualcosa dentro di lui glielo impediva.

Continua a leggere

Continua a leggere

Una sottile catena invisibile lo teneva ancorato alla vita come un feto all’utero materno e, per quanto si sforzasse, non riusciva mai a spezzarla. Continuava inutilmente a chiedersi cosa fosse, cosa ancora lo tenesse aggrappato a quell’inutile esistenza. Possibile esista ancora speranza in me? Qualcosa lo spingeva a continuare a chiederselo, ma negli ultimi giorni la sua condizione era riuscita a peggiorare. Un senso di crescente disperazione gli scorreva sotto la pelle, come se qualcosa di terribile stesse per accadere. La desolazione eterna che lo avvolgeva sembrava aver duplicato il suo effetto. La stessa terra sotto i suoi piedi pareva sul punto di crollare, satura anch’essa di quel vuoto. Di quel nulla eterno. La conferma non fosse solo una sensazione arrivò un giorno apparentemente uguale a tutti gli altri. Dormiva rannicchiato contro la parete sconnessa della caverna, ormai del tutto insensibile alla roccia tagliente che gli mordeva la schiena, ed era talmente debole che avrebbe preso sonno anche su un letto di spine. Sparsi al suolo v’erano innumerevoli resti rinsecchiti di insetti e altri esseri repellenti: il suo unico cibo. Tutte le volte che era sul punto di morire di fame, sperando finalmente in un atto di pietà, ne vedeva spuntare uno da qualche angolo buio della caverna. Il morso della fame era talmente straziante che non poteva fare a meno di divorarlo come fosse un pezzo di pane appena sfornato. Era quello il sadico divertimento del suo carceriere: guardarlo soffrire fin quando non si fosse annoiato, o fin quando non avesse implorato di finirlo. Il terribile presentimento che gli torceva lo stomaco iniziò a sopraffarlo, e non furono la fame, il freddo, o l’istinto di sopravvivere a costringerlo ad aprire gli occhi, ma una meravigliosa, inaspettata, sensazione di calore in tutto il corpo. Si ritrovò con i piedi immersi in un soffice campo d’erba, sovrastato da un cielo azzurro vivo in cui il sole sembrava vantarsi della sua regale maestosità. In sottofondo il canto degli uccelli si alternava al gorgoglio di una fonte d’acqua pura e cristallina. Si guardò le mani ed erano come un tempo, così come tutto il suo corpo nudo. Iniziò a camminare lentamente e il tocco umido della terra sotto i piedi quasi lo commosse. Era tutto così perfetto che rifiutava la dura consapevolezza fosse solo un sogno. Improvvisamente, come comparso dal nulla, vide un bambino biondo, dai grandi e intensi occhi giallo ambra, comparirgli davanti a poco più tre piedi di distanza. Poteva avere non più di otto anni, e il sottile saio di lino bianco che indossava, insieme al candore luminoso della sua pelle, lo facevano sembrare una piccola stella caduta. Nel momento in cui si accorse di lui, il bambino gli corse incontro con un ampio sorriso stampato sul volto e si gettò tra le sue braccia affondandogli il viso all’altezza del ventre. Quando si staccò, tra le sue piccole mani stringeva un lungo stelo di colore nero sulla cui cima, pulsante come un cuore umano, vi era la più grande rosa rossa che avesse mai visto. Conservando quell’incantevole sorriso, il bambino allungò lo stelo verso di lui esortandolo ad afferrarlo e la spontanea dolcezza di quel gesto, per un attimo, gli ricordò cosa volesse dire provare affetto per qualcuno. Nel preciso momento in cui le sue dita si chiusero su di esso, prima lo stelo, poi la grossa rosa, si sbriciolarono come investiti dal soffio della morte stessa. Nelle mani gli restò solo un cumulo di cenere da cui cominciò a colare un denso liquido scuro, fin giù su gambe e piedi. Era sangue. In preda al panico, rivolse di nuovo lo sguardo verso il bambino e di colpo vide i suoi splendidi occhi gialli trasformarsi in due terribili globi senza palpebre, neri come le tenebre più profonde, da cui presero a scorrere lacrime di pece. Quel caldo dolce sorriso che poco prima l’aveva accolto, si distorse in un terrificante ghigno malefico. “Non temere Padre .. lascia che ti ami”, gli disse il bambino in una lingua che suo malgrado conosceva bene. Poi con uno scatto improvviso della schiena, spalancò due gigantesche ali di fluida luce dorata nelle quali si ritrovò avvolto completamente, ad eccezione della testa. Sentiva che quell’essere mostruoso voleva essere guardato negli occhi mentre le onde luminose delle ali, come le spire di un enorme serpente, cominciavano a stritolarlo. L’asfissia fu immediata, e nelle orecchie gli risuonava atroce il rumore delle sue ossa spezzarsi come rami secchi. Improvvisamente, l’essere costretto a mangiare insetti, il gelo che ogni giorno lo faceva a pezzi e la consapevolezza che non sarebbe mai finita gli sembrarono nulla rispetto al dolore che provò in quel momento, tanto da pregare la morte affinché facesse in fretta. L’istante successivo si svegliò ansimante e disteso al suolo completamente ricoperto dal collo in giù da gelida neve. D’istinto, balzò in piedi cercando disperatamente un riparo dalla morsa tagliente del gelo, ma non c’era niente intorno a sé, ad eccezione di alberi morti e di una macchia scura ai suoi piedi. Sebbene tremasse così forte che a stento riusciva a tener dritte le gambe, tentò ugualmente di chinarsi per capire cosa fosse: un petalo. Il petalo di una rosa rossa pulsante come un cuore umano. Il principio della fine di ogni cosa.

