Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Oblio blu

Oblio Blu

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

Svuota
Quantità
Consegna prevista Dicembre 2021

In varie realtà parallele si svolgono le vite diverse della stessa anima: ora bambino, ora uomo, ora artista, ora angelo o assassino. Vite interconnesse e diverse al tempo stesso. Dove nascono momenti a volte leggeri, felici, a volte ambigui, infedeli, a volte struggenti, bizzarri, a volte imprevedibili, tragicomici. Eppure qualcosa: un luogo, un’intuizione, un paesaggio interiore o esteriore, un gesto, un amico comune sembra avvicinare queste vite, comprenderle, forse…

Perché ho scritto questo libro?

Oblio blu è un sogno, una storia frutto dell’immaginazione. I personaggi esistevano in me, erano lasciati in disparte, ognuno per conto proprio. Ed è così che l’ho immaginato. Le vite diverse di questi personaggi che si raccontano e ci condividono dei momenti della loro vita. I loro stati d’animo, le domande. Poi ad un certo punto comincio a farli incontrare, perché la vita di uno è anche la vita di tutti e quello che produce nella vita di ognuno l’incontro dell’altro, andava sottolineato.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Kue

1 – Il bambino e la spiaggia

“Fuoco brucia, cammina dentro me.” Guardando il cielo, il sole si era come dilatato, un attimo prima di implodere. Come in un boato, in uno spiraglio, la voce del suo corpo si era aperta, manifestando altri ingressi, altri colori nascosti, la sua forma nuova, una luce dai contorni rosso fiamma. Il cielo di riflesso si era ristretto, si era sentito mancare la terra sotto i piedi e sia pure per un attimo, aveva creduto di precipitare. Il bambino, aperti gli occhi, si era ritrovato disteso sulla terra, in parte coperto dalla sabbia. Le onde gli toccavano appena le caviglie, ricoprendone l’ombra.

Continua a leggere

Continua a leggere

Un granchio, a poca distanza, sembrava guardarlo stranito, muovendo le chele prima di passargli accanto. Kue, questo il nome del bambino, provò a sentire se tutte le parti del corpo rispondevano ai comandi. Partì dalle piccole dita dei piedi. Le mosse una ad una. Il primo: l’alluce. Poi il secondo, il terzo e il quarto dito, il quinto, per passare poi alle caviglie, ai polpacci, le ginocchia, le gambe, il bacino, i muscoli dell’addome. Provò a sentire pure quelle interne, le viscere. Quindi i polmoni, le braccia, le mani, la schiena, il tronco, la colonna, il collo, tutti i piccoli e grandi muscoli del viso, il mento, le labbra, i denti, la lingua, il naso, le orecchie, gli zigomi, gli occhi, la fronte e infine l’attaccatura del cuoio capelluto. Così gli era stato insegnato, fin da piccolo, dai suoi genitori. Un’espressione cupa si dipinse sui suoi occhi a quel pensiero. Dov’erano finiti, si erano salvati? Kue provò a rimettere in sesto i suoi ultimi ricordi prima che la navicella venisse inghiottita dalle fiamme. I suoi occhi si erano fermati in un punto. Erano rimasti fissi in quelli della madre, il momento prima che perdesse conoscenza. Dentro vi erano passati flotte, costellazioni di emozioni, di sentimenti, sospesi nello spazio. L’appartenenza a una stessa specie, gli stessi cromosomi, lo stesso sangue che come polvere attraversava le stesse cellule. Un amore ingenuo, capace, feroce, dolcissimo. Il ricordo della sua voce, una voce antica, sola, dimenticata, che proveniva dall’Essenza, dalla sua anima, dalla parte più sconosciuta. Diceva: “Fuoco brucia, cammina dentro me.” Poi più nulla, il vuoto. Non ricordava più nulla; silenzio. Kue si alzò sulla schiena, tenendosi per le mani e rimase lì seduto sulla sponda del mare, guardando l’oceano. Vi rimase parecchie ore.

Francesco

1 – Nello Studio del dentista

– Prego. Si può accomodare. Francesco si trovava da un quarto d’ora circa nella sala d’attesa dello Studio Dentistico del dr. Andrea Caringella. Era stato suo padre a consigliargli questo studio. Cosa che lo faceva dubitare e lo rendeva perplesso, nonché ancora più nervoso. Non ne era proprio convinto. Le scelte del padre le trovava del tutto discutibili. Ma ora era questione di urgenza e necessità. Erano tre giorni di fila che non chiudeva occhio, bombardandosi di Oki, Synflex, Toradol e compagnia bella, senza che il dolore si fosse per nulla attenuato; era ormai allo stremo delle forze. Nonostante il fisico prestante, si era deciso ad andare a casa del padre per prendere la piccola agenda, custodita nella tasca della giacca del morto. Il padre ne era gelosamente affezionato, al punto tale che l’aveva stipata nell’abito nero che si era regalato in anticipo per il fatale momento. Gli anni erano ormai tanti, le malattie pure e i medici, poco opportuni, non gli davano più molto tempo… Lui, che per carattere era burlesco, ne aveva approfittato per riderci sopra, comprandosi l’abito, con tutti gli annessi: scarpe lucide, cinghia, cravatta e appunto l’inseparabile agendina. Era convinto che pure dall’altra parte sarebbe stato possibile mantenere i contatti. A patto di conservarne i

