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La ragazza con l'Europa in tasca

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Ludovica nasce a Roma, in un elegante quartiere borghese, alla fine degli anni Settanta. La sua infanzia è segnata dalle decisioni di impronta cattolico-socialista della madre: catechismo, gruppo scout e scuola popolare. Durante gli anni del liceo si imbatte nelle differenze tra i compagni di prima e quelli di adesso: gli ideali politici, le zone da frequentare e, in senso più ampio, l’approccio alla vita di tutti i giorni. Una volta iniziata l’università, Ludovica si accorge di avere l’Europa in tasca: tra i primi amori, l’Erasmus, le vacanze con gli amici e uno stage prestigioso, il suo cammino procede a un ritmo incalzante. E se anche qualche volta si domanda: “Che ci faccio qui?”, non si lascia scoraggiare, continuando a cercare il suo posto nel mondo.

Uno.

Infanzia e adolescenza, borghese ma non troppo

La nostra vita non è determinata tanto dalla nostra infanzia,
quanto dal modo in cui abbiamo imparato a immaginarla.
James Hillman, Il codice dell’anima

Roma, 1975-1994

Secondo uno degli aneddoti preferiti da mio padre, sarei nata di un colore così impressionante che l’ostetrica reputò inopportuno mostrarmi subito a mia madre. 

Quando iniziai a sentire per la prima volta di essere nata viola – avrò avuto cinque o sei anni – ne restai molto spaventata. Mi convinsi di essere miracolosamente sfuggita a qualche male assai pericoloso e proprio per questo mi tenni l’angoscia tutta per me: non volevo saperne oltre. Con il tempo scoprii, attraverso le parole ben più prosaiche di mia madre, che se per qualche ora ero apparsa effettivamente cianotica a causa del grosso sforzo che avevo dovuto fare per venire al mondo – cosa peraltro piuttosto diffusa tra i neonati –, avevo poi rapidamente assunto un sano e gradevole colorito roseo come tutti gli altri bebè. 