Michael

5 Febbraio, anno 2056

101 Montrose Avenue, Brooklyn (NY) Appartamento 7/C,

37 °F

Dio, fatelo smettere!!!

Con le palpebre ancora sigillate e del tutto incapaci di accettare l’esistenza della luce del giorno, Michael Glane allungò il braccio sinistro verso il tavolino di vetro. Quel maledetto holo-phone1 da polso che il capo l’aveva obbligato ad avere con sé avrebbe finito col fondergli il cervello, ne era certo. Così come era certo che reperibilità fosse diventata la parola che odiava di più al mondo. Quando riuscì ad attivare l’aggeggio infernale, ciò che la sua bocca riuscì ad emettere, più che un “buongiorno”, fu la perfetta sintesi del suo presente: birra, nicotina e una consapevole dose di autodistruzione.

“Porca puttana Mike! Sai che ore sono?!”

Franklin James Lovegood era quel genere di uomo che alle sette del mattino è già alla seconda serie di piegamenti sulle braccia dopo aver ingurgitato un centrifugato protei-vegano e chissà quale altra cazzata salutista. Il tutto annaffiato dal suo marchio di fabbrica: una tazza di ginseng bollente a cui non rinunciava mai, nemmeno d’estate con 38 gradi all’ombra. In redazione, la storia del termos tirato fuori sulla spiaggia di Chaweng in Thailandia durante la sua luna di miele era ormai diventata un cult, con buona pace dello stesso Frank che, all’ennesima presa in giro, rispondeva sempre allo stesso modo: “Si bravi, ridete! Che quando a cinquanta anni non avrete neanche la forza di alzare il vostro grasso culo dal divano, sarà io a ridere”. In quel momento, però, Mike sapeva bene che il Frank materializzatosi fuori dal piccolo schermo touch-screen fosse tutt’altro che in vena di scherzi.

“A giudicare dal livello d’isteria della tua voce, direi almeno le dieci”. Gli rispose mentre, stiracchiandosi, si voltava a fatica in posizione supina scalciando l’ennesima lattina di doppio malto cinese sul pavimento dove esalò l’ultimo respiro.

“Le dieci?! Mi prendi per il culo? Erano le dieci un’ora e mezza fa stupido idiota!”, sbraitò Frank sgranando gli occhi e acuendo la voce per fargli il verso, hai la mia parola capo, alle nove in punto avrai l’articolo. “Lo sai invece cosa vedo adesso?”, urlò di nuovo mentre la vena sul collo s’ingrossava sempre di più, “un fottutissimo nulla! No, aspetta, mi correggo, c’è la mia …”. Mike lasciò cadere l’holo-phone sul divano e si diresse barcollando verso la cucina. Da lì, l’immagine furiosa del suo capo poteva essere quasi sopportabile. La cosa veramente buffa era che, lontano dal lavoro, Frank era la persona più pacata e gentile che conosceva, almeno fino a quando le porte dell’ascensore non si aprivano sulla redazione del NY Daily Chronicles. “… tazza di ginseng e una decina di vecchie copie del giornale per cui lavori. Hai presente?”, urlò agitando freneticamente una copia dei comandi di codificazione per l’impaginazione virtuale. “Pronto? Ricordi almeno chi diavolo sei?”. Nella testa di Mike quell’ultima frase ebbe l’effetto di una bomba al napalm. Un’ombra. Sono un’ombra, pensò d’istinto mentre il primo sorso di caffè nero bollente scorreva sortiva dentro di lui lo stesso effetto di un unguento su un’ustione. Eppure non era sempre stato così.

