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Noi due, clandestine

Noi due, clandestine
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Consegna prevista Gennaio 2022
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Perché Nazret, eritrea scampata al naufragio di un barcone e trasferita a Milano, non riesce mai a concludere un incontro con uno studioso di manipolazione mentale che l’attrae?
Perché lui la cerca e le sfugge e gli incontri sono difficili e misteriosi?
Perché Viola, la volontaria che l’ha accolta in una relazione di amore e dipendenza, non esce di casa se non per le visite dallo psichiatra che segue Nazret, traumatizzata dalle vicende in Eritrea e dal naufragio?
E chi è Scradford, un americano che sostiene di essere fuggito da una città sotterranea nel Golfo di Aden, dove cavie umane in cambio dell’eterna giovinezza, si presterebbero a esperimenti atroci?
E perché è alla ricerca di un’eritrea arrivata con un barcone, corriere inconsapevole di un microchip con immagini scottanti?
Sarà Nazret la donna che lui sta cercando?
La portinaia di casa assume il ruolo di narratrice di questa storia misteriosa, un thriller appassionante che si può riassumere in “Niente è come sembra”.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto Noi due, clandestine perché nulla è come appare e i protagonisti di questo mio romanzo ne sono una testimonianza. Ognuno di loro è certo di vedere la realtà per quello che è e di esserne un testimone fedele. Scrivendolo, la vicenda che stavo narrando si è trasformata davanti ai miei stessi occhi e sullo schermo del mio computer ho catturato risvolti che scoprivo mentre la storia si stava dipanando. Solo guardando da punti di vista sempre diversi riusciamo, forse, a cogliere il senso

ANTEPRIMA NON EDITATA

VENTOTTO

Uscita dalla casa di Leopoldo per la seconda volta, Nazret si avviò verso la sua auto parcheggiata nella piazza lì vicina, camminando lungo il viale che un tempo costeggiava la vecchia Fiera e sul quale si affacciavano ora i grattacieli di CityLife.
Le auto le sfrecciavano accanto e lei rischiò più volte di essere travolta, camminando a zig zag come fosse ubriaca, su e giù per il marciapiede. Si sentiva rabbrividire e aveva le lacrime agli occhi, si era ritrovata di colpo fuori dal portone del professore senza essersene accorta.

Ricordava di essere entrata in portineria dove non c’era certamente nessuno , ricordava di avere preso l’ascensore, di avere suonato alla porta dello Stalli, di non essere stata riconosciuta dalla segretaria e dal professore e poi solo nebbia… Sapeva che era passato del tempo ma non ricordava cosa fosse successo, le era rimasta addosso soltanto la sensazione di avere sentito un bisbiglio dentro di sé, come se venisse da qualche altro posto. Come se qualcuno, da qualche altra parte lontana, stesse parlando di lei.

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Erano passati solo tre giorni da quando era uscita dalla quella stessa casa con la sensazione di essere invisibile e vi era rientrata subito dopo sentendosi folle e ancora una volta quella situazione si stava ripetendo. Era stremata dalle ripetute vicissitudini senza senso, da questa farsa dai risvolti melodrammatici, dalla mancanza di sonno, dagli alti e bassi che la stavano perseguitando.

Quella situazione stava prendendo una nuova piega ogni poche ore e mutava in continuazione: lei temeva di non riuscire a mantenersi elastica e non sapeva da che parte mettersi a cercare il bandolo della matassa.

Si era immaginata quell’incontro con il professor Stalli con orgoglio professionale e con eccitazione e ora tutto si era dissolto in un modo così assurdo. Stentava a credere a quanto le era successo: ne ripeteva a memoria le sequenze che riusciva a ricordare, noncurante dello strombazzare dei clacson che la avvertivano di stare più attenta.

Era già stata nello studio dello Stalli, ne era certa, si era seduta con il professore su quel chester, aveva bevuto un bicchiere d’acqua che personalmente lui le aveva versato. Avevano fissato insieme questo appuntamento e poi lei era stata male e lui avrebbe voluto che chiamasse un taxi per tornarsene a casa.