numeri. Erano tutti segnati a matita. Raccolti e segnati uno sopra l’altro, con una freccetta che rimandava al nome del ricevente. Alcuni numeri erano del tutto scoloriti e altri si potevano appena decifrare, ma quello del suo dentista non sembrava affatto intaccato. Così Francesco, che aveva le chiavi, entrato in casa era andato nell’armadio del ripostiglio per cercarvi il famoso abito, chiamiamolo “del morto” e prenderne l’agendina. Ma, stranamente, l’armadio era vuoto. Si diresse allora nella camera del padre dove l’abito era disteso sul letto, con dentro il corpo del vegliardo genitore. Gli stava a pennello, niente da dire, con tutte le scarpe e gli accessori. Al polso portava pure l’orologio che gli aveva regalato il papà, suo nonno. Le braccia erano tenute in croce sul petto e l’espressione del viso fredda e gelida nella morte. “Chissà chi lo aveva vestito – pensava – e quando sarà successo?” Pensò alla madre. Si chiese come mai non lo avesse avvertito e stava per digitarne il numero, quando una fitta fortissima lo colse al dente. Così forte da piegargli le ginocchia e fargli aprire la mascella. Chiuse gli occhi, portò le mani al mento e sentì alla bocca dello stomaco come un fuoco ardente, che gli scioglieva la carne e saliva fino al petto, con il dolore che si irradiava al braccio e alla testa. Pensò che fosse arrivata la fine. Proprio come per suo padre. Ma almeno Filippo se l’era spassata. Vecchio puttaniere! Lo aveva sempre criticato per la sua vita balorda, sregolata: “Ma ti sembra normale un professore che s’incula le allieve!?” – Cinque pacchetti di Kim al giorno. Non una sigaretta di meno. E i funerali fatti ai maiali? Quelli non si contavano. Dalle sue parti in Calabria portava bene, era segno di abbondanza e di amicizia essere invitati alla tavola imbandita il giorno della festa del porco. Ci si alzava presto partecipando a tutte le fasi della carneficina. Spesso all’ospite toccava pure l’onore di sferrare il colpo decisivo, nella giugulare del povero animale, mentre qualcuno vi poneva la tinozza sotto, per raccoglierne il sangue. Io, invece – pensava Francesco – ho sempre detestato la violenza fatta agli animali. Sono pure vegano. Faccio attenzione a quello che introduco nel corpo, vado in palestra tutti i giorni e svolgo una vita piuttosto regolare. Al limite una cannetta la sera. Qualcuna in più quando vengono gli amici. Ma quello che c’entra… Tutta roba buona, naturale. Poi il dolore sembrò attenuarsi di colpo. Il tempo di riassestarsi. Guardò il padre disteso nel letto e pensò: prima il numero del dentista!! Poi chiamerò mia madre… E fece per infilare la mano sotto la giacca. Sulla sinistra, lì dove c’era il taschino e il cuore, e fu allora che lo sentì battere. Non fece in tempo a tirarla fuori che si sentì stringere il polso da una forza sovrumana. Un ghigno simile a un sorriso si aprì nel viso del padre che aveva aperto gli occhi: occhi fervidi, che brillavano di una luce folle, quasi cattivi. Dalla bocca fuoriusciva adesso un po’ di bava, come di chi ha fatto l’acquolina, pregustando il piatto pronto, cotto a puntino. Ed ecco la voce del padre che urlava: “Carogna, te l’ho fatta! Ci hai creduto!?? Mi volevi fregare pure i soldi…” Francesco disse allora una cosa sola: “Papà Vaffanculo!!!”.

Lucille e Marcel

1 – La prima cosa bella

Lucille aveva due cosce da sballo. Sode e carnose come quelle degli angeli sui cornicioni di Castel Sant’Angelo. Era alta circa uno e settanta, una bellissima chioma di folti capelli, raccolti in treccine, in una coda lunghissima da rasta. Le guance leggermente scavate mettevano in risalto i grandi occhi neri dalle lunghe ciglia e dalle ampie sopracciglia. Incontrarla era un piccolo infarto, una pioggia d’autunno, intensa, fruttuosa. Come una finestra aperta con vista sul Colosseo, al cui interno in una nicchia risaltava la figura marmorea di una dea del Canova baciata dalla luna, ma dalle forme prorompenti di un dipinto di Tamara de Lempicka e sulla cui mano era posata la mela di Neruda o la sfera di Arnaldo Pomodoro, tonde come le navi imperiali dell’Impero Galattico e nel suo verginale candore, come i seni giovani di Diana, la cacciatrice. Due bellissime pere dai capezzoli duri e acuminati sporgevano vittoriose dalla sua maglietta attillata. Sì, in