1 Smartphone futuristico in grado di produrre ologrammi reali e dal vivo della persona dall’altro capo del telefono

2021-06-03

Aggiornamento

Come si può descrivere cosa si prova quando si realizza un sogno? Come si possono usare semplici parole per raccontare emozioni difficili da spiegare anche a sé stessi? La risposta è: non si può, o perlomeno non come é realmente. Si può provare però, questo sì. E allora sceglierò tre parole che possano sintetizzare ciò che ho provato quando ho visto quel piccolo cerchio diventare completamente verde: amore, orgoglio, commozione. Amore verso tutti coloro che hanno voluto darmi fiducia, molti non conoscendomi nemmeno. Perché gratitudine è troppo poco. Quando qualcuno crede in te a scatola chiusa e contribuisce ad alimentare il tuo sogno la parola giusta è amore. Orgoglio, come quello di un padre che vede il figlio camminare per la prima volta. Commozione infine per la quantità enorme e inaspettata di fiducia, affetto, stima, incoraggiamenti, complimenti ricevuti da chi ha voluto dedicare il suo tempo a leggere il mio libro. Una commozione pura, dal profondo del mio cuore. Davvero non sarò mai grato abbastanza a ogni singolo artefice del mio sogno, ma vi prometto che ci proverò e continuerò a coltivarlo. Perché questo è solo l’inizio di una lunga avventura insieme a tutti voi. Éro eth amici! Che la luce dell’Eroiél splenda sempre su ognuno di voi. Grazie. <3
2021-05-16

Quotidiano La Sud

Un grazie immenso all'ex collega e amica Rossana Russo per avermi dato l'opportunità di parlare del mio libro. Colgo l'occasione per ringraziare di nuovo tutti i meravigliosi sostenitori che hanno permesso a #ilnuovoeden di essere a pochi metri dal traguardo della stampa cartacea. Non vi sarò mai grato abbastanza 😍🤩😘 https://www.lasud.eu/2021/05/13/letti-e-riletti-michele-colangelo-presenta-la-trilogia-delleroiel-il-nuovo-eden/?fbclid=IwAR04BtnmQZSCrvhopny0i0gHpGo6fmBjDOrhvzM3dcWTM_-j2Bjv9Y_Psj0 Per chi volesse unirsi al rush finale, questo il link: https://bookabook.it/libri/la-trilogia-delleroiel-eden/ 📖👼🏎
2021-05-06

Aggiornamento

50 copie al traguardo. 50. Sembra ieri che erano 200 e la strada sembrava lunga e impervia. Ieri che il sogno era appena uscito dal cassetto e ora siamo a 50 passi dalla realtà. Non ci sono parole per descrivere le emozioni che provo. E non ho altre parole se non Grazie. Grazie. Grazie.❣️❣️❣️
2021-05-06

Aggiornamento

50 copie al traguardo. 50. Sembra ieri che erano 200 e la strada sembrava lunga e impervia. Ieri che il sogno era appena uscito dal cassetto e ora siamo a 50 passi dalla realtà. Non ci sono parole per descrivere le emozioni che provo. E non ho altre parole se non Grazie. Grazie. Grazie.❣️❣️❣️
2021-04-23

Aggiornamento

Il potere dell’Eroiél continua a diffondersi come mai avrei immaginato e i primi feedbacks sono quanto di più bello possa succedere ad uno scrittore esordiente. Siamo al 55% e sottolineo SIAMO perché ognuno di voi fa parte di questa marcia verso il cartaceo, ognuno di voi avrà il merito di averlo reso possible. Infinitamente grazie a tutti e continuiamo così! Éro oth! <3
2021-04-15

Aggiornamento

89 copie in una sola settimana di campagna e un 45% che non mi sembra vero. Eppure è reale, sta succedendo ed è meraviglioso. E’ davvero dura esprimere quanto vi sia grato, ma ci proverò lo stesso e chiedo perdono se per farlo utilizzerò il mezzo social. Giuro che è una soluzione temporanea e che presto ringrazierò singolarmente ognuno di voi che, nel momento in cui ha preordinato la sua copia del libro, è passato dall’essere un semplice acquirente a sostenitore, oltre che partecipe a tutti gli effetti di quello che mi piace definire il mio #projectdream. E’ questa la missione di questo fantastico movimento chiamato #crowdfunding creare #rete, #comunità, #condivisione riscoprendo il caro vecchio #passaparola. Contribuire insieme all’autore a far crescere e consolidare il progetto fino alla pubblicazione cartacea. “Io l’ho scritto, ma voi lo pubblicate” dunque, ed è per questo che non saprò mai come ringraziarvi abbastanza. O forse so come potrei: trasmettendovi la stessa passione, lo stesso amore, la stessa forza che ho scolpito in ogni parola di questa storia. Riuscire a regalarvi un frammento delle emozioni che ho provato. Intanto vi dico 83 volte: GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE. Vi voglio bene e che il potere dell’Eroiél vi abbracci tutti come vorrei fare io <3 :D

Commenti

  1. Ragazzi, il nostro Miky ci ha catapultati letteralmente in un’altra meravigliosa dimensione. Adesso, l’unica mia paura é di non uscirne più! Ma direi che ne vale la pena di correre questo rischio.

  2. (proprietario verificato)

    Quello che cerco in una storia è la coerenza, soprattutto psicologica dei personaggi. Voglio conoscerli, entrare nei loro meccanismi mentali, dare una ragione ai loro comportamenti e alle loro parole. Ed è quello che ho trovato in questo intrigante racconto fantasy. Mi incuriosisce il seguito e mi piacciono le motivazioni del giovane autore, la sua irrefrenabile voglia di dare corpo e anima alle storie della sua fantasia in un momento difficile, quello del lockdown dello scorso anno, quando tutti noi siamo precipitati in un horror-Fantasy che ancora non ha scritto il suo “The End”.

  3. Antonio Colangelo

    (proprietario verificato)

    Una storia che lascia il segno, che ti conquista con la forza di un’immaginazione libera e originale, con un linguaggio, anche quello inventato, ricercato e assolutamente funzionale al racconto, con la capacità dell’autore di tratteggiare in maniera nitida il percorso psicologico dei personaggi. È una trilogia. Aspettiamo con ansia di leggere il seguito.

  4. (proprietario verificato)

    Un libro avvincente e coinvolgente, capace di far immergere il lettore in un altro mondo

  5. Molto avvincente! Ora si aspetta il seguito 😉

  6. (proprietario verificato)

    Storia avvincente e originale, ben scritta. L’autore è bravissimo a farti immergere nell’atmosfera della storia, con immagini vivissime e un ritmo incalzante. Consiglio a chi ama il fantasy ma vuole leggere qualcosa di nuovo ma anche a chi non è esperto del genere, come me, perché comunque è una storia che ti lascia incollata alle pagine dalla prima all’ultima riga. Non vedo l’ora di leggere il seguito!

  7. Lidia Longino

    (proprietario verificato)

    Una storia davvero bella … avvincente, scorrevole, coinvolgente. Assolutamente consigliato. Ti faccio i miei complimenti e aspetto il seguito 🙂

  8. Giulia Borzumati

    (proprietario verificato)

    Ho cominciato a leggere le bozze, e già mi piace. Non vedo l’ora di poter leggere la versione definitiva! Lo consiglio a chiunque ami il fantasy, la suggestione e la magia di un libro che sa catturarti. A quando il seguito???

  9. (proprietario verificato)

    Letto in pochi giorni. Un libro che coinvolge pienamente il lettore. Una storia ben costruita con un’ottima struttura. Le descrizioni sono ben definite, comprese quelle dei personaggi, arricchite da metafore significative e acute. Un mondo nuovo da scoprire, soprattutto per gli amanti del genere. Consigliatissimo, non ne rimarrete delusi. Attendo con ansia il seguito. Complimenti davvero.

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Michele Colangelo
Nato a Napoli 35 anni fa, Michele Colangelo alias M. C. Fivecats vive a Milano dove si trasferisce nel 2017 per lavorare in una struttura ricettiva di famiglia in qualità di receptionist, direttore artistico e responsabile marketing & comunicazione. Nel 2008 si laurea in Scienze Politiche all’Università Orientale di Napoli e per i successivi sette anni lavora come giornalista professionista tra Tv, carta stampata e testate-web napoletane prima di dedicarsi al marketing per una start-up innovativa nel settore biomedicale fondata con alcuni amici. Appassionato da sempre di letteratura e cinematografia fantasy, fin da bambino ama inventare storie da raccontare agli amici più stretti, sognando un giorno di pubblicare un libro ispirandosi al suo più grande mito: J.R.R. Tolkien. “La trilogia dell’Eroiél – Il nuovo Eden” è il suo romanzo d’esordio.
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