E allora perché Leopoldo Stalli aveva negato non solo di essersi accordato con lei per l’intervista a quell’ora e in quel luogo, ma addirittura di conoscerla, lasciandola di stucco?

Ripensò al fatto che nessuno si fosse accorto di lei durante quella fantomatica Conferenza Stampa e alla telefonata della segretaria che le sollecitava l’appuntamento, quando ormai pensava che tutto fosse andato in fumo. Ripercorse attimo dopo attimo quello che aveva vissuto, come fossero sequenze di un film, senza trovare risposte. Ma questa ricerca faceva acqua da tutte le parti. Forse ci voleva la domanda perfetta che, sola, le avrebbe fornito le risposte nascoste dentro alla sua mente sconvolta e l’anima in briciole.

Cosa sta succedendo? Si chiese arrivata davanti alla sua automobile mentre cercava le chiavi che, in sintonia con il vuoto della giornata, la sua borsetta aveva inghiottito. Milano non si accorse di lei e del suo stupore, continuava a vivere, indisturbata e frenetica come sempre. Nessuno si sarebbe fermato, se la donna fosse svenuta cadendo a terra nessuno avrebbe avuto il tempo di occuparsi di lei. Quasi tutti avrebbero fatto finta di non vedere.
Il cielo lanuginoso, la giornata grigia, le pozzanghere riflettevano nuvole dense. Nazret si appoggiò alla sua auto a cercare sostegno, una debolezza infinita si stava prendendo gioco di lei che non era forte come aveva finto di essere stata fino a quel momento.
Trovate le chiavi che si erano infilate dentro al suo portafogli aperto, salì in auto con movimenti rigidi sentendosi molto vecchia, per la prima volta avvertiva gli anni accumulati nelle ossa e nelle articolazioni.

Passò accanto al finestrino un’ anziana signora elegante, accompagnata da una straniera più giovane, forse la sua badante e quella distinta abitante della zona Fiera le gettò un’occhiata indagatrice: che ci fa una straniera sotto casa sua? La vecchia borghesia del quartiere non si era ancora abituata ai cambiamenti che CityLife stava portando nella zona. E l’opinione pubblica stava diventando sempre più razzista.
Nazret si era sentita vecchia e aveva colto lo sguardo di una vecchia signora: la vita è così, ci presenta quello che sta vibrando dentro di noi. Sorpresa da questi suoi grigi pensieri, Nazret avrebbe voluto chiamare Viola prima di mettere in moto l’auto . Aveva bisogno di lei, voleva sentire la sua voce.

Pensava ormai per due, ovunque fosse l’aveva sempre accanto, il legame tra loro era talmente forte da superare ogni distanza. Talvolta la assaliva uno struggimento profondo, tanto si sentiva piena di amore. E allora perché avvertiva uno strano presentimento, come qualcosa che stesse per travolgere quel loro amore? Ma dove vola il cuore striscia la ragione…
Era talmente stordita che iniziò a singhiozzare sommessamente e si sentì stupida con quelle sue lacrime in mezzo alla strada. Non le restava che tornare a casa.

Ma il suo telefono squillò “Parlo con la signora Assad? Sono la segretaria di Leopoldo Stalli, il professore la sta aspettando per l’intervista”. Non era la voce calda di Viola di cui avrebbe avuto bisogno ma quella fredda e impersonale della segretaria. Quella dalla faccia di gomma.

Si stava ripetendo la stessa scena di qualche giorno prima, cosa stava succedendo?

Ripensandoci più avanti, Nazret non ricorderà come fosse riuscita a scendere di nuovo dall’auto e a ritrovarsi subito davanti al portone quasi senza rendersene conto, come se non se ne fosse mai allontanata.
I suoi passi rimbombarono nell’androne, le sembrava che qualcosa di denso ma impalpabile si fosse posato sulle due poltrone davanti all’ascensore e sul tavolino del custode. Forse i suoi pensieri ingarbugliati si stavano facendo materia, compagni spesso inopportuni della sua mancanza di radici e della sua solitudine.
Il cuore le batteva forte quando raccomandò a se stessa che solo più tardi avrebbe cercato un senso a quello che le stava succedendo. Ora doveva e voleva concentrarsi solo sull’intervista che avrebbe potuto dare una svolta alla sua vita professionale.