lei convivevano felicemente le orme diverse di epoche passate, presenti e future. Più di una volta avevo visto, affacciandomi dalla terrazza, qualcuno che vi si metteva sotto per sbirciarla. Ma il vero spettacolo cominciava, partendo dal basso, dai tacchi a spillo che era solita portare. La punta delle scarpe aperte mostrava le morbide dita affusolate, con le unghie ben tagliate e dipinte del colore delle perle. Le caviglie strette e arrotondate, né piccole, né grandi. Perfette! Da lì cominciava una salita lenta e vertiginosa, dove varie forme geometriche erano comprese. Il tondo e il pieno, il concavo e il convesso, le linee dei muscoli dei polpacci e delle cosce che si appoggiavano saldamente alle linee delle ossa che le supportavano. Era impossibile non seguirne la curva che naturalmente si prolungava verso l’alto, finendo sotto l’orlo della sua minigonna e da lì faceva provare il desiderio carnale di andare oltre, fino alle mutandine, al sesso e poi continuare il viaggio lungo tutta una notte. Marcel l’aveva vista la prima volta in una galleria d’arte di Bologna dove si teneva una sua personale. Si divertiva a guardarla da dietro il vetro mentre lei incuriosita osservava i quadri esposti in vetrina. La scrutava con l’attenzione che un pittore naturalmente mette ogni qual volta un viso, un paesaggio o un oggetto lo cattura. Vedeva il viso di quella ragazza che si piegava ora a destra ora a sinistra cercando di seguire l’immagine rappresentata sulla tela, con una cascata di capelli che le scivolava verso il basso. Ogni tanto portava il palmo della mano all’altezza del mento come a sostenere la testa. Indossava un vestito a fiori color porpora, di quelli con le bretelle e con la gonna lunga che arriva fino in terra. A tracolla, una borsa dal fondo ampio, riciclata, fatta con il telo di un sacco, con le tasche anteriori color azzurro mare e delle scritte dello stesso colore. Ne aveva vista una simile appesa in uno stand durante una visita a Calcata. Sembrava indecisa se entrare. Erano già passati dieci minuti quando i loro sguardi si incontrarono. Marcel le fece un sorriso, seguìto da un cenno di assenso. Poi sottovoce sussurrò le parole: – Entra.. coraggio! “Vieni bambina.. Tu sei come fuoco che accende il mio cuore.” Lucille lo guardò ricambiando il sorriso e si accorse che lui le stava dicendo qualcosa che non poteva sentire. Allora si decise.

2021-05-06

Evento

Instagram Amici cari, giovedì 6 Maggio, alle ore 19 faremo una diretta Instagram con due amici scrittori per presentare i nostri libri, che partecipano alla campagna di lancio con la Casa Editrice: Bookabook. Vi invio i link diretti ai libri e il video di prova alla diretta. Se vi piace leggere e siete incuriositi o volete conoscere gli autori, partecipate. https://bookabook.it/libri/oblio-blu/ di Boris Gagliardi https://bookabook.it/libri/intimatica/ di Alessandro Perriello https://bookabook.it/libri/la-memoria-dello-scorpione/ di Pamela Nardini e Federica Innocenti
2021-03-19

https://orticasocial.it/dentista-nella-vita-scrittore-per-passione-boris-gagliardi-lancia-il-suo-ultimo-libro-oblio-una-storia-frutto-dellimmaginazione

Dentista nella vita, scrittore per passione. Boris Gagliardi lancia il suo ultimo libro: Oblio blu, una storia frutto dell’immaginazione https://orticasocial.it/dentista-nella-vita-scrittore-per-passione-boris-gagliardi-lancia-il-suo-ultimo-libro-oblio-una-storia-frutto-dellimmaginazione

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Oblio blu”

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Boris Gagliardi
Boris Gagliardi è nato a Lamezia Terme (CZ) il 5 ottobre del 1972. Dopo gli studi classici si è laureato all’Università di Perugia in Odontoiatria. Attualmente vive a Roma e pratica la libera professione. Il suo amore per la conoscenza e la formazione lo ha spinto a cimentarsi in differenti Arti e Scienze. Dall’odontoiatra alla medicina olistica, dalla pittura al teatro e alla scrittura. Ha scritto: La Gioia - Ed. Progetto Cultura (2015), L’uomo vivo - Ed. Herkules Books (2017). Pagina Facebook: Boris Gagliardi: Scrittore.
Boris Gagliardi on FacebookBoris Gagliardi on InstagramBoris Gagliardi on Wordpress
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie