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Storia di un punto e virgola

Storia di un punto e virgola
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Consegna prevista Aprile 2022
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È possibile cambiare le persone, cambiare il mondo che ci circonda, arrivando anche a cambiare se stessi? Demetrio lo sa bene; lui che aveva condotto una vita solitaria fatta di ansie e paure, dal gusto insipido delle cose lasciate a perire. Lui è sempre stato un uomo solo, così retrivo da schivare chiunque incrociasse per la via. E solo a casa, suo rifugio naturale e cattedrale della sua solitudine, egli si sentiva al sicuro, abbandonato a una pace inviolabile e lontano dal mondo esterno. La solitudine era la sua unica compagna più che un modo di vivere.
La vita di Demetrio, però, sembra destinata a mutare per sempre in un giorno preciso della sua vita: ma come? Appare difficile immaginarlo, visto che fino a quel momento si era rassegnato a un’esistenza insipida e grigia. Tuttavia, la vita è anche piena di cose belle, di emozioni profonde, di metamorfosi e riserva sempre qualcosa con le sue opportunità. In quale modo per Demetrio? Leggendo fino all’ultima pagina questo libro.

Perché ho scritto questo libro?

L’ispirazione a scrivere nasce spesso da spunti tratti dalle nostre esperienze di vita e della conoscenza delle persone con le quali, in qualche modo, abbiamo a avuto a che fare. Sulla base di taluni spunti, qui ho voluto raccontare di un uomo che non avrebbe attirato l’interesse, ma che poi è diventato interessante. Nei precedenti romanzi, ho narrato le storie di persone facendole parlare delle loro emozioni e dei loro sentimenti, ma qui ci ho aggiunto un po’ più di sale.

ANTEPRIMA NON EDITATA

PARTE 1^

Cap. 1

Chi era Demetrio? Un introverso animale che fugge dai suoi simili? O forse era un misantropo?

Non era facile capire chi fosse quell’uomo di mezza età dalla vita in-sipida. L’unica certezza era la sua solitudine. C’è chi ha la moglie, chi il gatto. Lui aveva la solitudine, sua unica compagna di vita.

Se volessimo rappresentare Demetrio in un movimentato quadro di-pinto da un olandese del Seicento, il pittore l’avrebbe posto in un an-golo semibuio, lontano da tutti gli altri, con lo sguardo un po’ timo-roso e forse assente; un personaggio di mezza età, con il capo rico-perto da radi capelli brizzolati, delle rughe appena segnate e una pelle che non aveva mai visto il sole.

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Nel quadro, Demetrio scruta un impettito cavaliere dall’armatura luc-cicante, con un cappello piumato e un elegante parrucca, guardato con libido da delle fanciulle in procinto di andare al bagno; fanciulle procaci che ardono dal desiderio. Ma anche il vecchio poco a destra del cavaliere ha uno sguardo fiero, orgoglioso di ciò che ha fatto in vita e, per questo, attende serenamente la morte; compiaciuto del suo contributo dato al mondo. Ma nessuno guarda Demetrio. Ombra, pe-nombra e luce: le tre gradazioni del quadro. Tuttavia Demetrio è in penombra, il pittore ha voluto comunque degnarlo di un posto, forse per far intendere che il mondo non è solo fatto di dame, cavalieri, fanciulle ardenti e fieri vegliardi. Esiste anche un mondo più recon-dito di anonime genti. Nessuno potrà capire se il pittore abbia avuto veramente l’intenzione di dare dignità anche a chi è nella penombra.

Ma Demetrio ha invidia di quel cavaliere o gli è indifferente? Guarde-rebbe, se potesse, con libido anch’egli quelle procaci fanciulle? Seb-bene pittore non dia valore a Demetrio, non lo ha fatto però sparire nell’ombra, tuttavia il quadro non avrebbe perso nulla della sua bel-lezza. Forse voleva lasciare all’osservatore il compito di capire chi fosse e cosa rappresentasse quell’uomo messo nella penombra. E se invece il soggetto principale fosse stato proprio Demetrio e l’acqui-rente, per sua bizzarria, avesse imposto al pittore d’intitolare il quadro dedicandolo a uno degli altri raggianti personaggi, magari su promessa di elargire ancor più denari?

Sono belli i misteri. Gli studiosi, nei secoli, hanno cercato di capire il vero significato di un’opera, sbizzarrendosi nelle più stravaganti teo-rie. È questo che gli autori chiedono ai posteri: svelare ciò che real-mente volevano esprimere, perché il mistero ha sempre affascinato e incuriosito l’uomo nella sua continua ricerca del vero.