Una vocina da un angolo nascosto dentro di lei aggiunse un “e anche, magari, alla vita passionale” ma la mise a tacere, per nessuna ragione al mondo avrebbe voluto perdere Viola. Era lei che amava.
Senza pettinarsi né guardarsi allo specchio suonò il campanello e vide davanti a sé la segretaria, quella di prima, la solita.
“E’ arrivata, signora Assad. La stavamo aspettando”
Non avrebbe voluto dire niente ma le sembrava che quella donna la stesse prendendo in giro cercando di rivoltare la frittata.
“Ci siamo viste dieci minuti fa ma non sono riuscita nemmeno a entrare”.
“Prego? Non capisco… ” replicò lei senza guardarla negli occhi.
L’arrivo di Leopoldo Stalli non le dette il tempo di rispondere e forse fu meglio così.
“ Eccola qui. Siamo in ritardo, vedo che non è molto puntuale… ”
“Ero qui dieci minuti fa ma …”
“Sempre voglia di scherzare… Su su, iniziamo, non perdiamo altro tempo”.
La fece accomodare sul chesterfild e, ancora una volta, le offrì da bere. Lei avrebbe avuto bisogno di qualcosa di forte ma non aveva il coraggio di chiedere alcool per rimanere a galla e si accontentò del solito bicchiere d’acqua.

Mentre lo sorseggiava sentendosi la persona sbagliata al posto sbagliato, qualcosa di speciale in lui richiamò la sua attenzione.
Era diverso da tutti gli uomini con cui aveva avuto a che fare, ma non riusciva a mettere a fuoco in cosa consistesse questa diversità. Non stava considerando i maschi che la avevano violentata, aggredita, maltrattata, sfruttata, quelli non sono uomini ma solo esseri privi di coscienza. Pensava invece a Babukar di cui era stata innamorata, ai suoi fratelli dispersi nella guerra contro l’Etiopia, ai suoi compagni nel campo di Sawa e ai giovani ragazzi naufragati con lei a Lampedusa. Uomini che non avevano avuto bisogno di indossare corazze e si erano mostrati con lei così com’erano, con i loro pregi e i loro
difetti.

Ad Asmara, quando aveva tredici anni, le piaceva Babukar, un ragazzo della sua scuola.
“Vieni qua dentro”, le aveva detto un giorno, passando davanti alla porta del magazzino dietro la palestra, a scuola “Devo entrare in classe”, gli aveva risposto Nazret, timorosa e anche incuriosita da quella proposta.
Aveva un paio di anni più di lei ed era molto ricercato dalle altre ragazze che avrebbero fatto carte false pur di mostrarsi in giro insieme a lui. Aveva qualcosa che la attirava, qualcosa di più intenso della sua bellezza fisica, era intelligente e per Nazret l’intelligenza
contava moltissimo.
“Aspetta, devo andare in classe anch’io, ma nessuno dirà niente se entreremo qualche minuto dopo”
Nazret non sapeva cosa pensare, nella loro scuola la disciplina era importante e rispettata. Se li avessero trovati sarebbero finiti davvero male. Ma lui, senza lasciarle il tempo di scegliere, le aveva messo un braccio intorno alle spalle e, entrati nella piccola stanza buia, la aveva stretta a sé baciandola, un lungo bacio che era stato una sorpresa, il suo primo bacio. Quelle labbra carnose e morbide sulle sue e il calore in tutto il corpo e poi la sua lingua ad accarezzarle la bocca fino a penetrarvi, abbracciando la sua.
“Ora andiamo” e la voce di Babukar l’ aveva risvegliata alla realtà.
Di corsa raggiunsero le loro rispettive classi e lei, quel giorno, non riuscii a seguire nessuna lezione, sempre con il naso all’aria era rimasta ancora là, dentro a quel magazzino con lui che era stato gentile con lei.