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Mi chiamo Ludovica Giglioli e sono nata a metà degli anni Settanta, a Roma, a via della Camilluccia, “con due elle, due ci e una sola emme”, come mi ripeteva pazientemente mio padre quando imparai a scrivere da sola il nostro indirizzo. “Camilluccia viene dal principe Camillo Filippo Ludovico Borghese che, oltre al palazzo romano, aveva anche una dimora in campagna e per raggiungerla a cavallo passava proprio da qui: la Camilluccia, la piccola strada di Camillo” si premurava di aggiungere ogni volta, e a me sembrava un fatto importante, di cui andar fieri, anche perché uno dei tanti nomi di questo fantomatico principe era uguale al mio. Sulla strada del principe Camillo, le automobili, grazie alla quasi totale assenza di traffico, sfrecciavano a una velocità spaventosa, tanto che mio padre, con il suo humor nero e il suo adorabile catastrofismo, mentre ci esortava ad adottare la massima attenzione e destrezza nell’attraversarla, sentenziava preoccupato “Altro che via della Camilluccia! Sarebbe da chiamarla via della Morte!”. In realtà, la nostra strada non aveva nulla di funereo, anzi. Semplicemente non era una via per pedoni, né per individui senza auto o senza autista. Nell’immaginario collettivo degli anni Ottanta, la Camilluccia richiamava piuttosto ambasciate (come quella olandese e di alcuni Paesi del Medio Oriente), ville con piscina e comprensori di lusso, tra cui quello di Renato Zero. Da qui le reazioni ammirate quando, nei primi contatti con il mondo esterno, dichiaravo di abitare proprio lì. In realtà, il nostro rispettabilissimo condomino, seppur signorile e ben tenuto, non aveva nulla di sfarzoso. Era una graziosa palazzina arancione, con una dozzina di appartamenti tutti provvisti di ampi terrazzi, cui si accedeva tramite un bel giardino condominiale, con il suo pratino all’inglese, che in primavera si riempiva di margherite, e dei begli alberi. Pieno zeppo di libri (per dirla con le parole di un fattorino loquace “prima o poi i libri vi cacceranno”), di dipinti antichi e moderni, sculture e soprammobili, il salotto di quella casa è, a onore del vero, a tutt’oggi tra i più belli che abbia mai frequentato. Dalle grandi vetrate non si scorgono altro che i rigogliosi alberi di Villa Tre Colli, il parco prospiciente. È questo, ancora oggi, l’orgoglio di mio padre: “Vedi, sembra di stare a Cortina” ironizza spesso. E in effetti, oltre all’innata e inguaribile tendenza a procrastinare qualsiasi cambiamento, credo che a far rimanere i miei genitori nella stessa casa per oltre cinquant’anni sia stato proprio quel salotto, pieno di luce e di verde, a una manciata di chilometri dal centro di Roma. Se il doppio salotto luminosissimo (come direbbe un agente immobiliare) era il centro piacevole e mondano della casa, il resto era in realtà meno grandioso. Mi sono a lungo lamentata di non avere una camera tutta mia. La “cameretta”, per restare in gergo immobiliare, era infatti nei primi anni adibita a stanza della tata, o ragazza au pair, come si diceva pretenziosamente all’epoca. Ne avemmo tante: restavano poco, come dare loro torto, con tutto quel caos. In ogni caso, la mia agognata “cameretta” a un certo punto arrivò. Fu mio padre a sorprendermi e ordinare qualche mobile e a liberare la stanza, dove erano passate rapidamente una sfilza di giovani tate e che era poi diventata una terra di nessuno dove venivano appoggiati libri e vestiti stirati. Eppure, nonostante le dimensioni e le premesse non proprio incoraggianti, in quello spazio minuscolo, riuscii nel tempo a ricevere amici e amiche, oltre che fidanzati. Era un buco, d’accordo, ma aveva il vantaggio di essere così vicino all’ingresso da consentirmi di sgattaiolarci dentro nel cuore della notte, anche ben oltre il coprifuoco, senza essere scoperta.

Nel periodo in cui ho vissuto a via della Camilluccia con la mia famiglia ho visitato con mio padre e mia madre (mio fratello di rado si univa) decine e decine di altre case in vendita. C’era una vaga e velleitaria idea, in cui nessuno aveva mai creduto veramente, a parte me, che nella mia beata ingenuità contavo di trasferirmi veramente in quegli appartamenti molto più centrali. Il chiodo fisso era infatti di muoversi verso uno dei quartieri alle pendici della collina in cui eravamo confinati, con un particolare anelito verso Prati, la zona dove si svolgeva gran parte della nostra vita: scuola, catechismo, sport vari. Persino il macellaio di fiducia (presso il quale avevamo un conto aperto, quando i nostri genitori partivano) era lì, a via Avezzana, a offrirci oltre che bistecche e straccetti, succulenti piatti pronti e persino prestiti di piccole somme di danaro (ma nemmeno mio fratello arrivò mai a tanto, almeno non che io sappia). Prati era (ed è tuttora, nella sua immutabilità) un quartiere geometrico, ordinato, elegante e sonnolento. Palazzi sabaudi e giardinetti disadorni si alternavano, graziosamente ma senza guizzi, a qualche bar alla moda e qualche boutique femminile con rapporti discutibili tra qualità e prezzo, ad appannaggio di avvocati e giornalisti della RAI che, tramandando le loro professioni di padre in figlio da decenni, detenevano le chiavi del rione con malcelata soddisfazione.