Ma allora chi era Demetrio? Un misterioso personaggio dalle nascoste virtù o un insipido essere senza speranza? Forse non lo sapeva nean-che lui.

Era sicuramente solo, come anzi detto, isolato dal mondo tumul-tuoso, retrivo a tal punto da schivare i crocchi di gente, attraversando lesto l’affollata piazza del paese, dove le persone erano somiglianti a corvi che si girano a seconda del vento. Non entrava nei bar perché non beveva né alcolici, né caffè, ma soprattutto perché non voleva occhi curiosi puntati su di sé. Non sopportava la confusione: lo scia-mare della gente lo soffocava e se per caso era costretto a passarci in mezzo, correva veloce sperando di ingoiare al più presto una sana boccata d’ossigeno. Per sua fortuna, il paese era piccolo e la confu-sione vera c’era soltanto in luglio quando si celebrava la festa del Santo Patrono con annessi festeggiamenti.

Quando era piccolo, i genitori lo portavano a quella festa vestito da grande, con cravattino e giacca. No sopportava quella festa solo per il fatto di andarci vestito così. Suo padre, che in fondo era un brav’uomo, lo portava sempre al carretto delle frittelle e gliene com-prava sempre più di una. Demetrio amava quelle frittelle, ma non sop-portava mangiarle in quella confusione. Se fosse stato solo, senza suo padre che lo prendeva per la giacchetta in mezzo alla folla, sarebbe fuggito sul castello e avrebbe mangiato seduto sull’antico muro scal-cinato con le gambe a penzoloni. Da lassù la sera si vedevano le luci del paese e, quando c’era la festa, i fuochi d’artificio.

Come allora, Demetrio s’acquietava una volta tornato a casa, dove non udiva gli schiamazzi della festa e poteva invece ascoltare il silen-zio. E allora s’abbandonava, come fosse ipnotizzato, nel pieno godi-mento di quella pace ritrovata, in cui nessuno poteva violare la sua intimità.

Spesso pensava a luoghi dove non trovare nessuno e s’accorgeva che era difficile trovarne almeno uno al mondo. Ovunque andasse era co-stretto, prima o poi, a incontrare qualcuno. Non era chiaro se questa sua avversità verso gli altri fosse causata da una forma di fobia o da una sua scelta. In effetti nessuno, fino ad allora, gli aveva fatto mai del male. Mai aveva avuto questioni serie con qualcuno. E lui, sem-plicemente, non si poneva alcun problema; quasi fosse solo guidato dall’istinto, come un animale retrivo per sua indole. Creatura solitaria che la natura così ha creato, che provvede in toto alla sua sussistenza senza richiedere aiuto a nessuno, a differenza di altre.

Un giorno pioveva, ma non troppo e quando piove non s’incontra nessuno. È per questo che Demetrio s’avventurò nel bosco vicino a casa sua. Era autunno. Voleva trovare dei funghi. I suoi stivali affon-davano nel fango, aveva una vecchia mantella e un copricapo imper-meabile. Camminò a lungo raggiungendo il cuore del bosco, là dove c’è il semibuio anche nelle giornate di sole. Il vento soffiava, facendo stormire le foglie e gli alberi sembravano danzare. A un certo punto, il cielo s’oscurò ancor di più e la pioggia si trasformò in temporale. C’era un forte odore di sottobosco, di funghi neanche l’ombra, forse era passato qualcun altro prima di lui, oppure non era la giornata giu-sta. In Demetrio si scatenò il panico, temeva che qualche fulmine ca-desse nel bosco, come era successo anni prima quando un fulmine aveva squarciato una quercia secolare. Si pentì di essersi addentrato così tanto e si raccapricciò per la sua imprudenza. Fece una corsa af-fannosa, mentre il fragore dei tuoni scuoteva tutto e il vento era così impetuoso da spezzare i rami. Tremante, scorse un anfratto. Era fra-dicio da capo a piedi, l’acqua, colando dai calzoni era entrata negli stivali. Riuscì ad entrare nell’anfratto, il fondo si perdeva nel buio. Si spinse fin dove non arrivava la pioggia e si sedette posticcio a terra, sperando che prima o poi spiovesse. Ma la pioggia era talmente fitta che sembrava ci fosse la bruma. Rivoli d’acqua scendevano verso la valle. E stava per venire buio. A Demetrio balzarono in mente gli eremiti che vivevano, meditando e pregando, in grotte simili; forse anche quella, in passato, era stata usata da loro, quando si ritiravano dal mondo per cercare, con la preghiera e nel silenzio, la voce di Dio.