Il giorno dopo l’ aveva invitata a bere un frullato di papaia e zaituini e a mangiare i pasticcini in un caffè del centro e i giorni seguenti sempre in quel magazzino e i baci erano diventati mani che correvano veloci e poi si placavano, lente e calde, ad accarezzare il suo corpo. Le piacevano quelle carezze, le piaceva che lui la cercasse sotto ai vestiti, tra le gonne che si alzavano leggere e i suoi polpastrelli che cercavano la pelle nuda. E quelle mani lungo le cosce e poi sempre più audaci a penetrare le sue parti intime. Provava piacere e quell’intimità a lei nuova la eccitava, invitandola in terreni fino a quel momento inesplorati.
Poi un giorno Nazret si rese conto che era tutto lì, in quegli incontri sempre più parossistici che si concludevano con un orgasmo di Babukar che , soddisfatto, la salutava e se ne andava. Lei avrebbe voluto rimanere tra le sue braccia a prolungare piacere e tenerezza ma tutto si fermava non appena lui aveva raggiunto il suo scopo.

E così si era accorta che lo scopo di quel ragazzo non era stare con lei ma ricevere piacere da lei, dalle sue carezze, dalle sue mani e poi anche dalla sua bocca. Ogni incontro era oramai un appuntamento con la loro genitalità, nulla più.
Un giorno Nazret non volle andare con lui nel magazzino, Babukar ci portò la sua compagna di banco e a lei restò voglia di amore e quella scissione tra sesso e tenerezza.
Talvolta gli uomini, anche i migliori, le erano sembrati appartenere non a un genere diverso ma a una razza diversa da quella delle donne. Ne era rimasta troppo scottata.
Leopoldo Stalli, invece, nonostante le difficoltà già nate nella loro relazione professionale, aveva qualcosa che lo rendeva simile a lei . E a Viola.

Pensieri che la attraversarono giusto il tempo di bere il suo bicchiere d’acqua, interrotti dalla voce del professore che la stava riportando alla realtà.
“C’è qualcosa che non va?” le chiese lui, forse vedendo nei suoi occhi qualche nuvola di
passaggio
“No, no, tutto bene” rispose, non capendo nemmeno lei stessa come si sentisse
“Mi spiace averle fatto fare tutto di corsa”, aggiunse
“Perché di corsa?”
“Perché è arrivata in ritardo, forse ha avuto qualche intoppo”
Avrebbe preferito lasciar perdere, già prima aveva tentato di spiegargli come stavano le
cose ma lui era convinto che lei fosse in ritardo. Non aveva voglia di riprendere il discorso
ma quella sua illazione era una nuova provocazione.
“Non sono arrivata in ritardo. Ero puntualissima ma credo che mi abbiate mandata via”, si
affrettò a rispondere, avvertendo quella sensazione che la prendeva quando si sentiva in
torto anche sapendo di avere ragione, quel leggero senso di colpa che la spingeva a
lasciar andare, a tacere senza cercare di difendersi. Talvolta Nazret era così ingenua, non
avrebbe visto neanche un prete nella neve.
Lui la guardò e lentamente, come se un pensiero improvviso l’avesse colpito, reagì “E
perché le avremmo fatto questo?”
“Non lo so, me lo chiedo anche io” rispose imbronciata, come una bimba colta in flagrante
a combinare una marachella. Non era il caso di continuare a discutere e a mangiare pane
e veleno, meglio ricominciare a sorridere.
Lui respirò profondamente passandosi una mano tra i capelli e, massaggiandosi la cute, le
sorrise. E poi domandò:
“Possiamo incominciare? Sono pronto, cara Assad”.
Lei spense il cellulare e iniziò a farlo parlare.

2021-04-11

Aggiornamento

Molti passaggi nella nostra vita sono il frutto di una illusione ottica che ci fa credere di vedere all'esterno quello che in realtà non é "in sé"ma é dentro di noi. Le parole che usiamo non sono arbitrarie ma pesano, eccome se pesano nel comunicare quello che crediamo di avere capito della vita. In “Noi due clandestine” ho volutamente differenziato il linguaggio e lo stile passando da un personaggio all'altro e se questo, nei primi capitoli può spiazzare leggermente il lettore, man mano che si procede lo aiuta a comprendere meglio la sua visione del mondo. Viola, la compagna di Nazret, ad esempio, quando parla con lo psichiatra con il quale si alterna a lei, tende a ripetere ossessivamente le ultime parole delle sue affermazioni, come a puntualizzare con decisione quello che sta dicendo, quasi a imporre la sua presenza. Non é un caso.. Scradford, l'americano che parla di complotto contro l'umanità, si serve di metafore tratte dal mondo della fisica e della astronomia da cui lui stesso proviene, ripetendo nel suo blablare quello che é convinto di sapere e che a ogni costo vuole che gli altri sappiano. La portinaia usa un linguaggio fiorito di metafore, proverbi, modi di dire perché si é presa il compito di collegare tra loro eventi apparentemente slegati l'uno dall'altro, traendone comunque insegnamenti di vita. Questo per gestire i vari punti di vista, le angolazioni differenti dalle quali ognuno di loro si rapporta alla realtà. E' forse quello su cui focalizziamo la nostra attenzione che crea la nostra realtà? https://bookabook.it/libri/noi-due-clandestine/ #noidueclandestine #bookabook
2021-04-06

Aggiornamento

I PENSIERI E LE RIFLESSIONI DELLA PORTINAIA, LA NARRATRICE https://www.facebook.com/susgaravaglia/videos/10159164477244670
2021-04-04

Aggiornamento

Video sul tema "Nulla é come sembra" https://www.youtube.com/watch?v=BMfXIHrhet8
2021-04-03

Aggiornamento

In questo video racconto la trama di "Noi due, clandestine" https://www.youtube.com/watch?v=GCfij85fkqI
2021-04-01

Aggiornamento

L'elemento più rassicurante in questi (quasi) tre giorni di campagna per la pubblicazione di "Noi due clandestine" é sentire vicini gli amici e quelle persone che credono in me. Non immaginavo che in così tanti fossero pronti a darmi una mano. Gli elementi destabilizzanti sono mettersi a nudo in questo modo, facendo leggere le bozze non ancora editate a chiunque voglia farlo e ne abbia l'accesso al momento in cui ne compra una copia ; e quella sfacciataggine che non mi appartiene (sono ancora una del "prego, passi lei") che mi sta spingendo a chiedere collaborazione a chi penso possa farlo, perché mi conosce almeno un po' e magari ha già letto gli altri miei libri. O potrebbe averli letti o leggerli. Credo che ci voglia coraggio e incoscienza ed é bello scoprire di averne ancora un po' anche se sto invecchiando. O forse fanno capolino in me proprio perché sono invecchiata e mi sto godendo il Saggio e il Folle che si sono finalmente riuniti?
2021-03-31

Aggiornamento

Grazie a chi sta credendo in me. https://www.youtube.com/watch?v=EHGDNTDscXo&t=8s
2021-03-31

Aggiornamento

Un grazie di cuore a tutti voi che avete preordinato "Noi due clandestine". Dopo un giorno e mezzo siamo già arrivati al 46 per cento!! Ve ne sono davvero grata e spero che sia iniziato un cammino insieme che sto percorrendo con molta gioia e anche una certa sfacciataggine che mi diverte. Follia di senilità?

Commenti

  1. gilardidaniela950

    Al momento ho letto solamente una parte del libro ed all’inizio ho faticato ad entrare nel ritmo della narrazione, a confrontarmi con più piani di realtà, ma proseguendo nella lettura ho trovato il mio”passo” ed ora mi sono appassionata alla trama e sono molto curiosa di scoprire l’altra parte della storia e quale sorpresa ci rivelerà il finale.

  2. (proprietario verificato)

    Ho dato una rapida occhiata alla bozza leggendo dei punti “a caso”. Penso che reggere un romanzo su tre elementi e mantenere il lettore “inchiodato” fino alla fine non sia semplice. I tre elementi di cuii parlo sono: il linguaggio e la caratterizzazione dei personaggi per dare una prospettiva diversa alla narrazione. Il secondo è la trama avvincente e il terzo è rendere ogni frase non banale, ma originale di modo che ti invogli a leggere la successiva, proprio come le ciliegie. Una frase attira quella seguente Ebbene devo dire che Susanna Garavaglia con grande bravura e merito è riuscita a tessere la tela del libro con questi tre elementi mischiati e gestiti con la puntualità e la precisione che accompagna il lettore fino alla fine del libro con molta curiosità e intensità.

  3. Susanna Garavaglia

    Francesca, Manu, avete colto nel segno, le variazioni del linguaggio da un personaggio all’altro servono a introdurre il lettore nel mondo di ognuno di loro perché il nostro modo di parlare non é casuale né arbitrario e spesso riflette quella illusione ottica che ci fa credere di vedere all’esterno quello che in realtà non é “in sé”ma é dentro di noi. . Ho volutamente differenziato il linguaggio e lo stile passando da un personaggio all’altro e se questo, nei primi capitoli può spiazzarvi, man mano che procedete vi aiuta a comprendere meglio la sua visione del mondo. Viola, la compagna di Nazret, ad esempio, con lo psichiatra, tende a ripetere ossessivamente le ultime parole delle sue affermazioni, come a puntualizzare con decisione quello che sta dicendo, quasi a imporre la sua presenza. Scradford, l’americano che parla di complotto contro l’umanità, si serve di metafore tratte dal mondo della fisica e della astronomia da cui lui stesso proviene, ripetendo nel suo blablare quello che é convinto di sapere e che a ogni costo vuole che gli altri sappiano. La portinaia usa un linguaggio fiorito di metafore, proverbi, modi di dire perché si é presa il compito di collegare tra loro eventi apparentemente slegati l’uno dall’altro, traendone comunque insegnamenti di vita. Sono i vari punti di vista, le angolazioni differenti dalle quali ognuno di loro si rapporta alla realtà che creiamo focalizzandoci su una sfumatura piuttosto che su un’altra. Grazie di avere letto “Noi due clandestine”!

  4. (proprietario verificato)

    All’inizio ho fatto fatica a seguire sia per la lettura a pc ma soprattutto perché mi sembrava che avessi tolto l’immaginativo descrivendo i personaggi solo con il cambio stilistico di scrittura, visto che ogni personaggio nei primi capitoli è caratterizzato da uno “stile” di scrittura piuttosto che da una sua descrizione per immagini. Poi però tutto è rientrato, di descrizioni non ne mancano certo tanto che vorrei andare a dare una occhiatina a citylife che non ho mai visto. Devo confessarti che avevo intuito qualcosa di strano ma il dubbio ha retto bene fino alla fine e ho creduto fino in fondo che fosse tutto causa del..non posso dire di più altrimenti svelerei il finale!
    BRAVA e grazie, Manu

  5. (proprietario verificato)

    Mi é piaciuta molto la commistione di linguaggi, ogni personaggio ha un suo modo di parlare che riflette l’angolatura dalla quale osserva la vita. All’inizio non capivo il perché di queste differenze, alla fine non ci volevo credere, ma non posso fare spoiler.

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Susanna Garavaglia
Difficile imbrigliarmi in una definizione in cui mi senta a mio agio e mi rappresenti intera, ho realizzato da tempo che so aiutare le persone a riconoscere il loro punto di luce e a diventarne consapevoli. Lo faccio scrivendo libri (ho pubblicato libri di ricerca interiore e un romanzo) o articoli su giornali nazionali e di settore, o post su Fb, o interviste a persone eccellenti, tenendo corsi e seminari, usando fiori o olii essenziali, mettendo in scena e scrivendo commedie e canzoni, cucinando, recitando, facendo lunghe chiacchierate guardando negli occhi chi cerca un senso alla sua vita, ospitando le persone nel mio B&B che ho chiamato Joie de Vivre come me. Da pochi anni ho lasciato Milano e mi sono ritirata con mio marito ai margini di un bosco a Calice Ligure da dove studio e cerco di diffondere la trasformazione del futuro , senza mai smettere di progettare e creare.
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