29 July 2022

Startup Italia

Intervistata da Startup Italia, Lavinia Monti ha parlato del suo romanzo recentemente pubblicato, La ragazza con l'Europa in tasca, e della sua esperienza di crowdfunding con bookabook. Qui, l'intervista completa.
05 July 2022

OGGI

Su Oggi una bella intervista alla nostra Lavinia Monti, autrice di La ragazza con l'Europa in tasca, in uscita il 14 luglio. Qui l'articolo completo.
2022-06-21

Lulop

HOME 'LA RAGAZZA CON L'EUROPA IN TASCA' - ROMANZO DI FORMAZIONE SU E GIÙ PER IL VECCHIO CONTINENTE GIUGNO 21, 2022 - BOOKABOOK 'LA RAGAZZA CON L'EUROPA IN TASCA' - ROMANZO DI FORMAZIONE SU E GIÙ PER IL VECCHIO CONTINENTE La storia di Ludovica, “generazione Erasmus”, in un viaggio alla ricerca di sé e del proprio posto nel mondo, tra nuovi amori e grandi amicizie. Una narrazione brillante e ironica, ricca di dialoghi e situazioni ben pennellate in cui potersi immedesimare, avvolti dal filo delle emozioni e dei ricordi. Romanzo d’esordio di #laviniamonti, edito da Bookabook “Che ci faccio qui?”: quesito semplice, risposta complicata. Se lo chiede spesso Ludovica, protagonista del romanzo La ragazza con l’Europa in tasca, opera prima di Lavinia Monti che conduce il lettore in un viaggio di emozioni e ricordi attraverso uno stile ironico, brillante e ben ritmato, un racconto che prende pagina dopo pagina più sapore, arricchendosi del valore delle persone conosciute e delle situazioni vissute, incorniciate da riferimenti letterali, cinematografici e musicali. Un percorso di crescita e formazione alla scoperta di sé, delle proprie capacità e dei propri limiti che prende inizio dai primi anni dell’infanzia fino all’età adulta: Ludovica nasce alla fine degli anni settanta in un elegante quartiere romano con un papà professore universitario, affettuoso ma sempre in ritardo e una madre in carriera con una forte impronta catto-socialista che la mattina la spedisce a una scuola popolare di borgata e il pomeriggio la trasporta in un quartiere alto borghese, prima a un corso di catechismo snob e poi da un gruppo di scout vetero-comunisti. Ludo cresce e le sue peripezie si snodano veloci tra due licei romani, l’Università, i primi intrighi sentimentali, le vacanze, l’Erasmus e gli stage all’estero. Tanti sono i luoghi narrati tra vacanze e viaggi studio e di lavoro, che fanno da sfondo alla narrazione: in dialoghi ed esperienze il Vecchio Continente è sempre presente, compagno fisso delle avventure di Ludovica, che partono e tornano a Roma ma la vedono passare per Grecia, Inghilterra, Francia, Spagna, Norvegia, Austria e Belgio, arricchendo la propria esperienza di tutte le persone incontrate sul suo percorso. La protagonista si ingarbuglia più volte, indecisa tra due amori, ma non si scoraggia e continua a cercare il suo posto nel mondo. La ragazza con l’Europa in tasca ha varie anime: è un romanzo di formazione, è un ritratto familiare, è una storia di amori e di amicizie, è una cronaca, ironica e a tratti emozionale, delle difficoltà giovanili di conoscersi e di farsi conoscere.
2022-07-03

Critici per caso

https://www.criticipercaso.it/2022/07/03/la-ragazza-con-leuropa-in-tasca-lavinia-monti/ Con irresistibile disincanto, autoironia a fiumi e spigliata tenuta narrativa Lavinia Monti sorprende con il suo romanzo d’esordio La ragazza con l’Europa in tasca Fin da bambina acuta osservatrice, implacabile perfezionista, attenta testimone del suo ambiente e del suo tempo, già scrittrice nelle proiezioni paterne, avvia una coinvolgente narrazione, senza filtri e senza sconti per nessuno, sul grow up degli Ottanta. Modello narrativo il romanzo di formazione più recentemente denominato autofiction. Quello non banale, che fa esclamare a chi legge tra il divertito e il commosso: “Wow!? Ma quest* sono io?? ” Tanto è difficile non lasciarsi prendere da sentimenti di immediata identificazione davanti alle defaillances tragicomiche che punteggiano la vita della protagonista Ludovica, stretta tra understatement familiare e consumismi modaioli, rigidi sistemi educativi e sfasciume sistemico. Senza lasciarsi prendere dalla sopravvalutazione delle coincidenze e da interpretazioni freudiane di là da venire, con incantevole naturalezza e verve, la scrittrice affida al reeactment l’adorabile catastrofismo paterno, le sevizie del fratellino delegittimato dal regime monocratico , il disinvolto mood borgataro dei ruspanti coetanei circaseienni di Ottavia/La Storta, fra i quali l’insindacabile scelta materna, di stampo formativo calvinista, l’aveva catapultata. L’amarezza della delegittimazione delle sue precoci argomentazioni e prese di posizione davanti all’inflessibilità materna, alle prove di socializzazione dei beni del gruppo scout cattocomunista, impegnato nel superamento della proprietà privata, attraverso la redistribuzione di pani e panini secondo incomprensibili discutibili logiche; l’inarrivabile chic delle cugine di evangelica attitudine, favoriscono nella protagonista l’affacciarsi del dubbio esistenziale di stampo chatwiniano: ” Che ci faccio qui?”, leitmotif e sottotesto dell’intera narrazione. Dunque basta con il populismo insensato degli scout, alt al grido di dolore materno per l’abbandono dell’impegno assunto, stop alla catechesi bon ton e via coi piedi puntati verso l’iconico Mamiani, percepito come un’esperienza globale, allora quanto di più #BeverlyHills90210 ci fosse e, comunque, al netto della vulgata contemporanea, di certa tradizione culturalprogressista nonchè rivalsa agli occhi del Padre per torto precedentemente subito. Inizia così il lungo viaggio emotivo alla scoperta delle relazioni amicali, sentimentali, favorite dal vagabondare estivo tra conoscenti #quasistalker e sfuggenti #ambiteprede, con il notorio senso di inadeguatezza adolescenziale, fomentato da amiche con la tendenza ad autoproclamarsi cheerleader. Pragmatica osservatrice senza falsi pudori di censo e disponibilità finanziaria, cresciuta a Alcott e Austen, in regola per l’emancipazione con l’evidente assioma sull’imprescindibilità ” di una stanza tutta per sè” e del corrispettivo in euro delle famose 500 sterline l’anno, Ludovica, generazione Erasmus, brillante studentessa, vince una borsa di studio per la facoltà di Legge di Montpellier e così soddisfa la sua voglia di libertà, di impegno conoscitivo, di aspirazione ad una solida carriera, ancorchè complicata da intrighi sentimentali. Intanto i successi universitari, apprezzati con la nota sobrietà dai famigliari e benedetti anche dalla decana nonna Giulia, figura cult, la conducono di continuo in giro per l’Europa, rafforzando in modo inversamente proporzionale preparazione professionale ed incertezza sentimentale. Questa ultima complicata da transitori incontri e due fidanzati, entrambi dotati di indubitabile atout ma anche di scarti umorali di non sempre facile comprensione. Sarà nella elegante quiete di Vienna, con in mano le adamantine pagine di Pavese, suo autore di riferimento, e poi nelle cosmopolite aule del prestigioso College d’Europe di Bruges ed ancora nella ritrovata Roma, di apparente scialba quotidianità ma pronta ad accoglierla con il suo rassicurante lessico famigliare, che la protagonista farà la sorprendente scoperta della sua identità.
2022-06-24