Il temporale non dava tregua, ma presto il panico si trasformò in una sensazione piacevole, quasi pacifica. A Demetrio, in fondo, quel po-sto remoto rassicurava, perché si sentiva cullato dalla solitudine, den-tro mani magnanime che lo proteggevano.

In quei momenti si sentiva intimamente solo e, sebbene fuori la furia degli elementi si scatenasse, non provava più paura. Demetrio aveva incontrato la solitudine nell’accezione più vera e stava bene. Era lon-tano dal mondo, dai pericoli degli uomini. Si addormentò.

Si svegliò che era ormai notte. Fece capolino da quella grotta e scorse la luna piena e le stelle. Il temporale era passato e, nel silenzio, udiva il bisbiglio delle gocce dagli alberi. E fu proprio la luna a scacciare da lui la paura del ritorno, poiché con la sua luce argentea illuminava il sentiero e Demetrio, stanco ma tuttavia felice, se ne tornò a casa.

Spazi aperti. Sì, forse era proprio questo che terrorizzava più di altro Demetrio, forse, quello di cui soffriva era proprio la sensazione di claustrofobia. Sebbene la sua casa fosse stata eletta quale unico e in-timo rifugio, l’uomo non disdegnava stare in luoghi che non fossero delimitati da confini. Per questo si trovava a suo agio nei prati verdi che c’erano oltre la montagna del bosco, a patto che non fossero cal-pestati da qualcuno. Preferiva andarci in momenti precisi e studiati, all’alba, oppure al tramonto, quando il sole non infastidiva con i suoi raggi e quando era certo che non avrebbe incontrato nessun altro.

Ma qual era il rapporto di Demetrio con la solitudine? Certamente un rapporto sereno. Lui non provava tristezza per il fatto di essere solo, né si era mai posto il problema. Un suo pregio era quello di non pa-ragonarsi a nessuno, in quanto riteneva che ognuno fosse a sé. Odiava la gente che curiosava sulla vita privata degli altri e che faceva consi-derazioni o, peggio, giudicava. Ma tutto il suo agire era spontaneo, in effetti non era mai stato indotto da nessuno nei suoi intenti. E una cosa che non si poteva negargli, era quella di essere, in fondo, un brav’uomo, sebbene talvolta si mostrasse duro con chi non gli andava a genio. Il suo stile era sobrio, pacato, mai aveva alzato la voce, nean-che sul lavoro. La sua solitudine era uno stato d’animo, più che un modo di vivere; era così radicata che lo induceva a evitare il più pos-sibile gli altri. Ma lì dove abitava, e come spesso accade nei paesini di poche anime, queste, avendo ben poco con cui occupare le giornate,

si dilettavano e fare esattamente ciò che infastidiva il nostro Deme-trio: guardavano, parlavano, giudicavano e, come reazione, ridevano di quello strano modo di vivere.

Infatti molte erano le dicerie su di lui, era considerato un tipo stram-palato e tanti tentavano di indagare. Ma pochi riuscivano a capire la sua vita.

Tuttavia qualche donna del posto lo considerava addirittura affasci-nante, ma non c’era modo di avvicinarlo. In particolare, una certa Paola, una donna sulla quarantina che abitava ancora con i genitori, lo aveva adocchiato. Lei e i genitori si erano stabiliti lì, forse perché stanchi della città. Sua madre premeva affinché trovasse un marito per sistemarsi.

Paola sapeva tutto sui movimenti di Demetrio: a che ora partiva la mattina, quando tornava. E dal giardino aveva iniziato a salutarlo ogni volta che lo vedeva. Ma Demetrio la guardava di sfuggita salutandola con un freddo “buongiorno”. Allora il sorriso di Paola si spegneva come la luce al crepuscolo e tornava sconsolata alle sue faccende. De-metrio, dal canto suo, era indifferente a quei cenni di Paola e gli dava fastidio che qualcuno, seppur garbatamente, lo osservasse ogni volta che usciva ed entrava di casa. Si sentiva in qualche modo controllato, sebbene i fini di Paola fossero altri. E la donna intimamente soffriva.

