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Come si vende un libro: il passaparola

“Quelli che dicono che non ci sono certezze in quel gioco d’azzardo che è l’editoria hanno quasi ragione. In ultima analisi il successo di un romanzo dipende da quella forza mistica che si chiama passaparola” (Martin Arnold, New York Times)

 

passaparola

 

Se il sovraffolamento di articoli in materia sul web vi ha resi comprensibilmente pigri e ragionevolemente diffidenti, potete fermarvi al titolo: un libro vende se riesce a generare un passaparola.

Sì, ma come fare?

Prima di addentrarci nel tema, ci corre l’obbligo di informarvi che nella storia dell’umanità (via, non esageriamo, circoscriviamo alla storia dell’editoria) si sono percorse, con alterne fortune, molte altre strade.

Nell’epoca dell’informazione non si fa fatica a reperirne traccia. Su Internet, ad esempio, trovate decine (per chi mastica l’inglese centinaia) di manuali sul marketing editoriale. La maggior parte sono libri autopubblicati (e qui dovrebbe scattare il primo campanello d’allarme) da sedicenti superesperti, veri e propri stregoni della comunicazione editoriale e taumaturghi della lettura. Più o meno sinceramente sospinti dal desiderio di condividere la ricetta segreta della felicità e delle vendite, questi signori probabilmente applicano ai loro stessi manuali le (loro) regole auree.

Scriveva il compianto Martin Arnold sul New York TimesQuelli che dicono che non ci sono certezze in quel gioco d’azzardo che è l’editoria hanno quasi ragione. In ultima analisi il successo di un romanzo dipende da quella forza mistica che si chiama passaparola”.

Essere d’accordo con una penna autorevole come quella di Arnold è vincere facile. Ma non cambia di una virgola il fatto che siamo d’accordo.

Naturalmente non esiste una ricetta per il passaparola. O almeno non una sola. E, anche se ci fosse, non garantirebbe di per sé che il passaparola sia largo e duraturo.

Possiamo però dirvi quelli che, secondo noi, sono gli elementi di un passaparola ben costruito.

Anzitutto non cercare lettori. Ma lettori che si sentano coinvolti nel progetto-libro, che siano disponibili ad attivarsi, a sentirlo proprio. Nel costruire il proprio “zoccolo duro” di lettori il crowdfunding è uno strumento molto potente (vi segnaliamo un caso nato su bookabook, Papà, van Basten e altri supereroi e per par condicio un altro nato altrove Favole della buonanotte per bambine ribelli).

Tenere aggiornati i vostri lettori, farli sentire partecipi, chiedere la loro opinione e, se è positiva, chiedere di sottoporre il vostro testo ad altri lettori. Piccolo o grande, dev’essere un effetto valanga.

Evitare come la peste il “vota Antonio, vota Antonio”. La cosa migliore sarebbe che il vostro lettore n. 100 conoscesse il vostro lettore n. 99 e presentasse il vostro testo al lettore n. 101. E così via. Sparare nel mucchio (sui social e non solo) per provare a conquistare lettori isolati richiede un enorme sforzo, un gigantesco investimento e soprattutto non crea una rete di lettori.

Chiedere (meglio, pretendere) che il vostro editore indirizzi la sua comunicazione proprio a partire da questo “zoccolo duro”. È quello che fanno gli editori sui libri degli autori noti. Partono dal pubblico che ha letto e apprezzato l’ultimo libro e provano a vendere quello nuovo. E da lì a generare un ulteriore passaparola. Il best-seller, per definizione, scappa di mano a qualsiasi strategia di marketing. Il lato negativo è che sugli esordienti lo “zoccolo duro” prima va costruito. Il lato positivo è che una volta costruito rappresenta un patrimonio importante per l’autore quanto le sue idee e la sua capacità di tradurle in un manoscritto.

Le presentazioni. Lo sappiamo bene, la presentazione del vostro libro è un ascensore formidabile per l’ego. Lo è per tutti, non bisogna affatto nasconderlo o vergognarsene. È umano. Ma può trasformarsi anche in un ascensore per le vostre vendite? Sì, ma a una condizione. Che mettiate da parte velleità e vanità. Potremmo fare un lungo elenco di editori – anche serissimi – che organizzano per il proprio autore presentazioni al Salone di Torino, alla fiera di Roma e a Bookpride a Milano. Partecipanti totali 19, copie vendute 11. Meglio fare la vostra prima presentazione nella libreria più vicina ai vostri lettori. Chiedendo allo “zoccolo duro” di portare ciascuno 4-5 amici. Se la prima presentazione è un successo, sarà molto più facile replicarla, magari nella libreria del paese a fianco o, se in città, del quartiere a fianco. E così via.

I social network. Si vende un libro con i social network? Si può ancora vendere un libro senza i social netwok? La risposta è una e una sola: dipende. Se pensate di usare i social per il vostro “vota Antonio, vota Antonio” digitale, sarà un disastro annunciato. Non solo per il vostro libro, probabilmente. Anche per la vostra reputazione. Se ne parlava qui.

I social usateli per costruire dialoghi, per coinvolgere, per aprire il vostro progetto ai lettori.

Ultimo consiglio: non limitatevi a creare e a incentivare un passaparola. Ascoltatelo.

Potrebbero arrivarvi dritte interessanti, consigli utili. E poi il piacere di scrivere non è solo essere letti, ma anche sapere che cosa pensano i lettori di quel manoscritto che vi ha tenuto svegli così tante notti.

ps: Poi, a seconda di quanto è munifico l’editore, si possono provare tante altre vie: aerei traina striscioni sulle spiagge, cartellonistica autostradale, spot radiofonici, booktrailer in pre-roll al cinema, sponsorizzazione di una squadra di media classifica del campionato del Liechtenstein (che è una coppa in realtà), vendita abbinata a insaccati. Passata in rassegna questa lunga lista di attività più o meno plausibili, chiamateci noiosi ma noi rimaniamo saldamente convinti che il successo (grande o piccino) di un libro dipenda dal passaparola.

Il team di bookabook
Amiamo leggere e scoprire nuovi talenti. Crediamo nella forza del crowdfunding unita alla ricerca della qualità propria dell'editoria tradizionale. Digitale o profumo della carta? Tutti e due!
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Un commento

  1. Verità rivelate. Aggiungo solo che anche l’uso dei social deve essere mirato quanto più possibile. Ad esempio, se il Vs. libro parla o è ambientato in una città, o si occupa di una particolare categoria di persone, di hobby particolari, vanno cercate le pagine di quel luogo, di quella associazione, di quegli interessi, gli si chiede l’amicizia e lì vanno indirizzati trailer, piccoli brani con foto, etc, etc, etc.

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