Zarabaza

La bella recensione di Zarabaza La storia di Ludovica, “generazione Erasmus”, nel romanzo di esordio di Lavinia Monti Costume & Società 22 Giugno 2022 Un viaggio alla ricerca di sé e del proprio posto nel mondo, tra nuovi amori e grandi amicizie, su e giù per il Vecchio Continente. Esce il 14 luglio, edito da Bookabook, il romanzo d’esordio di Lavinia Monti, “La ragazza con l’Europa in tasca”. Il libro – dalla narrazione brillante e ironica, ricca di dialoghi e situazioni ben pennellate in cui potersi immedesimare, avvolti dal filo delle emozioni e dei ricordi – racconta la storia di Ludovica, “generazione Erasmus”, e del suo percorso di crescita e formazione alla scoperta di sé, delle proprie capacità e dei propri limiti, un viaggio nella sua vita dai primi anni dell’infanzia fino all’età adulta. Il romanzo – un ritratto familiare ironico e a tratti emozionale, tra amori e amicizie che arricchiscono il bagaglio di esperienze della protagonista – inizia alla fine degli anni settanta in un elegante quartiere romano, la Camilluccia. Il nucleo è composto da un papà professore universitario, affettuoso ma sempre in ritardo, una madre in carriera con una forte impronta catto-socialista (che la mattina la spedisce a una scuola popolare di borgata e il pomeriggio la trasporta in un quartiere alto borghese, prima a un corso di catechismo snob e poi da un gruppo di scout vetero-comunisti) e i figli Enrico e Ludovica, vestiti allo stesso modo, simili fisicamente ma in realtà così diversi. Pagina dopo pagina il racconto si arricchisce di nuove personaggi che accompagnano Ludovica nelle sue peripezie, che si snodano veloci tra due licei romani, l’Università, i primi intrighi sentimentali, le vacanze, l’Erasmus e gli stage all’estero. Tanti sono i luoghi narrati tra villeggiatura e viaggi studio e di lavoro, che fanno da sfondo alla narrazione: in dialoghi ed esperienze il Vecchio Continente è sempre presente, compagno fisso delle avventure di Ludovica, che partono e tornano a Roma ma la vedono passare per Grecia, Inghilterra, Francia, Spagna, Norvegia, Austria e Belgio, arricchendo la propria esperienza di tutte le persone incontrate sul suo percorso. La protagonista si ingarbuglia più volte, indecisa tra due amori, ma non si scoraggia e continua a cercare il suo posto nel mondo. “Che ci faccio qui?”: quesito semplice, risposta complicata. Se lo chiede spesso Ludovica durante il suo “viaggio” di formazione, ricco di emozioni e ricordi, incorniciati da riferimenti letterali, cinematografici e musicali.
2021-10-25

Consumerismo

“Una penna ironica e ritmata e un susseguirsi colorato di immagini e situazioni tengono il lettore ancorato al filo della narrazione. Ma “La ragazza con l’Europa in tasca” ha varie anime…” La prima recensione non si scorda mai, grazie a Consumerismo per le belle parole su “La Ragazza con l’Europa in tasca" Il romanzo di esordio di Lavinia Monti: “La ragazza con l’Europa in tasca” Da qualche giorno, la casa editrice Bookabook propone una novità così interessante da aver ricevuto una risposta quasi istantanea – oltre 200 ordini in appena una settimana – da parte dei lettori. Si tratta del romanzo di esordio di Lavinia Monti: “La ragazza con l’Europa in tasca”, che racconta la storia di Ludovica, la ragazza della porta accanto dall’animo europeo. La trama Ludo nasce alla fine degli anni settanta in un elegante quartiere romano con un papà professore universitario, affettuoso ma sempre in ritardo e una madre in carriera con una forte impronta catto-socialista che la mattina la spedisce a una scuola popolare di borgata e il pomeriggio la trasporta in un quartiere alto borghese, prima a un corso di catechismo snob e poi da un gruppo di scout vetero-comunisti. Ludo cresce e le sue peripezie si snodano veloci tra due licei romani, l’Università, i primi intrighi sentimentali, le vacanze, l’Erasmus, e gli stages all’estero. La protagonista si ingarbuglia più volte, indecisa tra due amori, ma non si scoraggia e continua a cercare il suo posto nel mondo. Le varie anime del romanzo Una penna ironica e ritmata e un susseguirsi colorato di immagini e situazioni tengono il lettore ancorato al filo della narrazione. Ma “la ragazza con l’Europa in tasca” ha varie anime. E’ un romanzo di formazione, è un ritratto familiare, è una storia di amori e di amicizie, è una cronaca, ironica e a tratti emozionale, delle difficoltà giovanili di conoscersi e di farsi conoscere. E “La Ragazza con l’Europa in tasca” non e’ un romanzo come gli altri, anche perché la stessa Bookabook non è una casa editrice come le altre: dando la possibilità ai lettori di scegliere, di partecipare, di portare i libri sugli scaffali delle librerie e di contribuire, attraverso il passaparola, a scriverne il successo. Dopo una rigida selezione sui testi che le vengono proposti, Bookabook lancia infatti insieme, all’autore una campagne social per far conoscere ai lettori i libri e gli autori. Il titolo ha avuto 200 prenotazioni Solo i titoli che ricevono almeno 200 prenotazioni ( si gioca quindi sui due significati di book, prenotare e libro) verranno poi editati e pubblicati. L’idea è di dare la possibilità anche ad autori non famosi di entrare nel mercato editoriale, ma via il successo di questa formula democratica ed inclusiva sta attirando anche autori affermati. Al link La ragazza con l’Europa in tasca – bookabook tutte le info sul romanzo e sull’autrice, compresa l’anteprima delle prime pagine del romanzo. https://www.consumerismo.it/la-ragazza-con-leuropa-in-tasca-il-romanzo-di-lavinia-monti-28226.html
2021-10-08

Aggiornamento

Grazie a tutti voi, ho raggiunto il goal dei 200 ordini con una sola settimana di campagna! Dunque e’ ufficiale: La Ragazza con l’Europa in tasca sarà presto in libreria! Ora si naviga allegramente verso gli extra goal (250 e 400 copie) che se raggiunti, potranno dare ancora più visibilità e possibilità alla storia di Ludovica - che poi e’ anche un po’ la vostra - di farsi conoscere e amare. Grazie davvero!
2021-10-07

Radio Sonica

Giovedì 7 ottobre alle 17: 30 circa sarò ospite in diretta dai geniali Stefano Valvo e Peppe Lomonaco, su Radio Sonica 90.7 FM per parlare del “La Ragazza con l’Europa in tasca” dei suoi personaggi, dei suoi luoghi, del crowdpublishing e di bookabook Per i non Romani e gli expats: si può seguire anche in streaming: www.radiosonica.it. https://bookabook.it/libri/la-ragazza-leuropa-tasca/

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    E’ un racconto appassionante. Il periodo della giovinezza di Ludovica sembra una storia unica, ma al tempo stesso, leggendo qua e là, si vive un déjà-vu che ci riporta alla nostra giovinezza. Mi piace molto e credo che piacerebbe ai ragazzi.

  2. Andrea Uzzo

    (proprietario verificato)

    Una storia nella storia che ti inchioda fino alla parola fine, divertente, ironica, ma al contempo ricca di riflessioni sulla vita da adolescente, da universitario e da neolaureato in cerca del tuo posto nel mondo. La scrittura è così immediata che la protagonista riesce raccontando la sua storia a farti sentire parte del suo gruppo.

  3. Chiara Hribal

    (proprietario verificato)

    Meraviglioso, frizzante, ironico. Questo libro è riuscito a farmi rivivere anni pieni di colori e di emozioni, in modo profondo e leggero al tempo stesso.

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Lavinia Monti
È nata e vive a Roma. Si è laureata in Scienze politiche presso La Sapienza, ha conseguito un master in Politiche della UE presso il Collège d’Europe di Bruges e un dottorato di ricerca in Diritti umani. Dopo le prime esperienze internazionali tra ONU e Commissione europea, ha lavorato per alcuni anni al Ministero degli Esteri per la cooperazione allo sviluppo. Attualmente è dirigente di ruolo al Ministero dell’Economia e delle Finanze, dove si occupa di riforme strutturali e temi europei. “La ragazza con l’Europa in tasca” è il suo primo romanzo.
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