Dopo una serie di “buongiorno” e “buonasera”, Paola azzardò un avvicinamento al momento del rientro di Demetrio. Era la cosa che più odiava quell’uomo, ossia il fatto che uno sconosciuto osasse ol-trepassare i suoi ideali confini privati. Paola, timorosa, uscì in strada e si avvicinò a Demetrio mentre scendeva dalla sua bicicletta.

«Buonasera, Demetrio!» esordì Paola.

L’uomo, sorpreso, si voltò freddamente.

«Buonasera a lei» rispose lui con uno sguardo gelido.

«Giornata dura oggi?» proseguì la donna.

«Non sono fatti che la riguardano, scusi e poi la smetta di osservarmi ogni giorno, non mi va» rispose brusco appoggiando la bicicletta al muretto bianco del giardino.

«Mi scusi, non volevo disturbarla» disse Paola.

«Appunto, non mi disturbi, buonasera» proruppe Demetrio sparendo dentro casa.

La donna tornò sui suoi passi annichilita.

Demetrio, dal canto suo, digerì l’irritazione disteso sul divano, come se avesse incontrato un insistente venditore ambulante. Da quel giorno, Paola si limitò a osservarlo dalla finestra con la speranza che magari qualcosa cambiasse.

Ma cosa poteva cambiare in Demetrio? La sua indole sembrava gra-nitica. Un complesso di assiomi consolidati nel tempo, abitudini così radicate che neanche un trauma scatenante avrebbe smosso. Lui non cercava gli altri, come se la solitudine fosse permanentemente avvin-ghiata a lui, assoggettandolo sempre e ovunque. La passione dell’es-sere solo, era forse un rimedio per evitare le aggressioni del mondo esterno? Un modo per vanificare le sue paure? L’ansia di dover con-dividere qualcosa con qualcuno? Nella sua esistenza, l’unica persona che era stata in grado di entrare, seppur timidamente, nel microcosmo di Demetrio era Ovidio, una sorta di amico che comunque Demetrio faticava a considerare tale, come se il termine “amicizia” non fosse contemplato nel suo decalogo esistenziale. L’unica amica degna di es-sere così appellata era solo e soltanto la “solitudine”.

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2021-09-29

Aggiornamento

MESSAGGIO DI RINGRAZIAMENTO E INVITO A SOSTENERMI NEL PROSIEGUO DELLA CAMPAGNA SUL MIO SITO UFFICIALE: aprite questo link: https://margaronegiovanni.com/2021/09/29/storia-di-un-punto-e-virgola-e-decollato/ ... E GRAZIE ANCORA, AD MAIORA!
2021-09-28

Aggiornamento

E COSI' GRAZIE A VOI, CARI SOSTENITORI, IL MIO LIBRO HA RAGGIUNTO L'OBIETTIVO DELLE 200 COPIE PREORDINATE IN POCO PIU' DI DUE MESI. UN RISULTATO ECCEZIONALE! RINGRAZIARVI E' POCO, PERCHE' SIETE VOI CHE AVETE FATTO VOLARE "STORIA DI UN PUNTO E VIRGOLA" VERSO IL MONDO DEI LIBRI. "UN LIBRO E' LA CREATURA DELLO SCRITTORE, MA SENZA I LETTORI MUORE", SIETE VOI LA FORZA CHE SOSTIENE UNO SCRITTORE. GRAZIE!! E PASSATE PAROLA AFFINCHE' QUESTO LIBRO VOLI SEMPRE PIU' IN ALTO, NEL BLU SEMPRE PIU' BLU! E GRAZIE A BOOKABOOK CHE MI HA CONSENTITO DI INTRAPRENDERE QUESTA AVVENTURA EDITORIALE E CHE HA CREDUTO IN ME!
2021-09-24

NOTIZIE NAZIONALI – Intervista a cura di Francesca Ghezzani

Lo scrittore Giovanni Margarone: per il mio quarto romanzo ho scelto un’editoria alternativa. Giovanni Margarone è uno scrittore, editorialista, saggista e recensore italiano del 1965, dal 1986 vive e lavora in Friuli. Ha pubblicato finora tre romanzi e due saggi, inoltre scrive editoriali e recensioni in riviste e blog letterari italiani. Nel corso della sua carriera letteraria, ha ottenuto fin qui 24 riconoscimenti in altrettanti concorsi letterari nazionali e internazionali. Di formazione umanistica, è un profondo cultore di letteratura, filosofia e musica, oggi lo vediamo impegnato nella pubblicazione del suo quarto romanzo “Storia di un punto e virgola” mediante una campagna di crowdfunding con la Casa Editrice Bookabook. Giovanni, ci puoi spiegare, innanzitutto, che tipo di editoria è quella da te scelta? Con il crowdfunding, il libro viene già fatto conoscere a una platea di lettori, i quali, prima della pubblicazione possono dare un giudizio sul manoscritto. È un’editoria alternativa a quella tradizionale, la sua specificità consiste appunto nell’avere già una “community” prima del lancio. Quali sono i motivi che ti hanno spinto a scegliere questo tipo di editoria? Sicuramente il fatto che la casa editrice abbia risposto positivamente alla mia proposta editoriale. In seconda istanza, credo che in questo momento di cambiamenti debbano essere promosse soluzioni alternative all’editoria tradizionale. Ci puoi accennare qualcosa sul nuovo romanzo? È un romanzo un po’ diverso da quelli che ho scritto in precedenza, basato sul senso del cambiamento personale. In buona sostanza, è la storia di un uomo “insipido” dal punto di vista esistenziale, che però, grazie a una disamina introspettiva profonda, quando incidentale, si accorge che la sua vita potrebbe avere un corso diverso. Il senso principale del romanzo è che chiunque, nella vita, ha sempre una seconda opportunità. La narrazione è ambientata in Puglia. Tornando alla campagna di crowdfunding, ci puoi descrivere come si sta svolgendo? È iniziata il 14 luglio 2021 e finirà 100 giorni dopo. In tale periodo è stabilito un obiettivo di 200 preordini per essere pubblicato definitivamente. Finora ho superato la metà, in quanto la risposta al mio appello è stata abbastanza positiva. Tuttavia sto ponendo il massimo sforzo per raggiungere l’obiettivo nel termine previsto. E qual è il tuo appello? Sto facendo fede a chi può gradire il romanzo. Ci ho lavorato tanto e chi l’ha già letto in anteprima ha manifestato molto entusiasmo. Per questo invito ad andare sul sito: https://bookabook.it/libri/storia-un-punto-virgola/ dove chi vorrà potrà preordinare il libro (fino a un massimo di 5 copie). Una volta effettuato il preordine, il lettore avrà a disposizione già la bozza da leggere in PDF per dare, se vorrà, un giudizio e fare passaparola. In questo modo, il libro avrà già tanti sostenitori prima della pubblicazione definitiva. In chiusura, ci puoi ricordare i tuoi riferimenti sul web? Il sito ufficiale è https://margaronegiovanni.com, dove si trovano tutte le informazioni su di me e sulla mia attività letteraria, inoltre sono presente sui principali social-networks. link articolo: https://www.notizienazionali.it/notizie/arte-e-cultura/31292/lo-scrittore-giovanni-margarone--per-il-mio-quarto-romanzo-ho-scelto-un-editoria-alternativa
2021-07-09

WELLTV/SKY 180DT https://www.welltv.eu/it/diretta-live

Nell'ambito dell'intervista di Francesca Ghezzani, conduttrice della trasmissione FATTI E STORIE DA RACCONTARE in onda a partire dalle 10,30 del 07/09/2021 su Well TV/Sky canale 180, lo scrittore Giovanni Margarone accennerà alla sua campagna di crowdfunding relativa al suo nuovo romanzo "Storia di un punto e virgola".

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Giovanni Margarone
Giovanni Margarone è nato nel 1965 ad Alessandria. Scrittore, recensore ed editorialista, attualmente vive e svolge la sua attività letteraria in Friuli. È sempre stato un cultore di letteratura, in particolare quella dell’800 e del ‘900, affiancando lo studio della filosofia e del pianoforte. La scrittura è sempre stata la sua vocazione naturale.
I suoi romanzi rientrano di più tra quelli di formazione, per via dell’evoluzione che fanno compiere ai protagonisti, scavando nelle loro storie.
Lo scrittore ha finora pubblicato tre romanzi:
Note fragili (2018), Le ombre delle verità svelate (2018), E ascoltai solo me stesso (2019) e due saggi: Oltre l’orizzonte (2013) e 2020 il mondo si è fermato, ci avrà insegnato qualcosa? (2021).
I romanzi dell’autore hanno ricevuto vari riconoscimenti in concorsi letterari nazionali e internazionali.
Il suo sito è https://margaronegiovanni.com
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